lunedì 3 ottobre 2022

Hillary Waugh: E' scomparsa una ragazza (Last Seen Wearing, 1952) - trad. Lucia Pigni Maccia - I Gialli Garzanti "Le tre scimmiette" N° 26 del 1954

 


 

Non è la prima volta che introduco un romanzo di Hillary Waugh : infatti, già in altri tre casi, ne ho parlato. Tuttavia questa volta, si parlerà di un romanzo che può essere considerato forse il miglior esempio di Procedural, cioè di quel genere di poliziesco basato su indagini della polizia, secondo prassi investigativa consolidata. Sto parlando di Last Seen Wearing, quarto suo romanzo., che è il primo dei suoi romanzi senza personaggio fisso, e che ebbe un grande successo quando fu pubblicato per la prima volta, nel 1952.

Al di là di quello che posso dirne io, basterebbe forse il giudizio di Julian Symons, per inquadrarlo nella sua potenza: "..If a single book had to be chosen to show the possibilities in the police novel which are outside most crime fiction, no better example could be found than Last Seen Wearing ..." (da  Bloody Murder. From the Detective Story to the Crime Novel: A History, 1972).

Il romanzo scaturì dall'emozione per un caso che negli anni precedenti aveva sconvolto l'opinione pubblica: la sparizione di una ragazza diciottenne, il 1 ° dicembre 1946, tale Paula Jean Welden, studentessa del Bennington College, e residente a Stamford nel Connecticut, mentre faceva una gita nel Vermont.

Anche nel nostro caso, infatti, scompare la ragazza diciottenne Marilyn Lowell Mitchell, figlia di un celebre architetto, dal Parker College di Bristol, Massachussets. Dopo aver detto che non si sentiva bene e quindi non sarebba andata a pranzare con le sue compagne, tra cui quella di stanza, la ragazza scompare, lasciando gran parte dei suoi abiti e la valigia, e neanche compilando i cartoncini blu per l'uscita dalla scuola. Quando a mezzanotte, la ragazza non è ancora tornata, le compagne danno l'allarme e informata della situazione la preside, questa decide di riferire al padre della ragazza la situazione. 

E' il 3 marzo.

Il giorno dopo su insistenze del padre viene denunciata la scomparsa alla polizia, che si mette al lavoro. Incaricato del caso è il capo della polizia di Bristol, Frank Ford che coadiuva le indagini del sergente Cameron e dell'agente Lassiter. Viene diramata una circolare di scomparsa, ma..nulla. Passano i giorni e Ford è sempre più sicuro che sia stata uccisa. I genitori della ragazza sono comprensibilmente ansiosi ed incaricano un  detective privato.

Ford fa prosciugare un vicino laghetto, senza esito. Tutt'intorno il panorama è imbiancato dalal neve.

12 giorni dopo, il 15 marzo, dopo che è stato riferito che nel torrente che scorre vicino al College alcune ragazze hanno visto scintillare qualcosa sul fondo,  il fermaglio d'oro dei capelli della ragazza poi vagliato, si decide di seguire il torrente finchè in un'ansa del fiume, laddove comincia una palude, viene trovato il cadavere della ragazza, e dagli esami autoptici si scopre che è morta per rottura dell'osso del collo e anche che era incinta di sei settimane. 

La morte risale al 3 marzo. C'è solo da capire se si sia trattato di incidente o di suicidio o di omicidio. Dall'esame del diario, sembrerebbe che la ragazza avesse voluto sancire con un matrimonio riparatore la sua maternità, e quindi il suicidio viene accantonato; anche l'incidente perchè il parapetto del ponticello da cui sarebbe caduta è alto più di un metro. Rimarrebbe l'omicidio, cosa che dimostra con un espediente Ford, buttando nel torrente un masso da 60 chili di ghiaccio avvolto da un telo impermeabile, che avanza nella corrente finchè una volta viene fermato da un ammasso di rami mentre quando avanza libero nel torrente sorpassa di molto il punto del ritrovamento a sancire l' impossibilità che il corpo cadutro nel torrente possa essersi arrestato proprio lì dove è' stato trovato.

