Ecco il colpevole !
Mystery, Thriller, Hard-Boiled, Avventura, dalla GAD ad oggi. Sotto la lente di ingrandimento romanzi e racconti (anche Camere Chiuse e Delitti Impossibili)e saggi di critica.
sabato 7 marzo 2026
Roger L. Simon : IL TACCHINO SELVATICO (Wild Turkey, 1974) – RIZZOLI, I Gialli di Qualità, N.58/1976
sabato 28 febbraio 2026
R. e F. Lockridge: L’indizio lontano (The Distant, Clue, 1963) – trad. Enrico Cicogna – I Gialli Garzanti N° 25 del 1965
Beh, innanzitutto nacqui io. Al lettore di romanzi polizieschi importerà assai poco, e assai meno importerà sapere che un mio tris-cugino, Carmine, procugino di mio padre, morì Monsignore nel maggio di quell’anno e che è stato proclamato Beato dalla Arcidiocesi di Bari (si sta aspettando l’imprimatur del Vaticano) qualche anno fa. Ma di più importante in quel lontano 1963 cosa ci fu? Beh, innanzitutto l’assassinio di John Kennedy a Dallas; e poi la morte del “Papa buono”, Giovanni XXIII. Al lettore medio di gialli, tutto ciò, benchè più importante della mia nascita e della morte del Beato di famiglia, importa relativamente. Importa un po’ più invece la morte di una certa Frances Louise Davis, perché tempo prima sposatasi con tale Richard Lockridge, aveva formato una delle coppie più famose (anche perché marito e moglie) di scrittori di polizieschi.
L’abbiamo detto tempo fa a riguardo di Kelley Roos, pseudonimo celante due autori, maschio e femmina: negli anni ’40, il bacino di utenza dei lettori di gialli chiedeva non tanto più gialli cervellotici, prerogativa tipica di autori maschili, ma romanzi in cui l’elemento rosa venisse rivalutato. Io credo anche in relazione al fatto che non solo il particolare momento bellico richiedeva letture più riposanti e meno impegnate ma anche lo esigeva il tipo di lettore, che si stava spostando in gran parte sull’elemento femminile, visto che i maschi partivano volontari per il fronte.
Così anche i Lockridge esordirono con la coppia famosa di brillanti investigatori “Mr. e Mrs North”. E devo dire che in quegli anni anche il cinema sfornava film che a loro volta indirizzavano il pubblico verso quei riferimenti culturali: ricordo “L’Uomo Ombra” (The Thin Man) tratto da un lavoro di Chandler, che nel 1934 impose la coppia di investigatori William Powell e Myrna Loy a Hollywood. E ricordo che sempre in quegli anni si assiste ad un ammorbidimento delle trame dei romanzi di Ellery Queen con l’introduzione del personaggio femminile della cronista Paula Paris (in The Four of Hearts, 1938) presente anche in qualche racconto ambientato negli anni di Hollywood; e della sua segretaria Nikki Porter, che appare nel 1943 nelle ultime pagine di There Was An Old Woman, e fugacemente poi in racconti, in qualche altro romanzo, nei radiodrammi e soprattutto nei films: a proposito di questi, è evidente che il successo travolgente di L’uomo Ombra di W. S. Van Dyke influenzò non solo per qualche anno l’industria della celluloide americana ma anche l’attività di scrittori versati al genere poliziesco. Tra questi appunto i Lockridge, che inaugurarono ben tre serie diverse, con 55 romanzi scritti assieme dal 1936: l’ultimo romanzo scritto assieme, Quest for the Bogeyman come il precedente The Devious Ones fu pubblicato nel 1964, un anno dopo la morte di Frances. Tuttavia, neanche due anni dopo la morte di Frances, Richard Lockridge pensò bene di risposarsi con tale Hildegarde Dolson, anche lei scrittrice e riprese a scrivere di buona lena: tuttavia la serie Mr e Mrs North che era stata creata assieme a Frances, non fu incrementata, mentre lo furono le altre tre serie (il Capitano Heimrich, Nathan Shapiro, and Paul Lane ).
