venerdì 29 luglio 2022

Nicholas Blake: Quando l'amore uccide (Thou Shell of Death, 1936) - Trad. Giuseppina Caricchio - I Classici del Giallo Mondadori N.449 del 1984

 

 


 

Thou Shell of Death è il secondo romanzo di Nicholas Blake col suo personaggio fisso Nigel Strangeways. Ed è piccolo capolavoro.

Risalente come pubblicazione al 1936, è uno di quei romanzi che rimangono impressi, non solo per la trama, molto melodrammatica, come dice anche il protagonista, ma anche per come fu scritto.

Fergus O’ Brien è stato un asso dell’aviazione inglese durante la guerra, e poi è stato protagonista di imprese tanto mirabolanti quanto temerarie. Ritiratosi a vita privata, un bel giorno comincia ad avere lettere minatore che lo minacciano di morte. Perciò va a finire che viene chiesto dallo zio John Strangeways, Consigliere dell’Alto Commissario di Polizia, a Nigel, di andare ad investigare a casa di Fergus.

Subito con l’aviatore si realizza una intesa, e Nigel da alcune “uscite” dell’uomo, comincia a sospettare che in fondo, qualcosa nelle minacce sia da prendersi con attenzione.

Nove persone sono in casa il 25 dicembre, quando Fergus temendo per la propria vita, comunica a Nigel che invece di dormire nella sua camera, di soppiatto si rifugierà di notte, nella baracca in cui lui lavora ad un progetto segreto, e dove ha alcuni effetti personali. Nigel dovrà sorvegliare che non gli accada nulla, ma proprio quella notte sia lui che Bellamy, il maggiordomo ed ex attendente di Fergus vengono drogati e cadono in un sonno profondo. Quando si sveglia Nigel, Fergus è andato nella baracca ma avvicinandosi ad essa, preceduto dal finanziere Edward Cavendish, uno degli invitati, non percepisce alcuna presenza al di dentro di essa. Fuori nella neve vi è una serie di impronte che vi si dirige. Riusciti ad entrare dentro, vi scoprono il cadavere di Fergus, ucciso da un colpo di pistola.

Ben presto cominciano le indagini.

Innanzitutto bisogna capire come assassino e vittima siano entrati nella baracca, lasciando una sola serie di impronte che vi si dirigono: anche considerando che la vittima o l’assassino fossero arrivati prima alla baracca, bisognerebbe poi spiegare come l’assassino ne sia uscito. Ci troviamo dinanzi ad un delitto impossibile, né più né meno. Ma Blake non è interessato a focalizzare sull’impossibilità la ragione del romanzo e quindi spiegare come l’assassino sia riuscito a venire fuori, è solo una delle caratteristiche, non la caratteristica, del romanzo. E a rimarcare come per l’autore, l’impossibilità non sia una nota basilare della trama, fa spiegare dal suo protagonista subito come secondo lui possa essere andato.

Vi sono tuttavia delle altre cose interessanti:

Nigel che entra nella baracca per la seconda volta (la prima volta, Fergus era ancora vivo) non trova più una fotografia che campeggiava la prima volta; inoltre le scarpe del morto, che alla prima ricognizione di Bellamy dopo il ritrovamento del cadavere, non c’erano, misteriosamente compaiono. Ma la cosa ancor più ineressante, che si realizza in un secondo tempo, è che in quella baracca, in quella notte santa, non sono entrati solo vittima e assassino, ma anche una terza persona, alla ricerca di un biglietto, che poi viene trovato da Bellamy.

Il ritrovamento del biglietto provocherà l’aggressione a Bellamy con un attizzatoio che lo ferirà seriamente, ma poi ci sarà il secondo delitto, con una modalità alquanto originale: un altro degli ospiti, l’ambiguo Cyril Knott-Sloman, gestore di un night club ed ex militare di stato maggiore, che arrotonda le entrate, esercitando il ricatto, d’accordo con l’amante di Fergus, Lucilla Thrale, viene ucciso nella sua camera da letto col cianuro: l’assassino, sapendo della sua tendenza a rompere le noci con la mandibola, ha segato una, estratto il gheriglio, limato dal di dentro il guscio, incollate le due metà tra di loro e infine praticato un minuscolo forellino per mezzo di una siringa con ago e iniettatovi il cianuro.

