venerdì 11 novembre 2022

Ellery Queen : La casa delle metamorfosi (Halfway House) - trad. Gianni Montanari - Ellery Queen "Sfida al lettore" n.16, Mondadori, 1985

 


 

Dopo molto tempo, presento oggi il romanzo di Ellery Queen che chiuse la leggendaria decade:  Halfway House, in italiano La casa delle metamorfosi (?), un titolo ancora una volta, non dico campato in aria ma che sicuramente non rispecchia la volontà degli autori di riferire il titolo ad una situazione basilare del romanzo.

Non è la sola stranezza dell'edizione italiana, ed intendo per edizione italiana qiulla migliore affidata a Gianni Montanari, uno dei pochi traduttori italiani in grado di padroneggiare l'americano a tal punto da coglierne le sfumature (un altro era Luca Conti). Infatti, a dispetto di altri romanzi della prima decade, questo romanzo nell'edizione italiana non possiede la prefazione firmata J. J. McC. (cioè il fantomatico penalista amico di Ellery Queen, che compare quasi solo nelle prefazioni, e in Face to Face, che ne illustra le gesta e spiega delle cosette del romanzo), che invece c'è nell'edizione americana. In sostanza, tra le cose che dice questa prefazione, la più interessante è che il titolo differisce vistosamente dallo schema adottato per i 9 precedenti (Articolo Determinativo + Aggettivo di nazionalità + Nome + Mystery), perchè... Non si sa il perchè. Infatti J. J. McC. lo chiede a Ellery Queen che risponde in sostanza: "perchè non avrei dovuto mettere questo titolo?". Anche se l'interpellato ammette che in un primo tempo il titolo sarebbe stato in linea con gli altri, e il romanzo si sarebbe potuto intitolare The Sweedish Match Mystery. In realtà perchè il titolo cambi, esiste una ragione di fondo, e la vedremo a commento del romanzo; intanto però diciamo che entrambi i titoli, quello rimasto e quello originario, alludono a due particolarità di fondo del romanzo: la casa e il particolare su cui si fonda la soluzione.

Ellery, di passaggio a Trenton, diretto a New York, incontra il suo amico, l'avvocato Bill Angell che lo convince a proseguire assieme, dopo che lui abbia sbrigato una questione col cognato Joe, che lo aspetta di sera in un luogo. Arrivato lì, una baracca a metà tragitto tra Philadelphia e Trenton, Bill trova Joe agonizzante, accoltellato al petto, ma prima che entri dall'uscio di servizio , vede una Cadillac, parcheggiata davanti all'uscio principale, che sfreccia in direzione opposta alla sua, guidata da una bella donna. Nella stanza, squallida nell'arredamento, stonano un attaccapanni dove si trovano appesi delle giacche di eccellente qualità, i tendaggi e un tappeto di ottimo gusto, e un servizio per lo studio, nuovo di zecca, che sarebbe dovuto essere regalato per il compleanno proprio a Bill da Joe e Lucy Wilson. Per il resto la scena è occupata da una lampada accesa su un tavolo e da un piatto pieno di cerini svedesi bruciati. Nient'altro, tranne l'arma del delitto, ancora sporca di sangue, che sulla punta ha un piccolo turacciolo bruciacchiato.

Bill chiama immediatamente Ellery che ispeziona l'ambiente, e marca le vistose stranezze di quel cadavere, un uomo che a detta di Bill svolgeva il mestiere di rappresentante di bigiotteria andando in giro con una vecchia macchina, ma che poi indossava abiti confezionati per mano del sarto più famoso di New York, nella Quinta Strada, e aveva nel garage (una baracca poco distante) una macchina sportiva nuova e persino una barca, con cui soleva veleggiare spesso, visto da gente dei dintorni, quando alla moglie risultava che stesse fuori per vendere roba del campionario. Ma la cosa che più disturba Ellery, che continua a guardare il cadavere è la rassomiglianza con una persona che aveva conosciuto tempo prima ad una cena a New York, un finanziere del Jet-Set. Chiamata la polizia, comandata da De Jong, vengono fatte le prime ispezioni, e osservate tracce di pneumatico che testimoniano come un'auto sia stata due volte lì, oltre ad un'altra. Nel frattempo Bill ha trovato una pietra preziosa sul tappeto, proveniente probabilmente dal castone di un anello, forse della donna che ha visto scappare, che potrebbe anche essere l'assassina se non un testimone. Viene trovato anche fuori sul terreno, nel fango, una figurina esistente una volta sul tappo del radiatore di un'auto. Dalle indagini, una macchina a cui mancherebbe quella figurina, sembra essere quella guidata dalla moglie di Joseph Wilson, Lucy, che però non avrebbe avuto nessun motivo per uccidere il marito tanto più che a detta di tutti era una coppia felice da dieci anni, anche se mancavano figli, anche se testimoni affermano che hanno visto proprio quell'auto guidata da una donna con un velo nero, che però Lucy non ha mai indossato. Qualche ora dopo l'omicidio da altr eindagini emerge una drammatica verità: l'uomo ucciso in quella baracca, che si chianava a New York Joseph Kent Gimball ed era un noto finanziere, aveva non solo due identità, ma anche due famiglie: una a Philadelphia (la moglie Lucy) e una a New York (la moglie Jessica Borden Gimball, figlia del noto milionario Jasper Borden). In sostanza era bigamo. la scoperta più sconcertante sarà dato dalle nuove disposizioni testamentarie, annunciato dall'uomo di affari Grosvenor Finch, amico di famiglia, nonchè concessionario della National, nota assicurazione americana, secondo cuim il beneficiario dell'assicurazione sulla vita per un milione di dollari, non sarebbe stata più la moglie più nota, ma quella meno nota, cioè Lucy, che da indagini successive si appurerà essere stata la prima tra le due ad essere stata sposata e quindi quella legale. 

