Ritorniamo a parlare di un romanzo di Hillary Waugh, l’inventore si può
dire se non uno dei massimi esponenti del “Procedural”, cioè di quel
genere poliziesco che ri guarda le indagini svolte dalla polizia per
incriminare una tale persona: scompare quindi il detective dilettante,
scompaiono i delitti eclatanti e machiavellici, e si afferma invece
un’indagine più schietta e reale, in cui soppravvive purtuttavia il
metodo indiziario. Waugh tentò anche una serie “The Case of” in cui,
invece del procedural più classico, debordava in hardboiled di tipo
chandleriano, molto popolari al suo tempo. Diciamo subito che questa
parte della sua produzione è la meno significativa, non per il genere,
quanto perchè riporta cliché adottati da altri. I procedurals invece che
confezionò, furono tutti in gran parte buoni, raggiungendo
significativi risultati in alcuni casi.
The Missing Man è un romanzo del 1964.
Si apre con la scoperta del cadavere di una gran bella ragazza da
parte di un bagnino, su una delle spiagge del Connecticut nel New
England, in una macchia di vegetazione in cui di solito si nascondono le
coppiette per amoreggiare.
La ragazza è completamente vestita, tranne le scarpe, lasciate lì
vicino (le suole dei piedi sono insabbiate, segno che è venuta a piedi
nudi sul bagnasciuga), e non indossa mutandine; inoltre non ha effetti
personali (gioielli, orologio da polso) nè tantomeno la borsetta. E’
stata strangolata, ma prima di esserlo, ha avuto un rapporto sessuale.
Inoltre, siccome è stata strangolata per mezzo di un pezzo di corda, è
evidente che l’assassino l’abbia portata con sè, e quindi trattasi di un
omicidio premeditato: qual’è quella bestia che premedita un omicidio
con una donna, che evidentemente non aveva alcun sospetto sul suo
partner, e ha il coraggio di aver pure un rapporto sessuale prima di
ucciderla se non addirittura strangolarla mentre le sta sopra? Ci sono
degli indizi che l’attestano: gli slip quando la donna era arrivata al
luogo, erano addosso, e solo prima di morire, erano stati tolti, tanto
che sulla pelle era rimasto il segno dell’elastico; e anche un segno
sull’anulare, fa presumere che sia stato portato via un anello.
Quindi…anche una rapina? Chi è la donna? E chi l’ha uccisa? Iniziano le
indagini.
Le uniche cose in mano alla polizia sono la foto, e il calco dei denti.
Purtroppo la vittima è stata scoperta nel weekend, e quindi per avere
l’aiuto dei giornali in una possibile identificazione del cadavere
dovranno passare dei giorni.
Prima è la padrona di una pensione a “La Piccola Bohéme” il villaggio
di case a ridosso della spiaggia, sotto Indian Lake, a farsi avanti e
riconoscerla: è Elizabeth Moore, una sua pensionante. Si è presentata
con una valigia: l’ha riconosciuta dalla foto segnaletica. Aveva con sè
una fede nuziale e un orologio con dei brillantini, che l’assassino le
ha portato via, ma che sono su una foto che Fellows il capo della
polizia locale trova in camera sua. La valigia non ha effetti personali
di alcun genere: solo una etichetta stinta potrebbe avvalorare l’ipotesi
che la donna in passato abbia viaggiato per aereo o per mare. Elizabeth
pare che fosse vedova da poco, circa tre mesi e che il marito, Harry
fosse morto per un incidente automobilistico.
Chi è Harry? Chi è Elizabeth? Due nomi sconosciuti! Parte un’indagine
a tutto campo, e nulla viene dimenticato. Oltre che la pensionantte, si
presentano anche alcune delle coppie che sono solite passare del tempo
sul bagnasciuga a fare l’amore: prima John Carlson e Linda Waters, che
affermano di aver visto una coppia, che potrebbe essere stata quella
della vittima e del suo assassino doirigersi verso la macchia, e di aver
sentito una doppio rifiuto pronunciato dalla ragazza e poi il silenzio;
e poi un’altra coppia, Hank Wilson ed Adele Edmund, arrivate più
tardi, ma che riferiscono di uno strano tipo che va ad illuminare le
coppiette con una torcia elettrica.
La pista promettente che porta a questa specie di giovane guardone,
tramonta ben presto, e Fellows e Wilks, si trovano con un pugno di
mosche. Anche la pista che porterebbe a Pittsfield, una grande cittadine
delle vicinanze, in virtù di una lettera che Betty avrebbe ricevuto,
tramonta ben presto, come pure quella che Harry sia morto in
Connecticut. Quando tuttavia si dispera di trovare più alcun appiglio,
per caso uno dei poliziotti incaricati di esaminare i passeggeri in
uscita e in entrata dal porto di New York, trova proprio Signor Harrry
Moore e Signora Harry Moore. Prende contatto con uno dei passeggeri che
li informa di ricordarsi bene della coppia, anche perchè pur essendosi
prenotati per tutta la crociera, in realtà erano scesi prima, coi loro
bagagli, in concomitanza col furto in parecchie cabine occupate da
persone anziane che Harry aveva frequentato assiduamente durante il
viaggio.