Sancita l'ipotesi dell'omicidio si lavora per dare un nome al killer. E siccome la ragazza non era automunita, se avesse avuto una storia con qualcuno, questo qualcuno sarebbe stato negli immediati paraggi dell'università. Vengono quindi esaminati una serie di profili, che sono via via scremati fino a ipotizzare due possibili alternative: una anzianotto molto simpatico alle ragazze e un docente del college con un passato di ufficiale di marina.

Con la caparbietà che lo contraddistingue, anche solo per vendicare il padre della ragazza quasi impazzito dal dolore, Frank Ford metterà alle strette il killer sino a trovare la prova finale che lo incriminerà, l'11 aprile, e lo condurrà alla sedia elettrica, .

Il romanzo è indimenticabile, è bene dirlo, anche solo per la tragedia che vi alberga, che viene vissuta come in un diario, giornalmente o anche in varie ore della giornata, dai protagonisti e fatta propria dal lettore. La crudezza delle immagini, e i mille risvolti del dolore, avvicinano un procedural come questo, più che in altri casi di Waugh (ricordiamo per esempio Sleep Long, My Love), ad un hardboiled di classe. E da quando il profilo del killer viene individuato e l'indagine si appunta nei suoi confronti, con pedinamenti, perquisizioni, e quant'altro, proprio per il ritmo iniziale che man mano cresce, potremmo dire che si trasformi in un thriller, e anche,  proprio per il fatto che si conosca sia il killer che la vittima,  in una "inverted story".

Un romanzo che potrebbe fare la gioia anche di chi è appassionato di whodunnit, perchè è vero che la prassi investigativa si avvale di tutta una serie di metodiche (pedinamenti, appostamenti, perquisizioni) che sono un po' aliene ai romanzi ultraclassici, però è anche vero che le ipotesi investigative che vengono via via scartate, nascono da deduzioni: per es il linguaggio cifrato che si riferisce ad un determinato soggetto, presente nel diario della ragazza e legato a determinati giorni, quelli nei quali la ragazza ha fatto sesso con quello che poi diventerà il suo assassino.

Un romanzo che è un' assoluta bellezza e che dovrebbe stare in una qualsiasi biblioteca di rispetto di un giallofilo.

Pietro De Palma

giovedì 29 settembre 2022

Richard Connell : Delitto in mare (Murder at Sea, 1929) - Trad.: Sara Caraffini - I Bassotti 175, Polillo, 2022 (seconda edizione)

 


 

Richard Connell è un nome praticamente sconosciuto per chi legge romanzi polizieschi. La ragione è che non fu un autore prolifico di romanzi, ed è invece conosciuto maggiormente per la sua attività di sceneggiatore cinematografico e televisivo: non a caso firmò la scneggiatura di Arriva John Doe (Meet John Doe) di Frank Capra, per cui ebbe una nomination agli Oscar. In campo narrativo, scrisse quattro romanzi, ma solo uno di questi è di genere poliziesco, ed è quello che Polillo ha ripubblicato recentemente nella collana de I Bassotti. La cosa strana è che il romanzo ha in copertina il talloncino NOVITA', e quindi si presume sia nuovo. In realtà andando a leggere in seconda, si vede che esso sarebbe uscito una prima volta nel 2017 e poi ripubblicato nel 2022: ma allora per quale motivo presentarlo come una novità? Io una spiegazione l'avrei, ed è legata ai diritti.