Dopo colpi di scena ripetuti, tra cui l'arresto e la condanna per omicidio di secondo grado di Lucy Wilson, Ellery risolverà il mistero, dopo che gli autori hanno invitato il lettore a confrontarsi con la soluzione che verrà consegnata, attraverso la Challenge to Reader, consegnando alla giustizia un assassino rimasto sempre nell'ombra, e la soluzione scaturirà proprio da quei venti cerini bruciati trovati nel piatto vicino alla lampada.

Senza ripetermi altre volte, dirò che senza ma e senza forse, questo è uno dei più belli dei primi dieci, superiore sicuramente "Ventimila hanno visto" e "Il Mistero di Capo di Spagna", e inferiore invece per l'intreccio meno complesso di altri come "Un paio di scarpe", "Il caso dei Fratelli Siamesi", Omicidio alla Rovescia o soprattutto  "L'affare Khalkis", il romanzo più complesso in assoluto, un autentico spacca cervelli.

Vediamo quali siano le caratteristiche peculiari del romanzo, note e non.

Innanzitutto come anticipato, con il titolo che non segue uno schema prefissato, Ellery Queen intraprende una nuova strada: quella di romanzi meno complessi dal punto di vista formale, che non puntano alla soluzione eclatante di un problema cervellotico, ma che invece pur essendo sempre abbastanza complessi, cedono ad una prosa più raffinata e ad intrecci che puntano invece su una caratterizzazione psicologica dei personaggi più a tutto tondo, oltre che su peculiarità tipiche di un pubblico più vario e non ristretto solo a chi possa apprezzare le qualità estetiche di un dandy seguace di Philo Vance. Probabilmente questa tendenza a inseguire anche un pubblico di lettori diverso, anche puntando ad accrescere quello femminile, è il tentativo di smarcarsi da quei romanzi nella scia di van Dine, che pure all'inizio della loro parabola creativa avevano seguito per avere successo, acquisendo maggiore visibilità invece proprio le doti e gli intrecci che davano peso all'umanità delle storie. E proprio in questo romanzo si verifica questo. 

Il problema pur essendo meno complesso è sempre stringente, ma abbraccia anche tematiche che hanno un peso sulle vicende umane molto rilevante: la bigamia per esempio, e le tragedie familiari non solo di Lucy Wilson ma anche dei Gimball. E non a caso, un grande peso umano e narrativo ce l'ha la sezione delle quattro in cui è articolato il romanzo, preceduto da una introduzione (La Tragedia, La traccia, Il processo, la soluzione) che vede alla sbarra Lucy accusata di omicidio premeditato, al fine di intascare il milione di dollari, la battaglia in aula, i testimoni chiamati a deporre, tra cui Andrea Gimball, figlia di primo letto di Jessica ( quella che ha perso la pietra preziosa nella baracca a metà strada in cui è stato trovato ucciso Joseph, "Joe"), e la condanna. La sezione che si appunta sulle tre donne coinvolte, e sull'amore fraterno tra Bill e Lucy e quello carnale tra Bill e Andrea, apre la strada a quei romanzi che verrànno dopo di questo, in cui Ellery cambia anche la sua fisionomia e il suo modo  approcciarsi, diventando meno snob e misantropo e invece più sportivo e nel contempo sensibile al fascino femminile (Paula Paris la giornalista che comparità nel cosiddetto mini ciclo Hollywoodiano). E' in sostanza un' ulteriore evoluzione del profilo psicologico di Ellery che già i più analizzatori avevano osservato: dall'Ellery sposato e addirittura con un bambino in tenera età, che vive nella campagna toscana, eravamo passati nel giro di qualche romanzo ad un Ellery che aveva con le donne un rapporto molto problematico amando di più i problemi cervellotici e la vicinanza del padre e della polizia new yorkese; ora assistiamo ad un'ulteriore evoluzione del personaggio, che lascia in generale il proprio campo d'azione newyorkese, e si avventura in scenari non a lui familiari, caratterizzati da una moltitudine di personaggi e dalla descrizione della grande periferia americana, della natura, e delle persone, lasciando per sempre o quasi il padre Richard Queen, il medico Samuel Prouty, il Sergente Velie, gli agenti scelti e tutto il mondo molto vandiniano dei primi romanzi.

A queste caratteristiche nuove a cui si apre Ellery, e che si intravvedono con il voluto cambio di titolazione dei romanzi, abbandonando quella direttamente derivante dai romanzi di van Dine, e che sono palesi, si aggiungono quelle più nascoste, criptiche, ma non meno interessanti, anzi da un certo lato, ancor più: quelle derivanti dalla natura dei rapporti tra i due cugini creatori del personaggio, Frederick Dannay e Manfred Bennington Lee, nascosti diettro lo pseudonimo comune, che da alcune lettere trovate molto dopo, si è appurato fossero estremante tesi, conflittuali, e che i due si univano solo nella stesura delle trame e nella scrittura prima dei romanzi e racconti e poi dei radiodrammi. Questa lotta intestina, tesa ad affermare chi effettivamente era celato dietro Ellery Queen, si può rilevare attrraverso una lettura critica del testo, dando valore a significati nascosti soprattutto numerologici, attienti alla natura ebraica dei due cugini (e presenti da sempre in testi religiosi rabbinici).

