venerdì 1 maggio 2026

V.C. Clinton-Baddeley : Applausi per un delitto (To Study a Long Silence, 1970) – I Gialli di Qualità RIZZOLI N.29, 1975

 

LIBRO V.C. CLINTON - BADDELEY - APPLAUSI PER UN DELITTO - RIZZOLI 1975 |  eBay 

 

Fu attore, scrittore, sceneggiatore, e giallista. Chi ? V.C.Clinton-Baddeley.

– “Mai sentito nominare”, sarebbe sicuramente la risposta data da un ipotetico intervistato in una altrettanto non meglio precisata libreria. E siamo sicuri che questo nominativo darebbe non pochi grattacapi anche al lettore più smaliziato. La ragione? E’ un autore che ha scritto molto poco e in Italia è quasi sconosciuto: dico “quasi” perché un romanzo fu pubblicato da Longanesi e altri tre furono pubblicati dalla Rizzoli, nella serie de I Gialli di qualità, negli anni settanta.

Nato nel 1900 nel Devon, in Inghilterra, l’autore, dando retta a quanto si legge in “Revised Crime Fiction IV”, di Allen J. Hubin, si chiamava originalmente V(ictor Vaughan Reynolds Geraint) C(linton) Clinton-Baddeley, poi ridotto in V.C.Clinton-Baddeley;  aveva conseguito un dottorato in Storia ed era stato un estensore della sezione di storia moderna dell’Enciclopedia Britannica, prima di divenire autore di operette, pantomime, lavori teatrali e anche lavori televisivi: tra questi, uno in cui lavorò come autore e attore fu The Billiard Room Mystery.

Autore garbato, grande esperto di arte e di teatro, preferì ambientare i suoi romanzi gialli – ne scrisse cinque in tutto – nel mondo che conosceva assai bene. In questo è simile ad altri giallisti assai più conosciuti di lui, come per esempio Edmund Crispin o Ngaio Marsh, nello sfruttare la  più nota attività professionale per creare i presupposti e gli scenari più adatti dei lavori romanzeschi. Il suo personaggio fisso, neanche a farlo apposta, è un professore universitario esperto e appassionato di teatro, il Dott. R.V. Davie, che si diletta a fare il detective; e che inciampa, sempre per caso, in strani fatti che si concludono con omicidi.

Baddeley anche se talora è un autore spettacolare, non si compiace e preferisce il silenzio al clamore: tuttavia le sue creazioni sono sempre efficaci e frutto di atmosfere britanniche. Inoltre pur essendo uno scrittore tradizionalmente legato alla detection classica, ama variegare la trama dei suoi romanzi, che non presentano quasi mai delle caratterizzazioni statiche, anzi il contrario: molto spesso il dottor Davie partecipa a feste, a festival di musica classica, a spettacoli teatrali. Tuttavia, a parer mio, Clinton Baddeley, tra gli scrittori dell’ultima metà del ventesimo secolo, è uno di quelli che più hanno fatto tesoro della grande tradizione del mystery britannico, ricreando  un nuovo detective, che come il detective belga Poirot, la vecchia zitella Miss Marple, e l’ex insegnante Miss Silver, riesce a dare un senso alle cose più oscure, semplicemente parlando con le persone interessate e non, negli scenari delittuosi cittadini: tutti saranno vinti dalla sua aria dimessa, pacifica e bonaria e confideranno quello che non avrebbero mai ammesso di sapere se la domanda gli fosse stata rivolta da un ufficiale di polizia.

 

V.C. Clinton-Baddeley (Author of Death's Bright Dart) 

 

Clinton Baddeley tradisce in tutti i suoi romanzi la voglia di parlare di arte e di storia: le digressioni e le possibilità che il dialogo sulle questioni del delitto si interrompa, sono numerose; nonostante ciò, in nessun caso si sarebbe tentati dal commentare che la cosa appesantisca il romanzo, perché il tutto fluisce come se il delitto non fosse altro che uno degli eventi di cui fa parte la giornata tipo. Infatti, se in altri romanzi di altri scrittori, allorché avviene il delitto l’atmosfera cambia, e cambia il ritmo e la successione degli eventi, come un trauma che modificasse inderogabilmente una situazione che invece sarebbe fluita in altro modo, nei romanzi di Clinton Baddeley tutto continua come se non fosse  accaduto nulla: la vita cittadina continua, e anche la vita del dottor Davie continua a fluire come è suo solito, e persino il sonnellino pomeridiano non viene turbato.