Delitto in mare, vede in azione il detective dilettante Matthew Kelton che collabora saltuariamente con la polizia. Per le sue condizioni di salute, decide di imbarcarsi sul piroscafo Pendragon per fare un viaggio in mare fino alle Bermude dove riposarsi e curarsi. Il bello è che, appena imbarcato, e appena la nave ha cominciato il suo viaggio, viene disturbato dal capitano Gavin che gli rivela come uno stewart di bordo, adibito ad una delle cabine, vi ha trovato il cadavere dell'uomo che vi aveva preso possesso, tale Samuel Cleghorn, un importante uomo d'affari socio di una famosa ditta che vende caffè all'ingrosso, con il cranio spappolato. L'ora della morte presumibile dovrebbero essere le 17 o poco più, perchè a quell'ora lo stewart aveva parlato con Cleghorn e quindi era ancora vivo. Kelton incaricato dal capitano di sbrogliare la matassa prima che la nave arrivi alle Bermuda, deve capire chi dopo quell'ora (presumibilmente le ore 17, 15-17,20  perchè alle 18 quando è stato scoperto il corpo, esso già presentava rigor mortis) possa aver compiuto l'omicidio. E quindi comincia le sue indagini tra gli altri viaggiatori, di cui tre sono insegnanti, c'è un tale Westervelt che è sfuggente, e tale è anche Varga, poi c'è la signorina Imlay e il signor Sangerson, Miss Royd (dama di compagnia) e Lady Esther Yate  invalida, e infine Mr Mond, un tale logorroico, che si scoprirà dopo essere stato in cura presso un ospedale psichiatrico.

Kelton viene a trovarsi in un autentico ginepraio, perchè parecchi viaggiatori riferiscono che degli occhi scintillanti li hanno fissati nel buio, occhi da folle, solo che non si trova nessuno che li abbia; eppure il soggetto in questione, si è persino calato lungo la fiancata della nave per guardare in un oblò, di notte. Qualcuno poi ha distrutto gli apparecchi radio della nave per isolarla, e se non la stessa persona, un'altra sottrae dalle cabine costose boccette di profumo, di proprietà dei passeggeri.

Nel prosieguo della storia Kelton verrà a sapere che la vittima, di cui nessuno conosceva il passato, in realtà prima di diventare ricca, era stata un commerciante di attrezzi agricoli nello Yorkshire, col nome di Jack Murdo e qui aveva conosciuto una ragazza di cui si era invaghito, per poi abbandonarla sottraendole il loro figlio, e ripresentandosi in America come Cleghorn, socio di una ditta di vendita caffè. Questa triste storia di rapimento di minore, coinvolge tre persone presenti sulla nave, e a turno loro tre e una quarta, legata da un profono legame ad una delle tre, si confessano autori del delitto. Purtuttavia Kelton, a causa dei racconti lacunari e che pongono l'azione in tempistiche non coincidenti con quelle presupposte per il delitto, accantona queste quattro confessioni, e dopo aver eliminato il possessore degli occhi scintillanti, che non c'entra nulla col delitto, e aver dato un nome al ladro di profumi, che neanche c'entra col delitto, riuscirà in un sorprendente finale ad indicare l'omicida, nostante tutti o quasi i viaggiatori solo in un secondo tempo abbiano effettivamente rivelato particolari utili alle indagini.

Romanzo del 1929, Murder at Sea, non è come potrebbe sembrare a prima vista un romanzo nella scia di Van Dine, perchè il detective non ha nessuno dei caratteri tipici di Philo Vance. Piuttoso direi potrebbe aver seguito in qualche modo la falsa riga dei romanzi di Rufus King, altro autore molto famoso in quegli anni, che ambientava le sue storie quasi esclusivamente in mare. La trama è particolarmente ricca di colpi di scena, e data l'attività principale dello scrittore, ben si sarebbe prestata ad essere la base di una pellicola cinematografica, perchè oltre ad un delitto, nel romanzo si miscela avventura, per un animale sfuggito al serraglio tempo prima, che si nasconde nella nave, e tutta una serie di avvenimenti intrecciati tra loro ma assolutamente fuorvianti, come ad esempio il ladro di profumi, il distruttore di radio, la presenza di un poliziotto e di un ladro in incognito, e due coppie di amanti per di più tra di loro collegate, e l'ora della morte che poi si capisce non essere quella effettiva. Il risultato è che l'omicida, non è nessuno di coloro che erano stati oggetto dell'indagine, ma altra persona, che diversamente da quando dice Van Dine, non compare nell'azione del romanzo, se non per un ciuffo di peli che viene ritrovato nel bagno della vittima, e pur citato in maniera estemporanea nel romanzo, cade letteralmente dal cielo, nel finale del romanzo. 

