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venerdì 7 dicembre 2018

Hillary Waugh : L’alibi (The Missing Man, 1964) – Trad. Lydia Lax – I Gialli Segreti N°89 del 1965

Ritorniamo a parlare di un romanzo di Hillary Waugh, l’inventore si può dire se non uno dei massimi esponenti del “Procedural”, cioè di quel genere poliziesco che ri guarda le indagini svolte dalla polizia per incriminare una tale persona: scompare quindi il detective dilettante, scompaiono i delitti eclatanti e machiavellici, e si afferma invece un’indagine più schietta e reale, in cui soppravvive purtuttavia  il metodo indiziario. Waugh tentò anche una serie “The Case of” in cui, invece del procedural più classico, debordava in hardboiled di tipo chandleriano, molto popolari al suo tempo. Diciamo subito che questa parte della sua produzione è la meno significativa, non per il genere, quanto perchè riporta cliché adottati da altri. I procedurals invece che confezionò, furono tutti in gran parte buoni, raggiungendo significativi risultati in alcuni casi.

The Missing Man è un romanzo del 1964.
Si apre con la scoperta del cadavere di una gran bella ragazza da parte di un bagnino, su una delle spiagge del Connecticut nel New England, in una macchia di vegetazione in cui di solito si nascondono le coppiette per amoreggiare.
La ragazza è completamente vestita, tranne le scarpe, lasciate lì vicino (le suole dei piedi sono insabbiate, segno che è venuta a piedi nudi sul bagnasciuga), e non indossa mutandine; inoltre non ha effetti personali (gioielli, orologio da polso) nè tantomeno la borsetta. E’ stata strangolata, ma prima di esserlo, ha avuto un rapporto sessuale. Inoltre, siccome è stata strangolata per mezzo di un pezzo di corda, è evidente che l’assassino l’abbia portata con sè, e quindi trattasi di un omicidio premeditato: qual’è quella bestia che premedita un omicidio con una donna, che evidentemente non aveva alcun sospetto sul suo partner, e ha il coraggio di aver pure un rapporto sessuale prima di ucciderla se non addirittura strangolarla mentre le sta sopra? Ci sono degli indizi che l’attestano: gli slip quando la donna era arrivata al luogo, erano addosso, e solo prima di morire, erano stati tolti, tanto che sulla pelle era rimasto il segno dell’elastico; e anche un segno sull’anulare, fa presumere che sia stato portato via un anello. Quindi…anche una rapina? Chi è la donna? E chi l’ha uccisa? Iniziano le indagini.
Le uniche cose in mano alla polizia sono la foto, e il calco dei denti.
Purtroppo la vittima è stata scoperta nel weekend, e quindi per avere l’aiuto dei giornali in una possibile identificazione del cadavere dovranno passare dei giorni.
Prima è la padrona di una pensione a “La Piccola Bohéme” il villaggio di case a ridosso della spiaggia, sotto Indian Lake, a farsi avanti e riconoscerla: è Elizabeth Moore, una sua pensionante. Si è presentata con una valigia: l’ha riconosciuta dalla foto segnaletica. Aveva con sè una fede nuziale e un orologio con dei brillantini, che l’assassino le ha portato via, ma che sono su una foto che Fellows il capo della polizia locale trova in camera sua. La valigia non ha effetti personali di alcun genere: solo una etichetta stinta potrebbe avvalorare l’ipotesi che la donna in passato abbia viaggiato per aereo o per mare. Elizabeth pare che fosse vedova da poco, circa tre mesi e che il marito, Harry fosse morto per un incidente automobilistico.
Chi è Harry? Chi è Elizabeth? Due nomi sconosciuti! Parte un’indagine a tutto campo, e nulla viene dimenticato. Oltre che la pensionantte, si presentano anche alcune delle coppie che sono solite passare del tempo sul bagnasciuga a fare l’amore: prima John Carlson e Linda Waters, che affermano di aver visto una coppia, che potrebbe essere stata quella della vittima e del suo assassino doirigersi verso la macchia, e di aver sentito una doppio rifiuto pronunciato dalla ragazza e poi il silenzio; e poi un’altra coppia, Hank Wilson ed Adele  Edmund, arrivate più tardi, ma che riferiscono di uno strano tipo che va ad illuminare le coppiette con una torcia elettrica.
La pista promettente che porta a questa specie di giovane guardone, tramonta ben presto, e Fellows e Wilks, si trovano con un pugno di mosche. Anche la pista che porterebbe a Pittsfield, una grande cittadine delle vicinanze, in virtù di una lettera che Betty avrebbe ricevuto, tramonta ben presto, come pure quella che Harry sia morto in Connecticut. Quando tuttavia si dispera di trovare più alcun appiglio, per caso uno dei poliziotti incaricati di esaminare i passeggeri in uscita e in entrata dal porto di New York, trova proprio Signor Harrry Moore e Signora Harry Moore. Prende contatto con uno dei passeggeri che li informa di ricordarsi bene della coppia, anche perchè pur essendosi prenotati per tutta la crociera, in realtà erano scesi prima, coi loro bagagli, in concomitanza col furto in parecchie cabine occupate da persone anziane che Harry aveva frequentato assiduamente durante il viaggio.