Anche questa pista però ben presto subisce un colpo, quando della
coppia non si riesce a trovare più alcuna notizia. L’indagine si riapre
quando però i connotati dei due vengono assimilati ad una coppia con
cognomi diversi: Harry e Betty Cooper, abitanti a Pittsfield. Quando
arrivano alla casa dove i due avevano abitato, ecco un’altra sorpresa:
la vicina afferma che la signora è partita poco tempo prima, mentre lui è
partito parecchio tempo prima. E’ partita quando ha ricevuto
comunicazioni dal marito di raggiungerlo. E pur partendo con una valigia
solo (quelal ritrovata nella pensione), il grosso del mobilio e degli
effetti personali è stato traslocato da un’agenzia di cui però non è
rimasto alcun segno del passaggio: la fortuna arriva in soccorso quando
per caso qualcuyno guarda nelal cassetta postale e lì trova la fattura
intestata al merito, dell’agenzia di triaslochi. Risalendo
all’indirizzo, riescono finalmente a mettere le mani sugli effetti
personali della vittima, tra cui tre lettere, che permettono loro di
accusare definitivamente il marito di uxoricidio premeditato: emerge
come movente il fatto che il marito avesse un’amante e che la moglie non
volesse il divorzio, innamorata com’era e speranzosa che il marito
tornasse da lei, ancora giovane, 22 anni, e le concedesse la gioia di
avere un figlio. Emerge tuttavia anche come il marito avesse conosciuto
la moglie molto prima, quando erano giovani, ed emergono anche altri due
nomi: quello di due donne., tra cui la sorella di Betty, provata da un
recente aborto. Supponendo che la sorella le avesse inviato dei fiori,
si rivolgono a dei fiorai e risalgono al vero cognome della giovane,
Larkhin. Sulla base di esso riescono a trovare la madre del marito a New
York, e il cerchio comincia a chiudersi, quando la madre da una foto
del figlio. Proprio quella foto, ricorderà a Fellows qualcuno che
all’inizio del caso aveva parlato con lui.
Sulla base di una intuizione riguardante il posto dove potesse
risiedere, e tentando proprio Pittsfield, riescono a trovare che quella
persona abita effettivamente lì. La padrona di casa, li informa che lui è
andato via, e quando fellows la informa che lui e lei hanno prmeditato
la morte della moglie, per potersi sposare, lei distrugge uno dei due
alibi su cui l’uomo fondava la sua estraneità: lei non l’aveva visto in
un tale posto la sera dell’omicidio di Betty, ma sull’estraneità della
fidanzata metteva la mano sul fuoco.
L’ultimo atto, riuscirà a demolire l’altro alibi, dato all’assassino
dalla fidanzata, e a dimostrare la colpevolezza dell’uomo tornato dal
viaggio di nozze assieme alla moglie, sulla base proprio dell’orologio
da donna indossato dalla moglie, regalo del marito, e appartenuto a
Betty sino alla sera dell’omicidio, colpo di scena finale.
Il romanzo, identificato come un Mystery, non lo è certamente quanto
piuttosto un “thriller – potremmo dire – deduttivo”: non dobbiamo
scegliere in una rosa di sospettati, perchè il sospettato è uno solo; IL
MOVENTE è il più classico in casi come questo e l’assassino il più
ovvio: liberarsi della moglie affinchè il marito, non potendo disporre
della propria libertà attraverso il divorzio, possa ottenerla in altro
modo; tuttavia se la moglie ha un nome fittizio da cui non si ricava il
suo passato, l’uomo è il vero punto interrogativo della vicenda, tanto
che si giustifica il titolo in inglese del romanzo: l’Uomo scomparso (The Missing Man);
il pezzo di corda con cui la donna è stata strangolata, fa ipotizzare
all’inizio del romanzo la premeditazione dell’omicidio, cosa che poi
viene avvalorata alla fine, sulla base della lettura di una delle tre
lettere con cui l’omicida aveva dato disposizioni alla moglie, su come
arrivare a “La Piccola Bohéme”, dove trovare alloggio, come
qualificarsi, che balle raccontare sul proprio passato, come arrivare in
spiaggia persino. Un elemento di depistaggio che era stato usato, aveva
riguardato la sparizione delle mutandine, accreditando così la pista,
peraltro mai presa in considerazione, del maniaco sessuale (il maniaco
sessuale in un raptus avrebbe strozzato la donna ma perchè si sarebbe
portata appresso, apposta una corda, se non avendone premeditato la
morte?).
