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Craig Rice |
All’inizio,
quando anni fa la collana i Bassotti apparve sul mercato, confesso che rimasi
molte volte perplesso e non del tutto convinto dell’offerta: presentava
infatti, in parte, titoli che erano già stati presentati da Mondadori.
Purtuttavia dopo, come testimoniano anche le interviste apprestate col dott.
Polillo, la mia ammirazione e la stima sono sempre più cresciute e oggi devo
dire in tutta onestà che le uniche persone del settore che io vorrei conoscere
di persona sarebbero proprio lui, Marco Polillo
e Mauro Boncompagni che già conosco da lontano (che è anche suo amico).
Polillo ha
proposto e sta continuando a proporre romanzi di autori spesso sconosciuti, ma
il merito maggiore a mio parere sta nel riproporre, in controtendenza,
antologie di racconti, genere quello delle brevi storie che non è mai stato
capito veramente: basti dire che anni fa, quando Mondadori propose l’integrale
di Edmund Crispin, del pacchetto facevano parte anche i racconti, ma, chissà
come, allora si decise di non proporli confidando nel fatto che il pubblico
italiano non avrebbe decretato il loro successo. Di questi errori è piena la
storia del mercato editoriale italiano. Ma Polillo non ha mai voluto fare una
politica esclusivamente di profitto, se è vero che di queste antologie ne ha
proposte svariate nel corso degli anni.
Oggi presenterò
una: Delitti Impossibili. Una serie
pressochè impressionante di capolavori del genere short story: Brown, Carr,
Commings, Talbot, Godfrey… Beh, io ne sceglierò una di una scrittrice molto
famosa al suo tempo, Craig Rice, perché a mio parere, è estremamente
interessante per diversi motivi.
Craig Rice fu al
tempo uno degli scrittori più importanti del suo tempo: nata a Chicago nel 1908
prima di diventare un nome del panorama della narrativa poliziesca, aveva
tentato più strade senza successo. Nel 1939 tuttavia vi riuscì, grazie al
personaggio da lei creato più amato, l’avvocato Malone: il romanzo Eight Faces at Three (Contro
la legge) le dette la fama. I successivi romanzi crearono il suo successo
che fu tale da permetterle di apparire nella copertina del Times nel 1946, cosa
che prima di allora non era mai accaduta per gente impegnata nella narrativa
mystery. Tuttavia, raggiunto l’apice del successo, denominata addirittura la
Dorothy Parker del racconto poliziesco (a significarne la qualità nei racconti),
la caduta fu repentina, tanto che nel 1957, dopo aver sperimentato alcoolismo e
vari tentativi di suicidio, oltre a cinque diversi matrimoni, la Craig morì
“per cause apparentemente naturali”.
In Italia sono
stati pubblicati molti suoi romanzi. Non fidatevi della lista su Wikipedia: di
romanzi ve ne sono di più di quelli citati lì! E oltretutto vi sono numerosi
errori.
Ecco a seguire
una lista il più possibile esaustiva:
Romanzi di Craig Rice
8 Faces at 3 (1939; anche "Death at Three" e "Murder
Stops the Clock"; John J. Malone) Contro la legge, Il Giallo
Mondadori n. 111 (1951)
The Corpse Steps Out (1940; John J. Malone) Il cadavere
esce di scena, I Classici del Giallo Mondadori
n. 708 (1994)
The Wrong Murder (1940; John J. Malone) Una scommessa da vincere,
Il Giallo Mondadori n. 2277 (1992)
The Right Murder (1941; John J. Malone) - Bentornato Malone!, I
gialli del secolo n. 146 (1955); ripubblicato come Una scommessa vinta, Il
Giallo Mondadori n. 2289 (1992)
Trial by Fury (1941; John J. Malone) - Giustizia
sommaria, Il Giallo
Mondadori n. 212 (1953)
Telefair (1942; anche Yesterday's
Murder) – Ieri hai ucciso,
Casini, 1955; L’isola del destino
scomparso, Robin, 2003
The Big Midget Murders (1942; John J. Malone) - Undici calze di seta, Il Giallo Mondadori n. 182, 1952
The Sunday Pigeon Murders (1942; Bingo
Riggs and Handsome Kusak) - A colpi di coltello, Il Giallo Mondadori n. 192 (1955)
The Man Who Slept All Day (1942; pseudonimo Michael
Venning; Melville Fairr)