Assistiamo cioè ad un diverso ed interessante modo di porsi all’interno di un romanzo poliziesco: allorché normalmente nei romanzi britannici più famosi, nel momento in cui avviene il delitto, cambia l’atmosfera e lo l’obbiettivo fotografico del romanziere, invece che riprendere come un grandangolare la realtà circostante di cui anche quella in cui avviene il delitto esiste (e in cui può anche essere un particolare trascurabile), subito effettua una zoomata ed esamina particolarmente l’ambiente delittuoso e i soggetti che in esso si agitano e quindi stacca la scena; negli scenari di Baddeley invece, anche a delitto avvenuto, tutto continua a scorrere come se nulla di nuovo ( o quasi) fosse intervenuto: che si tratti della rappresentazione teatrale di un lavoro della Commedia dell’Arte, come in “To Study a Long Silence”, oppure che si sia immersi nel Festival di King’s Lacy, come in “ Only a Matter of Time”.

Tra i suoi romanzi uno che mi è particolarmente piaciuto, è stato “To Study a Long Silence”, tradotto in Italia da Rizzoli col titolo “Applausi per un delitto”. Simpatico il titolo, che pur non rispettando quello originale ("Studiare un lungo silenzio"), si inserisce nel tema del romanzo con un doppio significato: Applausi perché il delitto è stato concepito quasi come un’opera d’arte, ma anche Applausi perché il delitto si è svolto in un teatro davanti al pubblico.

Già, davanti al pubblico. E questo richiama un altro grande romanzo, Death of Jezebel, di Christianna Brand, tradotto in Italia in Mondadori come “Morte di una strega” (ma anche The Roman Hat Mystery, “La poltrona N.30” di Ellery Queen) in cui davanti agli occhi del pubblico, durante una rappresentazione teatrale avviene un delitto. Tuttavia gli scenari, come abbiamo detto prima, non sono gli stessi: le atmosfere, più rarefatte e drammatiche della Brand e di Ellery Queen, che è bene dirlo sono 2 autentici capolavori, qui non ci sono; tuttavia il delitto c’è ed è spettacolare: durante una commedia, Pantalone, Arlecchino e Colombina, Capitan Spaventa e Pedrolino, e molti altri personaggi secondari, si muovono, impersonando ruoli secondo un canovaccio, non un testo base, ma uguale a tanti altri da Il Barbiere di Siviglia al Don Pasquale, che provoca le risate degli spettatori; ad un certo punto della commedia, Capitan Spaventa cerca in tutti i modi di uccidere Pantalone, senza riuscirci, ma Pantalone trova la morte per una caduta rovinosa in una carriola, causata dal movimento del ventaglio di sua moglie e il Pagliaccio porta il suo corpo in una carriola, tra i lazzi e le risate: nessuno sospetta che invece l’attore che impersona Pantalone è davvero morto, assassinato.

Come si vede l’invenzione scenica di Baddeley è notevole, e tradisce la sua verve di scrittore di teatro. A differenza del romanzo della Brand qui non ci troviamo dinanzi ad una Camera Chiusa, solo perché una porta, attraverso cui sarebbe potuto uscire dal palcoscenico l’assassino, invece che essere chiusa ermeticamente è chiusa semplicemente e quindi era apribile in ogni momento. Legare all’omicidio la sparizione di un anello di scena, è cosa da poco per il Dottor Davie, dopo che un secondo omicidio darà un improvviso scatto alla vicenda. Tuttavia, l’omicida non viene arrestato, perché muore di incidente stradale, straziato tra le lamiere contorte e i cristalli in frammenti, durante una sua fuga in automobile tallonato dalle auto della polizia.

La soluzione del caso conclude il romanzo e spiega la sequenzialità dei fatti e come il primo omicidio, che è l’anima del romanzo, possa essere stato compiuto in così poco tempo ed il perché proprio Pantalone, fra tutti gli attori, sia stato il solo a non presentarsi per ricevere gli applausi.

-“Semplice”- direbbe qualcuno – “era morto”.

