sabato 28 febbraio 2026

R. e F. Lockridge: L’indizio lontano (The Distant, Clue, 1963) – trad. Enrico Cicogna – I Gialli Garzanti N° 25 del 1965

Cosa accadde nel 1963?
Beh, innanzitutto nacqui io. Al lettore di romanzi polizieschi importerà assai poco, e assai meno importerà sapere che un mio tris-cugino, Carmine, procugino di mio padre, morì Monsignore nel maggio di quell’anno e che è stato proclamato Beato dalla Arcidiocesi di Bari (si sta aspettando l’imprimatur del Vaticano) qualche anno fa. Ma di più importante in quel lontano 1963 cosa ci fu? Beh, innanzitutto l’assassinio di John Kennedy a Dallas; e poi la morte del “Papa buono”, Giovanni XXIII. Al lettore medio di gialli, tutto ciò, benchè più importante della mia nascita e della morte del Beato di famiglia, importa relativamente. Importa un po’ più invece la morte di una certa Frances Louise Davis, perché tempo prima sposatasi con tale Richard Lockridge, aveva formato una delle coppie più famose (anche perché marito e moglie) di scrittori di polizieschi.
L’abbiamo detto tempo fa a riguardo di Kelley Roos, pseudonimo celante due autori, maschio e femmina: negli anni ’40, il bacino di utenza dei lettori di gialli chiedeva non tanto più gialli cervellotici, prerogativa tipica di autori maschili, ma romanzi in cui l’elemento rosa venisse rivalutato. Io credo anche in relazione al fatto che non solo il particolare momento bellico richiedeva letture più riposanti e meno impegnate ma anche lo esigeva il tipo di lettore, che si stava spostando in gran parte sull’elemento femminile, visto che i maschi partivano volontari per il fronte.
Così anche i Lockridge esordirono con la coppia famosa di brillanti investigatori “Mr. e Mrs North”. E devo dire che in quegli anni anche il cinema sfornava film che a loro volta indirizzavano il pubblico verso quei riferimenti culturali: ricordo “L’Uomo Ombra” (The Thin Man) tratto da un lavoro di Chandler, che nel 1934 impose la coppia di investigatori William Powell e Myrna Loy a Hollywood. E ricordo che sempre in quegli anni si assiste ad un ammorbidimento delle trame dei romanzi di Ellery Queen con l’introduzione del personaggio femminile della cronista Paula Paris (in The Four of Hearts, 1938) presente anche in qualche racconto ambientato negli anni di Hollywood; e della sua segretaria Nikki Porter, che appare nel 1943 nelle ultime pagine di There Was An Old Woman, e fugacemente poi in racconti, in qualche altro romanzo, nei radiodrammi e soprattutto nei films: a proposito di questi, è evidente che il successo travolgente di L’uomo Ombra di W. S. Van Dyke influenzò non solo per qualche anno l’industria della celluloide americana ma anche l’attività di scrittori versati al genere poliziesco. Tra questi appunto i Lockridge, che inaugurarono ben tre serie diverse, con 55 romanzi scritti assieme dal 1936: l’ultimo romanzo scritto assieme, Quest for the Bogeyman come il precedente The Devious Ones fu pubblicato nel 1964, un anno dopo la morte di Frances. Tuttavia, neanche due anni dopo la morte di Frances, Richard Lockridge pensò bene di risposarsi con tale Hildegarde Dolson, anche lei scrittrice e riprese a scrivere di buona lena: tuttavia la serie Mr e Mrs North che era stata creata assieme a Frances, non fu incrementata, mentre lo furono le altre tre serie (il Capitano Heimrich, Nathan Shapiro, and Paul Lane ).
Del 1963 è il romanzo L’Indizio lontano (The Distant Clue ,1963), il quattordicesimo dei ventitre romanzi che hanno come protagonista il Tenente Heimrich. La serie, cominciata nel 1947 col romanzo Think of Death, aveva avuto tuttavia un prologo anni prima: infatti il soggetto del Tenente Heimrich, impiegato al Bureau of Criminal Investigation di New York, era apparso in una delle prime storie dei North, Murder Out of Turn  del 1941; e successivamente era riapparso nel 1946 in un altro romanzo con Mr e Mrs North, Death of a Tall Man.
Nei romanzi più tardi della serie, già a partire dall’inizio degli anni sessanta, il tenente Heimrich diventa Capitano, e in questi romanzi compare anche il suo nome, Merton.
In The Distant Clue, proposto in Italia nel 1965 ne I Gialli Garzanti come “L’indizio lontano” , senza che vi sia un preambolo o una introduzione in cui si maturano gli elementi e le portate del dramma (e già questo ci farebbe capire che si tratta di un romanzo moderno e non già uno dei mitici anni ’30), ecco che vengono buttati in faccia al lettore i due elementi del dramma: il professor Wingate, ex docente universitario di Storia ed ora bibliotecario a tempo perso nella locale biblioteca della città di Van Brunt, contea Putnam di New York, e Homer Lenox, ex avvocato e discendente di una delle più antiche famiglie del posto, vengono trovati uccisi a casa di Lenox: il padrone di casa riverso sul parquet di legno con accanto una pistola e poi in linea retta, appoggiato al muro, il cadavere di Wingate, con un foro da proiettile in mezzo agli occhi.