Del 1963 è il romanzo L’Indizio lontano (The Distant Clue ,1963), il quattordicesimo dei ventitre romanzi che hanno come protagonista il Tenente Heimrich. La serie, cominciata nel 1947 col romanzo Think of Death, aveva avuto tuttavia un prologo anni prima: infatti il soggetto del Tenente Heimrich, impiegato al Bureau of Criminal Investigation di New York, era apparso in una delle prime storie dei North, Murder Out of Turn del 1941; e successivamente era riapparso nel 1946 in un altro romanzo con Mr e Mrs North, Death of a Tall Man.
Nei romanzi più tardi della serie, già a partire dall’inizio degli anni sessanta, il tenente Heimrich diventa Capitano, e in questi romanzi compare anche il suo nome, Merton.
In The Distant Clue, proposto in Italia nel 1965 ne I Gialli Garzanti come “L’indizio lontano” , senza che vi sia un preambolo o una introduzione in cui si maturano gli elementi e le portate del dramma (e già questo ci farebbe capire che si tratta di un romanzo moderno e non già uno dei mitici anni ’30), ecco che vengono buttati in faccia al lettore i due elementi del dramma: il professor Wingate, ex docente universitario di Storia ed ora bibliotecario a tempo perso nella locale biblioteca della città di Van Brunt, contea Putnam di New York, e Homer Lenox, ex avvocato e discendente di una delle più antiche famiglie del posto, vengono trovati uccisi a casa di Lenox: il padrone di casa riverso sul parquet di legno con accanto una pistola e poi in linea retta, appoggiato al muro, il cadavere di Wingate, con un foro da proiettile in mezzo agli occhi.
La polizia, nella figura del Capitano Heimrich, è lì coi suoi uomini a raccogliere testimonianze: a voler chiudere il caso basterebbe la scena del delitto: due vecchi amici, uniti da una passione comune, cioè ricercare notizie sulle maggiori e più antiche famiglie del circondario, per un qualche oscuro motivo, sono arrivati ad un diverbio violento che è sfociato in un duplice omicidio. Un capitano superficiale avrebbe così chiuso il caso. Ma Heimrich non lo è. Il figlio di sua moglie Susan, il dodicenne Michael, che conosceva il professor Wingate, continua a dire che non può esser stato lui: era troppo una brava persona e non avrebbe mai premuto il grilletto. E tutte le altre testimonianze convergono su ciò. Stessa cosa per Lenox, tanto più che si sa che i due vecchi erano grandi amici. Heimrich comincia a sospettare che alla base del duplice omicidio ci sia la ricerca che Lenox stava portando avanti con l’ausilio del suo amico e con l’assistenza di Enid Vance, fidanzata di suo figlio Scott, che gli ribatteva le note a macchina; solo che lo sospetta troppo tardi, quando già qualcuno, ignorando i sigilli della polizia, rovista furiosamente nello sudio di Wingate e poi nello spiazzo di casa Lenox, di notte, brucia parecchio materiale tra quello raccolto dal vecchio.
Depistaggio o in effetti traccia reale? Heimrich prende in seria considerazione la seconda ipotesi. Solo che parrebbe priva di un qualsiasi fondamento su cui insistere, visto che il materiale più compromettente è stato distrutto, se un agente di polizia non trovasse nel bagagliaio dell’auto di Wingate proprio i documenti più importanti: i Diari del dottor Cornelius Van Brunt (colui che aveva fondato la città). Che uniti alle pagine del manoscritto salvatosi dalla furia distruttrice (soprattutto quelle che Enid aveva a casa propria e che aveva usato per battere a macchine le note che sono state invece distrutte), forniscono i primi fondamenti su cui basare l’indagine.