No. Non così semplice. Anzi, niente affatto semplice. Posso dire, senza rivelare nulla di sostanziale, che qui il mistero è per certi versi opposto a quello di “Corpi al Sole”, della Christie: svelarlo, sarà una sorpresa di chi leggerà questo bel romanzo, che è l’ultimo in ordine di tempo ad essere stato pubblicato, dei cinque romanzi gialli di Clinton Baddeley ( fu lasciato incompiuto per la morte dell'autore nel 1970, e completato da suo nipote Mark Goullet). 

Così, potremmo benissimo immaginare come l’addormentarsi del Dottor Davie che nell’ultimo rigo del romanzo viene vinto dal sonno, possa essere visto come la metafora del romanziere che, di lì a poco, sarebbe stato vinto dal riposo..eterno.


Pietro De Palma

martedì 17 marzo 2026

Nina Bawden : Chi tiene le fila? (Who Calls the Tune?, 1953) - trad. Francesco Saba Sardi. Collana Il Ciclone, N.6, Cino del Duca Editore, 1959

 


 

 

Per l'autrice di cui parlerò oggi, parafraserò Manzoni: "Nina Bawden, chi fu costei?

A dire il vero, mi tocco il petto e ammetto che non sapevo neanch'io chi fosse, finchè non mi illuminò un giorno il buon Luca Conti, che per me è diventato un certo giorno, l'Igor Longo che avevo perso. Certamente Igor aveva altri porti dove attraccare, era un fissato di Camere Chiuse e Delitti Impossibili, e stravedeva per i francesi, alcuni dei quali non piacciono molto a Luca, però in tante cose sono uguali. E per me sono due persone di riferimento: hanno influito tantissimo su di me, mi hanno aperto prospettive che neanche avrei mai pensato di sondare un tempo. Certo, bisogna anche essere recettivi: uno fornisce un input,  ma poi bisogna recepirlo e svilupparlo. Ecco, io ho recepito e sviluppato taluni input che mi sono stati dati. Tra cui quello su Nina Bawden.

Chi fu costei? Una delle scrittrici britanniche più prolifiche in assoluto, assolutamente ignorata in Italia. Sembra quasi il caso di un'altra autrice britannica, Gladys Mitchell, di cui è stato pubblicato solo un romanzo in Italia, a dispetto dell'enorme sua produzione: L’ospite che non venne a cena

Nina Mary Bawden CBE (19 gennaio 1925 – 22 agosto 2012) è stata una romanziera e scrittrice per ragazzi inglese. È stata finalista al Booker Prize nel 1987 e al Lost Man Booker Prize nel 2010. Ha ricevuto il Golden PEN Award. Nacque nel 1925 a Ilford, nell'Essex, in Inghilterra, con il nome di Nina Mary Mabey. Sua madre era un'insegnante e suo padre un membro dei Royal Marines. Immediatamente dopo la II Guerra Mondiale, conseguì una laurea in Filosofia, Politica ed Economia al Somerville College di Oxford. Fu sposata due volte: la prima volta con Harry Bawden fino al 1954, la seconda nel 1954 con Austen Kark.  Hanno avuto una figlia, Perdita, morta nel marzo 2012. La Bawden rimase  gravemente ferita in un incidente ferroviario in cui perse la vita anche il marito. Nina Bawden morì  a Londra, il 22 agosto 2012. Venne insignita del CBE, la più importante onorificenza britannica (Commandant British Empire) nel 1995. Scrisse 55 romanzi. Di questi, i primi sette sono mystery, gli altri libri per ragazzi.

I mystery sono nell'ordine:  

Who Calls the Tune? (1953)

The Odd Flamingo (1954)

Change Here for Babylon (1955)

The Solitary Child (1956)

Devil by the Sea (1957)

Just Like a Lady (1960)

In Honour Bound (1961).

Il primo, fu tradotto in Italia dalle Edizioni Cino del Duca, con il titolo fedelissimo (un unicum) "Chi tiene le fila?", unico sinora dei romanzi della scrittrice ad essere stati tradotti in Italia. Già per questo meriterebbe menzione. In verità fu condotta un'operazione assai strana, in sede di traduzione, da traduttore ed editore (Luca dice che in ogni traduzione, l'ultima parola ce l'ha sempre l'editore): la protagonista femminile è Venetia nell'edizione originale. In quella italiana, il nome fu cambiato in Perdita. Me ne sono accorto confrontando l'edizione italiana con quella britannica e statunitense (quest'ultima con un titolo diverso: Eyes of Green). Perchè quest'arbitrio? L'unica spiegazione è che si avesse avuto paura che il nome originale ingenerasse della confusione (anche se sarebbe bastato lasciare l'accezione del nome nella forma originale Venetia, invece che nell'italiano Venezia). Nel mondo anglosassone, molte donne sono chiamate con nomi di città italiane (Venetia, Rome, Florence etc..): questo può aver originato la scelta, anche se mi sembra un'operazione di cattivo gusto, perchè al posto di Venetia, la protagonista femminile fu chiamata Perdita, come la figlia d Nina Bawden, avuta dal secondo matrimonio e morta qualche mese prima della madre, nel 2012,  e oltretutto perchè nel romanzo Perdita è un personaggio negativo.