Affermando che si sente bisogno di un testo che affronti una volta per tutte il simbolismo presente nell'opera queeniana e spesso nascosto, bisogna anche dire che qualcuno vi si è applicato. Per es. Remi Schulz, un autore francese, studioso di lingua ebraica e sensibile al fascino dei problemi di natura enigmistica soprattuto numerologica, che nel suo Blog Quaternité, http://quaternite.blogspot.com/, spesso ha analizzato l’opera di Ellery Queen. E in due eccellenti articoli soprattutto, resi noti  in una sezione di un celebre sito dedicato al romanziere e investigatore americano, "Ellery Queen A Web site on Deduction" del mio amico Kurt Sercu, ha affrontato tutta la tematica queeniana nascosta. 

Per quanto riguarda il romanzo in questione, a parte le già note evidenze riguardanti il nome di Ellery Queen (Ellery ha una doppia L e Queen una doppia E), che pongono in primo piano il tema dei due gemelli che vorrebbero dividersi ma non lo possono fare, e che è evidente soprattutto ne Il Caso dei Fratelli Siamesi, numerosi sono i significati nascosti evidenti già nel titolo (Halfway House, ha una doppia H come si vede) e nel nome della città nel cui territorio la casa è ubicata (Trent's Town, che ha una doppia T): sempre il tema del doppio. Trenton e la sua casa (Halfway House) è a metà strada (quasi) tra Philadelphia dove abita Lucy  e New York dove abita Jessica. Questo non essere esattamente a metà dei due tragitti, lo è però "gematricamente". Remi Schulz si è accorto che il rapporto tra le città è anche numerologico: nel suo articolo "Naccipolis" ( https://quaternite.blogspot.com/2011/09/naccipolis.html ), Remi osserva che se calcoliamo il valore gematrico di New York, Philadelphia e Trenton (la Gematria è una scienza dell'ebraismo che studia le parole usate nella lingua ebraica dando loro un valore numerico), posto che A = 1, B = 2, C = 3, D = 4, E = 5, F = 6, G = 7, H = 8, I = 9, J = 10, K = 11, L = 12, M = 13, N = 14, O = 15, P = 16, Q = 17, R = 18, S = 19, T = 20, U = 21, V = 22, W = 23, X = 24, Y = 25, Z = 26, 

PHILADELPHIA è pari a 16+8+9+12+1+4+5+12+16+8+9+1 = 101; NEW YORK è pari a 14+5+23+25+15+18+11= 111; TRENTON è pari a 20+18+5+14+20+15+14=106. E 106 è esattamente a metà tra 111 e 101: (111+101):2 = 106.

Ma il tema del doppio è presente anche nei cognomi delle due mogli, sposate ad un uomo bigamo (come a dire due persone legate ad un unico denominatore: i due cugini legati allo pseudonimo comune Ellery Queen): Angell e Gimball (hanno entrambi una doppia LL). Non solo. Schulz sottolinea qui che le due famiglie Angell e Borden si contrappongono tra loro anche in ragione dei loro elementi più caratterizzanti, che sono Bill Angell e Andrea Borden. Contrapposti anche costoro, A B (o 1 2) e B A (2 1), formano un Chiasmo, in sostanza una X. Alla X è legata la Croce di sant'Andrea, e qui c'è per di più un'Andrea. Un'altra coincidenza è che il X è il n.10 in latino e il ns. romanzo è appunto il decimo.

".. la X, nel nostro caso, potrebbe rappresentare il “bifrontismo” dei 2 cugini, il loro “doppio”: infatti la  X, la lettera CHI greca, che rappresenta il Chiasmo, ha una forma a croce: gli elementi si dispongono ” in corrispondenza inversa” l’uno nel confronto dell’altro, per cui ciò che è in basso a sinistra si specchia in ciò che è in alto a destra, e così via. Del resto la corrispondenza a chiasmo come coppia di opposti, si apparenta a quella delle due immagini speculari secondo un asse simmetrico, rivolte una verso l’altra o entrambe che guardano le due direzioni opposte, un bifrontismo che ci richiama il Dio Giano (tanto più che se notiamo la rappresentazione del dio bifronte e lo stilizziamo potremmo ricavarne una X. " (vd. http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/?s=Il+caso+dei+fratelli+siamesi ).

La presenza del valore numerologico o gematrico di A e B come 1 e 2, è verificabile anche allora si dice che Ellery incontra Bill l'1/6 (che poi sarebbe anche il giorno in cui muore Joe) e il 2 sarebbe stato il giorno del compleanno di Bill. Altra curiostà è data dal fatto che si è visto come spesso nei romanzi dei Queen, i numeri 10, 20, 5 si rincorrano: nel nostro caso il 20. E' la conseguenza del fatto che Dannay, che era quello che elaborava il plot su cui poi agiva il cugino, conferendo la forma letteraria, tendeva sempre a sottolineare la propria partecipazione. E Dannay nacque il 20 ottobre 1905. Nel nostro caso il 20 come lo troviamo? I capitoli del romanzo in lingua originale non sono 4 come in italiano, ma 5: The Tragedy, The Trail, The Trial, The Trap, The Truth. A parte il fatto che come in Trent's Town, ci sono doppie T in tutti, in sostanza si ha un Tautogramma che è fatto dalla lettera T, a cui gematricamente è assegnato il valore 20.