Murder Through the Looking Glass (1943; pseudonimo Michael
Venning; Melville Fairr) – Fantasma allo
specchio, Casini, 1953
Having a Wonderful Crime (Simon, 1943; John J. Malone) – Lasciate
fare a Malone, Casini, 1954
The Thursday Turkey Murders (1943; Bingo Riggs e Handsome
Kusak) Il tesoro di giovedì, Il Giallo Mondadori n. 125, 1951
To Catch a Thief (1943; pseudonimo Daphne Sanders)
Home Sweet Homicide (1944) - Giallo in famiglia, Il Giallo Mondadori n. 199, 1952
Crime
on My Hands
(1944)
Jethro Hammer (1944; pseudonimo Michael Venning; Melville
Fairr)
The Lucky Stiff (1945, Malone) - La donna ombra,
Il Giallo Mondadori n. 147,
1951; I Classici del Giallo Mondadori
n. 1267 (2011)
The Fourth Postman (1948; John J. Malone) - I quattro portalettere,
Il Giallo Mondadori n. 115,
1951
Innocent Bystander (1949) – Un complice innocente, Casini, 1955
Mrs. Schultz is Dead (1955)
My Kingdom for a Hearse (1956; John J. Malone) – Il mio
regno per un funerale, Casini,1957
Knocked for a Loop (1957; anche come "The Double Frame"; John J. Malone) - Il Buddha di bronzo, Serie
gialla Garzanti n. 127 (1958)
The April Robin Murders (1959; completato da Ed McBain;
Bingo Riggs and Handsome Kusak; John J. Malone) La casa del morto, Serie gialla Garzanti n. 157 (1959),
ripubblicato come I delitti di April Robin,
I Classici del Giallo Mondadori
n. 487 (1985)
Racconti
"The Right Murder" (1942, John J. Malone)
"The Big Midget Murders" (1942, John J. Malone)
"Hanged Him In the Mornin'
" (Marzo 1943) anche "His Heart Could Break"
(Marzo 1943; John J. Malone) – Il suo cuore si poteva rompere,GEQ N. 2/1950 – Gli spezzasti il cuore,I Bassotti n.125/2012
"The Bad Luck Murders" (Luglio 1943; anche "Dead Men's Shoes"; John J. Malone)
"Murder in Chicago” (1945)
"Case of the Vanishing Blonde"
(1945; con Mark Hope )
"Good-Bye, Good-Bye!" (Giugno 1946; John J. Malone) - Goodbye, Goodbye!, GEQ n. 9/1950
Real Crime ( Dicembre 1946 / Gennaio 1947; sebbene nessun autore sia citato, la storia
è di Craig Rice: fonte http://www.philsp.com )
"Good-Bye Forever"
(Dicembre 1951; John J.
Malone) - Addio per sempre, Estate Gialli 1964
"Case of the Vanishing Blonde"
(1945; con Mark Hope )
"Lady’s day at the Morgue" (1952)
"Malone is Dead – Long Live Malone" (1952)
"And the Birds Still Sing"
(Dicembre 1952; John J.
Malone) - …E gli uccelli cantano ancora, GEQ N. 40/1953; oppure Malone sa il fatto suo, Estate Gialla
1965
"Don’t go near" (1953) - E’ morto un leone, Giallo
Selezione n.. 31/1962
"The Murder of Mr. Malone" (1953)
"Dogs Bites Man" (1953)
"Death in the Moonlight" (1953)
"Quiet Day in the County Jail" (1953)
"The Last Man Alive"(1953)
"Murder Marches On!" (1953) –
"The Tears
of Evil" (Marzo 1953; anche The Name Is Malone, 1958) - Le lacrime del diavolo,
Giallo Selez. N. 5/1961
"The Dead Mr. Duck"
(Agosto 1953; anche The Man Who Swallowed
a Horse) – L’uomo che aveva ingoiato un cavallo, “Ellery Queen presenta Estate
Gialla 1971”
"The End of Fear" (Agosto 1953) - Fine della paura, Giallo Selezione N. 17/1961
"Life Can Be Horrible" (Settembre 1953) - Un cadavere ambulante, Giallo Selezione N. 70/1963
The Last Man Alive (Settembre 1953)
"The Bells Are Ringing" (Novembre 1953, John J. Malone)
"…And Be Merry"(1954) - Il grappolo d’uva , Giallo Selezione 12/1961
"The Little Knife That Wasn't There" (1954; John J. Malone)
"I'm a Stranger Here Myself" (Febbraio 1954) - Sono forestiero anch’io, Giallo Selez.
n.28/1962
"I'll See You in My Dreams"
(Giugno 1954)
"Murder in the Family"
(Novembre 1954)
"Flowers to the Fair" (25 Dicembre, 1954)
"The Little Knife That Wasn’t
There" (Maggio 1954; anche "Malone
and the Missing Weapon")
The Murdered Magdalen, Ottobre 1955
"No Vacancies" (Giugno 1954) - Tutto affittato, Giallo Selezione N. 16/1961
"No Motive for Murder" (Luglio 1955) – E’ la base per il romanzo: Knocked
for a Loop (1957);
"A lost body" (1955) – Serve un cadavere, Giallo Selez.