La polizia, nella figura del Capitano Heimrich, è lì coi suoi uomini a raccogliere testimonianze: a voler chiudere il caso basterebbe la scena del delitto: due vecchi amici, uniti da una passione comune, cioè ricercare notizie sulle maggiori e più antiche famiglie del circondario, per un qualche oscuro motivo, sono arrivati ad un diverbio violento che è sfociato in un duplice omicidio. Un capitano superficiale avrebbe così chiuso il caso. Ma Heimrich non lo è. Il figlio di sua moglie Susan, il dodicenne Michael, che conosceva il professor Wingate, continua a dire che non può esser stato lui: era troppo una brava persona e non avrebbe mai premuto il grilletto. E tutte le altre testimonianze convergono su ciò. Stessa cosa per Lenox, tanto più che si sa che i due vecchi erano grandi amici. Heimrich comincia a sospettare che alla base del duplice omicidio ci sia la ricerca che  Lenox stava portando avanti con l’ausilio del suo amico e con l’assistenza di Enid Vance, fidanzata di suo figlio Scott, che gli ribatteva le note a macchina; solo che lo sospetta troppo tardi, quando già qualcuno, ignorando i sigilli della polizia, rovista furiosamente nello sudio di Wingate e poi nello spiazzo di casa Lenox, di notte, brucia parecchio materiale tra quello raccolto dal vecchio.
Depistaggio o in effetti traccia reale? Heimrich prende in seria considerazione la seconda ipotesi. Solo che parrebbe priva di un qualsiasi fondamento su cui insistere, visto che il materiale più compromettente è stato distrutto, se un agente di polizia non trovasse nel bagagliaio dell’auto di Wingate proprio i documenti più importanti: i Diari del dottor Cornelius Van Brunt (colui che aveva fondato la città). Che uniti alle pagine del manoscritto salvatosi dalla furia distruttrice (soprattutto quelle che Enid aveva a casa propria e che aveva usato per battere a macchine le note che sono state invece distrutte), forniscono i primi fondamenti su cui basare l’indagine.
Heimrich comincia ad indagare, interrogare tutti coloro che vicini per luogo e per parentela, potevano sapere qualcosa: interroga Enid (che qualche mala lingua collega ad una presunta tresca col vecchio Lenox) che invece è teneramente innamorata di Scott (figlio di Homer) che fa lo scrittore e che ora si trova ad ereditare un bel patrimonio. Possibile che i due possano aver ucciso il vecchio ed il suo amico per denaro? Ma perché anche Wingate? Scott non è il suo vero figlio, ma solo il figlio che la madre francese aveva avuto da altro: potrebbe anche aver ucciso il patrigmo ritenendolo responsabile della morte della madre in un incidente stradale, che potrebbe esser stato causato da Lenox per uccidere la moglie e Vance, il padre di Enid, che altre male lingue volevano essere amanti? Questa è un’ipotesi.
Ma l’altra porta inevitabilmente alla storia delle famiglie locali: possibile che qualche rampollo di famiglia abbia qualche segreto che i due inconsapevolmente abbiano tirato fuori? C’entra per caso con l’assassinio di Van Brunt perpetrato dalla moglie morta in carcere, con l’ausilio del figlio anche lui in galera? Oppure si tratta di altro? C’entrano magari le altre famiglie antiche del luogo (Mitchie, Vance, Drew, Van Druyten)?
Heimrich interroga tutti a partire dal vecchio Mitchie II, il cui figlio John Mitchie III è buon conoscente di Heimrich, ma il vecchio è lì in piscina, e tutti negano che qualcuno abbia visto il falò acceso di notte a casa Lenox per bruciare i documenti compromettenti. Le indagini rivolte ad altri attori del dramma non portano a risultati soddisfacenti. Ed ecco proprio allora che Heimrich brancola nel buio, un terzo avvenimento spiazza gli inquirenti: il vecchio Jasper Mears, giardiniere delle famiglie nobili del posto, viene ritrovato ucciso nella sua baracca, soffocato. Parrebbe un delitto scollegato, se Heinrich notando nello squallore della casupola, una cucina nuova di zecca, un televisore enorme ed un frigo ultranuovo, e poi ritrovando rotoli di banconote nascoste in barattoli, sospetta un ricatto: possibile che il vecchio sapesse qualcosa? La cosa viene accertata quando Heimrich si ricorda che il vecchio aveva espresso la volontà che lui andasse a trovarlo perché aveva da dirgli una cosa molto importante sui delitti: possibile che pur ricattando una detrminata persona, dopo gli omicidi, temendo per la propria vita, avesse voluto rivelare quanto sapeva e per questo fosse stato ucciso?
Heimrich si convince che questa è la verità. Il vecchio Jasper conosceva tutti gli eredi delle famiglie del luogo avendo lavorato come tuttofare presso parecchi di essi, e quindi anche i loro segreti.
L’attività volta ad interrogare Scott ed Enid da una parte, e altra gente dall’altra continua imperterrita, e non approderebbe a nulla se un bel giorno non capitasse tra le sue mani un rapporto di un’agenzia di investigazioni di Londra: Lenox si era rivolto ad essa per avere riscontri su tale Malcolm Hutton spendendo un centinaio di sterline. Chi è mai questo Hutton? Quello le cui impronte sono state ritrovate sulla scena dell’omicidio e classificate di persona sconosciuta?
Heimrich continua gli interrogamenti che prendono una direzione quando uno dei testimoni ammette di conoscere Hutton: Mitchie II, l’unico dei vecchi delle famiglie, afferma che Hutton era un suo amico, e che insieme erano stati vittima di un grave incidente in Europa: Hutton era morto e lui per mesi e mesi era stato in coma.
