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martedì 5 novembre 2024

Edward D. Hoch : L’assurdo sospetto del Capitano Leopold (Captain Leopold Plays a Hunch, 1973) – trad. Marcella Della Torre – Ellery Queen presenta “Estate Gialla 1980”, Mondadori, 198

 


 

Edward D. Hoch quando scrisse L’assurdo sospetto del Capitano Leopold (Captain Leopold Plays a Hunch, 1973) era già un autore sufficientemente famoso, per i tanti racconti che aveva già scritto, sotto diversi pseudonimi, nelle varie tipologie, soprattutto di Delitti Impossibili e Camere Chiuse, sia per i pochi romanzi fantascientifici e polizieschi, tutti però legati dalla medesima voglia di stupire il lettore.

La serie con Capitano Leopold, ha connotazioni diverse rispetto a quella di Sam Hawthorne, tutta votata alla risoluzione di Camere Chiuse: infatti le storie in cui compare Leopold sono niente di più che dei Procedurals, che hanno la particolarità di esaminare casi se non impossibili, almeno però non del tutto chiari.

Un esempio di questo tipo di scrittura, è dato proprio dal racconto che presento, pubblicato in Italia, in una Estate Gialla mondadoriana, “Ellery Queen presenta”, del 1980.

Il Capitano Leopold investiga su un caso in cui però egli non compare in quanto poliziotto ma amico del padre del supposto assassino: Mike Fletcher è un ragazzo di quattordici anni che stava sparando, in compagnia di amici, a delle lattine di birra, poste su un tronco, con un fucile Long Rifle cal.22 che gli ha regalato il padre, il Tenente Fletcher della Polizia, sottoposto di Leopold. Senonchè poco dopo che la madre lo richiama immediatamente perché non spari lì, dietro le case, in una boscaglia dove non c’è anima viva, ma comunque a circa trecento metri dalla prima abitazione, si ode un urlo proveniente proprio da quelle case: un professore di liceo, Chester Vogel, è stato ritrovato morto dalla moglie, ucciso da un proiettile vagante. Il proiettile estratto è un calibro 22.

L’autopsia rivela come il proiettile si sia fermato contro l’osso frantumandolo e determinando la morte di Vogel, ma pur essendo chiaro come esso sia un calibro 22. come quelli sparati dal quattordicenne, è troppo contorto e malridotto per essere apprezzato e valutato appieno. Il caso sembra chiaro, ma Leopold informato dall’affranto padre del presunto omicida, non è persuaso dell’accaduto, dopo aver visionato il luogo della tragedia, dove è andato a titolo personale, essendo troppo coinvolto (Fletcher e Connie Trent lo hanno invitato a casa loro in passato).  

La moglie della vittima, Katherine Vogel, è dura e spietata contro il ragazzo, attribuendogli la paternità della morte del marito: una pallottola ha forato il vetro della finestra, proprio vicino al suo telaio, e per un caso sfortunato pare abbia ucciso il professore. Tuttavia, la posizione della poltrona, che appare spostata rispetto a come sarebbe dovuta essere e l’attenzione della donna al suo orologio da polso, nonostante sia provata tanto da essere condotta in camera da una sua vicina Linda Pearson, come un tarlo, cominciano a rodere il Capitano Leopold, che pur non avendo indizi, si capacita, in virtù di non meglio precisate sensazioni, che la verità sbandierata non lo sia in effetti. E così comincia ad investigare.

E viene a sapere da dicerie che la stessa Sig.ra Pearson, una bella bionda vicina di casa, era stata più volte accusata di avere una relazione con la vittima, e che la Vogel aveva minacciato di morte il marito se non avesse smesso di trattarla; e che lo stesso docente possedeva nello scantinato di casa sua una pistola da tiro a segno, che tuttavia nessuno sa, neanche la moglie della vittima, che fine abbia fatto. Lo stesso Harry Pearson, attribuisce la morte di Vogel al figlio del Tenente Fletcher e pare non nutrire alcun sospetto nei confronti della moglie, che tuttavia giura al capitano di non aver mai avuto alcun contatto amoroso o addirittura carnale con la vittima. Del resto la pistola avrebbe lo stesso calibro di quello usato dal fucile.

Tuttavia, al sospetto che possa essere stata la moglie, si oppone una semplice considerazione della sig.ra Pearson: come avrebbe potuto ucciderlo senza essere vista dai vicini, giacchè la casa dei Pearson è praticamente attaccata all’altra, se ad uccidere Vogel non fosse stata la pallottola del Long Rifle ma della pistola cal.22? Questa considerazione, del resto è quella fondamentale, che Leopold riconosce essere azzeccata, e a cui non riesce a dare risposta, finchè parlando col padre di Mike, e interrogandosi sulla stranezza del comportamento della signora Vogel quando aveva fissato il proprio orologio da polso (“perchè le interessava tanto sapere che ora era, con il marito appena morto?”, pag. 295), da quegli esce un’affermazione che lo sorprende: si fissa un orologio non solo per sapere che ora sia, ma anche talora per accertarsi che sia funzionante.