Anche questa pista però ben presto subisce un colpo, quando della coppia non si riesce a trovare più alcuna notizia. L’indagine si riapre quando però i connotati dei due vengono assimilati ad una coppia con cognomi diversi: Harry e Betty Cooper, abitanti a Pittsfield. Quando arrivano alla casa dove i due avevano abitato, ecco un’altra sorpresa: la vicina afferma che la signora è partita poco tempo prima, mentre lui è partito parecchio tempo prima. E’ partita quando ha ricevuto comunicazioni dal marito di raggiungerlo. E pur partendo con una valigia solo (quelal ritrovata nella pensione), il grosso del mobilio e degli effetti personali è stato traslocato da un’agenzia di cui però non è rimasto alcun segno del passaggio: la fortuna arriva in soccorso quando per caso qualcuyno guarda nelal cassetta postale e lì trova la fattura intestata al merito, dell’agenzia di triaslochi. Risalendo all’indirizzo, riescono finalmente a mettere le mani sugli effetti personali della vittima, tra cui tre lettere, che permettono loro di  accusare definitivamente il marito di uxoricidio premeditato: emerge come movente il fatto che il marito avesse un’amante e che la moglie non volesse il divorzio, innamorata com’era e speranzosa che il marito tornasse da lei, ancora giovane, 22 anni, e le concedesse la gioia di avere un figlio. Emerge tuttavia anche come il marito avesse conosciuto la moglie molto prima, quando erano giovani, ed emergono anche altri due nomi: quello di due donne., tra cui la sorella di Betty, provata da un recente aborto. Supponendo che la sorella le avesse inviato dei fiori, si rivolgono a dei fiorai e risalgono al vero cognome della giovane, Larkhin. Sulla base di esso riescono a trovare la madre del marito a New York, e il cerchio comincia a chiudersi, quando la madre da una foto del figlio. Proprio quella foto, ricorderà a Fellows qualcuno che all’inizio del caso aveva parlato con lui.
Sulla base di una intuizione riguardante il posto dove potesse risiedere, e tentando proprio Pittsfield, riescono a trovare che quella persona abita effettivamente lì. La padrona di casa, li informa che lui è andato via, e quando fellows la informa che lui e lei hanno prmeditato la morte della moglie, per potersi sposare, lei distrugge uno dei due alibi su cui l’uomo fondava la sua estraneità: lei non l’aveva visto in un tale posto la sera dell’omicidio di Betty, ma sull’estraneità della fidanzata metteva la mano sul fuoco.
L’ultimo atto, riuscirà a demolire l’altro alibi, dato all’assassino dalla fidanzata, e a dimostrare la colpevolezza dell’uomo tornato dal viaggio di nozze assieme alla moglie, sulla base proprio dell’orologio da donna indossato dalla moglie, regalo del marito, e appartenuto a Betty sino alla sera dell’omicidio, colpo di scena finale.
Il romanzo, identificato come un Mystery, non lo è certamente quanto piuttosto un “thriller – potremmo dire – deduttivo”: non dobbiamo scegliere in una rosa di sospettati, perchè il sospettato è uno solo; IL MOVENTE è il più classico in casi come questo e l’assassino il più ovvio: liberarsi della moglie affinchè il marito, non potendo disporre della propria libertà attraverso il divorzio, possa ottenerla in altro modo; tuttavia se la moglie ha un nome fittizio da cui non si ricava il suo passato, l’uomo è il vero punto interrogativo della vicenda, tanto che si giustifica il titolo in inglese del romanzo: l’Uomo scomparso (The Missing Man); il pezzo di corda con cui la donna è stata strangolata, fa ipotizzare all’inizio del romanzo la premeditazione dell’omicidio, cosa che poi viene avvalorata alla fine, sulla base della lettura di una delle tre lettere con cui l’omicida aveva dato disposizioni alla moglie, su come arrivare a “La Piccola Bohéme”, dove trovare alloggio, come qualificarsi, che balle raccontare sul proprio passato, come arrivare in spiaggia persino. Un elemento di depistaggio che era stato usato, aveva riguardato la sparizione delle mutandine, accreditando così la pista, peraltro mai presa in considerazione, del maniaco sessuale (il maniaco sessuale in un raptus avrebbe strozzato  la donna ma perchè si sarebbe portata appresso, apposta una corda, se non avendone premeditato la morte?).