Heimrich comincia ad indagare, interrogare tutti coloro che vicini per luogo e per parentela, potevano sapere qualcosa: interroga Enid (che qualche mala lingua collega ad una presunta tresca col vecchio Lenox) che invece è teneramente innamorata di Scott (figlio di Homer) che fa lo scrittore e che ora si trova ad ereditare un bel patrimonio. Possibile che i due possano aver ucciso il vecchio ed il suo amico per denaro? Ma perché anche Wingate? Scott non è il suo vero figlio, ma solo il figlio che la madre francese aveva avuto da altro: potrebbe anche aver ucciso il patrigmo ritenendolo responsabile della morte della madre in un incidente stradale, che potrebbe esser stato causato da Lenox per uccidere la moglie e Vance, il padre di Enid, che altre male lingue volevano essere amanti? Questa è un’ipotesi.
Ma l’altra porta inevitabilmente alla storia delle famiglie locali: possibile che qualche rampollo di famiglia abbia qualche segreto che i due inconsapevolmente abbiano tirato fuori? C’entra per caso con l’assassinio di Van Brunt perpetrato dalla moglie morta in carcere, con l’ausilio del figlio anche lui in galera? Oppure si tratta di altro? C’entrano magari le altre famiglie antiche del luogo (Mitchie, Vance, Drew, Van Druyten)?
Heimrich interroga tutti a partire dal vecchio Mitchie II, il cui figlio John Mitchie III è buon conoscente di Heimrich, ma il vecchio è lì in piscina, e tutti negano che qualcuno abbia visto il falò acceso di notte a casa Lenox per bruciare i documenti compromettenti. Le indagini rivolte ad altri attori del dramma non portano a risultati soddisfacenti. Ed ecco proprio allora che Heimrich brancola nel buio, un terzo avvenimento spiazza gli inquirenti: il vecchio Jasper Mears, giardiniere delle famiglie nobili del posto, viene ritrovato ucciso nella sua baracca, soffocato. Parrebbe un delitto scollegato, se Heinrich notando nello squallore della casupola, una cucina nuova di zecca, un televisore enorme ed un frigo ultranuovo, e poi ritrovando rotoli di banconote nascoste in barattoli, sospetta un ricatto: possibile che il vecchio sapesse qualcosa? La cosa viene accertata quando Heimrich si ricorda che il vecchio aveva espresso la volontà che lui andasse a trovarlo perché aveva da dirgli una cosa molto importante sui delitti: possibile che pur ricattando una detrminata persona, dopo gli omicidi, temendo per la propria vita, avesse voluto rivelare quanto sapeva e per questo fosse stato ucciso?
Heimrich si convince che questa è la verità. Il vecchio Jasper conosceva tutti gli eredi delle famiglie del luogo avendo lavorato come tuttofare presso parecchi di essi, e quindi anche i loro segreti.
L’attività volta ad interrogare Scott ed Enid da una parte, e altra gente dall’altra continua imperterrita, e non approderebbe a nulla se un bel giorno non capitasse tra le sue mani un rapporto di un’agenzia di investigazioni di Londra: Lenox si era rivolto ad essa per avere riscontri su tale Malcolm Hutton spendendo un centinaio di sterline. Chi è mai questo Hutton? Quello le cui impronte sono state ritrovate sulla scena dell’omicidio e classificate di persona sconosciuta?
Heimrich continua gli interrogamenti che prendono una direzione quando uno dei testimoni ammette di conoscere Hutton: Mitchie II, l’unico dei vecchi delle famiglie, afferma che Hutton era un suo amico, e che insieme erano stati vittima di un grave incidente in Europa: Hutton era morto e lui per mesi e mesi era stato in coma.
Se una pista che sembra chiudersi, un’altra sembra aprirsi : il figliastro di Heimrich, impegnato ad esercitarsi a baseball, e impegnato soprattutto ad evitare falli di piede, rivela come il professor Wingate una volta gli aveva chiesto se mai avesse visto una cosa strana nei piedi degli altri ragazzi del posto. Un feticista? Le indagini lo escludono. E allora?