Questa considerazione, unita ad una poltrona spostata, e alla rivelazione dell’operaio della Empire Glass Company che ha provveduto su richiesta della sig.ra Vogel, alla rimozione del vetro forato e alla sua sostituzione con uno nuovo, daranno modo a Leopold di scagionare il ragazzo ed inchiodare alle sue responsabilità un’omicida scaltro.

Racconto inusuale, ci si aspetterebbe un delitto impossibile o quantomeno una Camera Chiusa da Hoch, L’assurdo sospetto del Capitano Leopold sorprende per l’acutezza degli indizi raccolti e tuttavia per la loro assoluta vacuità, che però, concatenati in un discorso logico, finiscono per essere le tappe obbligate di una brillantissima soluzione, che mette ancora in luce come dietro un apparente e semplice caso di omicidio colposo (che in questo caso avremmo detto preterintenzionale, giacchè il presunto omicida sapeva che in aree abitate, seppure a ragionevole distanza, è vietato sparare) vi sia invece un’accurata messinscena, e che la stessa posizione della poltrona, ha un significato ben profondo. Quando non l’abbia la differenza tra un calibro 22 Long ed uno Long Rifle (o l’assenza di differenza), che al lettore italiano può sfuggire: dico solo il Long Rifle è un proiettile un po' più alto del 22 Long e molto più pesante, ed è un proiettile pensato non solo per pistola ma anche per fucile.

Un meraviglioso racconto, di diciassette pagine (da pag.281 a 298 della raccolta Mondadori), che lascia attoniti, tanto più per la capacità di Hoch di sorprendere il lettore, con una rivelazione, quella dell’operaio, che sovverte tutta la logica fino a quel momento utilizzata, con una dichiarazione spiazzante, che nel momento in cui viene resa, pur non entrando minimamente nella dimensione del delitto, ma pur essendo legata esclusivamente alla sostituzione del vetro della finestra (e cosa c’entrerà mai?, pensa il mio lettore), scagiona il presunto omicida e dà modo al resto degli indizi di divenire invece che aleatori, probanti al massimo grado.

Un racconto di genio.

 

Pietro De Palma

mercoledì 5 dicembre 2018

Edward Dentiger Hoch : La stanza oblunga (The Oblong Room, 1967) – trad. Vittorio Curtoni – in “La ragione dei granchi” di M.Elder, I Capolavori Urania, n.992 del 1985