Se una pista che sembra chiudersi, un’altra sembra aprirsi : il figliastro di Heimrich, impegnato ad esercitarsi a baseball, e impegnato soprattutto ad evitare falli di piede, rivela come il professor Wingate una volta gli aveva chiesto se mai avesse visto una cosa strana nei piedi degli altri ragazzi del posto. Un feticista? Le indagini lo escludono. E allora?
Questo indizio lontano porterà Heimrich a formulare una teoria che inchioderà l’assassino alle sue responsabilità.
Romanzo che rivela nello stile asciutto, secco, venato di tristezza, un grande scrittore, sicuramente fu scritto quando Frances Louise Lockridge nata Davis non stava più bene: manca del tutto o quasi la parte femminile rosa, brillante, tipica di  Frances, e invece il romanzo si poggia tutto sull’attività del maschio.
Si tratta di un romanzo poliziesco ben modellato, che porta ad una serie di piste false e vere, di veri e falsi sospettati, come in ogni classico mystery che si rispetti: qui non vi è però il detective che investiga, imprestato anche ad un poliziotto di turno, ma che esercita comunque la figura di detective (il Lord di Daly King, Thatcher Colt di Abbot) ma il poliziotto che accumula prove, interroga i testimoni, li torchia, sguinzaglia i suoi uomini, si affida ad elementi del controspionaggio per accumulare altri indizi: insomma ci troviamo dinanzi ad un classico procedural, del tipo portato al massimo della gloria da Hillary Waugh, ma che qui non è affatto malvagio, anzi. L’indizio lontano è un piccolo gioiello: è un difetto fisico, ma che ha costretto una tale persona, ad uccidere. E la causa sono stati soldi, tanti soldi. E come l’indizio è lontano, anche l’assassino lo è, almeno parrebbe che lo fosse. Devo dire in tutta sincerità, avendo maturato una certa propensione investigativa, avendone letti molti di romanzi ( tanti, ma tanti!), avendo maturato una certa sensibilità a propender verso certi indizi invece che verso altri, sono riuscito molto presto ad indirizzarmi verso la giusta persona, avendo avuto la sensazione che quello, tra tutti, avrebbe potuto a che fare con l’omicidio dei due vecchi: una sorta di sensazione, acuita dal fatto che è come se il buon Lockridge si lasciasse sfuggire qualcosa: nella sua blindatura del romanzo, si fa sfuggire qualche apprezzamento, qualche frasetta, che un Carr o un Waugh certamente avrebbero eliminato, e che magari non viene tenuta nel giusto conto dal lettore occasionale o comunque poco esperto, ma che quello di lungo corso inquadra nella giusta prospettiva, avendo come me legittima suspicione.
A patto tuttavia che il romanziere non l’avesse posta in essere veramente questa strada. Cioè che il suo fine non fosse stato quello di indicare nelle ultime pagine l’assassino, avendo già rilevato il movente, ma che invece avesse rivelato in certo modo l’assassino tenendo nascosto il movente. Anche perché, e questo è il difetto di questo buon romanzo, sorretto da un’ossatura di tutto rispetto, e da una tensione costante, i personaggi veramente sospettabili sono pochi: sono i pochi rimasti delle famiglie: i Van Druyten, i Mitchie, I Drew, i Lenox. E poi andando a spulciare si riducono a due in realtà. E quindi gioco forza, si finisce per sospettare del giusto omicida. Tuttavia il motivo, il movente lo si ricava solo nelle ultime pagine: è come se lui avesse detto: Ok, il colpevole è questo, ma perché poi avrà ucciso? Questo è il gioiello, un indizio così lontano e così privo di importanza, ma che nella giusta ottica riesce ad inquadrare e spiegare un duplice, triplice omicidio, che è la vera chicca del romanzo.
Quindi ci troviamo dinanzi ad un un ottimo precedural che non è tanto un Whodunnit, non è per nulla un Howdunnit ed che invece è un rarissimo Whydunnit, un poco usato sottogenere di plot nei mystery, in cui il fine del romanzo è scoprire il vero motivo per cui una data persona è stata uccisa, che in mezzo ad altri moventi, indirizza le indagini vero la logica conclusione. Anche qui ci troviamo dinanzi non ad un omicida efferato, ma davanti a qualcuno che, spinto dalle necessità un giorno, quando è stato scoperto, ha dovuto per forza uccidere a meno di non perdere quello che aveva guadagnato. In fondo quindi è una vittima del destino, una beffa, nata da un’annotazione del dottor Cornelius Van Brunt, che facendo nascere un bambino, ne aveva anche sancito una deformità. Una doppia beffa direi, perché viene spiegata e quindi acquista il valore di prova, da altra annotazione dello stesso dottore, in un libriccino che l’omicidio non aveva ritenuto di bruciare o comunque di portare con sé , perché ignorava che potesse contenere l’indizio che lo avrebbe portato in galera (e forse anche sulla sedia elettrica). Ecco spiegato il tono disincantato del romanzo, il velo di tristezza, sicuramente anche derivato dalle condizioni non ottimali di Frances Lockridge che di lì a poco sarebbe morta.
L’alano Colonnello che accompagna nelle poche ma fondamentali inquadrature Michaels, il figliastro di Heimrich, potrebbe essere una reminiscenza dell’alano presente nel film della Disney 101 Dalmatians (in Italia, La Carica dei 101), apparso nel 1961.
Mi piace infine di poter puntare l’obiettivo su quello che è il vero deus ex-machina dell’intera vicenda, che è anche il testimone più attendibile in assoluto: un ragazzino, Michaels. Una maggiore attenzione nella letteratura poliziesca di quel periodo ai minori?