Il protagonista Paul è stato convocato da Perdita (Venetia) a casa sua. Paul e Venetia sono amici sin da bambini. E Paul era amico di Venetia, quando una bomba le portò via una gamba. Amico è troppo poco: Paul era innamorato di Venetia, bellissima ed invalida. E Venetia era stata anche lei innamorata di Paul. Però pur essendo innamorati, erano finiti a sposare persone diverse: Paul sposa Betty, Venetia sposa Harry. Due matrimoni finiti male. Betty chiede il divorzio a Paul, Harry e Venetia, dopo i primi tempi si allontanano sempre più. In verità Harry una grande porcata l'ha fatta a Venetia: la prima notte di nozze, invece di consumare, Harry aveva dato un bacio in fronte alla moglie ed era andato a dormire in altra stanza, perchè non sarebbe riuscito a "scoparla" essendo lei priva di una gamba.

Per Venetia, donna passionale e bellissima, l'affronto si tramuta in una frattura insanabile e lei comincia a fare incetta di amanti e a cornificare in lungo e in largo Harry. Che tuttavia a sua volta comincia ad amoreggiare con la cognata, Brigid, separatasi dal marito violento Tony.

Intanto intorno a Natale, qualcuno ha cercato di avvelenare il figlioletto di Brigid, Sebastian: almeno è il bambino che parla di avvelenamento, però non può essere tutta una fandonia perchè intanto Rolando, il cane vecchio e puzzolente di Sebastian, muore dopo aver mangiato il contenuto della scodella destinata a Sebastian.

Quindi quando Paul va a trovare Venetia, è accaduto tutto questo, e l'atmosfera che trova è malsana, corrotta (e il lettore intuisce che se uno morirà deve essere per forza e così poi accade, Venetia). In fin dei conti è andato a trovare Venetia di cui è stato innamorato anni prima e che è rimasta una sua amica, e si aspetterebbe come tutti di poterle parlare: invece la trova che amoreggia con Tom Ausburg, un ex medico inglese che durante la guerra era in Austria, e aveva collaborato con i nazisti. Tom a sua volta sta in casa, guardato a vista da quella che è stata presentata come sua figlia, Sophie, e che invece è stata la sua amante. E intanto, fuori fa freddo. Nevica.

Ricapitoliamo perchè la trama è complicata. Venetia ha amato Paul, è sposata ad Harry che non ama, e amoreggia con Ausburg, mentre questi è ospitato presso di lei assieme alla sua amante. In sostanza, il lettore viene coinvolto da un'atmosfera strana, palpitanmte e nello stesso tempo malsana che ruota attorno a Venetia, una donna bellissima, fatale eppure anche immorale: Paul capisce subito che sia Harry che Tom soffrono per Venetia, perchè vorrebbero sottrarsi alla sua influenza, ma non ci riescono. Anzi Venetia ha tempo prima accolto in casa sua la cognata, che ha sempre detestato, solo perchè si è accorta del segreto amore che la lega ad Harry e quindi vuole giocare con loro, metterli in difficoltà.

A tutto questo si aggiunge che c'è un assassino che ha cercato di uccidere il bambino e non si capisce perchè. Poco dopo accade la tragedia. Dopo che Paul e Venetia si sono visti, lei scompare: sarà trovata in una scarpata, morta congelata. Solo che Tom non crede alla sua morte accidentale: da ex medico si è accorto che il colorito rossastro della pelle della vittima, può significare un avvelenamento da monossido di carbonio, quindi un omicidio.