Il thriller ha delle movenze esclusivamente Mystery, non essendoci per nulla ceneri hardboiled che pure avevamo notato nell’esordio di Waugh, Madam Will Not Dine Tonight, e che ci saranno ampliate in alcuni romanzi tardi della mertà degli anni ’80. Tuttavia notiamo una certa somiglianza con altri romanzi pure procedural, per es. col famosissimo Sleep Long My Love: la vicenda è un omicidio che nasce all’interno di una coppia, in cui lui vuole troncare la storia e lei non glielo permette; lei viene uccisa, e lui fa di tutto perchè l’identificazione sia sua sia della sua vittima siano il più difficile possibile; lui non è una persona che scende dal cielo, ma è presente all’inzio del romanzo (una discendenza da Van Dine?) seppure in una veste che presupporrebbe l’estraneità alla vicenda delittuosa; viene in certo modo ribaltato il rapporto vittima carnefice, perchè in definitiva lui uccide lei in quanto messo nella condizione di recuperare la sua libertà solo in un modo possibile, obbligato dalla volontà ferrea di lei di non darla vinta a lui ma invece di voler indirizzare la loro vita familiare. Tuttavia nei due casi, pur essendo maggiormente efferato il modus in Sleep long in quanto il cadavere viene bruciato, rilevo come l’efferatezza dell’omicidio sia inversamente proporzionale alla cattiveria dell’omicida, in quanto nel nostro caso, pur avendo “solamente” strangolato la sua vittima, non arrecando alcun vilipendio al cadavere, è particolarmente odioso, in quanto prima dell’omicidio o anche addirittura durante, lui ha con lei un ultimo rapporto sessuale, una sorta di “ultimo desiderio del condannato a morte”, che da lei può esser stato visto come un tentativo di riconciliazione col marito, ma non da lui, che invece “gode” due volte: una sessualmente, l’altra avendo liquidato la moglie che impediva un matrimonio particolarmente redditizio.
Hillary Waugh non eccede in descrizioni nè in ritratti psicologici, e pertanto la lunghezza del romanzo non è mai eccessiva. Questo ha anche la sua importanza, perchè un testo non molto lungo , se impostato bene, in quanto thriller, ha una sua forza intrinseca, e procede spasmodicamente verso il finale. Tenendo presente, che vi è sempre un colpo di scena finale, che qui è addirittura doppio: innanzitutto, l’identificazione dell’omicida in qualcuno che abbiamo visto all’inizio del romanzo; e poi qui, addirittura la comparsa di qualcosa che era statato sottratto alla vittima (un orologio d’oro con brillantini, probabilmente donatole da lui in un momento felice del loro menage) al polso della nuova moglie, a sancire una continuità di appartenenza al marito, ma anche ovviamente la prova principale della sua colpevolezza. La poca lunghezza del testo non è riferibile per di più solo alla edizione italiana ma anche a quella originaria.
Scattante traduzione di Lydia Lax, una veterana nelle traduzioni degli anni ’60.

Pietro De Palma

sabato 24 novembre 2018

Hillary Waugh : A cena con il delitto (Madam Will Not Dine Tonight, 1947) - Trad. Lydia Lax – I gialli segreti, Nuova serie illustrata, n.51 del 1962


Di Hillary Waugh abbiamo già parlato in occasione dell’ottimo romanzo ripresentato da Polillo.
Waugh cominciò però, come abbiamo già detto, con tre romanzi della tradizione classica del Mystery – Enigma.  E il primo in assoluto fu Madam Will Not Dine Tonight, 1947.
Sheridan Wesley è stato invitato a casa di Valerie King per una cena. Niente di strano se Valerie King fosse di sua conoscenza, ma così non è. L’invito è tanto più strano perché a Sheridan, che è investigatore privato, è stata recapitata una busta con l’invito in cui c’era una banconota da cento dollari e anche la richiesta di portare con lui a cena un’accompagnatrice, nel caso suo, sua moglie.
L’invito, che è già strano di per sè, acquista ancora maggior valenza in tal senso quando i due arrivano a casa di Valerie e non la trovano ad aspettarli; trovano invece una strana compagnia di persone: Jimmy Burns, un giornalista scandalistico; Charley Cromwell, un playboy; James Godfrey, un avvocato; Gloria Van Ryne, una bella ragazza di buona famiglia; i coniugi Hammitt. Il gruppo di individui là convenuti è tanto più strano in quanto loro non si conoscono – e potrebbe anche accadere che ad una festa le persone non si conoscano – ma ancor più è strano quando appare chiaro a Wesley e a sua moglie, che alcuni di loro dicono di aver mai conosciuto prima la King: per esempio i coniugi Hammitt, Burns e Gloria Van Ryne.