Nel cap. 3 del testo americano, The Trail, Il Processo (noto anche come oltre ai 5 capitoli comincianti con doppia T e al nome della città, anche il giornale per cui scrive Ella Amitie è Trenton Time!) , si dice che fu ucciso un uomo che si chiamava Joseph “Wilson, also known as Joseph Kent Gimball, in Mercer County, State of New Jersey, on the night of Saturday, June the first, 1935". In sostanza la vittima viene uccisa nella notte di Sabato 1 giugno 1935. Prendiamo in esame questa data. Se la rapportiamo alle date di nascita dei due cugini, Dannay nato il 20 ottobre 1905 e il cugino Mannay invece  l' 11 gennaio 1905, vediamo come 1 giugno 1935, diventa il trentesimo anniversario del compleanno medio dei due cugini: infatti, ed è facilmente dimostrabile, penna alla mano, dall' 11 gennaio al 20 ottobre intercorrono 282 giorni, e guarda caso il lasso di tempo tra l'11 gennaio e il 1^ giugno data della morte di Joe Gimball è pari a 141 giorni cioè la metà dell'intervallo di tempo tra le date dei compleanni dei due cugini. Ma oltre a questo, a suffragio che ciò non è una mera coincidenza, c'è il fatto che in Colpo di Grazia (The Finishing Stroke), ci sono due gemelli nati nella notte del 6/1/1905 e 6/1 è l'inverso  di 1/6.

Se vogliamo  vedere bene, c'è ancora altro.

Halfway House è il ponte tra due vite, dove Joe Gimball si sentiva senza nulla, non legato a Lucy e neanche a Jessica, e le gite in barca testimoniavano questo suo bisogno di ritrovarsi talvolta da solo, per sfuggire al pauroso stress a cui si era consegnato, sposando due donne e vivendo in due città diverse, due esistenze diverse: sempre il 2 che ricorre nel romanzo. Ma se vediamo meglio, c'è un'altra curiosità che emerge: anche i due cugini avevano consegnato ad uno pseudonimo inventato le loro due esistenze, e fino all'uscita di Halfway House, nessuno sospettava che proprio loro due fosseo i creatori di Ellery Queen. Ecco allora un altro motivo per dire come questo romanzo segni uno spartiacque ideale prima ancora di Calamity Town: la ragione probabilmente fu la volontà di lasciarsi alle spalle un clichè che già aveva fatto il suo tempo, perchè ormai Van Dine non era più quello che era un tempo, e aprirsi a nuove esperienze, rivelando nel contempo che loro due erano i creatori di Ellery, e del resto forse fu anche un modo per ricreare attorno a sè un certo alone di mistero che creatosi prepotentemente anni prima, anche in relazione alle uscite dei romanzi di Dury Lane firmate Barnaby Ross, era poi scemato poco alla volta.  E così possiamo stabilire un parallelismo tra la vicenda umana dei due cugini e quella di Joseph Kent Gimball: come le due esistenze e le due vite nascoste erano venute a galla nel momento in cui era stato ucciso Joseph Kent Gimball alias Joe Wilson, così le due esistenze nascoste dei due cugini vengono alla luce nel momento in cui il romanzo Halfway House viene pubblicato: L'homme menant une double vie dans Halfway House est assassiné il 1er juin 1935, 30e "anniversaire moyen" des Queen. C'est à l'occasione de la sortie de ce roman que les cugini ont dévoilé leur identité.

C'è infine un altro soggetto nel romanzo che presenta ancora una volta la dualità, ed è il vecchio Jasper Borden il padre di Jessica. essa si può apprezzare nel testo inglese quando la sua emiplagia è presentata come 2 corpi uniti in uno, uno vivente e l'altro morto: "two bodies united, the one dead the other living".

E ce ne sarebbe ancora da dire.. Ma per farlo dovremmo parlare di altri romanzi, come Double, Double o The Finishing Stroke.

Riprenderemo il discorso, al momento opportuno.

Pietro De Palma

 


lunedì 3 ottobre 2022

Hillary Waugh: E' scomparsa una ragazza (Last Seen Wearing, 1952) - trad. Lucia Pigni Maccia - I Gialli Garzanti "Le tre scimmiette" N° 26 del 1954

 


 

Non è la prima volta che introduco un romanzo di Hillary Waugh : infatti, già in altri tre casi, ne ho parlato. Tuttavia questa volta, si parlerà di un romanzo che può essere considerato forse il miglior esempio di Procedural, cioè di quel genere di poliziesco basato su indagini della polizia, secondo prassi investigativa consolidata. Sto parlando di Last Seen Wearing, quarto suo romanzo., che è il primo dei suoi romanzi senza personaggio fisso, e che ebbe un grande successo quando fu pubblicato per la prima volta, nel 1952.

Al di là di quello che posso dirne io, basterebbe forse il giudizio di Julian Symons, per inquadrarlo nella sua potenza: "..If a single book had to be chosen to show the possibilities in the police novel which are outside most crime fiction, no better example could be found than Last Seen Wearing ..." (da  Bloody Murder. From the Detective Story to the Crime Novel: A History, 1972).

Il romanzo scaturì dall'emozione per un caso che negli anni precedenti aveva sconvolto l'opinione pubblica: la sparizione di una ragazza diciottenne, il 1 ° dicembre 1946, tale Paula Jean Welden, studentessa del Bennington College, e residente a Stamford nel Connecticut, mentre faceva una gita nel Vermont.

Anche nel nostro caso, infatti, scompare la ragazza diciottenne Marilyn Lowell Mitchell, figlia di un celebre architetto, dal Parker College di Bristol, Massachussets. Dopo aver detto che non si sentiva bene e quindi non sarebba andata a pranzare con le sue compagne, tra cui quella di stanza, la ragazza scompare, lasciando gran parte dei suoi abiti e la valigia, e neanche compilando i cartoncini blu per l'uscita dalla scuola. Quando a mezzanotte, la ragazza non è ancora tornata, le compagne danno l'allarme e informata della situazione la preside, questa decide di riferire al padre della ragazza la situazione. 