Pietro De Palma

domenica 4 gennaio 2026

Peter Lovesey: Diario di tenebra ( Upon A Dark Night, 1997) - Trad. Mauro Boncompagni. Il Giallo Mondadori n. 2572 del 1998

 


 

C'era un tempo che bastava che Peter consegnasse un libro alle stampe in patria, e l'anno dopo lo traducevano in Italia. 

Peter Lovesey è morto l'anno scorso, ma già da qualche anno i suoi romanzi nuovi non li traducevano più. L'anno scorso hanno ripresentato un vecchio suo successo, La statua di cera (Waxwork), che vinse nel 1978 il Silver Dagger Award, ed è almeno sul versante dei suoi romanzi già tradotti, che si potrebbe auspicare qualche nuova uscita: stavo giusto parlandone con Mauro qualche giorno fa a proposito del secondo romanzo con Peter Diamond, Peter Diamond e la bambina senza nome (Diamond Solitaire), uscito più di trent'anni fa, e che si potrebbe ripubblicare, ovviamente giusto approvazione dell'Editor.

Il romanzo di oggi, è sempre della sua serie più apprezzata, quella di Peter Diamond, però il romanzo è il quinto in ordine di uscita.

Peter Diamond, che aveva rassegnato le dimissioni alla fine del suo romanzo di esordio, cominciando una carriera di detective privato, è ritornato in Polizia dopo qualche tempo (e qualche romanzo): ora è Sovrintendente e Capo della Squadra Omicidi di Bath. In questa veste deve occuparsi di due delitti, accaduti uno dopo l'altro, apparentemente senza alcun nesso: il suicidio di un anziano agricoltore, suicidatosi con una fucilata soto il mento; e la caduta dal parapetto del tetto di una casa, di una giovane tedesca. 

Il primo viene scoperto dopo una settimana: cadavere in putrefazione, con la testa distrutta dalla fucilata che ha scoperto il cranio e disseminato cervello e ossa (un modo alquanto singolare di suicidarsi), la seconda morte è contemporanea alla scoperta quasi, e avviene durante una grande festa seguita all'occupazione di una casa, da parte degli abitanti del paese, per festeggiare la vincita alla lotteria di quattro inquilini della casa. Anche questa morte, se a prima vista sembra un incidente o un suicidio, ha tuttavia una particolarità: manca una scarpa da ginnastica. La si cerca sul tetto innanzitutto dopo che sul luogo della caduta e anche in altri posti, ma non salta fuori: dove è finita? Sempre che qualcuno non l'abbia presa: la vittima sembra fosse ubriaca, ma poi l'autopsia scopre che era perfettamente in sè e forse aveva bevuto solo una lattina di birra, semmai. Qualcuno l'ha spinta? E perchè?

Le indagini brancolano nel buio.

Insieme a questi due eventi delittuosi, un terzo avvenimento catalizza l'attenzione di Diamond: una certa Rose Black è stata trovata nel parcheggio di un ospedale, ferita, con delle costole incrinate, e soprattutto senza  memoria. Dopo una rapida degenza, non sapendo chi sia (non son stati ritrovati documenti), è stata affidata ad una Assistente sociale, finchè una certa Doreen, che si è spacciata come sua sorellastra, è venuta a rilevarla. Il fatto che salta agli occhi è che tuttavia tutte le cose dette dalla donna si rivelano false: non abita dove sarebbe dovuta abitare, perchè casa e via non esistono, e neanche i riferimenti della famiglia di origine non ci sono. Effetto: Rose è scomparsa. Ora che c'entra Rose con le altre due morti? Nulla. Eppure...   

La prima morte, sembra essere in relazione a certi cimeli sassoni trovati nelle vicinanze, e infatti Diamond scopre che qualcuno aveva scavato precedentemente più volte nella proprietà della vittima, alla ricerca di qualcosa.

Della seconda invece non si capisce nulla, finchè non avviene qualcosa che accende la fatidica lampadinaa Diamond: Hildegarde Henkel, la ragazza tedesca caduta in strada dal tetto di una casa, era ospitata nell'ostello dove pure era stata accolta Rose Black, e a quest'ultuima la prima curiosamente si assomigliava: è possibile che qualcuno pensando di uccidere  Rose abbia ucciso Hildegarde? E per di più il parcheggio dell'ospedale si affaccia sulla statale, che porta alla fattoria del primo suicidio, del contadino Gladstone: è possibile che Rose camminando su quella statale sia stata investita, e provenisse dalla direzione della fattoria? 

Così Diamond, assieme all'Ispettore Wigfull a cui ha soffiato il posto, e all'Ispettrice Julie Hargreaves, comincia ad investigare sul passato di Gladstone, su cercatori di antichità, su cimeli sassoni, per riuscire alla fine a dare un nome all'assassino, già fortemente sospettato per il suicidio della tedesca, ed ora ricercato per il rapimento di Rose e la morte di Gladstone, e a fermarlo prima che uccida ancora.