Altra stranezza del romanzo, è che se l'omicida deve essere salito a bordo prima che la nave prendesse il largo e poi sceso, come può a lui risalire Kelton che non l'ha visto nè conosciuto? Perchè Kelton si serve di un tale Mr Hong di Chinatown, che è il suo informatore privilegiato, a capo di una organizzazione che vende segreti e informazioni; ed è a lui che Kelton si rivolge durante il viaggio per chiedergli, tramite auna radio ausiliaria, informazioni su chi conosceva Cleghorn e sui vari viaggiatori del Pendragon.

Ne esce un romanzo ricco di azione, scritto con uno stile brillante e stilisticamente assai fluente, che si legge in una giornata, ma che poi, pur avendo risolto i vari quid in maniera esauriente, non lascia impressione di essere un romanzo che lasci il segno, ma più uno che serva a distrarsi.

Pietro De Palma

 

mercoledì 21 settembre 2022

Vernon Loder : Delitti in vetrina (The Shop Window Murders, 1930) - trat. Marco Bertoli - I Classici del Giallo Mondadori 1460 del 2022

 


Vernon Loder fu uno pseudonimo di John George Haslette Vahey (1881-1938), uno scrittore anglo-irlandese che scrisse anche come Henrietta Clandon, John Haslette, Anthony Lang, John Mowbray e Walter Proudfoot. Nacque a Belfast e studiò nell'Ulster, al Foyle College e ad Hannover. Lavorò come architetto prima di cimentarsi nella scrittura creativa.

I personaggi della serie di Vahey erano l'ispettore Brews, l'ispettore capo RJ "Terry" Chace, Donald Cairn (nel ruolo di Loder); William Power, Penny e Vincent Mercer (nel ruolo di Henrietta Clandon); e l'ispettore Bill Vallance (come Proudfoot). I caratteri della serie sono identificati in tutti i titoli elencati di seguito.

Vahey morì il 15 giugno 1938. Fu un autore straordinariamente prolifico: pubblicò 59 libri nel periodo 1925-1938, una media di oltre quattro all'anno, risultato sbalorditivo, perché non solo doveva scrivere i libri, ma aveva anche tutta la solita corrispondenza riguardante le modifiche testuali, copertine, diritti etc. Il suo lavoro come Loder era di alta qualità, poiché il Collins Crime Club era selettivo. Allo stesso modo, la sua scrittura come Henrietta Clandon fu abbastanza apprezzata come i libri firmasti con lo pseudonimo di Clandon alcuni dei quali sono stati ora ristampati come e-book. Due dei romanzi di Loder sono stati ristampati da Collins.

Come Vernon Loder

The Mystery at Stowe (1928)

Whose Hand? (1929) (in USA come Between Twelve and One)

The Vase Mystery (1929)

The Shop Window Murders (1930)

The Essex Murders (1930) (in USA come The Death Pool) - con Ispettore Brews

Death of an Editor (1931) - con Ispettorer Brews

Red Stain (1931)

Death in the Thicket (1932)

Death at the Wheel (1933)

Suspicion (1933)

Murder from Three Angles (1934) - con Capo IspettoreChace

Two Dead (1934)

Death at the Horse Show (1935) - con Capo Ispettore Chace

The Case of the Dead Doctor (1935)

Ship of Secrets (1936)

The Deaf Mute Murders (1936)

The Little Man Murders (1936)

Choose Your Weapon (1937)

The Men with the Double Faces (1937) - con Donald Cairn

A Wolf in the Fold (1938) - con Donald Cairn

The Button in the Plate (1938)

Kill in the Ring (1938)

 

Come  Henrietta Clandon

Inquest (1933)

The Ghost Party (1934)

Rope by Arrangement (1935)  - con William Power, Penny & Vincent Mercer

Good by Stealth (1936) – con William Power (in un ruolo minore)

This Delicate Murder (1936) – con William Power, Penny & Vincent Mercer

Power on the Scent (1937) – con William Power, Penny & Vincent Mercer

Fog Off Weymouth (1938) – con the Mercers (da solo)