E' il 3 marzo.

Il giorno dopo su insistenze del padre viene denunciata la scomparsa alla polizia, che si mette al lavoro. Incaricato del caso è il capo della polizia di Bristol, Frank Ford che coadiuva le indagini del sergente Cameron e dell'agente Lassiter. Viene diramata una circolare di scomparsa, ma..nulla. Passano i giorni e Ford è sempre più sicuro che sia stata uccisa. I genitori della ragazza sono comprensibilmente ansiosi ed incaricano un  detective privato.

Ford fa prosciugare un vicino laghetto, senza esito. Tutt'intorno il panorama è imbiancato dalal neve.

12 giorni dopo, il 15 marzo, dopo che è stato riferito che nel torrente che scorre vicino al College alcune ragazze hanno visto scintillare qualcosa sul fondo,  il fermaglio d'oro dei capelli della ragazza poi vagliato, si decide di seguire il torrente finchè in un'ansa del fiume, laddove comincia una palude, viene trovato il cadavere della ragazza, e dagli esami autoptici si scopre che è morta per rottura dell'osso del collo e anche che era incinta di sei settimane. 

La morte risale al 3 marzo. C'è solo da capire se si sia trattato di incidente o di suicidio o di omicidio. Dall'esame del diario, sembrerebbe che la ragazza avesse voluto sancire con un matrimonio riparatore la sua maternità, e quindi il suicidio viene accantonato; anche l'incidente perchè il parapetto del ponticello da cui sarebbe caduta è alto più di un metro. Rimarrebbe l'omicidio, cosa che dimostra con un espediente Ford, buttando nel torrente un masso da 60 chili di ghiaccio avvolto da un telo impermeabile, che avanza nella corrente finchè una volta viene fermato da un ammasso di rami mentre quando avanza libero nel torrente sorpassa di molto il punto del ritrovamento a sancire l' impossibilità che il corpo cadutro nel torrente possa essersi arrestato proprio lì dove è' stato trovato.

Sancita l'ipotesi dell'omicidio si lavora per dare un nome al killer. E siccome la ragazza non era automunita, se avesse avuto una storia con qualcuno, questo qualcuno sarebbe stato negli immediati paraggi dell'università. Vengono quindi esaminati una serie di profili, che sono via via scremati fino a ipotizzare due possibili alternative: una anzianotto molto simpatico alle ragazze e un docente del college con un passato di ufficiale di marina.

Con la caparbietà che lo contraddistingue, anche solo per vendicare il padre della ragazza quasi impazzito dal dolore, Frank Ford metterà alle strette il killer sino a trovare la prova finale che lo incriminerà, l'11 aprile, e lo condurrà alla sedia elettrica, .

Il romanzo è indimenticabile, è bene dirlo, anche solo per la tragedia che vi alberga, che viene vissuta come in un diario, giornalmente o anche in varie ore della giornata, dai protagonisti e fatta propria dal lettore. La crudezza delle immagini, e i mille risvolti del dolore, avvicinano un procedural come questo, più che in altri casi di Waugh (ricordiamo per esempio Sleep Long, My Love), ad un hardboiled di classe. E da quando il profilo del killer viene individuato e l'indagine si appunta nei suoi confronti, con pedinamenti, perquisizioni, e quant'altro, proprio per il ritmo iniziale che man mano cresce, potremmo dire che si trasformi in un thriller, e anche,  proprio per il fatto che si conosca sia il killer che la vittima,  in una "inverted story".

Un romanzo che potrebbe fare la gioia anche di chi è appassionato di whodunnit, perchè è vero che la prassi investigativa si avvale di tutta una serie di metodiche (pedinamenti, appostamenti, perquisizioni) che sono un po' aliene ai romanzi ultraclassici, però è anche vero che le ipotesi investigative che vengono via via scartate, nascono da deduzioni: per es il linguaggio cifrato che si riferisce ad un determinato soggetto, presente nel diario della ragazza e legato a determinati giorni, quelli nei quali la ragazza ha fatto sesso con quello che poi diventerà il suo assassino.

Un romanzo che è un' assoluta bellezza e che dovrebbe stare in una qualsiasi biblioteca di rispetto di un giallofilo.

Pietro De Palma

giovedì 29 settembre 2022

Richard Connell : Delitto in mare (Murder at Sea, 1929) - Trad.: Sara Caraffini - I Bassotti 175, Polillo, 2022 (seconda edizione)

 


 

Richard Connell è un nome praticamente sconosciuto per chi legge romanzi polizieschi. La ragione è che non fu un autore prolifico di romanzi, ed è invece conosciuto maggiormente per la sua attività di sceneggiatore cinematografico e televisivo: non a caso firmò la scneggiatura di Arriva John Doe (Meet John Doe) di Frank Capra, per cui ebbe una nomination agli Oscar. In campo narrativo, scrisse quattro romanzi, ma solo uno di questi è di genere poliziesco, ed è quello che Polillo ha ripubblicato recentemente nella collana de I Bassotti. La cosa strana è che il romanzo ha in copertina il talloncino NOVITA', e quindi si presume sia nuovo. In realtà andando a leggere in seconda, si vede che esso sarebbe uscito una prima volta nel 2017 e poi ripubblicato nel 2022: ma allora per quale motivo presentarlo come una novità? Io una spiegazione l'avrei, ed è legata ai diritti.