Il thriller ha delle movenze esclusivamente Mystery, non essendoci
per nulla ceneri hardboiled che pure avevamo notato nell’esordio di
Waugh, Madam Will Not Dine Tonight, e che ci saranno ampliate in
alcuni romanzi tardi della mertà degli anni ’80. Tuttavia notiamo una
certa somiglianza con altri romanzi pure procedural, per es. col
famosissimo Sleep Long My Love: la vicenda è un omicidio che
nasce all’interno di una coppia, in cui lui vuole troncare la storia e
lei non glielo permette; lei viene uccisa, e lui fa di tutto perchè
l’identificazione sia sua sia della sua vittima siano il più difficile
possibile; lui non è una persona che scende dal cielo, ma è presente
all’inzio del romanzo (una discendenza da Van Dine?) seppure in una
veste che presupporrebbe l’estraneità alla vicenda delittuosa; viene in
certo modo ribaltato il rapporto vittima carnefice, perchè in definitiva
lui uccide lei in quanto messo nella condizione di recuperare la sua
libertà solo in un modo possibile, obbligato dalla volontà ferrea di lei
di non darla vinta a lui ma invece di voler indirizzare la loro vita
familiare. Tuttavia nei due casi, pur essendo maggiormente efferato il
modus in Sleep long in quanto il cadavere viene bruciato,
rilevo come l’efferatezza dell’omicidio sia inversamente proporzionale
alla cattiveria dell’omicida, in quanto nel nostro caso, pur avendo
“solamente” strangolato la sua vittima, non arrecando alcun vilipendio
al cadavere, è particolarmente odioso, in quanto prima dell’omicidio o
anche addirittura durante, lui ha con lei un ultimo rapporto sessuale,
una sorta di “ultimo desiderio del condannato a morte”, che da lei può
esser stato visto come un tentativo di riconciliazione col marito, ma
non da lui, che invece “gode” due volte: una sessualmente, l’altra
avendo liquidato la moglie che impediva un matrimonio particolarmente
redditizio.
Hillary Waugh non eccede in descrizioni nè in ritratti psicologici, e
pertanto la lunghezza del romanzo non è mai eccessiva. Questo ha anche
la sua importanza, perchè un testo non molto lungo , se impostato bene,
in quanto thriller, ha una sua forza intrinseca, e procede
spasmodicamente verso il finale. Tenendo presente, che vi è sempre un
colpo di scena finale, che qui è addirittura doppio: innanzitutto,
l’identificazione dell’omicida in qualcuno che abbiamo visto all’inizio
del romanzo; e poi qui, addirittura la comparsa di qualcosa che era
statato sottratto alla vittima (un orologio d’oro con brillantini,
probabilmente donatole da lui in un momento felice del loro menage) al
polso della nuova moglie, a sancire una continuità di appartenenza al
marito, ma anche ovviamente la prova principale della sua colpevolezza.
La poca lunghezza del testo non è riferibile per di più solo alla
edizione italiana ma anche a quella originaria.
Scattante traduzione di Lydia Lax, una veterana nelle traduzioni degli anni ’60.
Pietro De Palma
Mystery, Thriller, Hard-Boiled, Avventura, dalla GAD ad oggi. Sotto la lente di ingrandimento romanzi e racconti (anche Camere Chiuse e Delitti Impossibili)e saggi di critica.
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venerdì 7 dicembre 2018
sabato 24 novembre 2018
Hillary Waugh : A cena con il delitto (Madam Will Not Dine Tonight, 1947) - Trad. Lydia Lax – I gialli segreti, Nuova serie illustrata, n.51 del 1962
Di Hillary
Waugh abbiamo già parlato in occasione dell’ottimo romanzo ripresentato da
Polillo.
Waugh
cominciò però, come abbiamo già detto, con tre romanzi della tradizione
classica del Mystery – Enigma. E il
primo in assoluto fu Madam Will Not Dine
Tonight, 1947.
Sheridan
Wesley è stato invitato a casa di Valerie King per una cena. Niente di strano
se Valerie King fosse di sua conoscenza, ma così non è. L’invito è tanto più
strano perché a Sheridan, che è investigatore privato, è stata recapitata una
busta con l’invito in cui c’era una banconota da cento dollari e anche la
richiesta di portare con lui a cena un’accompagnatrice, nel caso suo, sua
moglie.
L’invito,
che è già strano di per sè, acquista ancora maggior valenza in tal senso quando
i due arrivano a casa di Valerie e non la trovano ad aspettarli; trovano invece
una strana compagnia di persone: Jimmy Burns, un giornalista scandalistico;
Charley Cromwell, un playboy; James Godfrey, un avvocato; Gloria Van Ryne, una
bella ragazza di buona famiglia; i coniugi Hammitt. Il gruppo di individui là
convenuti è tanto più strano in quanto loro non si conoscono – e potrebbe anche
accadere che ad una festa le persone non si conoscano – ma ancor più è strano
quando appare chiaro a Wesley e a sua moglie, che alcuni di loro dicono di aver
mai conosciuto prima la King: per esempio i coniugi Hammitt, Burns e Gloria Van
Ryne.