Intanto tutti aspettano Valerie, ma la padrona di casa sembra far aspettare i suoi ospiti. Sheridan comincia a chiedere informazioni, a fare domande: i domestici, i coniugi Webb, dicono che è andata in città il giorno prima e che quando loro sono tornati, alle dieci di mattina, già non era in casa, ma aveva annunciato il giorno prima di preparare la casa per un ricevimento serale, quando sarebbero tornati. E loro avevano fatto quanto loro ordinato. Tuttavia, questa rivelazione pare essere in contrasto con quanto Wesley ha scoperto: cioè che l’auto di Diana è ancora in garage. Segno che sarebbe andata in città a piedi da una villa in aperta campagna. Wesley comincia a sentire puzza di bruciato: se in casa sembra non esserci, da qualche altra parte starà. Intorno alla villa c’è un boschetto: nonostante sia sera, faccia freddo e loro siano vestiti con abiti da sera, Wesley e Diana si incamminano, illuminando il terreno con una lampadina tascabile che lui porta sempre in auto. Fatto sta che dopo aver trovato su un tratto di terreno, delle impronte di tacchi femminili, e poi una scarpa femminile col tacco, trovano Valerie, nuda, accoltellata, e morta da un bel po’, almeno un giorno.
Ritornano in villa e chiamano la polizia.
Le indagini sono affidate al capitano Slocum, che inizialmente diffida di Wesley, pensando ad un depistaggio, per poi dargli credito (ma solo fino ad un certo punto) quando sa che Wesley e l’Ispettore in capo Bradley, della Squadra Omicidi della Polizia di New York, sono ottimi amici. Nonostante tutto lo fa pedinare. Questo provoca la reazione di Wesley che, invece di affiancare l’indagine, indaga per conto proprio: innanzitutto sottrae, all’apertura della cassaforte di Valerie King, dalle foto e documenti che gli porge Slocum, una vecchia foto; poi in sua assenza, perquisisce più a fondo lo studio, dove aveva trovato, comunicando per telefono alla polizia l’avvenuto decesso di Valerie, del tabacco sparso sul tappeto e due barattoli di sigarette (di color rosso e verde) con i tappi invertiti che aveva messo a posto: partendo dal presupposto che i coniugi Webber ed in particolare la donna aveva affermato di aver pulito a fondo la casa giovedì mattina prima di andare via, ne desume che il tabacco doveva essersi versato dopo, come per una lite, quando  i barattoli si erano aperti e le sigarette erano finite sul tappeto. Togliendo il tabacco, si accorge che ci sono dei punti sul tappeto appiattiti, come se per del tempo ci fosse stato appoggiato sopra qualcosa di pesante che ipotizza essere state le gambe dello scrittoio; spostandolo in modo da far arrivare su queste zone i piedini delle gambe, si accorge che le zone del tappeto ricoperte provvisoriamente dalla gambe presentano delle macchie, presumibilmente di sangue: capendo che è lì che si è consumato l’assassinio, bussa sulle pareti per cercare ipotetici cassetti segreti e trova invece, dietro una riproduzione di un Corot, il proiettile di una 38 conficcatovi dietro, che provvede a rimuovere e a prendere.
Dopo aver ripulito la stanza, va a consegnare il proiettile al suo amico della Omicidi per gli esami balistici, solo per sapere che proviene dalla pistola di un noto gangster finito tempo prima sulla sedia elettrica. Inoltre, facendo una ricerca sui giornali di anni prima, risale alle persone ritratte nella foto che ha sottratto: si tratta di due rapinatori, Lenny Myers e Joe Freeman: il primo, che aveva una sorella più piccola, Virginia Myers, è stato giustiziato sulla sedia elettrica, per l’omicidio di un benzinaio; il secondo, è evaso di prigione e non se ne è saputo più nulla; Virginia più tardi aveva cambiato il nome in Valerie King. Assieme ad altri indizi, tra cui carte e lettere conservate in quella cassaforte, esce fuori un altro ritratto di Valerie, non semplice moglie, tradita da un marito che si sollazza con quattro amanti, che vive con la cospicua rendita di azioni dell’ex marito, frutto del divorzio, ma ricattatrice patentata, che ricattava Cromwell, ex suo amante, ma anche probabilmente l’avvocato Godfrey, suo legale nella causa di divorzio; e probabilmente anche l’ex marito: possibile che ricattasse anche i coniugi Hammitt? Wesley si accorge che invecchiando la foro di Freeman, quella rispecchia l’attuale volto di Hammitt, l’industriale che ora lui sa essere un galeotto evaso, che poi ha fatto fortuna nell’industria. Chi sarà mai l’assassino? C’entra qualcosa il tentato suicidio del figlio dei Webb, innamorato anche lui di Valerie, che ricattava i suoi amanti e poi seduceva i giovani? Ha qualche valore la scoperta effettuata da Wesley, contestualmente alla scoperta delle macchie di sangue sul tappeto dello studio, di un frammento di lente diottrica?