Delitto in mare, vede in azione il detective dilettante Matthew Kelton che collabora saltuariamente con la polizia. Per le sue condizioni di salute, decide di imbarcarsi sul piroscafo Pendragon per fare un viaggio in mare fino alle Bermude dove riposarsi e curarsi. Il bello è che, appena imbarcato, e appena la nave ha cominciato il suo viaggio, viene disturbato dal capitano Gavin che gli rivela come uno stewart di bordo, adibito ad una delle cabine, vi ha trovato il cadavere dell'uomo che vi aveva preso possesso, tale Samuel Cleghorn, un importante uomo d'affari socio di una famosa ditta che vende caffè all'ingrosso, con il cranio spappolato. L'ora della morte presumibile dovrebbero essere le 17 o poco più, perchè a quell'ora lo stewart aveva parlato con Cleghorn e quindi era ancora vivo. Kelton incaricato dal capitano di sbrogliare la matassa prima che la nave arrivi alle Bermuda, deve capire chi dopo quell'ora (presumibilmente le ore 17, 15-17,20  perchè alle 18 quando è stato scoperto il corpo, esso già presentava rigor mortis) possa aver compiuto l'omicidio. E quindi comincia le sue indagini tra gli altri viaggiatori, di cui tre sono insegnanti, c'è un tale Westervelt che è sfuggente, e tale è anche Varga, poi c'è la signorina Imlay e il signor Sangerson, Miss Royd (dama di compagnia) e Lady Esther Yate  invalida, e infine Mr Mond, un tale logorroico, che si scoprirà dopo essere stato in cura presso un ospedale psichiatrico.

Kelton viene a trovarsi in un autentico ginepraio, perchè parecchi viaggiatori riferiscono che degli occhi scintillanti li hanno fissati nel buio, occhi da folle, solo che non si trova nessuno che li abbia; eppure il soggetto in questione, si è persino calato lungo la fiancata della nave per guardare in un oblò, di notte. Qualcuno poi ha distrutto gli apparecchi radio della nave per isolarla, e se non la stessa persona, un'altra sottrae dalle cabine costose boccette di profumo, di proprietà dei passeggeri.

Nel prosieguo della storia Kelton verrà a sapere che la vittima, di cui nessuno conosceva il passato, in realtà prima di diventare ricca, era stata un commerciante di attrezzi agricoli nello Yorkshire, col nome di Jack Murdo e qui aveva conosciuto una ragazza di cui si era invaghito, per poi abbandonarla sottraendole il loro figlio, e ripresentandosi in America come Cleghorn, socio di una ditta di vendita caffè. Questa triste storia di rapimento di minore, coinvolge tre persone presenti sulla nave, e a turno loro tre e una quarta, legata da un profono legame ad una delle tre, si confessano autori del delitto. Purtuttavia Kelton, a causa dei racconti lacunari e che pongono l'azione in tempistiche non coincidenti con quelle presupposte per il delitto, accantona queste quattro confessioni, e dopo aver eliminato il possessore degli occhi scintillanti, che non c'entra nulla col delitto, e aver dato un nome al ladro di profumi, che neanche c'entra col delitto, riuscirà in un sorprendente finale ad indicare l'omicida, nostante tutti o quasi i viaggiatori solo in un secondo tempo abbiano effettivamente rivelato particolari utili alle indagini.

Romanzo del 1929, Murder at Sea, non è come potrebbe sembrare a prima vista un romanzo nella scia di Van Dine, perchè il detective non ha nessuno dei caratteri tipici di Philo Vance. Piuttoso direi potrebbe aver seguito in qualche modo la falsa riga dei romanzi di Rufus King, altro autore molto famoso in quegli anni, che ambientava le sue storie quasi esclusivamente in mare. La trama è particolarmente ricca di colpi di scena, e data l'attività principale dello scrittore, ben si sarebbe prestata ad essere la base di una pellicola cinematografica, perchè oltre ad un delitto, nel romanzo si miscela avventura, per un animale sfuggito al serraglio tempo prima, che si nasconde nella nave, e tutta una serie di avvenimenti intrecciati tra loro ma assolutamente fuorvianti, come ad esempio il ladro di profumi, il distruttore di radio, la presenza di un poliziotto e di un ladro in incognito, e due coppie di amanti per di più tra di loro collegate, e l'ora della morte che poi si capisce non essere quella effettiva. Il risultato è che l'omicida, non è nessuno di coloro che erano stati oggetto dell'indagine, ma altra persona, che diversamente da quando dice Van Dine, non compare nell'azione del romanzo, se non per un ciuffo di peli che viene ritrovato nel bagno della vittima, e pur citato in maniera estemporanea nel romanzo, cade letteralmente dal cielo, nel finale del romanzo. 

Altra stranezza del romanzo, è che se l'omicida deve essere salito a bordo prima che la nave prendesse il largo e poi sceso, come può a lui risalire Kelton che non l'ha visto nè conosciuto? Perchè Kelton si serve di un tale Mr Hong di Chinatown, che è il suo informatore privilegiato, a capo di una organizzazione che vende segreti e informazioni; ed è a lui che Kelton si rivolge durante il viaggio per chiedergli, tramite auna radio ausiliaria, informazioni su chi conosceva Cleghorn e sui vari viaggiatori del Pendragon.

Ne esce un romanzo ricco di azione, scritto con uno stile brillante e stilisticamente assai fluente, che si legge in una giornata, ma che poi, pur avendo risolto i vari quid in maniera esauriente, non lascia impressione di essere un romanzo che lasci il segno, ma più uno che serva a distrarsi.