Questo indizio lontano porterà Heimrich a formulare una teoria che inchioderà l’assassino alle sue responsabilità.
Romanzo che rivela nello stile asciutto, secco, venato di tristezza, un grande scrittore, sicuramente fu scritto quando Frances Louise Lockridge nata Davis non stava più bene: manca del tutto o quasi la parte femminile rosa, brillante, tipica di Frances, e invece il romanzo si poggia tutto sull’attività del maschio.
Si tratta di un romanzo poliziesco ben modellato, che porta ad una serie di piste false e vere, di veri e falsi sospettati, come in ogni classico mystery che si rispetti: qui non vi è però il detective che investiga, imprestato anche ad un poliziotto di turno, ma che esercita comunque la figura di detective (il Lord di Daly King, Thatcher Colt di Abbot) ma il poliziotto che accumula prove, interroga i testimoni, li torchia, sguinzaglia i suoi uomini, si affida ad elementi del controspionaggio per accumulare altri indizi: insomma ci troviamo dinanzi ad un classico procedural, del tipo portato al massimo della gloria da Hillary Waugh, ma che qui non è affatto malvagio, anzi. L’indizio lontano è un piccolo gioiello: è un difetto fisico, ma che ha costretto una tale persona, ad uccidere. E la causa sono stati soldi, tanti soldi. E come l’indizio è lontano, anche l’assassino lo è, almeno parrebbe che lo fosse. Devo dire in tutta sincerità, avendo maturato una certa propensione investigativa, avendone letti molti di romanzi ( tanti, ma tanti!), avendo maturato una certa sensibilità a propender verso certi indizi invece che verso altri, sono riuscito molto presto ad indirizzarmi verso la giusta persona, avendo avuto la sensazione che quello, tra tutti, avrebbe potuto a che fare con l’omicidio dei due vecchi: una sorta di sensazione, acuita dal fatto che è come se il buon Lockridge si lasciasse sfuggire qualcosa: nella sua blindatura del romanzo, si fa sfuggire qualche apprezzamento, qualche frasetta, che un Carr o un Waugh certamente avrebbero eliminato, e che magari non viene tenuta nel giusto conto dal lettore occasionale o comunque poco esperto, ma che quello di lungo corso inquadra nella giusta prospettiva, avendo come me legittima suspicione.
A patto tuttavia che il romanziere non l’avesse posta in essere veramente questa strada. Cioè che il suo fine non fosse stato quello di indicare nelle ultime pagine l’assassino, avendo già rilevato il movente, ma che invece avesse rivelato in certo modo l’assassino tenendo nascosto il movente. Anche perché, e questo è il difetto di questo buon romanzo, sorretto da un’ossatura di tutto rispetto, e da una tensione costante, i personaggi veramente sospettabili sono pochi: sono i pochi rimasti delle famiglie: i Van Druyten, i Mitchie, I Drew, i Lenox. E poi andando a spulciare si riducono a due in realtà. E quindi gioco forza, si finisce per sospettare del giusto omicida. Tuttavia il motivo, il movente lo si ricava solo nelle ultime pagine: è come se lui avesse detto: Ok, il colpevole è questo, ma perché poi avrà ucciso? Questo è il gioiello, un indizio così lontano e così privo di importanza, ma che nella giusta ottica riesce ad inquadrare e spiegare un duplice, triplice omicidio, che è la vera chicca del romanzo.