Intanto
tutti aspettano Valerie, ma la padrona di casa sembra far aspettare i suoi
ospiti. Sheridan comincia a chiedere informazioni, a fare domande: i domestici,
i coniugi Webb, dicono che è andata in città il giorno prima e che quando loro
sono tornati, alle dieci di mattina, già non era in casa, ma aveva annunciato
il giorno prima di preparare la casa per un ricevimento serale, quando sarebbero
tornati. E loro avevano fatto quanto loro ordinato. Tuttavia, questa
rivelazione pare essere in contrasto con quanto Wesley ha scoperto: cioè che
l’auto di Diana è ancora in garage. Segno che sarebbe andata in città a piedi
da una villa in aperta campagna. Wesley comincia a sentire puzza di bruciato:
se in casa sembra non esserci, da qualche altra parte starà. Intorno alla villa
c’è un boschetto: nonostante sia sera, faccia freddo e loro siano vestiti con
abiti da sera, Wesley e Diana si incamminano, illuminando il terreno con una
lampadina tascabile che lui porta sempre in auto. Fatto sta che dopo aver
trovato su un tratto di terreno, delle impronte di tacchi femminili, e poi una
scarpa femminile col tacco, trovano Valerie, nuda, accoltellata, e morta da un
bel po’, almeno un giorno.
Ritornano
in villa e chiamano la polizia.
Le
indagini sono affidate al capitano Slocum, che inizialmente diffida di Wesley,
pensando ad un depistaggio, per poi dargli credito (ma solo fino ad un certo
punto) quando sa che Wesley e l’Ispettore in capo Bradley, della Squadra
Omicidi della Polizia di New York, sono ottimi amici. Nonostante tutto lo fa
pedinare. Questo provoca la reazione di Wesley che, invece di affiancare
l’indagine, indaga per conto proprio: innanzitutto sottrae, all’apertura della
cassaforte di Valerie King, dalle foto e documenti che gli porge Slocum, una
vecchia foto; poi in sua assenza, perquisisce più a fondo lo studio, dove aveva
trovato, comunicando per telefono alla polizia l’avvenuto decesso di Valerie,
del tabacco sparso sul tappeto e due barattoli di sigarette (di color rosso e
verde) con i tappi invertiti che aveva messo a posto: partendo dal presupposto
che i coniugi Webber ed in particolare la donna aveva affermato di aver pulito
a fondo la casa giovedì mattina prima di andare via, ne desume che il tabacco
doveva essersi versato dopo, come per una lite, quando i barattoli si erano aperti e le sigarette
erano finite sul tappeto. Togliendo il tabacco, si accorge che ci sono dei
punti sul tappeto appiattiti, come se per del tempo ci fosse stato appoggiato
sopra qualcosa di pesante che ipotizza essere state le gambe dello scrittoio;
spostandolo in modo da far arrivare su queste zone i piedini delle gambe, si
accorge che le zone del tappeto ricoperte provvisoriamente dalla gambe
presentano delle macchie, presumibilmente di sangue: capendo che è lì che si è
consumato l’assassinio, bussa sulle pareti per cercare ipotetici cassetti
segreti e trova invece, dietro una riproduzione di un Corot, il proiettile di
una 38 conficcatovi dietro, che provvede a rimuovere e a prendere.
Dopo aver
ripulito la stanza, va a consegnare il proiettile al suo amico della Omicidi
per gli esami balistici, solo per sapere che proviene dalla pistola di un noto
gangster finito tempo prima sulla sedia elettrica. Inoltre, facendo una ricerca
sui giornali di anni prima, risale alle persone ritratte nella foto che ha
sottratto: si tratta di due rapinatori, Lenny Myers e Joe Freeman: il primo,
che aveva una sorella più piccola, Virginia Myers, è stato giustiziato sulla
sedia elettrica, per l’omicidio di un benzinaio; il secondo, è evaso di
prigione e non se ne è saputo più nulla; Virginia più tardi aveva cambiato il
nome in Valerie King. Assieme ad altri indizi, tra cui carte e lettere conservate
in quella cassaforte, esce fuori un altro ritratto di Valerie, non semplice
moglie, tradita da un marito che si sollazza con quattro amanti, che vive con
la cospicua rendita di azioni dell’ex marito, frutto del divorzio, ma
ricattatrice patentata, che ricattava Cromwell, ex suo amante, ma anche
probabilmente l’avvocato Godfrey, suo legale nella causa di divorzio; e
probabilmente anche l’ex marito: possibile che ricattasse anche i coniugi
Hammitt? Wesley si accorge che invecchiando la foro di Freeman, quella
rispecchia l’attuale volto di Hammitt, l’industriale che ora lui sa essere un
galeotto evaso, che poi ha fatto fortuna nell’industria. Chi sarà mai l’assassino?
C’entra qualcosa il tentato suicidio del figlio dei Webb, innamorato anche lui
di Valerie, che ricattava i suoi amanti e poi seduceva i giovani? Ha qualche
valore la scoperta effettuata da Wesley, contestualmente alla scoperta delle
macchie di sangue sul tappeto dello studio, di un frammento di lente diottrica?