Pietro De Palma

 

mercoledì 21 settembre 2022

Vernon Loder : Delitti in vetrina (The Shop Window Murders, 1930) - trat. Marco Bertoli - I Classici del Giallo Mondadori 1460 del 2022

 


Vernon Loder fu uno pseudonimo di John George Haslette Vahey (1881-1938), uno scrittore anglo-irlandese che scrisse anche come Henrietta Clandon, John Haslette, Anthony Lang, John Mowbray e Walter Proudfoot. Nacque a Belfast e studiò nell'Ulster, al Foyle College e ad Hannover. Lavorò come architetto prima di cimentarsi nella scrittura creativa.

I personaggi della serie di Vahey erano l'ispettore Brews, l'ispettore capo RJ "Terry" Chace, Donald Cairn (nel ruolo di Loder); William Power, Penny e Vincent Mercer (nel ruolo di Henrietta Clandon); e l'ispettore Bill Vallance (come Proudfoot). I caratteri della serie sono identificati in tutti i titoli elencati di seguito.

Vahey morì il 15 giugno 1938. Fu un autore straordinariamente prolifico: pubblicò 59 libri nel periodo 1925-1938, una media di oltre quattro all'anno, risultato sbalorditivo, perché non solo doveva scrivere i libri, ma aveva anche tutta la solita corrispondenza riguardante le modifiche testuali, copertine, diritti etc. Il suo lavoro come Loder era di alta qualità, poiché il Collins Crime Club era selettivo. Allo stesso modo, la sua scrittura come Henrietta Clandon fu abbastanza apprezzata come i libri firmasti con lo pseudonimo di Clandon alcuni dei quali sono stati ora ristampati come e-book. Due dei romanzi di Loder sono stati ristampati da Collins.

Come Vernon Loder

The Mystery at Stowe (1928)

Whose Hand? (1929) (in USA come Between Twelve and One)

The Vase Mystery (1929)

The Shop Window Murders (1930)

The Essex Murders (1930) (in USA come The Death Pool) - con Ispettore Brews

Death of an Editor (1931) - con Ispettorer Brews

Red Stain (1931)

Death in the Thicket (1932)

Death at the Wheel (1933)

Suspicion (1933)

Murder from Three Angles (1934) - con Capo IspettoreChace

Two Dead (1934)

Death at the Horse Show (1935) - con Capo Ispettore Chace

The Case of the Dead Doctor (1935)

Ship of Secrets (1936)

The Deaf Mute Murders (1936)

The Little Man Murders (1936)

Choose Your Weapon (1937)

The Men with the Double Faces (1937) - con Donald Cairn

A Wolf in the Fold (1938) - con Donald Cairn

The Button in the Plate (1938)

Kill in the Ring (1938)

 

Come  Henrietta Clandon

Inquest (1933)

The Ghost Party (1934)

Rope by Arrangement (1935)  - con William Power, Penny & Vincent Mercer

Good by Stealth (1936) – con William Power (in un ruolo minore)

This Delicate Murder (1936) – con William Power, Penny & Vincent Mercer

Power on the Scent (1937) – con William Power, Penny & Vincent Mercer

Fog Off Weymouth (1938) – con the Mercers (da solo)

 

Come John Haslette

The Man Who Pulled the Strings (1916)

 

Come John Haslette Vahey

Down River (1925)

Fiddlestrings (1925)

The Storm Lady (1926)

Mr. Nemesis (1930)

Mystery at the Inn (1931)

Death by the Gaff (1932)

Witness in Support (1932)

Tragic Lesson (1933)

Spies in Ambush (1934)

Secrets for Sale (1935)

 

Come Anthony Lang

The Crime (1927)

The Man with Three Threads (1928)

Fly Country (1928)

The Daring Diana (1929)

Evidence (1930)

 

Come John Mowbray

Call the Yard (1931)

 

Come Walter Proudfoot

Crime in the Arcade (1931)

The Trail of the Ruby (1932)

Arrest (1933) - con Ispettore Bill Vallance

Conspiracy (1933) - con Ispettore Bill Vallance

 

Come George Varney

The Missing Link (1926)

 

 


 

Il romanzo pubblicato da Mondadori è The Shop Window Murders, 1930.

Si apre in un modo assai inconsueto: i Magazzini Loder sono dei magazzini che hanno riscosso un enorme successo e una folla di curiosi aspetta ogni giorno che si aprano. Quando le saracinesche vengono alzate, dopo un primo istante di sbalordimento per l’allestimendo delle vetrine, si sentono le prime urla, quando si vedono accanto ai manichini, due corpi che non sembrano essere tali, e che si rivelano essere Tobias Mander, il proprietario, e la signorina Tumour: il primo ucciso con ferita d’arma da fuoco, la seconda con coltellata.