Quindi ci troviamo dinanzi ad un un ottimo precedural che non è tanto un Whodunnit, non è per nulla un Howdunnit ed che invece è un rarissimo Whydunnit, un poco usato sottogenere di plot nei mystery, in cui il fine del romanzo è scoprire il vero motivo per cui una data persona è stata uccisa, che in mezzo ad altri moventi, indirizza le indagini vero la logica conclusione. Anche qui ci troviamo dinanzi non ad un omicida efferato, ma davanti a qualcuno che, spinto dalle necessità un giorno, quando è stato scoperto, ha dovuto per forza uccidere a meno di non perdere quello che aveva guadagnato. In fondo quindi è una vittima del destino, una beffa, nata da un’annotazione del dottor Cornelius Van Brunt, che facendo nascere un bambino, ne aveva anche sancito una deformità. Una doppia beffa direi, perché viene spiegata e quindi acquista il valore di prova, da altra annotazione dello stesso dottore, in un libriccino che l’omicidio non aveva ritenuto di bruciare o comunque di portare con sé , perché ignorava che potesse contenere l’indizio che lo avrebbe portato in galera (e forse anche sulla sedia elettrica). Ecco spiegato il tono disincantato del romanzo, il velo di tristezza, sicuramente anche derivato dalle condizioni non ottimali di Frances Lockridge che di lì a poco sarebbe morta.
L’alano Colonnello che accompagna nelle poche ma fondamentali inquadrature Michaels, il figliastro di Heimrich, potrebbe essere una reminiscenza dell’alano presente nel film della Disney 101 Dalmatians (in Italia, La Carica dei 101), apparso nel 1961.
Mi piace infine di poter puntare l’obiettivo su quello che è il vero deus ex-machina dell’intera vicenda, che è anche il testimone più attendibile in assoluto: un ragazzino, Michaels. Una maggiore attenzione nella letteratura poliziesca di quel periodo ai minori?
Pietro De Palma
domenica 4 gennaio 2026
Peter Lovesey: Diario di tenebra ( Upon A Dark Night, 1997) - Trad. Mauro Boncompagni. Il Giallo Mondadori n. 2572 del 1998
C'era un tempo che bastava che Peter consegnasse un libro alle stampe in patria, e l'anno dopo lo traducevano in Italia.
Peter Lovesey è morto l'anno scorso, ma già da qualche anno i suoi romanzi nuovi non li traducevano più. L'anno scorso hanno ripresentato un vecchio suo successo, La statua di cera (Waxwork), che vinse nel 1978 il Silver Dagger Award, ed è almeno sul versante dei suoi romanzi già tradotti, che si potrebbe auspicare qualche nuova uscita: stavo giusto parlandone con Mauro qualche giorno fa a proposito del secondo romanzo con Peter Diamond, Peter Diamond e la bambina senza nome (Diamond Solitaire), uscito più di trent'anni fa, e che si potrebbe ripubblicare, ovviamente giusto approvazione dell'Editor.
Il romanzo di oggi, è sempre della sua serie più apprezzata, quella di Peter Diamond, però il romanzo è il quinto in ordine di uscita.
Peter Diamond, che aveva rassegnato le dimissioni alla fine del suo romanzo di esordio, cominciando una carriera di detective privato, è ritornato in Polizia dopo qualche tempo (e qualche romanzo): ora è Sovrintendente e Capo della Squadra Omicidi di Bath. In questa veste deve occuparsi di due delitti, accaduti uno dopo l'altro, apparentemente senza alcun nesso: il suicidio di un anziano agricoltore, suicidatosi con una fucilata soto il mento; e la caduta dal parapetto del tetto di una casa, di una giovane tedesca.
Il primo viene scoperto dopo una settimana: cadavere in putrefazione, con la testa distrutta dalla fucilata che ha scoperto il cranio e disseminato cervello e ossa (un modo alquanto singolare di suicidarsi), la seconda morte è contemporanea alla scoperta quasi, e avviene durante una grande festa seguita all'occupazione di una casa, da parte degli abitanti del paese, per festeggiare la vincita alla lotteria di quattro inquilini della casa. Anche questa morte, se a prima vista sembra un incidente o un suicidio, ha tuttavia una particolarità: manca una scarpa da ginnastica. La si cerca sul tetto innanzitutto dopo che sul luogo della caduta e anche in altri posti, ma non salta fuori: dove è finita? Sempre che qualcuno non l'abbia presa: la vittima sembra fosse ubriaca, ma poi l'autopsia scopre che era perfettamente in sè e forse aveva bevuto solo una lattina di birra, semmai. Qualcuno l'ha spinta? E perchè?