Madam Will Not Dine Tonight, che fu scritto mentre Waugh era ancora
sotto le armi, non ebbe molto successo. Per quale
motivo questo primo suo romanzo non ottenne il successo voluto? Probabilmente
perché non creava nulla di nuovo. Avrebbe affascinato, se non avesse ripetuto
alcuni elementi propri di romanzi usciti precedentemente al suo: è questo il
limite del romanzo. E’ un prodotto onesto, scritto assai abilmente, che mischia
l’Hard Boiled (i pedinamenti; l’aggressione nel night-club con scazzottamento,
che fa il verso a tante altre analoghe, in particolare ad una contenuta in Headed for a Hearse, di Jonathan Latimer; la donna fatale, contrapposta
alla moglie, che vuole con il sesso ottenere il risultato prefissatosi e quando
non l’ottiene si produce in un effluvio di oscenità da scaricatore di porto)
con il Mystery deduttivo (il sangue sul tappeto, che fa il verso ad un romanzo
di Ellery Queen, The Egyptian Cross
Mystery; la lente diottrica rotta e lo scambio delle scatole di sigarette,
indizi connessi al daltonismo, che fà il verso ad altro romanzo di Ellery
Queen, The Greek Coffin Mystery; e
sempre a tale romanzo di Ellery Queen potrebbe rifarsi questo di Waugh, per
quanto riguarda la vena artistica di Godfrey, giacchè come nel romanzo di Queen
c’è il pittore falsario Grimshaw, qui c’è l’avvocato Godfrey che è anche un
artista provetto in quanto realizza delle stampe; il ricatto, tema già
approfondito in tantissimi altri romanzi; e pure in parecchi romanzi precedenti,
c’è l’indizio della falsa impronta per depistare le indagini) secondo un
percorso già indicato proprio da Jonathan Latimer o da Craig Rice.
Al tutto aggiunge dei temi assai
personali, che si ricavano se si associ ancora una volta, come accade
spessissimo nei primissimi romanzi di un determinato autore, la vicenda personale
a quella del suo eroe. Non a caso per esempio la moglie di Wesley, sia chiama
Diana, come la moglie di Hillary Waugh, e l’avvocato Godfrey si diletta in
stampe essendo un provetto disegnatore, come disegnatore lo era lo stesso
Hillary, dedicatosi oltre che alla scrittura anche al fumetto.
Un romanzo comunque che si legge
tutto d’un fiato, sorretto da ottimi dialoghi. Tuttavia anche se la prova determinante è data da un ragionamento
che dà i risultati voluti e che sfugge per sottigliezza al lettore, il
colpevole può essere facilmente individuato sulla base del proiettile analizzato,
parecchio tempo prima.
In pratica, non vi è nessun effetto sorpresa nel finale
(parliamo ovviamente del romanzo letto da lettori incalliti), in quanto il
colpevole non può essere che essere una sola persona!
Pietro De Palma
domenica 8 gennaio 2017
Hillary Waugh : Dormi bene, amore mio (Sleep Long My Love, 1959) – trad. Giovanni Viganò – I Mastini N.15 – Polillo Editore, aprile 2013, pagg. 220
Tempo fa è uscito nelle librerie, a firma di
Hillary Waugh: Dormi ben, amore mio (Sleep Long My Love, 1959), nella collana
“I Mastini” di Polillo Editore. Del resto è un titolo già pubblicato da
Mondadori, una decina di anni fa, col titolo “Un fantasma ha ucciso”, nella collana da
edicola, “I Classici del Giallo”. Solo che, mentre Polillo, molto spesso
pubblica un solo romanzo per autore, in una ideale galleria che al posto di
quadri presenti romanzi, Mondadori ha pubblicato, nel corso degli anni, anni
lontani però, parecchi romanzi di Waugh. Già…chi è, anzi chi fu, Hillary Waugh?
Si chiamava Hillary Baldwin Waugh ed era nato nel 1920
a New Haven, nel Connecticut. Si laureò nel 1942 all’Università di Yale, per
poi arruolarsi nell’Aeronautica Militare Statunitense: proprio mentre prestava
il Servizio Militare, pensò di scrivere un romanzo, il suo primo, Madam Will
Not Dine Tonight nel 1947. Dopo aver pubblicato altri due romanzi senza
particolare successo, nel 1949 volse la propria attenzione dal Mystery ad
enigma – genere che aveva imperversato negli anni trenta e nei primissimi anni
quaranta – al Mystery cosiddetto “Procedural”, cioè un romanzo in cui
l’indagine è svolta da un corpo di polizia, seguendo piste, interrogatori,
formulando ipotesi, abbandonandole, etc.. fino all’individuazione del
colpevole. Il suo primo romanzo, del cambiamento, fu il folgorante Last Seen
Wearing … che fu pubblicato nel 1952, seguito da molti altri. Per il genere
di Mystery, crudo e realistico, il passaggio all’Hardboiled fu quasi naturale.
Waugh, nominato anche Grand Master da Mystery Writers
of America, morì a 88 anni, cinque anni fa.
“Dormi bene, amore mio” titolo non proprio esatto (io
avrei detto “Dormi a lungo, amore mio”, molto più macabro e sarcastico) è un
romanzo nero, ma più nero che non si può.