Ricapitoliamo; un assassino ha tentato di uccidere a Natale Sebastian, ed ora un assassino ha ucciso Venetia. Subito dopo scompare Tom. Tutti lo cercano e alla fine lo trovano impiccato in una baita: suicidio o omicidio? Questo nel romanzo non viene accertato. Diciamo che Tom paga il peso delle corna che ha messo a Sophie. Ma non è finita: Sebastian, rimane di nuovo avvelenato. Questa volta il bambino ha bevuto un po' del cognac contenuto nella fiaschetta sul comodino di Paul, in cui era stato messo del Cloralio: c'erano due fiaschette, una di Venetia e una di Paul entrambe piene di cognac e identiche, che anni prima Paul aveva riempito di ottimo cognac. Quella di Paul presentava un graffio e quella si aspetterebbe che fosse, Paul quando prende la sua fiaschetta per darla alla polizia in modo che analizzino il contenuto, ed invece il graffio non lo trova, mentre la sua con il graffio la trova dove sarebbe dovuta stare la fiaschetta di Venetia, cioè in una sua cappelliera. In sostanza, uno scambio di fiaschette: in sostanza, Venetia aveva cercato di avvelenare Paul.

Una trama intricatissima, in cui non si vede soluzione, cioè chi possa aver avvelenato Venetia, che a sua volta aveva cercato di avvelenare Paul ed era finita per avvelenare Sebastian, finchè non viene arrestato Harry con l'accusa di aver incontrato la notte dell'omicidio Venetia, dopo l'incontro con Paul, e di averla uccisa. Del resto quando muore una moglie per assassinio, il primo ad essere sospettato è sempre il consorte. Sophie potrebbe ora scagionare Harry, dicendo di Tom, perchè Tom e Venetia quella notte si sarebbero dovuti incontrare in una stanza sopra il garage, ma non lo fa perchè lei era riuscita, gelosa di Tom, ad evitare che si incontrasse con la sua amante, finendo a letto con lui. Harry quindi in mancanza di altri sviluppi viene accusato di omicidio premeditato, arrestato ed è in attesa del processo.

Sophie rimasta sola, vorrebbe mettersi assieme a Paul che ne è invaghito, ma lui non è del tutto convinto, anche se lei non solo lo ama ma anche prova compassione. E mentre avvengono queste altre schermaglie tra lei e Paul e Paul e la sua ex moglie Betty, ecco un nuovo sviluppo dal passato: Caroline, sorellastra di Venetia, era morta in una fossa causata da una bomba: incidente o assassinio? Paul, nella casa avita di Caroline, Brigit e Venetia, ricorda quei momenti ed arriva ad una sua conclusione.  E il tutto si avviluppa al processo di Harry, alle indagini del poliziotto Winkler, e a ricordi di Paul, fino alla conclusione tragica.

Romanzo indimenticabile questo della Bawden, scritto in prima persona: comincia come un mystery, continua come un noir sempre più cupo, e alla fine, con l'individuazione dell'omicida, cita un  romanzo della Christie. 

Del Noir ha delle caratteristiche peculiari: un' atmosfera fortemente plumbea che sin dal primo istante gira vorticosamente attorno a Venetia, carnefice dei suoi amanti e nel tempo stesso vittima, che si capisce subito che sarà l'anima negativa del romanzo: del resto è lei la Femmina Fatale. Il detective è un personaggio assolutamente poco appariscente, anche se acuto. Non è l'eroe però: eroi sono invece Harry, nella sua vita assolutamente senza avvenire, Sophie, una Mantenuta piena di amore e pietà ma anche gelosia, e Paul, anche lui amante sfortunato, capitato per caso in un vortice senza respiro, che condiziona tutto e tutti, e porta a riesumare anche vecchi ricordi amari. Eroina è anche Brigit, che fino al secondo avvelenamento di Sebastian è un personaggio assolutamente scialbo, per poi invece dotarsi di un'anima e di rimorsi che la inquadrano finalmente non solo come amante ma anche madre preoccupata per il figlio. La cosa curiosa è che i 4 eroi, cioè le quatto figure su cui la trama gira inesorabilmente, posono incarnare anche la parte dell'omicida.