 

Come John Haslette

The Man Who Pulled the Strings (1916)

 

Come John Haslette Vahey

Down River (1925)

Fiddlestrings (1925)

The Storm Lady (1926)

Mr. Nemesis (1930)

Mystery at the Inn (1931)

Death by the Gaff (1932)

Witness in Support (1932)

Tragic Lesson (1933)

Spies in Ambush (1934)

Secrets for Sale (1935)

 

Come Anthony Lang

The Crime (1927)

The Man with Three Threads (1928)

Fly Country (1928)

The Daring Diana (1929)

Evidence (1930)

 

Come John Mowbray

Call the Yard (1931)

 

Come Walter Proudfoot

Crime in the Arcade (1931)

The Trail of the Ruby (1932)

Arrest (1933) - con Ispettore Bill Vallance

Conspiracy (1933) - con Ispettore Bill Vallance

 

Come George Varney

The Missing Link (1926)

 

 


 

Il romanzo pubblicato da Mondadori è The Shop Window Murders, 1930.

Si apre in un modo assai inconsueto: i Magazzini Loder sono dei magazzini che hanno riscosso un enorme successo e una folla di curiosi aspetta ogni giorno che si aprano. Quando le saracinesche vengono alzate, dopo un primo istante di sbalordimento per l’allestimendo delle vetrine, si sentono le prime urla, quando si vedono accanto ai manichini, due corpi che non sembrano essere tali, e che si rivelano essere Tobias Mander, il proprietario, e la signorina Tumour: il primo ucciso con ferita d’arma da fuoco, la seconda con coltellata.

Subito le indagini affidate all’Ispettore Davenish si rivelano difficili, per la enorme problematicità delle prove: sono state trovate sul tetto delle strisce di fango, che paiono essere state lasciate dalle ruote di un giroplano; in un ascensore, son state trovate tracce ematiche consistenti, sotto la moquette che invece è pulita; di notte si è sentito un rumore di motore, ma dei motori stanno nelle officine nei magazzini; alla postazione degli altoparlanti dov’è il custode Mann, si scopre che gli altoparlanti sono stati scollegati per causa di un filo opportunamente tagliato; davanti ai corpi è stata trovata una pistola Mauser, che ha sparato ma non il proiettile che ha ucciso Mander, e il proiettile che lo ha ucciso non si trova; sul tetto, si trova dopo accurate indagini, in uno dei sacchi di sabbia usati per frenare le ruote dei giroplani, un proiettile, ma che non riporta tracce ematiche; sulle braccia della Tumour sono stati trovati dei lividi, come se la stessa fosse stata afferrata da dietro e spinta; viene trovato un portafiammiferi prezioso nel vicolo vicino ai magazzini, che è di Jameson Peden-Hythe figlio della signora Peden-Hythe, ricchissima  finanziatrice di Mander; Jameson detestava Mander; Webley, meccanico si dimostra essere stato forse l’ispiratore del Giroplano, come pure Cane, responsabile del reparto, da cui Mander ha tratto enormi profitti; Robert Kephim, direttore dei grandi magazzini, era fidanzato della signorina Tumour, che però in seguito si scopre essere stata in contatto intimo anche con Mander, che a sua volta pare avesse fatto infatuare di lui la signora Peden-Hythe, fino al punto di ottenere il finanziamento necessario per aprire i Grandi Magazzini; mancano il cappotto, il cappello e un guanto della signorina Tumour; infine, si scopre che Mann era stato attendente di Jameson Peden-Hythe e da lui era stato raccomandato al posto di custode; il cappotto e il cappello, vengono trovati assieme ad altri uguale nei reparti di abbigliamento dei magazzini.

Davenish, dopo indagini molto lunghe e dense di ostacoli, riuscirà a trovare il responsabile dell’assassinio della ragazza e quello dell’assassinio di Mander.

Il romanzo, è un classico whodunnit, che si struttura come un procedural: è Davenish Ispettore di Scotland Yard a condurre le indagini, magari anche aiutato da Melis, vicecommissario d Scotland Yard.