35/1962
"The Headless Hatbox"
(1955)
"Mrs. Schultz is Dead"
(1955)
"Shot in the Dark"
(1955) - Omicidio nel bosco, Giallo Selezione N.
36/1962
"Beyond the
shadow of a dream" (1955) - Oltre
l’ombra di un sogno, GEQ n.66/1955
Pink Fluff ( Ottobre 1955; anche "The Frightened Millionaire", 1956)
"Dead Men Spend No Cash
(1956)"
"The Quiet Life" (1956)
"The Air-Tight Alibi"(1956)
No One Answers (1956)
One Last Ride, 1956
"Sixty Cents’ Worth of Murder "(1957)
"Say It With Flowers" (Settembre 1957)
"Cheese It, the Corpse!
(1957) - Un cadavere troppo nudo, Giallo Selezione n. 55 del 1963
"He Never Went Home" (1958,
The Name Is Malone) - Non tornò a casa,
Giallo Selezione N. 40/1962
"The Green Menace"(1958)
"The End of Fear"(1958; The Name Is
Malone)
"One More Clue" (1958)
- Un altro indizio, Giallo Selezione N. 81/1964
“The Double Frame” (1958)
"The Murder of Mr. Malone"
(1958, The Name Is Malone)
"The Very Grove Corpse" (Novembre 1958)
"They're Trying to Kill Me" (Febbraio 1959, The Saint Mystery
Magazine; John J. Malone)
"They're Trying to Kill Me"
(Febbraio 1959)
"Wry Highball” (Marzo, 1959)
"Hardsell" (1960; John J. Malone) - Il colpevole
non paga (Hard sell) Giallo
Selezione N. 24/1961
"The Butler Who Didn't Do It" (1960; anche Alfred Hitchcock Presents: 16 Skeletons From My Closet; John J. Malone) - Questa volta non è stato il maggiordomo (The Butler who
didn’t do it), Hitchcock presenta: 16 scheletri nel mio armadio
"The Fall of The House of
Deuteronomy"(1961)
"The Case of the Common Gold"(1964)
But the Doctor Died (1967; John J.
Malone) - Ma il dottore è morto,
Spia contro spia, Longanesi n.
41 (1971).
Oltretutto alcuni racconti figurano
anche raccolti in antologie:
The
Name is Malone
(1958)
People
vs. Withers and Malone (1963)
Murder,
Mystery and Malone (Crippen & Landru, 2002)
Come si vede, prendendo a comparazione la pagina
italiana di Wikipedia, molti sono gli errori e le imprecisioni lì individuate: innanzitutto
sono elencate solo le opere con Malone, mentre sono assenti quelle con altri
pseudonimi; poi, non solo Mondadori e Polillo hanno pubblicato opere di Rice,
ma Casini per esempio; mancano tutta una serie di racconti (non solo vi sono le
serie, ma anche racconti spuri); infine compaiono lì anche romanzi non più
attribuiti a Craig Rice. E’ il caso di The G-String Murders (1941), che
si è riconosciuto essere stato scritto da Gypsy Rose Lee (pseudonimo di Rose
Louise Hovick), famosa spogliarellista degli anni Trenta e Quaranta; e del suo
sequel Mother Finds a Body (1942),
altro romanzo attribuito in un primo tempo a Craig Rice ed ora restituito a
Gypsy Rose Lee (tra l’altro il film che venne tratto da tale romanzo andò
parecchio bene, meritando pure la nomina all’Oscar per la Miglior Musica).
Non compaiono invece i racconti che Craig Rice
confezionò a quattro mani con Stuart Palmer in cui figurano sia John J. Malone
sia Hildegarde Withers:
"Once Upon a Train" (Ottobre 1950)
"Cherchez la Frame"
(Giugno 1951) - GEQ N. 22/1951
"Autopsy and Eva" (Agosto 1954)
"Rift in the Loot" (Aprile 1955)
"Withers and Malone, Brain-Stormers" (Marzo 1959)
"People vs. Withers and Malone" (1963)
“Withers & Malone: Crime Busters” (People vs. Withers and Malone, 1963) – Withers & Malone investigatori, “Ellery Queen presenta Inverno
Giallo 1974-75”
Questi racconti furono poi ripresi, una volta deceduta la scrittrice, da
Stuart Palmer, e riuniti in una antologia dal titolo People vs. Withers and Malone (1963).