La scrittura e lo stile sono raffinatissimi: le descrizioni psicologiche e le atmosfere molto dense, traboccanti di dolore e di odio, pian piano creano una giungla di sensazioni e di sentimenti contrastanti, che disorientano il lettore che fino a venti pagine dalla fine non capisce chi possa essere l'omicida. E del resto il romanzo della Bawden non è tanto un classico whodunnit, quando un dramma familiare, che presenta sempre diversi angoli di prospettiva e sempre diversi riscontri sui personaggi del dramma: in sostanza il solo a non venire interessato è il ragazzino Sebastian che è invece per due volta una possibile vittima, mentre tutti gli altri hanno ottimi motivi e quindi un movente per essere inquisiti di omicidio: Tom, Harry, Brigit, Sophie e persino Paul: gelosia, odio, umiliazioni varie.

Il finale pur essendo la degna conclusione di un romanzo spettacolare, ha delle connotazioni quasi psicanalitiche: l'assassino, comincia a comportarsi in maniera paranoica, secondo un comportamento assolutamente irrazionale, che in teoria dovrebbe comportare il sospetto di Winkler, ma che in realtà non è altro che il peso della colpa unito alla volontà inconscia di essere scoperto, per liberarsi finalmente dal fardello che porta addosso, che non è rimorso, ma tutto quello che Venetia gli aveva riversato addosso. 

In sostanza il romanzo è un noir di rara potenza, e se non noir, almeno un romanzo "nero", zeppo di atmosfera, e di continui sviluppi fuorvianti. L'unico neo, non molto sviluppato, riguarda la morte di Tom, che non viene neanche inquadrato all'atto del suicidio, come un possibile omicida sopraffatto dal rimorso: a meno che in una prima stesura non fosse tale e poi fosse stato rimpiazzato da uno sviluppo ancora più complicato.

Un romanzo indimenticabile, che mi ha ricordato, per la presenza persistente di dramma e melanconia, il primo romanzo di Lovesey con Diamond, The Lost Detective, e  Le Sang des Artrides di Pierre Magnan.

Andrebbe sicuramente riproposto in Italia.

Un'ultima cosa: la traduzione pur essendo di quasi settant'anni fa, è fedelissima al testo originale ed è fatta straordinariamente bene, in un italiano, per nulla datato, ma invece assolutamente moderno. 

Pietro De Palma 

 

 

 

 

 

 

venerdì 13 marzo 2026

Anthony Gilbert : La porta proibita (Don’t Open The Door, 1945) – I Gialli del Secolo N° 101, Casini, 1954