Subito, già la presentazione degli omicidi in questo romanzo, ci riporta alla mente un altro romanzo degli stessi anni, che presenta all’apertura della vetrina, un omicidio: The French Powder Mystery (1930) di Ellery Queen. La cosa interessante, è che entrambi i romanzi, quello di Ellery Queen e il nostro di Vernon Loder, sono del 1930. Doug Greene, da me interpellato in merito, mi ha rivelato che il romanzo di Vernon Loder ebbe un’edizione americana, sempre nel 1930. Bisognerebbe vedere a questo punto quale dei due apparve per primo in USA, per capire quale sia stato l’archetipo e quale il successivo: certo è che, se l’apertura del romanzo è simile, quasi uguale, i due romanzi evolvono diversamente in due whodunnit, che sono diversi per la potenza dello scritto: il Loder è un whodunnit deduttivo, il Queen è un whodunnit super deduttivo.

Si legge talora che il romanzo sarebbe deficitario di una base indiziaria. Il problema non è questo, semmai il contrario: per come va avanti, e per il ritmo, che talvolta è molto blando, e anche per l’enorme numero di indizi, anche fuorviante, di piste vere e piste false, il romanzo è estenuante. Non si vede l’ora che arrivi la fine per capire qualcosa, perché gli indizi sono tantissimi, e molti hanno una doppia uscita, una vera ed una falsa: bisogna dire che la vena narrativa di Loder, indirizza molto spesso il lettore verso una pista falsa, salvo poi aggiustare il tiro. Bisogna riconoscere quindi allo scrittore esser riuscito a venir a capo del romanzo con una soluzione tutto sommato accettabile. L’unico quid che non viene esplicitato e risolto è il perché sia stata uccisa la signorina Tumour: Loder attraverso Davenish propone che sia stato effettuato d’impulso e non premeditato, proprio in virtù dell’uso del coltello. Bisogna però anche sottolineare come tutti gli indizi, che si trasformino in prove, oppure che siano falsi, vengono mesi a disposizione del lettore; nonostante ciò, l’individuazione del colpevole, pur nascendo da una confessione di colpevolezza dell’omicida, non è basata su una base tangibile, quale può essere l’arma usata perché a detta dell’omicida questa è stata nascosta in un posto dove nessuno mai avrebbe visto. E quindi, se il colpevole, sotto pressione psicologica ha rivelato tutto, se invece non avesse rivelato di avere una pistola cal.32, nessuno avrebbe potuto incolparlo.

La scrittura è ottima (altrimenti come dico più sopra mai e poi mai Collins, che era una casa editoriale molto conosciuta e stimata dell'epoca, avrebbe acconsentito a pubblicare questo e altri romanzi di Loder) e eccellente anche la traduzione di Marco Bertoli, che è quasi letterale (213 pagine originale inglese Collins, 199 traduzione italiana, e viene rispettata anche la scansione nello stesso numero di capitoli, 27 sia nell’originale che nella traduzione italiana). L’unica cosa su cui non mi trovo d’accordo è la traduzione dell’appellativo dato al Giroplano, The Mander Hopper: hopper in inglese significa cavalletta: la cavalletta Mander. Brucoli opta per tradurre con il Saltamartino Mander, dove Saltamartino non esprime la vera locuzione del termine. Il giroplano è bene dirlo (e forse se l’avesse scritto Brucoli in una nota del traduttore sarebbe stato meglio!), è un veicolo con una grande elica soprastante, che può volare solo in avanti, come un aereo, ma essendo molto leggero, deve essere adoperato in assenza di vento, che altrimenti potrebbe condizionarne la tenuta. E’ l’antesignano dell’elicottero, a cui manca però il rotore posteriore; quando si avvia non sale in verticale come l’elicottero, ma fa un balzo in avanti, come una locusta.

Detto questo, non si può non esprimere soddisfazione per questo inedito Mondadori, e sperare che se ne traducano altri: i Loder infatti in tempi recenti sono stati ripubblicati anche e sopratutto in ebook, come The Essex Murders oppure Death of an Editor .

 

Pietro De Palma