Quello che affascina in questo romanzo è come riesca Lovesey ad imbastire una storia basata su pochi elementi, persino apparentemente slegati: 

c'è la storia avventurosa del tesoro che tutti cercano e nessuno trova, che persino la bella Rose, che si chiama veramente Christine Gladstone, fa balenare a chi vuole ucciderla perchè non lo faccia (e poi veramente trova dietro un camino murato); 

c'è uno degli elementi più tipici del giallo inglese, il ritorno dell'erede, Christine appunto, che viene a sapere dopo la morte della madre dell'identità del padre e torna da lui, per ritrovarlo morto; 

una storia nella tipica provincia inglese, così cara ad Agatha Christie ma anche in tempi recenti all'Ispettore Barnaby; 

e una indagine, che sembrerebbe un procedural perchè sviluppatosi con le indagini della polizia, ma che in realtà si avvale delle intuizioni di Peter Diamond, un anti eroe, un anti poliziotto, che è troppo burbero e stizzoso per fare amicizia con i suoi sottoposti e troppo anticonformista per essere premiato dai suoi superiori, e soprattutto fuori dalle righe: un poliziotto che rifugge come la peste le sedute autoptiche inventandosi mille scuse diverse. 


L'unico fattore che mi sembra un po' azzardato, è aver svelato troppo presto l'identità dell'unico sospettabile per la morte della giovane tedesca "suicida", a meno che non sia stata una cosa voluta: perchè da quel punto in poi, il lettore è portato a chiedersi come l'unico sospettabile, se sia veramente lui, potrebbe inquadrarsi anche nella storia di Rose e del vecchio Gladstone. Oppure se sia stata una ipotesi sballata di Diamond.

Anche se poi si verà che non lo era stata.

Romanzo come al solito molto bello, del grande Lovesey.

P. De Palma 

 

domenica 23 novembre 2025

Dorothy Sayers: Il cadavere senza nome (Whose Body?, 1923) -Trad. Dario Pratesi. Rusconi Libri, Giugno 2025


E' da un po' di tempo che non riesco più a leggere un libro poliziesco, senza metterci del tempo: anni fa, li divoravo i libri, ora ci metto più tempo. Normalmente è un fatto comune alla mia età: più che alla trama, si perde tempo a vedere come il libro sia stato scritto, ci si sofferma sullo stile. Ma nel mio caso, la lentezza è stata dovuta ad altro fattore: che fosse un romanzo della Sayers.  Non sono molto convinto di quello che diceva Edmund Wilson, parlando de Il segreto delle campane, affermando che era" uno dei libri più noiosi che avesse letto", però un fondo di verità c'è: i libri della Sayers sono troppo ridondanti, ci sono tropppi dialoghi, laddove in lavori di altri scrittori, ce ne sono meno. Cioè c'è troppa atmosfera. E in questo suo esordio, "il troppo - mi verrebbe da dire - stroppia". Mi sarebbe piaciuto sapere il giudizio di Wilson a riguardo.

Whose Body?, è del 1923. E' l'esordio di Lord Peter Wimsey, rampollo dell'aristocrazia più esclusiva: secondogenito del Duca Mortimer Winsey e Honoria Lucasta Delagardie, Peter ha un fratello maggiore, Lord Gerald,  ed una sorella, Lady Mary. Ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale con il grado di Maggiore, riportando un trauma nervoso a causa dello scoppio di una granata, e al rientro si è stabilito in un appartamento, assieme al suo attendente in guerra, diventato il suo fedele maggiordomo Bunter, oltre assistente nelle indagini ed esperto di fotografia, tanto da aver trasformato una stanza in un laboratorio fotografico di tutto rispetto. L'amico e spalla nelle varie inchieste di cui è protagonista , è il fedele Ispettore Parker di Scotland Yard. Tutti questi personaggi compaiono in questo primo suo esordio.

Alfred Thipps è un piccolo architetto che si sta occupando della riparazione del tetto di una chiesa, ed è conosciuto dalla madre di Lord Peter. E' lei ad informarlo che l'esterrefatto Thipps ha trovato nella vasca del suo bagno, un cadavere : un uomo completamente nudo, ma con indosso solo un paio di pince-nez. Sarebbe la notizia del giorno, se proprio quella mattina i valletti non avessero denunciato la somparsa di Sir Reuben Levy, un finanziere di origini ebraiche molto noto nella City, allontanatosi da casa sua, nel cuore della notte, completamente nudo.