Anche qui la caratteristica di Waugh emerge prepotentemente:
un inizio del romanzo assolutamente spiazzante, così come i finali spiazzanti
erano la caratteristica di Brown. Ma non sto parlando del Prologo, bensì
proprio dell’inizio del romanzo.
Nel Prologo c’è il dialogo tra un uomo ed una donna,
due amanti: lui è stanco di lei, lei invece lo assilla, lo supplica ed infine
lo minaccia, con la storia che è incinta di lui. Una minaccia vecchia come il
mondo, che per un uomo sposato che vive una relazione extraconiugale solo come
divertimento carnale senza voler rompere con la prima moglie, diventa il
movente per un assassinio.
Fin qui nulla di particolare. E’ l’inizio del romanzo
invece che è spiazzante: Mr. Watly, dipendente di una società immobiliare che
affitta case, trova rotto il vetro del suo ufficio. Sospetta un furto ma non
trova nulla che sia stato sottratto, tranne…dei contratti di affitto dagli
archivi?
Uno ruba dei soldi, delle azioni, dei titoli, se ci
sono..dei gioielli, ma non si è mai sentito che si siano rubati dei contratti
di affitto. Eppure è così. Mah.. Ma Fred Fellows, capo della polizia di
Stockfords, non la pensa così. E comincia a scavare, ad analizzare tutti gli
affitti e alla fine concentra l’attenzione sui contratti a breve scadenza.
Restlin, il proprietario dell’agenzia immobiliare gli parla di un certo
Campbell che aveva affittato una bella e grande casa per un mese, e che sarebbe
stata disponibile a breve; solo che Watly vi aveva portato il giorno prima un
acquirente, Brunnell, ma aveva trovato la casa disabitata e la porta chiusa.
Fellows e il suo sergente Sidney Wilks si recano con
altri agenti, e subito sentono un odore strano che non riescono ad
identificare. La casa è disabitata, pulita, messa in ordine. Nulla di strano, eccetto
due valigie con due iniziali in oro “J.S.” proprio nell’ingresso, dimenticate
quasi.
Stanze spoglie, bagni puliti tranne uno con della
schiuma nel fondo della vasca, ed un freddo glaciale all’interno della casa. Si
muore dal freddo, e già che si è a febbraio, il 26 di febbraio. Ma per di più
il riscaldamento è spento. Restlin si lancia disperato in cantina dov’è la
caldaia e da giù si sentono le sue grida: qualcuno ha lasciato la caldaia
spegnersi non chiudendo il contatore dell’acqua e così i tubi si sono
ghiacciati e sono scoppiati.
Fellows entra in tutte le stanze e non trova nulla,
proprio nulla. Poi scende in cantina. Ma perché proprio in cantina? Già perché
nelle cantine delle case abbandonate si celano i segreti. Mi ricordo che il
buon Carr che se intendeva di letteratura gotica, in It Walks By Night, in un muro della cantina aveva fatto nascondere
un corpo in decomposizione. No, qui di corpi in decomposizione nascosti in
nicchie murate non ce ne sono. Ma c’è un baule. Altro topos dei romanzi neri.
Quando si trova un baule, puoi stare certo che dentro ci sia sempre qualcosa di
interessante: Agatha Christie fa scoprire un cadavere in decomposizione dentro
un baule, da Poirot, in One, Two, Buckle My Shoe; Alfred Hitchcock ne
cela uno dentro un baule e poi sopra vi imbandisce la tavola per un cocktail
party, in Rope; Michael Gilbert nasconde un corpo in decomposizione
anche lui in un baule nel suo capolavoro, Smallbone Deceased; persino il
francese Pierre MacOrlan (uno degli pseudonimi del grande Pierre Dumarchey,
autore del mai ricordato abbastanza Quai
des Brumes, romanzo da cui Marcel
Carné trasse l’omonimo film capolavoro con Jean Gabin eMichèle Morgan) in Le tueur numéro deux nasconde un
cadavere in un baule; e perfino The Jackal
nel romanzo di Forsyth, quando uccide il falsario di passaporti che gli vuole
estorcere altri soldi con la minaccia di rivelare a chi li abbia forniti, lo
nasconde in un baule.
Vuoi vedere che nel baule nella cantina della casa
disabitata c’è un cadavere?
Inizialmente trovano abiti, scarpe ma poi..trovano un
tronco di un corpo che dal freddo è stato parzialmente preservato dalla
decomposizione, da cui mancano gli arti superiori ed inferiori e la testa. Dove
mai li avrà nascosti l’assassino?
Siccome nella caldaia trovano una strana cenere, non
di carbone, si suppone subito che siano i resti delle parti mancanti del corpo.
Come si potrà mai identificare il cadavere?