Le indagini brancolano nel buio.
Insieme a questi due eventi delittuosi, un terzo avvenimento catalizza l'attenzione di Diamond: una certa Rose Black è stata trovata nel parcheggio di un ospedale, ferita, con delle costole incrinate, e soprattutto senza memoria. Dopo una rapida degenza, non sapendo chi sia (non son stati ritrovati documenti), è stata affidata ad una Assistente sociale, finchè una certa Doreen, che si è spacciata come sua sorellastra, è venuta a rilevarla. Il fatto che salta agli occhi è che tuttavia tutte le cose dette dalla donna si rivelano false: non abita dove sarebbe dovuta abitare, perchè casa e via non esistono, e neanche i riferimenti della famiglia di origine non ci sono. Effetto: Rose è scomparsa. Ora che c'entra Rose con le altre due morti? Nulla. Eppure...
La prima morte, sembra essere in relazione a certi cimeli sassoni trovati nelle vicinanze, e infatti Diamond scopre che qualcuno aveva scavato precedentemente più volte nella proprietà della vittima, alla ricerca di qualcosa.
Della seconda invece non si capisce nulla, finchè non avviene qualcosa che accende la fatidica lampadinaa Diamond: Hildegarde Henkel, la ragazza tedesca caduta in strada dal tetto di una casa, era ospitata nell'ostello dove pure era stata accolta Rose Black, e a quest'ultuima la prima curiosamente si assomigliava: è possibile che qualcuno pensando di uccidere Rose abbia ucciso Hildegarde? E per di più il parcheggio dell'ospedale si affaccia sulla statale, che porta alla fattoria del primo suicidio, del contadino Gladstone: è possibile che Rose camminando su quella statale sia stata investita, e provenisse dalla direzione della fattoria?
Così Diamond, assieme all'Ispettore Wigfull a cui ha soffiato il posto, e all'Ispettrice Julie Hargreaves, comincia ad investigare sul passato di Gladstone, su cercatori di antichità, su cimeli sassoni, per riuscire alla fine a dare un nome all'assassino, già fortemente sospettato per il suicidio della tedesca, ed ora ricercato per il rapimento di Rose e la morte di Gladstone, e a fermarlo prima che uccida ancora.
Quello che affascina in questo romanzo è come riesca Lovesey ad imbastire una storia basata su pochi elementi, persino apparentemente slegati:
c'è la storia avventurosa del tesoro che tutti cercano e nessuno trova, che persino la bella Rose, che si chiama veramente Christine Gladstone, fa balenare a chi vuole ucciderla perchè non lo faccia (e poi veramente trova dietro un camino murato);
c'è uno degli elementi più tipici del giallo inglese, il ritorno dell'erede, Christine appunto, che viene a sapere dopo la morte della madre dell'identità del padre e torna da lui, per ritrovarlo morto;
una storia nella tipica provincia inglese, così cara ad Agatha Christie ma anche in tempi recenti all'Ispettore Barnaby;
e una indagine, che sembrerebbe un procedural perchè sviluppatosi con le indagini della polizia, ma che in realtà si avvale delle intuizioni di Peter Diamond, un anti eroe, un anti poliziotto, che è troppo burbero e stizzoso per fare amicizia con i suoi sottoposti e troppo anticonformista per essere premiato dai suoi superiori, e soprattutto fuori dalle righe: un poliziotto che rifugge come la peste le sedute autoptiche inventandosi mille scuse diverse.
Anche se poi si verà che non lo era stata.
Romanzo come al solito molto bello, del grande Lovesey.
P. De Palma