No, non è un errore.
Molti, apprestandosi a leggere questo articolo, potrebbero pensare ad un errore, vedendo l’immagine correlata all’articolo. E invece non è così, per strano che possa essere. Persino Mauro Boncompagni, qualche giorno fa, pur dichiarandosi non collezionista di Urania, era dubbioso che su un volumetto Urania si fosse potuto pubblicare un racconto di Hoch. D’altronde Hoch aveva anche scritto tre romanzi fantascientifici. Ma questo non è un racconto di tale genere. Eppure è vero che sia stato collocato su un volume Urania! Anch’io qualche tempo fa non ho creduto ai miei occhi, quando ho saputo che era contenuto nel numero 992 de I Capolavori Urania, dal titolo “La ragione dei granchi” di M.Elder. Anzi, per strano che possa essere, è stata l’unica edizione italiana di questo famosissimo racconto (non famosissimo in Italia anzi praticamente sconosciuto, ma famosissimo nei paesi anglosassoni).
Il racconto in questione, tradotto da Vittorio Curtoni, è “La stanza oblunga”. Il racconto originale, The Oblong Room, pubblicato non su EQMM, la rivista su cui furono pubblicati circa 450 racconti di Hoch per oltre trent’anni, ma su The Saint Mystery Magazine, nel luglio del 1967, vinse nell’edizione 1968 dell’Edgar Allan Poe Awards promossa come sempre dal MWA, il premio per The Best Short Story.  
Non è una storia fantascientifica, e quindi si potrebbe obbiettare sulla collocazione. Tuttavia, la soluzione trascende l’umanità, è una soluzione che direi metafisica, e forse per questo si pensò di pubblicare il racconto su un volumetto di Urania.
Fatto sta che il racconto di Hoch, diversamente da quello che a prima vista si potrebbe pensare, non tratta affatto una Camera Chiusa o un delitto impossibile, ma un delitto punto e basta; semmai è la soluzione che per quanto sbalorditiva possa essere, è l’unica vera.
Il Capitano Leopold accorre assieme al Sergente Fletcher, chiamato a risolvere il caso, in una università non meglio precisata: Tom McBern ha ucciso Ralph Rollings suo compagno di stanza. Frequentavano entrambi il secondo anno, e che andassero d’accordo è testimoniato dal fatto che avevano chiesto di continuare a condividere la stessa stanza. Perché allora Tom ha ucciso Ralph?
Perché che sia stato lui ad ucciderlo non c’è ombra di dubbio: la vittima è stata trovata uccisa da due pugnalate, nel suo letto, nella sua stanza, di forma strana, oblunga. Una camera spartana: due letti, due armadi, due comodini, due scrivanie, due sedie, tutto esattamente uguale, ed una grande finestra che si affaccia sul panorama: nient’altro. La stanza è stata trovata chiusa dall’interno, con Tom che è rimasto quasi un giorno intero, 22 ore, in compagnia del cadavere dell’amico, senza che dicesse nulla a nessuno. La circostanza dell’omicidio è stata scoperta solo per l’insistenza di un loro compagno di corso, tale Bill Smith che insospettito perché i due non si erano fatti vedere il giorno prima a lezione perché a dire di Tom erano febbricitanti, e neanche in quel giorno, aveva detto che avrebbe chiesto aiuto e solo allora Tom aveva aperto la porta, presentandogli la scena del delitto.
Rimane un mistero per quale motivo Tom abbia ucciso Ralph. Il Capitano Leopold, che conduce l’interrogatorio, pensa che i due possano essere venuti in contrasto per una ragazza. In effetti, messo alle strette, Bill confessa che una che usciva con ambedue c’è: è una tale Stella Blanting, di vent’anni, come lo è Tom e come lo era Ralph.
Interrogata, Stella rivela che era uscita dapprima con Ralph, ma poi, non volendo più trattarlo, era uscita qualche volta con Tom. Uscita assieme non significa che ci aveva fatto sesso. Significa che aveva voluto conoscerli. Stella rivela che era rimasta spaventata dal primo: emanava un’aria malvagia, malsana. Tom era diverso, ma era totalmente soggiogato dal primo.
Leopold vuole vederci chiaro.
Erano omosessuali? No.
Intrattenevano una sorta di relazione sadomasochista tipo schiavo-padrone? No.
E allora?
La verità uscirà dalle labbra di Tom, messo alle strette. Una verità sconvolgente: i due avevano un rapporto mistico, è come se Ralph avesse avuto una sorta di potere della mente e dello spirito su Tom, ne avesse soggiogato la volontà, essendo diventato l’altro il suo discepolo e lui il suo maestro, condividendo una specie di credo religioso.
Ma allora perché Tom ha ucciso Ralph?
La verità lascerà a bocca aperta, e spiegherà il perché dell’attesa e anche della forma della stanza.
A ben donde, Edward Dentiger Hoch vinse l’Edgar per questo racconto: è un vero capolavoro!
Innanzitutto l’incipit:
“Il caso fu competenza di Fletcher sin dall’inizio, ma quando arrivò la telefonata, il capitano Leopold uscì in auto con lui. Sembrava una storia già chiusa, con l’unico sospetto letteralmente trovato a vegliare la vittima, e, in una giornata noiosa, Leopold pensò che fare un salto all’università potesse essere piacevole.
Lì, lungo il fiume, gli alberi avevano già il colore dell’autunno, e nel parco, a tratti, il fumo che si alzava dalle foglie che bruciavano oscurava la strada. Per essere autunno, il giorno era caldo, assolato. Un giorno poco adatto a un omicidio
(pag.134).

Gli alberi che hanno il colore dell’autunno, già fanno presagire qualcosa: non si è in inverno, una stagione legata al buio e al freddo, ma in autunno, una stagione che è a metà, che morta l’estate, veglia l’arrivo dell’inverno. La veglia è il motivo del racconto; e del resto di veglia si parla chiaramente in questo incipit, quando si dice che il sospetto era stato trovato a vegliare la vittima.
Perché vegliarla?
E perché la stanza e la sua forma sono importanti? Perché? Lo dice Tom nella sua confessione al Capitano Leopold, a pag. 142, della traduzione italiana: “Avete mai riflettuto su questa stanza, sulla sua forma? Ralph diceva sempre che ricordava un racconto di Poe, La cassa oblunga. Lo conoscete? La cassa era su una nave, e ovviamente conteneva un corpo…”. “E questa stanza era la bara di Ralph?”. “Sì”.
La stanza oblunga, rifacendosi al racconto di Poe, ricorderebbe per Ralph una bara. Loro vivono e dormono in una bara. Quindi la veglia a cosa può alludere se riferita ad un rapporto mistico, o di esperienza religiosa?
Il racconto è un crogiuolo di trovate, di allusioni, di citazioni. Ed è triste. E nello stesso tempo è un altro riferimento ad una realtà, che in America molte volte ha prodotto le sue vittime: quella delle sette mistiche, in cui il sacerdote plagia i fedeli, già raccontata in altri romanzi polizieschi (ricordiamo “Morire d’estasi” di Ngaio Marsh).
L’incedere è lento, come quello di una processione. Solo che alla fine non c’è la statua del santo o della Vergine, ma un omicidio, non voluto ma richiesto: un omicidio, il sangue, il prezzo per qualcos’altro.
E se Ralph lo si vede come una specie di messia per Tom, a cosa mai potrà alludere la veglia accanto al cadavere dell’amico?
Se non avete capito, non vi resta che procurarvi il volumetto Urania (un’impresa!) e leggerlo. Ringrazio Mauro Catoni, mio caro amico e collezionista anche di fantascienza, per avermelo messo a disposizione.

Pietro De Palma