Innanzitutto le indagini puntano a individuare chi ha
spedito il baule, perché si sa che è il baule della donna morta, ma non si
riesce a scoprire nulla di importante. Poi solo per la curiosità di Fellows che
trova su un notes degli strani segni come prodotti da un foglietto strappato
soprastante, riesce con un metodo empirico, a sapere un nome “Jane Sherman” e
il suo indirizzo. Si convince che è la donna uccisa. Ma quando si reca a casa
della donna, la trova davanti a lui viva e vegeta. E quindi dal dialogo che ne
segue, quasi un interrogatorio, capisce che la Sherman è una donna
insoddisfatta, mai guardata dagli uomini, che un giorno ha conosciuto un tale
in un treno, nei confronti del quale ha provato una forte attrazione fisica,
tanto da andare con lui in una casa e passare una notte con lui. Rivela che
tutte le stanze erano aperte tranne una e solo dopo che Fellows glielo rivela
capisce di essere stata ad un passo dallo scoprire un cadavere in essa e finire
nello stesso modo. Dio mio! Un assassino uccide una donna e poi va in cerca di
un’altra, la seduce, la porta nelle stessa casa e col cadavere ancora caldo in
una stanza, ci fa l’amore in un’altra!
Fellows capisce di stare cercando un mostro, che è un
uomo comune, tanto comune da essere imprendibile: perché John Campbell è un
nome inventato.
Tutto viene sondato ma invano: si cerca qualcuno
che possa essere venuto da qualche paese vicino, magari che abbia una doppia
vita. Una vicina dice che questo tale viveva con una donna riservata, arrivava
di pomeriggio e poi andava via di sera. Fellows si convince che l’assassino è
un commesso viaggiatore, ma nonostante tutte le ricerche sono capaci solo di
arrestare un innocente, un venditore di aspirapolveri con l’hobby delle
avventure carnali con massaie insoddisfatte. Solo quando Fellows pensa di
avvalersi dell’aiuto dei dentisti e domandare loro se abbiano pazienti con
iniziali “J.S.” imbocca la strada giusta e riesce a capire chi sia la vittima.
E dopo un paziente e meticoloso lavoro di indagine…non
approda ad alcun risultato degno di nota. Così, riparte da zero: dal furto dei
contratti; dalla visita di Watly e Brunnell alla casa disabitata; dal tentativo
di bruciare il corpo, a cui sono stati sottratti maldestramente e con imperizia
degli organi, temendo la gravidanza della donna, prima nella caldaia e poi,
quando essa si era spenta per negligenza, nel camino della casa: a ciò era
dovuto l’odore strano e disturbante, dato dall’aver cercato di bruciare il
corpo nel camino; dal fatto che il tronco non fosse stato fatto sparire,
capisce che qualcuno deve aver disturbato l’assassino dal compimento del delitto
perfetto.
Riuscirà ad inchiodare l’assassino solo con una idea,
estrema nella sua concezione, solo facendo un ragionamento sottile e concependo
una soluzione al limite dell’immaginabile, in un finale strepitoso.
Romanzo veramente straordinario, Sleep Long My Love è un Procedural serrato, avvincente, con una
tensione sempre crescente, che trova i propri punti principali in una trama
semplicemente perfetta: un assassino che non si trova, un’ombra nella notte;
una vittima irriconoscibile; le armi, un trinciante ed un coltello da macellaio
ritrovati bruciati nel camino; l’assenza di impronte, di firme, di tracce. E
l’indagine meticolosa della polizia, che non tralascia nulla, che non arretra
davanti a nulla, che prende false piste, arresta falsi omicidi, ma che poi
riesce ad arrestare quello vero e quando è in dubbio se poter dimostrare
l’omicidio premeditato, come pensa Fellows, invece che l’omicidio colposo
come suppone Wilks, solo un errore dell’assassino, che afferma di aver comprato
le armi solo dopo che la morte della donna fosse accaduta, in un giorno che
scopre Fellows essere stato non feriale ma festivo, consegnerà la verità e il
romanzo finirà come era iniziato: con una attribuzione di omicidio premeditato
all’assassino.
La tecnica seguita da Waugh,un autore la cui grandezza
è ancora lontana dall’essere stata accettata e riconosciuta in Italia, e di cui
rimangono tante tracce lontane, ma poche recenti (tra cui un altro romanzo
magnifico, pubblicato l’anno scorso in uno Speciale del Giallo, Pure Poison), è quella di presentare gli
indizi tutti insieme, non dando minimamente enfasi ad essi e tantomeno a quello
specifico, in maniera che pur essendo molto corretto col lettore, nello stesso
momento in cui presenta l’indizio ne nasconde gli effetti più velenosi
derivanti da esso. Solo alla fine, vi farà riferimento, traendone la domanda su
cui ruota tutta la vicenda: perché mai l’assassino ha interrotto la distruzione
del cadavere, se nessuno nei paraggi aveva avvertito alcunché di strano e
tantomeno annusato il fetore che si irradiava attorno?
Solo dando risposta a questo quesito si riuscirà a
dare una svolta alla vicenda e acciuffare l’assassino.
Anch’io sono stato sviato come tutti, ma avvezzo alle
tecniche dei romanzi e ai sotterfugi degli scrittori (essendo uno piccolo
scrittore, fondamentalmente di racconti, anch’io) sono riuscito a sviluppare lo
stesso ragionamento di Fellows e a inchiodare lo stesso assassino prima che
venisse rivelato da Waugh.