Subito le indagini affidate all’Ispettore Davenish si rivelano difficili, per la enorme problematicità delle prove: sono state trovate sul tetto delle strisce di fango, che paiono essere state lasciate dalle ruote di un giroplano; in un ascensore, son state trovate tracce ematiche consistenti, sotto la moquette che invece è pulita; di notte si è sentito un rumore di motore, ma dei motori stanno nelle officine nei magazzini; alla postazione degli altoparlanti dov’è il custode Mann, si scopre che gli altoparlanti sono stati scollegati per causa di un filo opportunamente tagliato; davanti ai corpi è stata trovata una pistola Mauser, che ha sparato ma non il proiettile che ha ucciso Mander, e il proiettile che lo ha ucciso non si trova; sul tetto, si trova dopo accurate indagini, in uno dei sacchi di sabbia usati per frenare le ruote dei giroplani, un proiettile, ma che non riporta tracce ematiche; sulle braccia della Tumour sono stati trovati dei lividi, come se la stessa fosse stata afferrata da dietro e spinta; viene trovato un portafiammiferi prezioso nel vicolo vicino ai magazzini, che è di Jameson Peden-Hythe figlio della signora Peden-Hythe, ricchissima  finanziatrice di Mander; Jameson detestava Mander; Webley, meccanico si dimostra essere stato forse l’ispiratore del Giroplano, come pure Cane, responsabile del reparto, da cui Mander ha tratto enormi profitti; Robert Kephim, direttore dei grandi magazzini, era fidanzato della signorina Tumour, che però in seguito si scopre essere stata in contatto intimo anche con Mander, che a sua volta pare avesse fatto infatuare di lui la signora Peden-Hythe, fino al punto di ottenere il finanziamento necessario per aprire i Grandi Magazzini; mancano il cappotto, il cappello e un guanto della signorina Tumour; infine, si scopre che Mann era stato attendente di Jameson Peden-Hythe e da lui era stato raccomandato al posto di custode; il cappotto e il cappello, vengono trovati assieme ad altri uguale nei reparti di abbigliamento dei magazzini.

Davenish, dopo indagini molto lunghe e dense di ostacoli, riuscirà a trovare il responsabile dell’assassinio della ragazza e quello dell’assassinio di Mander.

Il romanzo, è un classico whodunnit, che si struttura come un procedural: è Davenish Ispettore di Scotland Yard a condurre le indagini, magari anche aiutato da Melis, vicecommissario d Scotland Yard.

Subito, già la presentazione degli omicidi in questo romanzo, ci riporta alla mente un altro romanzo degli stessi anni, che presenta all’apertura della vetrina, un omicidio: The French Powder Mystery (1930) di Ellery Queen. La cosa interessante, è che entrambi i romanzi, quello di Ellery Queen e il nostro di Vernon Loder, sono del 1930. Doug Greene, da me interpellato in merito, mi ha rivelato che il romanzo di Vernon Loder ebbe un’edizione americana, sempre nel 1930. Bisognerebbe vedere a questo punto quale dei due apparve per primo in USA, per capire quale sia stato l’archetipo e quale il successivo: certo è che, se l’apertura del romanzo è simile, quasi uguale, i due romanzi evolvono diversamente in due whodunnit, che sono diversi per la potenza dello scritto: il Loder è un whodunnit deduttivo, il Queen è un whodunnit super deduttivo.

Si legge talora che il romanzo sarebbe deficitario di una base indiziaria. Il problema non è questo, semmai il contrario: per come va avanti, e per il ritmo, che talvolta è molto blando, e anche per l’enorme numero di indizi, anche fuorviante, di piste vere e piste false, il romanzo è estenuante. Non si vede l’ora che arrivi la fine per capire qualcosa, perché gli indizi sono tantissimi, e molti hanno una doppia uscita, una vera ed una falsa: bisogna dire che la vena narrativa di Loder, indirizza molto spesso il lettore verso una pista falsa, salvo poi aggiustare il tiro. Bisogna riconoscere quindi allo scrittore esser riuscito a venir a capo del romanzo con una soluzione tutto sommato accettabile. L’unico quid che non viene esplicitato e risolto è il perché sia stata uccisa la signorina Tumour: Loder attraverso Davenish propone che sia stato effettuato d’impulso e non premeditato, proprio in virtù dell’uso del coltello. Bisogna però anche sottolineare come tutti gli indizi, che si trasformino in prove, oppure che siano falsi, vengono mesi a disposizione del lettore; nonostante ciò, l’individuazione del colpevole, pur nascendo da una confessione di colpevolezza dell’omicida, non è basata su una base tangibile, quale può essere l’arma usata perché a detta dell’omicida questa è stata nascosta in un posto dove nessuno mai avrebbe visto. E quindi, se il colpevole, sotto pressione psicologica ha rivelato tutto, se invece non avesse rivelato di avere una pistola cal.32, nessuno avrebbe potuto incolparlo.

La scrittura è ottima (altrimenti come dico più sopra mai e poi mai Collins, che era una casa editoriale molto conosciuta e stimata dell'epoca, avrebbe acconsentito a pubblicare questo e altri romanzi di Loder) e eccellente anche la traduzione di Marco Bertoli, che è quasi letterale (213 pagine originale inglese Collins, 199 traduzione italiana, e viene rispettata anche la scansione nello stesso numero di capitoli, 27 sia nell’originale che nella traduzione italiana). L’unica cosa su cui non mi trovo d’accordo è la traduzione dell’appellativo dato al Giroplano, The Mander Hopper: hopper in inglese significa cavalletta: la cavalletta Mander. Brucoli opta per tradurre con il Saltamartino Mander, dove Saltamartino non esprime la vera locuzione del termine. Il giroplano è bene dirlo (e forse se l’avesse scritto Brucoli in una nota del traduttore sarebbe stato meglio!), è un veicolo con una grande elica soprastante, che può volare solo in avanti, come un aereo, ma essendo molto leggero, deve essere adoperato in assenza di vento, che altrimenti potrebbe condizionarne la tenuta. E’ l’antesignano dell’elicottero, a cui manca però il rotore posteriore; quando si avvia non sale in verticale come l’elicottero, ma fa un balzo in avanti, come una locusta.

Detto questo, non si può non esprimere soddisfazione per questo inedito Mondadori, e sperare che se ne traducano altri: i Loder infatti in tempi recenti sono stati ripubblicati anche e sopratutto in ebook, come The Essex Murders oppure Death of an Editor .

 

Pietro De Palma