Madam Will Not Dine Tonight, che fu scritto mentre Waugh era ancora sotto le armi, non ebbe molto successo. Per quale motivo questo primo suo romanzo non ottenne il successo voluto? Probabilmente perché non creava nulla di nuovo. Avrebbe affascinato, se non avesse ripetuto alcuni elementi propri di romanzi usciti precedentemente al suo: è questo il limite del romanzo. E’ un prodotto onesto, scritto assai abilmente, che mischia l’Hard Boiled (i pedinamenti; l’aggressione nel night-club con scazzottamento, che fa il verso a tante altre analoghe, in particolare ad una contenuta in Headed for a Hearse, di Jonathan Latimer; la donna fatale, contrapposta alla moglie, che vuole con il sesso ottenere il risultato prefissatosi e quando non l’ottiene si produce in un effluvio di oscenità da scaricatore di porto) con il Mystery deduttivo (il sangue sul tappeto, che fa il verso ad un romanzo di Ellery Queen, The Egyptian Cross Mystery; la lente diottrica rotta e lo scambio delle scatole di sigarette, indizi connessi al daltonismo, che fà il verso ad altro romanzo di Ellery Queen, The Greek Coffin Mystery; e sempre a tale romanzo di Ellery Queen potrebbe rifarsi questo di Waugh, per quanto riguarda la vena artistica di Godfrey, giacchè come nel romanzo di Queen c’è il pittore falsario Grimshaw, qui c’è l’avvocato Godfrey che è anche un artista provetto in quanto realizza delle stampe; il ricatto, tema già approfondito in tantissimi altri romanzi; e pure in parecchi romanzi precedenti, c’è l’indizio della falsa impronta per depistare le indagini) secondo un percorso già indicato proprio da Jonathan Latimer o da Craig Rice.
Al tutto aggiunge dei temi assai personali, che si ricavano se si associ ancora una volta, come accade spessissimo nei primissimi romanzi di un determinato autore, la vicenda personale a quella del suo eroe. Non a caso per esempio la moglie di Wesley, sia chiama Diana, come la moglie di Hillary Waugh, e l’avvocato Godfrey si diletta in stampe essendo un provetto disegnatore, come disegnatore lo era lo stesso Hillary, dedicatosi oltre che alla scrittura anche al fumetto.
Un romanzo comunque che si legge tutto d’un fiato, sorretto da ottimi dialoghi. Tuttavia  anche se la prova determinante è data da un ragionamento che dà i risultati voluti e che sfugge per sottigliezza al lettore, il colpevole può essere facilmente individuato sulla base del proiettile analizzato, parecchio tempo prima.
In pratica,  non vi è nessun effetto sorpresa nel finale (parliamo ovviamente del romanzo letto da lettori incalliti), in quanto il colpevole non può essere che essere una sola persona!


Pietro De Palma

domenica 8 gennaio 2017

Hillary Waugh : Dormi bene, amore mio (Sleep Long My Love, 1959) – trad. Giovanni Viganò – I Mastini N.15 – Polillo Editore, aprile 2013, pagg. 220



Tempo fa è uscito nelle librerie, a firma di Hillary Waugh: Dormi ben, amore mio (Sleep Long My Love, 1959), nella collana “I Mastini” di Polillo Editore. Del resto è un titolo già pubblicato da Mondadori, una decina di anni fa, col titolo “Un fantasma ha ucciso”, nella collana da edicola, “I Classici del Giallo”. Solo che, mentre Polillo, molto spesso pubblica un solo romanzo per autore, in una ideale galleria che al posto di quadri presenti romanzi, Mondadori ha pubblicato, nel corso degli anni, anni lontani però, parecchi romanzi di Waugh. Già…chi è, anzi chi fu, Hillary Waugh?
Si chiamava Hillary Baldwin Waugh ed era nato nel 1920 a New Haven, nel Connecticut. Si laureò nel 1942 all’Università di Yale, per poi arruolarsi nell’Aeronautica Militare Statunitense: proprio mentre prestava il Servizio Militare, pensò di scrivere un romanzo, il suo primo, Madam Will Not Dine Tonight nel 1947. Dopo aver pubblicato altri due romanzi senza particolare successo, nel 1949 volse la propria attenzione dal Mystery ad enigma – genere che aveva imperversato negli anni trenta e nei primissimi anni quaranta – al Mystery cosiddetto “Procedural”, cioè un romanzo in cui l’indagine è svolta da un corpo di polizia, seguendo piste, interrogatori, formulando ipotesi, abbandonandole, etc.. fino all’individuazione del colpevole. Il suo primo romanzo, del cambiamento, fu il folgorante Last Seen Wearing … che fu pubblicato nel 1952, seguito da molti altri. Per il genere di Mystery, crudo e realistico, il passaggio all’Hardboiled fu quasi naturale.
Waugh, nominato anche Grand Master da Mystery Writers of America, morì a 88 anni, cinque anni fa.
“Dormi bene, amore mio” titolo non proprio esatto (io avrei detto “Dormi a lungo, amore mio”, molto più macabro e sarcastico) è un romanzo nero, ma più nero che non si può.