Ci si chiede subito se il cadavere nella vasca da bagno non sia quello di Levy: una rassomiglianza c'è, ma se l'esame della polizia non tende ad escluderlo, quello che attua Wimsey lo esclude a priori: anche se sembrerebbe appartenente ad un uomo in buono stato di salute, Wimsey appura calli  ai piedi e una pedicure molto essenziale,  che rivelano il fatto che era un tipo che camminava molto, cosa incompatibile con Levy, tipo abituato alla carrozza; e denti guasti e ingialliti dal tabacco, incompatibili con gente abituata ad andare dal dentista. Per di più prima di essere lasciato nudo nella vasca, era stato sbarbato, ma non tanto accuratamente da non lasciare i rimasugli in peli, cosa che Wimsey trova. Un controsenso c'è: se vi sono questi particolari che farebbero pensare ad una persona di assai modeste e trasandate condizioni (anche le orecchie intasate dal cerume), il volto appare sbarbato di fresco e i capelli odorano di lozione. In altre parole, quel cadavere fa parte di una messinscena.  Ma la prova sicura che si tratti di altra persona è data dalla constatazione di qualcosa che qui c'è ma se fosse il cadavere di Levy non dovrebbe esserci: la circoncisione del prepuzio, che viene però lasciata all'intelligenza del lettore. Infatti Parker ad un certo punto dice nella primissima edizione: Sir Reuben is a pious Jew of pious parents, and the chap in the bath obviously isn't

Da qui si snoda tutta una indagine che Wimsey è chiamato a fare, da sua madre, per scagionare dall'accusa di omicidio il povero Thipps, chiamato in causa da Sugg, un ispettore di polizia, che non sa guardare troppo al di là del suo naso. Sugg invero prima di accusare Thipps di omicidio, ha pensato che il cadavere senza nome forse fosse di un senza tetto, magari uno dei cadaveri forniti al St.Luke Hospital, per le dissezioni, dove opera il famoso chirurgo Sir Julius Freke, peraltro amico dei Levy, e  Ma è lo stesso chirurgo, accorso sul luogo del ritrovamento a non riconoscere in esso nessuno dei cadaveri forniti al suo Ospedale. Il morto, è morto per un violento colpo all'altezza della 4^-5^ vertebra. Non si sa se sia stato ucciso oppure se sia morto per incidente, ma se non è stato Thuipps a depositarlo là, e poi perchè, e perchè poi se davvero fosse stato lui avrebbe mai messo in moto un meccanismo capace di farlo incriminare, chi mai è riuscito a depositarlo lì? E come ha fatto? E' entrato dalla porta di casa, trascinandolo fino al bagno, oppure lo ha depositato lì passando dal tetto?  Possibile che qualcuno si sia issato fino al piano della casa dei Thipps dove sta il bagno, portando con sè un cadavere, e lo abbia depositato nella vasca da bagno? Vicino al palazzo, una serie di case e di cortili vari, compresa la mole del St.Luke Hospital. Una ipotesi non meno strampalata di quella secondo cui il necroforo avrebbe portato son sè un cadavere nudo, facendolo passare dalla porta di casa e lo avrebbe trascionato su per le scale sino al bagno. Eppure quel cadavere in quel bagno ci è finito !

Lord Peter si occupa di quel cadavere per capire chi sia, ma nello stesso tempo indaga sulla scomparsa di Sir Reuben, perchè quei due casi, pur lontanissimi hanno un medesimo comune denominatore: Sir Reuben si è allontanato da casa sua lasciando tutti gli abiti a casa, e quindi presumibilmente uscendo nudo, e quel cadavere ignoto nella vasca da bagno, anche quello è nudo. Su questa traccia debolissima, si instaura una indagine a 360° che si appunta su matrimoni falliti, su azioni peruviane comprate da un ignoto compratore (non Sir Levy ma) Mr. Milligan (un suo concorrente finanziere), su Mr. Crimplesham, noto avvocato, possessore del pince-nez trovato sul cadavere della vasca da bagno, e su delle misteriose serie di impronte lasciate da un guanto di gomma usato da un misteriso visitatore, entrato in casa di Sir Reuben la notte della scomaparsa di questi, che indossava i suoi stessi vestiti, e che ha dormito nel suo letto, e quelle lasciate da chi ha depositato il misteriso cadavere nella vasca da bagno di Thipps, che sembrano provenire dal medesimo guanto: in altre parole un misterioso individuo avrebbe portato un cadavere in un appartamento non suo, e fatto sparire un uomo da un altro, indossando poi si suoi vestiti e rientrando in casa di costui indossando gli abiti dell'altro, perchè magari il persdonale di servizio, la cuoca, lo identificasse falasamente come Reubenm e quindi facendo supporre che Reuben a sua volta fosse stato ucciso (lasciando però un misterioso capello rosso). Da queste misteriose impronte e da un misterioso capello rosso, partirà una indagine che porterà ad uno sviluppo finale imprevisto e alla cattura di un diabolico assassino, pazzo criminale.

Il romanzo è affascinante, devo dirlo in tutta franchezza, e scritto in maniera sontuosa; i dialoghi sono la cosa più godibile del romanzo e si può dire che siano la base del plot, perchè dai dialoghi si irradia la verità della ricostruzione. Dialoghi + descrizioni = atmosfera. Quindi atmosfera in questo romanzo ve n'è a bizzeffe. Troppa quasi. E la cosa che salta agli occhi è che accanto a cose che hanno indubbiamente un valore nella detection, ve ne sono tantissime che non ne hanno. Mi fa quasi dire che Dorothy Sayers, allungando il brodo della trama, facendo agire e comportarsi in maniera così vezzosamente snob un aristocratico londinese, con le sue fisime e le sue manie, lo ha fatto in maniera voluta, perchè così in un mare di scuiocchezze ma anche di indizi criptici, nasconde quello che poi lo porterà alla soluzione del mistero. 