Nigel spiegando il primo delitto, indirizza le indagini verso un personaggio. Ma per collegare questo personaggio ad un fantomatico testamento che non si trova, all’aggressione a Bellamy e all’omicidio di Knott-Sloman, ce ne vuole. E allora, siccome le notizie sulla vita di Fergus non ce ne sono, è stata una persona senza passato, Nigel decide di andare in Irlanda, dove viveva John Fear, un suo caro amico di pattuglia, che lui in  volo aveva cercato di proteggere più volte, non potendo evitare purtroppo che venisse ucciso. E proprio dall’entourage di Fear, cioè dalla bambinaia che aveva allevato John e Judith Fear, saprà tutto sulla tragedia che aveva visto protagonisti Judith Fear, Edward Cavendish e Jack Lambert, l’aiuto giardiniere di casa Fear, raccomandato da un Visconte (di cui si diceva fosse il figlio naturale). E quando si accerterà che Jack e Fergus erano la stessa persona, l’ispettore Blount di Scotland Yard crederà di avere gli elementi per accusare Edward di omicidio. E del resto la sua fuga e la sua morte in aereo ne sancirà la sua colpevolezza, e la fine del caso.

Tuttavia, nonostante Edward una parte rilevante nel primo omicidio l’ha avuta, non è stato l’assassino di Fergus, anche se lui aveva paura di esser accusato di ciò, e spetterà a Nigel ricostruire la tragedia di casa Fear, collocare la figura di Edward nella storia, e spiegare la morte di Fergus e quella di Knott-Sloman, inquandrando il vero assassino.

Splendidamente scritto, Thou Shell of Death insieme con The Beast Must Die, può dirsi che formi una coppia di romanzi capolavoro.

Innanzitutto quello che colpisce di questo romanzo è come esso sia stato pensato e strutturato: diversamente dal canonico finale in cui l’investigatore riunisce tutti e consegna l’assassino dopo una ricostruzione degli avvenimenti (alla maniera di Poirot), qui Nigel consegna al lettore e a chi lo assiste, cioè il sovrintendente Breakley e l’Ispettore di Scotland Yard Blount che interviene in un secondo momento, gli elementi e le sue soluzioni, “in itinere”, assieme a folgoranti spaccature psicologiche degli avvenimenti e dei personaggi che li vivono: per esempio spiega la temerarietà di Fergus durante la guerra, prima e dopo la morte di Judith e di John, come una sorte di sfogo e anche il tentativo di morire più volte.

Il lato melodrammatico della vicenda, che in un certo senso rivela la filiazione innanzitutto da Conan Doyle, per come una vicenda del passato, spieghi una del presente, e come l’indagine su di essa porti anche alla individuazione dell’assassino, spiegando una sorta di vendetta postuma, fa da perno all’intera vicenda, che per pathos e struggimenti, è molto vicina ad altri capisaldi della tradizione inglese, come Wutherings Heights di Emily Bronte.

Un altro elemento caratterizzante del romanzo è la scrittura molto forbita, di un accademico oxfordiano, e le frequenti digressioni e citazioni letterarie (presenti anche in opere di altri oxfordiani versati al mystery classico come Innes o Crispin): un esempio (ma ce ne sono molti) è quello presente nella spiegazione finale di Nigel a suo zio e dinanzi al suo professore di un tempo Philip Starling, anche lui personaggio della tragedia. Thou Shell of Death (che poi è il titolo originario, storpiato  in un “Quando l’amore uccide” e che rende bene il melodramma ma non il senso del titolo), sembrerebbe essere legato alla morte di Knott-Sloman (Shell of Death significa guscio di morte e quindi sembrerebbe essere connesso all’arma del secondo delitto): in realtà, è connesso alla citazione di un dramma di Cyril Tourneur The Revenger's Tragedy, più tardi attribuito a Thomas Middleton.

 

Nel capitolo finale, viene spiegata la filiazione della tragedia di Fergus e Judith Fear da quella di Vindice e Castizia:

‘“And now methinks I could e’en
chide myself
For doating on her beauty, though her death
Shall be revenged after no common action.

Tradotto con

Ora mi sembra che potrei anche rimproverarmi d’essere stato infatuato della sua bellezza, benchè la sua morte sarà vendicata con azione ben dissueta.

In sostanza La Tragedia del Vendicatore (The Revenger's Tragedy), ricalca esattamente o quasi la Tragedia di Fergus O’ Brien e Judith Fear. L’assassino l’aveva notato e si era servito di alcune fasi della sua trama, come base dell’azione omicida nella baracca.

In un altro passo tratto dal dramma di Middleton, è spiegato cosa sia lo Shell of Death: non il guscio di (noce) di morte che sembrerebbe a primo acchito, ma il teschio che il protagonista della tragedia ha in mano (quello della sua amante, uccisa dal Duca):

‘“My study’s ornament, thou shell of death,
Once the bright face of my betrothed lady. ...

Ornamento del mio studio, tu guscio della morte, splendente viso un tempo del mio splendente amore.

Da notarsi è come la foto con Judith che era nella baracca e che scompare quando Nigel entra la seconda volta e trova morto Fergus, Fergus la prima volta l’aveva chiamata “L’ornamento del mio studio”. E’ chiara quindi l’assimilazione di Judith alla foto, e al cranio, Shell of Death. E quindi è come se il titolo del romanzo fosse “Tu, Judith Fear”.