Anche qui la caratteristica di Waugh emerge prepotentemente: un inizio del romanzo assolutamente spiazzante, così come i finali spiazzanti erano la caratteristica di Brown. Ma non sto parlando del Prologo, bensì proprio dell’inizio del romanzo.
Nel Prologo c’è il dialogo tra un uomo ed una donna, due amanti: lui è stanco di lei, lei invece lo assilla, lo supplica ed infine lo minaccia, con la storia che è incinta di lui. Una minaccia vecchia come il mondo, che per un uomo sposato che vive una relazione extraconiugale solo come divertimento carnale senza voler rompere con la prima moglie, diventa il movente per un assassinio.
Fin qui nulla di particolare. E’ l’inizio del romanzo invece che è spiazzante: Mr. Watly, dipendente di una società immobiliare che affitta case, trova rotto il vetro del suo ufficio. Sospetta un furto ma non trova nulla che sia stato sottratto, tranne…dei contratti di affitto dagli archivi?
Uno ruba dei soldi, delle azioni, dei titoli, se ci sono..dei gioielli, ma non si è mai sentito che si siano rubati dei contratti di affitto. Eppure è così. Mah.. Ma Fred Fellows, capo della polizia di Stockfords, non la pensa così. E comincia a scavare, ad analizzare tutti gli affitti e alla fine concentra l’attenzione sui contratti a breve scadenza. Restlin, il proprietario dell’agenzia immobiliare gli parla di un certo Campbell che aveva affittato una bella e grande casa per un mese, e che sarebbe stata disponibile a breve; solo che Watly vi aveva portato il giorno prima un acquirente, Brunnell, ma aveva trovato la casa disabitata e la porta chiusa.
Fellows e il suo sergente Sidney Wilks si recano con altri agenti, e subito sentono un odore strano che non riescono ad identificare. La casa è disabitata, pulita, messa in ordine. Nulla di strano, eccetto due valigie con due iniziali in oro “J.S.” proprio nell’ingresso, dimenticate quasi.
Stanze spoglie, bagni puliti tranne uno con della schiuma nel fondo della vasca, ed un freddo glaciale all’interno della casa. Si muore dal freddo, e già che si è a febbraio, il 26 di febbraio. Ma per di più il riscaldamento è spento. Restlin si lancia disperato in cantina dov’è la caldaia e da giù si sentono le sue grida: qualcuno ha lasciato la caldaia spegnersi non chiudendo il contatore dell’acqua e così i tubi si sono ghiacciati e sono scoppiati.
Fellows entra in tutte le stanze e non trova nulla, proprio nulla. Poi scende in cantina. Ma perché proprio in cantina? Già perché nelle cantine delle case abbandonate si celano i segreti. Mi ricordo che il buon Carr che se intendeva di letteratura gotica, in It Walks By Night, in un muro della cantina aveva fatto nascondere un corpo in decomposizione. No, qui di corpi in decomposizione nascosti in nicchie murate non ce ne sono. Ma c’è un baule. Altro topos dei romanzi neri. Quando si trova un baule, puoi stare certo che dentro ci sia sempre qualcosa di interessante: Agatha Christie fa scoprire un cadavere in decomposizione dentro un baule, da Poirot, in One, Two, Buckle My Shoe; Alfred Hitchcock ne cela uno dentro un baule e poi sopra vi imbandisce la tavola per un cocktail party, in Rope; Michael Gilbert nasconde un corpo in decomposizione anche lui in un baule nel suo capolavoro, Smallbone Deceased; persino il francese Pierre MacOrlan (uno degli pseudonimi del grande Pierre Dumarchey, autore del mai ricordato abbastanza Quai des Brumes, romanzo da cui Marcel Carné trasse l’omonimo film capolavoro con Jean Gabin eMichèle Morgan) in Le tueur numéro deux nasconde un cadavere in un baule; e perfino The Jackal nel romanzo di Forsyth, quando uccide il falsario di passaporti che gli vuole estorcere altri soldi con la minaccia di rivelare a chi li abbia forniti, lo nasconde in un baule.
Vuoi vedere che nel baule nella cantina della casa disabitata c’è un cadavere?
Inizialmente trovano abiti, scarpe ma poi..trovano un tronco di un corpo che dal freddo è stato parzialmente preservato dalla decomposizione, da cui mancano gli arti superiori ed inferiori e la testa. Dove mai li avrà nascosti l’assassino?
Siccome nella caldaia trovano una strana cenere, non di carbone, si suppone subito che siano i resti delle parti mancanti del corpo. Come si potrà mai identificare il cadavere?