La curiosità sta a testimoniare la fama raggiunta negli anni quaranta e
cinquanta da Craig Rice, con la quale importanti autori collaborarono (sembra
quasi una anticipazione delle collaborazioni che a partire dai primi anni
sessanta videro assieme uno dei cugini Queen ed una serie di autori, a creare i
cosiddetti apocrifi queeniani (che poi apocrifi non lo sono per nulla).
In verità non solo Stuart Palmer associò il suo nominativo a quello della
Rice, ma anche Cornell Woolrich, che stravedeva per la Rice, che si assunse
l’onere di terminare un romanzo rimasto incompiuto della scrittrice: The April Robin Murders. Il romanzo, in cui operano dei fotografi giramondo
Bingo Riggs e Handsome Kusak, doveva essere l’atto finale di una trilogia, di
cui fanno parte altri due romanzi: The Sunday Pigeon Murders (1942) e The Thursday
Turkey Murders (1943).
Infine The Pickled Poodles è un romanzo
apocrifo, scritto da Larry M. Harris nel 1960 sui caratteri originali (Malone
& Co.) di Craig Rice.
Il racconto che
oggi esaminiamo è il secondo della sua produzione, ed è un racconto con delitto
impossibile
John
J. Malone è l’avvocato di Paul Palmer, rampollo erede di una considerevole
fortuna, finito nel tritacarne della giustizia: dedito alle sbronze e al non
fare nulla, il fatto di essere stato trovato ubriaco fradicio e non cosciente
accanto allo zio morto assassinato, lo ha fatto condannare a morte da una
giuria composta di giurati astemi e padri onesti di famiglia, contenti di farla
pagare ad uno che non ha mai fatto nulla nella vita eppure è ricco sfondato.
Paul,
fidanzato con Madeleine Starr, quella che si chiamerebbe ora Topo Model,
mannequin allora, si era trovato in Malone il suo avvocato e quello aveva
giurato che lo avrebbe tirato fuori di lì: era sicuro che lui non fosse
l’assassino di suo zio e per sospendere l’esecuzione era riuscito a scovare
degli scheletri nell’armadio del giudice che gli aveva concesso una proroga di
indagine e aveva sospeso l’esecuzione. Quindi Palmer si può considerare a
ragione che fosse al settimo cielo: e allora perché si era impiccato in cella?
Malone
diretto al carcere, viene a sapere che Palmer si è impiccato in una cella dove
nessuno poteva entrare, con una corda che nessuno avrebbe potuto introdurre, e
per giunta aveva ricevuto la visita di un uomo del boss delle scommesse
cittadino che gli aveva fatto pervenire una lettera: quale carcere mai poteva
essere quello in cui c’erano state diverse evasioni, un uomo si era impiccato
in condizioni impossibili con una corda fatta arrivare in maniera impossibile
senza che nessuno sapesse nulla, e dove persino un boss delle scommesse poteva
arrivare senza che nessuno filtrasse la sua visita?
Malone
è infuriato, tanto più che in quel carcere lavora come medico del carcere
proprio lo zio della fidanzata di Paul.
Decide
di svolgere delle indagini per guadagnarsi i 5000 dollari ricevuti come
ingaggio e scoprire chi abbia ucciso il suo cliente. E così, tassello dopo
tassello, dopo una visita a Max Hook boss delle scommesse, che non può essere
connesso con l’omicidio perché ha fama di non aver mai fatto uccidere nessuno,
dopo aver conversato col direttore del carcere prima e col medico dopo, dopo
aver ricevuto la lettera dalle mani di un secondino voglioso di fare carriera
grazie alle conoscenze dell’avvocato, viene a sapere che il suo cliente la sera
prima era stato contattato dalla fidanzata che era in brutte acque per un giro
di scommesse: indebitata, di modeste
condizioni ma attratta dal lusso, si era data al gioco, rimanendone vittima. Il
fidanzato aveva giurato di aiutarla una vota uscito di galera: e quindi ancora
una volta perché uccidersi?