Al di  là del parallelismo, che già rivela la passione letteraria dell’autore, Cecil Day Lewis, “Laureate-Poet” in Inghilterra ( massimo riconoscimento per un poeta in Inghilterra), vi sono innumerevoli altri riferimenti letterari presenti nel romanzo:

nel cap.2 , sono riportati due versi da Ancient Mariner di Coleridge:

‘He prayeth best who loveth best.

All things both great and small.

 

Prega meglio chi ama di più

Tutte le cose, le grandi e le piccole

 

Nel cap.3 sarebbe riportato un altro contributo poetico, ma la traduttrice glissa e non lo riporta:

Nigel, listening, reflected that he

was probably hearing the last splendour of an art whose delicate tones could

not live long against the ubiquitous bawling of the loudspeaker. He muttered

to himself:

 

‘Who killed Cock Robin?’

‘I,’ said John Reith,

‘Will contribute to a wreath.

I killed Cock Robin.’

 

Who Killed Cock Robin è una tradizionale filastrocca per bambini. Il verso citato da Nigel è una trasformazione della filastrocca-

 

Al cap.VIII è riportato il verso:

Non sum qualis eram (..bonae sub regno Cynarae)  che probabilmente è riferito al poeta  Ernest Dowson.

 

Al cap. XI, Starling riporta il verso Doth the silkworm expend her yellow labours, riportato in italiano “Per te spende il baco da seta le sue gialle fatiche?”. Doth è una forma arcaica per does e quindi manca nel testo inglese che io leggo il punto interrogativo invece del punto. Qui la traduzione italiana va oltre il testo inglese: infatti traduce il verso originario da cui è tratta la citazione del romanzo: Does the silkworm expend her yellow labours For thee?, tratta da The Revenger's Tragedy di Cyril Tourneur (più tardi attribuita a Thomas Mindleton: nel 1936, l’ipotesi dell’attribuzione a Mindleton era stata già avanzata ma non era stata ancora accettata da tutti).

 

Nel cap. XII, è riportato il verso: Et ego in Arcadia vixi, che è riferito probabilmente al quadro di Poussen.

 

Nel cap. XIV, Nigel sta inseguendo il presunto assassino a bordo di un’auto meno veloce di quella che sta guidando l’inseguito e quindi deve essere guidata in maniera spericolata. Nigel sobbalza da una parte all’altra dell’abitacolo, soprattutto alle curve della strada e gli viene in mente il serpente, uno degli strumenti musicali che tanto piacevano a Thomas Hardy (autore di Via dalla Pazza Folla), scrittore britannico ottocentesco. La Caricchio fa una sintesi di un periodo più lungo, omettendo dei versi: “..Qualcosa di molto più contorto, uno di questi strumenti fantastici di cui erano pieni i romanzi di Thomas Hardy”. In realtà qui il periodo è: One of those involved brass instruments that Thomas Hardy delighted in: a serpent!
There is a place provided in hell
To sit upon a serpent’s knee,”

 

“Uno di quegli strumenti (musicali) contorti in ottone che piacevano a Thomas Hardy: un serpente”.

 

Il seguente distico è tratto da un celebre canto natalizio inglese (che evidentemente la Caricchio non conosceva) A Dialogue Between Dives and Lazarus (un dialogo tra i ricchi possidenti e Lazzaro). In sostanza è la storia di Lazzaro che è un povero che va a bussare alla porta dei ricchi dove si sta tenendo una festa e che viene scacciato. Quando va in Paradiso, gli si dice: There's a place in Heaven prepared for thee,  To sit upon an Angel's knee: “c’è un posto praparato per te in Paradiso, dove sedersi sulle ginocchia degli angeli”. Invece ai ricchi quando muoiono viene detto: There is a place provided in hell To sit upon a serpent’s knee : C’è un posto previsto nell’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente (mia traduzione).

 

Infine nell’ultimo capitolo ci sono i riferimenti poetici di cui ho parlato prima.

 

Ultima cosa da notare è l’evoluzione di Nigel. Mentre in A Question of Proof, che è il suo esordio, Nigel è un tipo strambo che dorme sotto molte coperte e beve continuamente tè, qui nel secondo romanzo appare diverso, più sicuro di sé, meno impacciato e soprattutto meno strambo. Questa sua evoluzione sarà anche quella di Georgia Cavendish, una delle ospiti di O’Brien, che era stato di lei l’amante, una avventuriera che  ha come caratteristiche.. “avere una faccia da scimmia e girare con un pappagallo sulla spalla”, di cui si innamora Nigel, che si evolverà nei romanzi successivi, essendo interprete principale di un romanzo inedito in Italia, The Smiler with the Knife, 1939.

 

Pietro De Palma