Innanzitutto le indagini puntano a individuare chi ha spedito il baule, perché si sa che è il baule della donna morta, ma non si riesce a scoprire nulla di importante. Poi solo per la curiosità di Fellows che trova su un notes degli strani segni come prodotti da un foglietto strappato soprastante, riesce con un metodo empirico, a sapere un nome “Jane Sherman” e il suo indirizzo. Si convince che è la donna uccisa. Ma quando si reca a casa della donna, la trova davanti a lui viva e vegeta. E quindi dal dialogo che ne segue, quasi un interrogatorio, capisce che la Sherman è una donna insoddisfatta, mai guardata dagli uomini, che un giorno ha conosciuto un tale in un treno, nei confronti del quale ha provato una forte attrazione fisica, tanto da andare con lui in una casa e passare una notte con lui. Rivela che tutte le stanze erano aperte tranne una e solo dopo che Fellows glielo rivela capisce di essere stata ad un passo dallo scoprire un cadavere in essa e finire nello stesso modo. Dio mio! Un assassino uccide una donna e poi va in cerca di un’altra, la seduce, la porta nelle stessa casa e col cadavere ancora caldo in una stanza, ci fa l’amore in un’altra!
Fellows capisce di stare cercando un mostro, che è un uomo comune, tanto comune da essere imprendibile: perché John Campbell è un nome inventato.
Tutto viene sondato ma invano: si cerca qualcuno che possa essere venuto da qualche paese vicino, magari che abbia una doppia vita. Una vicina dice che questo tale viveva con una donna riservata, arrivava di pomeriggio e poi andava via di sera. Fellows si convince che l’assassino è un commesso viaggiatore, ma nonostante tutte le ricerche sono capaci solo di arrestare un innocente, un venditore di aspirapolveri con l’hobby delle avventure carnali con massaie insoddisfatte. Solo quando Fellows pensa di avvalersi dell’aiuto dei dentisti e domandare loro se abbiano pazienti con iniziali “J.S.” imbocca la strada giusta e riesce a capire chi sia la vittima.
E dopo un paziente e meticoloso lavoro di indagine…non approda ad alcun risultato degno di nota. Così, riparte da zero: dal furto dei contratti; dalla visita di Watly e Brunnell alla casa disabitata; dal tentativo di bruciare il corpo, a cui sono stati sottratti maldestramente e con imperizia degli organi, temendo la gravidanza della donna, prima nella caldaia e poi, quando essa si era spenta per negligenza, nel camino della casa: a ciò era dovuto l’odore strano e disturbante, dato dall’aver cercato di bruciare il corpo nel camino; dal fatto che il tronco non fosse stato fatto sparire, capisce che qualcuno deve aver disturbato l’assassino dal compimento del delitto perfetto.
Riuscirà ad inchiodare l’assassino solo con una idea, estrema nella sua concezione, solo facendo un ragionamento sottile e concependo una soluzione al limite dell’immaginabile, in un finale strepitoso.
Romanzo veramente straordinario, Sleep Long My Love è un Procedural serrato, avvincente, con una tensione sempre crescente, che trova i propri punti principali in una trama semplicemente perfetta: un assassino che non si trova, un’ombra nella notte; una vittima irriconoscibile; le armi, un trinciante ed un coltello da macellaio ritrovati bruciati nel camino; l’assenza di impronte, di firme, di tracce. E l’indagine meticolosa della polizia, che non tralascia nulla, che non arretra davanti a nulla, che prende false piste, arresta falsi omicidi, ma che poi riesce ad arrestare quello vero e quando è in dubbio se poter dimostrare l’omicidio premeditato, come pensa Fellows,  invece che l’omicidio colposo come suppone Wilks, solo un errore dell’assassino, che afferma di aver comprato le armi solo dopo che la morte della donna fosse accaduta, in un giorno che scopre Fellows essere stato non feriale ma festivo, consegnerà la verità e il romanzo finirà come era iniziato: con una attribuzione di omicidio premeditato all’assassino.
La tecnica seguita da Waugh,un autore la cui grandezza è ancora lontana dall’essere stata accettata e riconosciuta in Italia, e di cui rimangono tante tracce lontane, ma poche recenti (tra cui un altro romanzo magnifico, pubblicato l’anno scorso in uno Speciale del Giallo, Pure Poison), è quella di presentare gli indizi tutti insieme, non dando minimamente enfasi ad essi e tantomeno a quello specifico, in maniera che pur essendo molto corretto col lettore, nello stesso momento in cui presenta l’indizio ne nasconde gli effetti più velenosi derivanti da esso. Solo alla fine, vi farà riferimento, traendone la domanda su cui ruota tutta la vicenda: perché mai l’assassino ha interrotto la distruzione del cadavere, se nessuno nei paraggi aveva avvertito alcunché di strano e tantomeno annusato il fetore che si irradiava attorno?
Solo dando risposta a questo quesito si riuscirà a dare una svolta alla vicenda e acciuffare l’assassino.
Anch’io sono stato sviato come tutti, ma avvezzo alle tecniche dei romanzi e ai sotterfugi degli scrittori (essendo uno piccolo scrittore, fondamentalmente di racconti, anch’io) sono riuscito a sviluppare lo stesso ragionamento di Fellows e a inchiodare lo stesso assassino prima che venisse rivelato da Waugh.