Malone
parla anche con la donna fatale: tale Lillian Claire che si era fatta dare una
bella sommetta di denaro da Palmer per non rivelare certi particolari piccanti
della loro relazione che avrebbero potuto rendere difficile l’unione tra Palmer
e la Starr. Insomma una donna pericolosa anche e soprattutto perché bellissima:
la donna al processo aveva giurato che la notte dell’omicidio Palmer era andato
da lei per cercare di riavere parte dei soldi versatile, ma poi dopo una
discussione lei lo aveva messo in taxi, mezzo sbronzo, e mandato a casa; mentre
Malone viene a sapere che non era andata proprio così: infatti Palmer aveva
trascorso una notte di sesso con la ex, pur mezzo sbronzo, e quindi all’ora in
cui era stato ucciso il vecchio lui sarebbe stato altrove. Purtuttavia la donna
non aveva rivelato l’alibi dell’ex per non avere rogne e così lui era stato
condannato alla sedia elettrica.
Malone
capisce di trovarsi in un covo di serpi: una donna che stava usando il suo
cliente, una che l’aveva usato, uno zio della fidanzata sensibile alla
corruzione, un direttore del carcere negligente, e un assassino allo stato
libero: probabilmente l’assassino dello zio era anche coinvolto in quello del
nipote. E sullo sfondo una vecchia ballata di cui mano le strofe scandiscono il
ritmo della storia: Malone è come se avesse il presentimento che proprio quella
ballata potrebbe fornirgli la soluzione del problema. In punto di morte Palmer
aveva sussurrato “non voleva spezzarsi”. La ballata parlava di un cuore che si
era spezzato, quando qualcuno era morto impiccato per ciò che era stato fatto
da un altro. Sembra quasi quello che era accaduto a Palmer. Poi casualmente
qualcuno rivela a Malone come la ballata finisca, e Malone ha il guizzo che gli
consente di far luce nella vicenda: così scopre come l’assassino anzi gli
assassini abbiano operato. E riabilitando la memoria del cliente, guadagna
lealmente i 5000 dollari promessigli.
Diciamo
subito che trovare l’assassino o gli assassini non è la cosa difficile, semmai
è difficile capire come l’assassinio sia stato attuato. E a cosa voleva
alludere Palmer in punto di morte quando aveva parlato di non voleva spezzarsi:
il cuore, come suggeriva la ballata, o..qualcos’altro?
Interessantissimo
è il racconto, scritto con una penna leggera e nel tempo stesso brillante: la
ballata con le sue strofe detta il ritmo, e lo stesso racconto è come una
vecchia ballata. E’ melanconico perché parla di qualcuno che è morto accusato
ingiustamente, ma nel tempo stesso non è lugubre, e a renderlo pimpante è
proprio l’avvocato Malone, un marpione che la sa lunga e che usa espedienti non
del tutto corretti per raggiungere i suoi fini: tra un ricattino ad un giudice,
una pomiciatina con una delle indiziate, una che non disdegna di darsi, tra
whisky doppi e fumate di sigari, Malone insegue il filo dei suoi pensieri che è
legato al testo di una ballata che lo ossessiona e che ad un certo punto lo
metterà nelle condizioni di risolvere l’enigma.
Il
racconto è interessante direi per due motivi soprattutto: innanzitutto dal
punto di vista stilistico, in quanto tutta l’opera della scrittrice fa parte di
quel filone cui appartennero altri romanzieri tra cui Jonathan Latimer, Howard
Brown, e anche il tardo Stuart Palmer che si situa a metà tra il Mystery e
l’Hard-Boiled: questo dona quella freschezza che tanto si sente leggendo la
Rice. I luoghi comuni del Noir non sono tutti elencati ma qua e là compaiono: il
gangster, la santa, la “donna di facili costumi” che tutti evitano ma che poi
tutti vorrebbero trattare magari in privato, ambienti fumosi e whisky a
volontà; e insieme un problema del delitto impossibile che non è affatto male:
come ha fatto in una cella supersorvegliata, tanto più che è quella del
fidanzato della nipote del medico del carcere, a entrare una corda, e come ha
fatto un uomo a morire impiccato, un uomo che non aveva nessun motivo per
impiccarsi? Il problema, che ne presuppone un altro ancora più stuzzicante
(come ha fatto qualcuno non visto ad uccidere un condannato a morte senza che
questi gridasse o si opponesse nella cella del braccio della morte), ha una
soluzione alternativa estremamente interessante, in quanto con essa Craig Rice
aggira il problema: in sostanza agisce con la componente psicologica.
Quello
che poi affascina del racconto è proprio il come più del chi: è maggiormente la
componente dell’ Howdunnit a far presa più che quella del Whodunnit, perché a
ben vedere l’assassino è facile da individuare se si tiene bene a mente il “cui
prodest”.
Insomma
un racconto ed una scrittrice da rivalutare e da rileggere.
Pietro De Palma