Manca tuttavia in questo romanzo lo shock della scoperta dell'assassino in un finale convulso, perchè l'assassino lo si scopre quasi trenta pagine prima della fine: è un romanzo degli anni '20, è bene sottolinearlo, non degli anni '30; è un romanzo in cui l'avventura ha ancora un suo peso, in cui la deduzione è massima (e deriva sicuramente da Sherlock Holmes: le impronte digitali, i capelli, le macchie di fango, la forma umana incavata nel letto di Sir Reuben di altezza diversa da lui e misurata da Wimsey) ma l'introspezione psicologica è minima, in cui come in altri casi, la vicenda delittuosa ha la sua fine prima della fine del romanzo e poi segue solo la ricostruzione dei fatti che l'hanno provocata, per mano di Wimsey ma anche sulla base della confessione del suo stesso assassino (in qualche modo rammenta l'epilogo di The Valley of Fear di Conan Doyle o The Murders in Praed Street, di John Rhode). E' un romanzo in cui i luoghi hanno una importanza massima, proprio perchè dal loro raffronto si possono evincere indizi che portano in un'unica direzione.

La traduzione pubblicata da Polillo si basa non sulla primssima edizione del 1923 (rarissima) ma su uan posteriore, e questo ha la sua importanza: e come l'idea alla base del romanzo era stata cambiata in un secondo tempo (inizialmente ad essere ritrovato nudo in una vasca non era un cadavere maschile ma uno femminile di un soggetto grasso), così fu espunta dalla prima edizione tutta una serie di riferimenti e di allusioni antisemite (i critici hanno  molte volte dibattuto sulla natura  dell' antisemitismo nella Sayers, forse solo un suo modo di tratteggiare gli ebrei nell'ambito della società inglese del tempo) che in questa traduzione si notano. Oltre all'affermazione di Parker già citata prima, il termine Jew o Jews compare parecchie volte, se non in senso dispregiativo almeno in uno alquanto curioso, per es. nel terzo capitolo: 

Of course we’re all Jews nowadays, and they wouldn’t have minded so much if he’d pretended to be something else, like that Mr. Simons we met at Mrs. Porchester’s, who always tells everybody that he got his nose in Italy at the Renaissance, and claims to be descended somehow or other from La Bella Simonetta—so foolish, you know, dear—as if anybody believed it; and I’m sure some Jews are very good people

“I agree with you, Mr. Graves—his lordship and me have never held with being narrow-minded—why, yes, my dear, of course it’s a footmark, this is the washstand linoleum. A good Jew can be a good man, that’s what I’ve always said. And regular hours and considerate habits have a great deal to recommend them. Very simple in his tastes, now, Sir Reuben, isn’t he? for such a rich man, I mean.” 

La stessa affermazione di Parker che tratteggia qualcosa che può indirizzare ad un soggetto ebreo, viene in una successiva edizione sostituita da altra espressione che non fa riferimento alla razza ebraica: But as a matter of fact, the man in the bath is no more Sir Reuben Levy than  than Adolf Beck, poor devil, was John Smith" . Tutto ciò probabilmente per non essere tacciati di antisemitismo. 

Sul personaggio di Wimsey si può anche dire qualcos'altro.

Innazitutto, come lui si ponga nei confronti dell'indagine criminale. E' un modo di fare, che parecchi autori britannici hanno usato coi loro personaggii, quasi sempre nei romanzi di esordio o comunque nella prima prodizione: mi ricordo che anche Carr fa dire la stessa cosa con Bencolin.  Lord Peter Wimsey, conversando con Parker, esprime il suo modo di gestire una indagine criminale e il suo modo di approcciarsi ai criminali. 

In sostanza Lord Peter "riconosce che per lui è un gioco, che per lui è eccitante iniziare ad occuparsi di un caso ma che poi quando l'indagine si sostanzia nell'accusa di qualcuno che potrebbe essere imprigionato o sentenziato a morte, la sua gioia, il suo gioco cessa, e non vuole neanche più intromettersi perchè per lui questo non è un lavoro (come per Parker) ma una evasione, un gioco. Andando avanti nel discorso, è Parker che rimprovera all'amico, il suo infantile modo di comportarsi. Il delitto di Sir Reunben non è un gioco e quindi lui deve smetterla di presentare tutto come se fosse un gioco di marionette, ma un dramma umano la sui soluzione può essere anche la condanna di qualcuno. L'indagine per trovare un assassino non è uno sport, ma vita reale. la vita non è una partita di pallone" (cap. VII).

“D’you like your job?”

The detective considered the question, and replied:

“Yes—yes, I do. I know it to be useful, and I am fitted to it. I do it quite well—not with inspiration, perhaps, but sufficiently well to take a pride in it. It is full of variety and it forces one to keep up to the mark and not get slack. And there’s a future to it. Yes, I like it. Why?”

“Oh, nothing,” said Peter. “It’s a hobby to me, you see. I took it up when the bottom of things was rather knocked out for me, because it was so damned exciting, and the worst of it is, I enjoy it—up to a point. If it was all on paper I’d enjoy every bit of it. I love the beginning of a job—when one doesn’t know any of the people and it’s just exciting and amusing. But if it comes to really running down a live person and getting him hanged, or even quodded, poor devil, there don’t seem as if there was any excuse for me buttin’ in, since I don’t have to make my livin’ by it. And I feel as if I oughtn’t ever to find it amusin’. But I do.” ....