L’assassino è la persona più insospettabile della vicenda e nel tempo stesso la più plausibile.
E richiama un celeberrimo romanzo di Agatha Christie per come l’assassino si presenta ai lettori.
Più di questo, è inutile dire.
La psicologia del romanzo è portata al suo massino, i ritratti delle persone coinvolte sono a tutto tondo; e vi è una certa sensibilità e una certa tristezza nel raccontare gli avvenimenti luttuosi, che allontanano il mystery dalle certezze asettiche degli enigmi degli anni trenta, affondandolo invece nelle brume e nel sangue della Crime Story. Per certi versi, anche qui la vittima è in fondo un carnefice e il carnefice una vittima: se la vittima non avesse minacciato l’assassino di rivelare la sua relazione alla moglie di lui, ella sarebbe ancora viva e lui non sarebbe diventato un assassino.
E a dominare la vicenda, di cui è unico vincitore, è il Fato, imperscrutabile: fà sì che la Simpson porti all’ estremo la sua minaccia; porta Campbell a premeditare la morte della donna, anzi la sua scomparsa (il fatto che essa non dica nulla alla convivente tranne che si è sposata, è indicatore della premeditazione dell’omicidio e di come la donna dovrebbe sparire nel nulla, perchè nessuno possa sospettare di Campbell-Lawrence-X), posto che Campbell-Lawrence-X stia distruggendo il corpo nel camino, cioè un pezzo alla volta (brr…), l’intervento di Watly e Brunnell sconvolgono i suoi piani, e quindi deve nascondere il tronco nel baule, pulire tutto quanto, distruggere o quasi le sue armi (ma non capisco per quale motivo non le abbia portate via con sè e buttate da qualche parte!) e andare via, ritornando alla sua identità celata e da tutti non conosciuta. E per di più fà sì che a occuparsi della vicenda sia Fellows che non è un semplice poliziotto, ma un erede della grande tradizione degli anni ’30, un Poirot, un Fell o anche meglio, un Appleby, l’unico che possa, facendo un certo ragionamento (ma lo può fare anche il lettore ultra-smaliziato), smascherare l’assassino. Rivelatore è anche il furto dei contratti, che peraltro non poteva non essere consumato.
Del resto l’assassino è lontano un miglio da quelli freddi o astuti o malvagi di Ellery Queen o di Carr o di Agatha Christie: qui è un uomo che solo in forza dell’aura di mimesi di cui si è dotato, riesce a credere di essere in salvo; ma che poi dimostra la sua fragilità, nei singhiozzi e nel pianto finale.
E c’è una squisita sensibilità nell’analizzare la provincia americana, e le malcelate tendenze depresse di uomini vittime della degradazione sociale e dalla mancanza di qualsiasi valore in cui credere, in un’altra faccia della società dominata dal mito del “Self Made Man” e di donne depresse nella loro mancanza di speranze in una vita migliore, stritolate dall’assenza di ruoli di comando loro riservati e rifugiate solo nella promozione sociale dell’essere sposate o comunque amate, anche solo per una sola notte. Così le due J.S. della vicenda, la Jean Sherman, ragazza di provincia, dedita al padre infermo, che in virtù della sua condizione non può godere della vicinanza di uomini, insomma una fanciulla virtuosa e la Joan Simpson che ha dato o crede di aver dato una svolta alla propria vita, ritrovando un amore giovanile, che la condurrà invece alla morte, se sono accomunate dalle iniziali, percorrono invece due sentieri paralleli ma profondamente diversi: sono andate a letto entrambe con l’assassino, ma mentre la prima si salva perché si accontenta della notte d’amore non avendo dubbi o avendone pochi che l’uomo si farà mai rivedere da lei, perché riprenderà a vivere la vita di ogni giorno al fianco del padre infermo (un esempio tutto sommato positivo) la seconda finisce assassinata e mutilata per la sua volontà opposta nel cercare di allungare all’infinito una storia che è già finita, nella sua volontà di non accontentarsi di quello che le viene offerto, cercando con le sue arti femminili di violentare una situazione more uxorio altrui sostituendola con la propria (un esempio negativo, nella sua mancanza di virtù).
Forse che il vecchio proverbio “Chi si accontenta, gode” è sempre valido?
Waugh ti sbandiera l’assassino sotto il naso più di una volta e intanto mena il can per l’aria.

E la domanda che ti fa, “Una sfida al lettore” implicita, cioè come mai l’assassino sapeva che sarebbe stato disturbato, è una mazzata: è come se fosse l’unica chance che lui offre al lettore per riuscire a capire l’enigma prima della soluzione finale. Tanto più che ti sfida a capire l’indizio dei contratti, che, visto nella sua interezza, è complementare a quanto detto prima.

Veramente un romanzo magnifico!

Pietro De Palma