L’assassino è la persona più insospettabile della
vicenda e nel tempo stesso la più plausibile.
E richiama un celeberrimo romanzo di Agatha Christie
per come l’assassino si presenta ai lettori.
Più di questo, è inutile dire.
La psicologia del romanzo è portata al suo massino, i
ritratti delle persone coinvolte sono a tutto tondo; e vi è una certa
sensibilità e una certa tristezza nel raccontare gli avvenimenti luttuosi, che
allontanano il mystery dalle certezze asettiche degli enigmi degli anni trenta,
affondandolo invece nelle brume e nel sangue della Crime Story. Per certi
versi, anche qui la vittima è in fondo un carnefice e il carnefice una vittima:
se la vittima non avesse minacciato l’assassino di rivelare la sua relazione
alla moglie di lui, ella sarebbe ancora viva e lui non sarebbe diventato un
assassino.
E a dominare la vicenda, di cui è unico vincitore, è
il Fato, imperscrutabile: fà sì che la Simpson porti all’ estremo la sua
minaccia; porta Campbell a premeditare la morte della donna, anzi la sua
scomparsa (il fatto che essa non dica nulla alla convivente tranne che si è
sposata, è indicatore della premeditazione dell’omicidio e di come la donna
dovrebbe sparire nel nulla, perchè nessuno possa sospettare di
Campbell-Lawrence-X), posto che Campbell-Lawrence-X stia distruggendo il
corpo nel camino, cioè un pezzo alla volta (brr…), l’intervento di Watly e
Brunnell sconvolgono i suoi piani, e quindi deve nascondere il tronco nel
baule, pulire tutto quanto, distruggere o quasi le sue armi (ma non capisco per
quale motivo non le abbia portate via con sè e buttate da qualche parte!) e
andare via, ritornando alla sua identità celata e da tutti non conosciuta. E
per di più fà sì che a occuparsi della vicenda sia Fellows che non è un
semplice poliziotto, ma un erede della grande tradizione degli anni ’30, un
Poirot, un Fell o anche meglio, un Appleby, l’unico che possa, facendo un certo
ragionamento (ma lo può fare anche il lettore ultra-smaliziato), smascherare
l’assassino. Rivelatore è anche il furto dei contratti, che peraltro non poteva
non essere consumato.
Del resto l’assassino è lontano un miglio da quelli
freddi o astuti o malvagi di Ellery Queen o di Carr o di Agatha Christie: qui è
un uomo che solo in forza dell’aura di mimesi di cui si è dotato, riesce a
credere di essere in salvo; ma che poi dimostra la sua fragilità, nei
singhiozzi e nel pianto finale.
E c’è una squisita sensibilità nell’analizzare la
provincia americana, e le malcelate tendenze depresse di uomini vittime della
degradazione sociale e dalla mancanza di qualsiasi valore in cui credere, in un’altra
faccia della società dominata dal mito del “Self Made Man” e di donne depresse
nella loro mancanza di speranze in una vita migliore, stritolate dall’assenza
di ruoli di comando loro riservati e rifugiate solo nella promozione sociale
dell’essere sposate o comunque amate, anche solo per una sola notte. Così le
due J.S. della vicenda, la Jean Sherman, ragazza di provincia, dedita al padre
infermo, che in virtù della sua condizione non può godere della vicinanza di
uomini, insomma una fanciulla virtuosa e la Joan Simpson che ha dato o crede di
aver dato una svolta alla propria vita, ritrovando un amore giovanile, che la
condurrà invece alla morte, se sono accomunate dalle iniziali, percorrono
invece due sentieri paralleli ma profondamente diversi: sono andate a letto
entrambe con l’assassino, ma mentre la prima si salva perché si accontenta
della notte d’amore non avendo dubbi o avendone pochi che l’uomo si farà mai
rivedere da lei, perché riprenderà a vivere la vita di ogni giorno al fianco
del padre infermo (un esempio tutto sommato positivo) la seconda finisce
assassinata e mutilata per la sua volontà opposta nel cercare di allungare
all’infinito una storia che è già finita, nella sua volontà di non
accontentarsi di quello che le viene offerto, cercando con le sue arti
femminili di violentare una situazione more uxorio altrui sostituendola con la
propria (un esempio negativo, nella sua mancanza di virtù).
Forse che il vecchio proverbio “Chi si accontenta,
gode” è sempre valido?
Waugh ti sbandiera l’assassino sotto il naso più di
una volta e intanto mena il can per l’aria.
E la domanda che ti fa, “Una sfida al lettore”
implicita, cioè come mai l’assassino sapeva che sarebbe stato disturbato, è una
mazzata: è come se fosse l’unica chance che lui offre al lettore per riuscire a
capire l’enigma prima della soluzione finale. Tanto più che ti sfida a capire
l’indizio dei contratti, che, visto nella sua interezza, è complementare a
quanto detto prima.
Veramente un romanzo magnifico!
Pietro De Palma
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