...“Then why let your vainglorious conceit in your own power of estimating character stand in the way of unmasking the singularly cold-blooded murder of an innocent and lovable man?”

“I know—but I don’t feel I’m playing the game somehow.”

“Look here, Peter,” said the other with some earnestness, “suppose you get this playing-fields-of-Eton complex out of your system once and for all. There doesn’t seem to be much doubt that something unpleasant has happened to Sir Reuben Levy. Call it murder, to strengthen the argument. If Sir Reuben has been murdered, is it a game? and is it fair to treat it as a game?”

“That’s what I’m ashamed of, really,” said Lord Peter. “It is a game to me, to begin with, and I go on cheerfully, and then I suddenly see that somebody is going to be hurt, and I want to get out of it.”

“Yes, yes, I know,” said the detective, “but that’s because you’re thinking about your attitude. You want to be consistent, you want to look pretty, you want to swagger debonairly through a comedy of puppets or else to stalk magnificently through a tragedy of human sorrows and things. But that’s childish. If you’ve any duty to society in the way of finding out the truth about murders, you must do it in any attitude that comes handy. You want to be elegant and detached? That’s all right, if you find the truth out that way, but it hasn’t any value in itself, you know. You want to look dignified and consistent—what’s that got to do with it? You want to hunt down a murderer for the sport of the thing and then shake hands with him and say, ‘Well played—hard luck—you shall have your revenge tomorrow!’ Well, you can’t do it like that. Life’s not a football match. You want to be a sportsman. You can’t be a sportsman. You’re a responsible person.”

“I don’t think you ought to read so much theology,” said Lord Peter. “It has a brutalizing influence.”(chapter VII).

Lord Peter all'inizio della sua avventura di investigatore, è quindi ancora un dilettante, che si improvvisa detective per fuggire la noia e trovare una cura alle sue crisi nervose dovute a stress traumatico da bombardamento. Qui però quello che per lui è un gioco, per altri non lo è. In sostanza la tenzone, il duello che lui intende come inizialmente qualcosa di sportivo, per l'assassino non lo è. L'assassino ha fatto di tutto perchè i due fatti non fossero messi in relazione, il ritrovamento del cadavere sconosciuto e la sparizione di Reuben Levy, e le due situazioni che invece si intrecciano strettamente, metteranno in luce il piano diabolico di un assassinio perfetto o che sarebbe stato concepito per esserlo, ma che si inceppa, perchè l'assassino deposita il cadavere sconosciuto in casa di qualcuno che non sa essere vicino a Lord Peter Wimsey. Un piano calcolato al millesimo, si inceppa. E se vogliamo, è sì un piano diabolico, ma che Thomas De Quicey l'avrebbe definito sicuramente qualcosa di artistico, il cui movente non è altro che un matrimonio fallito: l'assassino avrebbe voluto sposare la moglie di Levy e quindi per anni, giorno per giorno medita vendetta, che si realizza finalmenter un giorno. E siccome per Lord Peter, almeno in questa sua prima grande fatica, l'indagine è stata un'evasione, un gioco, un duello, lui affronta l'assassino in un incontro a due, in cui entrambi sanno che il reciproco sa, eppure mascherano l'incontro come la molla per fare altro. Vi sono vari momenti durante il romanzo in cui i due vengono in contatto, e ce n'è uno in cui lui viene contattato da Parker (che non sa però di avere dinanzi l'assassino): anche in questi casi, l'assassino gioca con loro, un gioco mortale. E nel momento in cui lui rifiuta di fare quello che l'altro vorrebbe che facesse, ecco che tutto finisce, l'incontro finisce, e l'altro viene arrestato prima che possa uccidersi. Lascia però una confessione molto comoda, che lo incastra per sempre, e che se non ci fosse stata, lui, il responsabile, l'avrebbe fatta franca. 

In sostanza però anche l'assassino ha visto il suo duello come una sfida sportiva, e come uno sportivo accetterebbe la sconfitta in uno sport con una stretta di mano e un abbraccio, così lui tende la sua mano, la confessione. Che lo farà impiccare. In questo il romanzo si riconosce opera degli anni '20.

Con il suo modo di trattare persone e situazioni, tra lo snob e l'anticonvenzionale, Wimsey si avvicina notevolmente direi, ad un altro personaggio di fiction, creato pressappoco in quegli anni, snob quanto basta: Philo Vance. Tuttavia Philo Vance dall'alto della sua enciclopedica conoscenza, è figlio di Nietzche, e del mito del superuomo, e come tale disprezza il volgo, mentre Wimsey è un Lord, che pur essendo altamente acculturato e versato a numerose conoscenze, pur sembrando un aristocratico  opposto al popolo, ne prende le distanze numerose volte nel romanzo: notevole è il confronto con il fratello maggiore, quando gli chiede l'auto, per esempio. O quando dovendo presentarsi davanti alla Duchessa madre, lui vorrebbe andarvi con i vestiti che ha addosso, mentre Bunter lo convince ( gli impone di) a cambiarsi, in virtù di una microscopica macchiolina di grasso sul tessuto dei pantaloni, causata da uno schizzo di latte, che potrebbe scandalizzare la genitrice.

E il finale è  davvero sopra le righe! Purtuttavia manca il pathos della cattura, presente in tutti i grandi romanzi degli anni '30, e questo è un grave handicap, che toglie molto alla soddisfazione della lettura.

Pietro De Palma