Si chiamava Lucy Beatrice Malleson, cugina del grande attore e drammaturgo britannico Miles Malleson, e di professione era scrittrice di polizieschi: sotto questo nome tuttavia nessuno la conosceva perché era famosa invece sotto quello di Anthony Gilbert. Sotto questo pseudonimo (altri furono J. Kilmeny Kaith e Anne Meredith) pubblicò ben 69 romanzi di cui 51 ebbero come protagonista l’avvocato detective Arthur Crook. E’ da dire però che la scrittrice si era cimentata, sotto lo stesso pseudonimo in altri romanzi, poco più che una decina, a partire dal 1927: infatti, il primo romanzo in assoluto, era stato The Tragedy At Freyne.
Sin dal primo romanzo Murder by Experts del 1936, questo nuovo detective fu immediatamente popolare.. Anche perché, diversamente dagli altri suoi colleghi, introdusse un modo di apparire sulla scena tutto suo: invece di  fare quella che è la parte consueta del detective anni ’30, cioè consegnare alla giustizia il colpevole dopo un acuto ragionamento, lui entra in scena quando il suo cliente è stato accusato di un delitto o comunque è coinvolto in un qualche guaio. Anche in questo romanzo che è del 1945, Don’t Open The Door , Arthur Crook entra in scena dopo almeno mezzo libro, e lo fa perché il suo cliente è stato additato come il rapitore della bella di turno. Ma…andiamo per ordine.
Nora Deane è una bella ragazza, orfana, che ha vissuto con una zia in Scozia, finchè ella non è morta. Così sola e con pochi soldi, scende in Inghilterra per lavorare come infermiera, mettendo la sua esperienza al servizio di chi abbia bisogno di un’assistenza domestica. Così accade quando è inviata a casa di Alfred e Adele Newstead. Già la sera, con una nebbia così fitta da mettere in apprensione chi non conosca il posto, non promette nulla di buono; ma per di più a Nora capita anche di essere accolta, dopo un ritardo di oltre tre ore causa linea ferroviaria bloccata, da un Alfred Newstead estremamente sospettoso e sgradevole, che malcelatamente non gradisce una persona in casa. Grazie a Dio, almeno era stata accompagnata alla dimora da un bel giovane che aveva incontrato per strada, Sammy Parker, che le aveva proposto di pranzare assieme il giorno dopo..
Subito lei si accorge che c’è qualcosa che non va: la moglie, che a detta del marito soffre solo di una malattia nervosa, invece sta davvero male, e nonostante lui, dopo averle assegnato la stanza, brutta e trasandata da far paura, le intimi di non dare corda alla moglie, lei le si avvicina, tanto per capire dal tono di voce della donna, che Adele ha paura del marito; tanto da implorare la ragazza di prendere dalla scrivania un libriccino e di darlo al fratello della donna, Herbert. Fa appena in tempo ad intascare il notes, che il marito appare portandole una tazza di thé. Dopo aver bevuto la bevanda, improvvisamente capisce di essere stata drogata, e quando si sveglia, alle 6 passate del mattino, Adele è bell’e morta.
Il medico, chiamato dal marito, pur sospettandolo di uxoricidio per mezzo di una dose elefantiaca di sonnifero (da un tubo di compresse fornite dal medico mancano tre compresse in più rispetto a quelle prescritte) decide di non intervenire e di firmare purtuttavia il certificato di morte, anche perché la testimonianza della ragazza, pur sollevando dubbi ed incertezze sul reale comportamento del marito che si proclama innocente, non prova nulla in più di un semplice indizio. Ed egli, che in passato ha provocato l’arresto di una persona per uxoricidio, poi dichiarata innocente e purtuttavia suicidatasi, non vuole avere altri sulla coscienza.
Così Nora, ritorna a casa, per essere mandata in altra casa. Intanto i funerali si sono svolti e Alfred è andato via, facendo perdere le tracce.
Sembrerebbe a questo punto che il marito possa essere un classico omicida.  Nora contatta Herbert per consegnargli il libriccino e scopre che anche il fratello della morta sospetta il cognato di uxoricidio, tanto più che la moglie da tempo sospettava che il marito la tradisse con delle sgualdrine: una delle tante è Hattie Forbes, vicina di casa della coppia. 
Un giorno che Nora sta lavorando pressa la casa di una vecchia zitella, legge sul giornale che è stato trovato in una cava un corpo in decomposizione, che, per un orologio al polso, viene riconosciuto essere Alfred Newstead. Le indagini puntano allora verso Herbert. Può aver vendicato la sorella? Ma, allorquando la vecchia rivela tutto al nipote Roger Trentham giornalista, Nora diventa un pericolo per l’assassino, perché sul personaggio dell’infermiera e sulle sue presunte rivelazioni, crea degli scoop da “prima pagina”. E così accade che sulla base di due telegrammi fasulli, lei cade nelle braccia dell’assassino, che ha progettato, per la sua morte, un finto incidente d’auto.

Ecco che a questo punto entra in scena Arthur Croock, chiamato in causa da quel Sammy Parker innamoratosi istantaneamente della bella ragazza, il cui nome fasullo figura sui due telegrammi inviati alla ragazza. Tutti pensano che sia Sammy che l’abbia rapita ed invece è…
Sarà proprio Arthur coadiuvato dal giornalista a ritrovare la ragazza, ma quale sorpresa quando accanto a lei, chinato per curarla troveranno proprio Sammy. Che l’ha salvata, dopo che l’auto in cui era la ragazza, spinta giù dalla scogliera, dall’assassino, di sera, nella nebbia, si è fermata sul ciglio del burrone che è a picco sugli scogli, oscillando pericolosamente, e dopo che lì è rimasta Nora, drogata e mezza assiderata, per diverse ore.
Il ricovero della ragazza fornirà all’assassino l’ultima chance per eliminarla, non sapendo di essere non la ragazza ma lui stesso la mosca che cadrà nella ragnatela per lui predisposta.
Don’t Open The Door (pubblicato in USA nel 1946 coll’altro titolo Death Lifts the Latch)  è un bel thriller, che vive solo sulla suspence e non già sull’identità dell’assassino da scoprire, che è molto facile identificare. E non basta il tentativo della scrittrice di inventare uno scambio di identità (c’è un altro omicidio) per distogliere l’attenzione del lettore dall’assassino dichiarato o quasi: del resto, il romanzo non ha un parco di sospettabili vasto, cosa per esempio riscontrabile nei romanzi di Ngaio Marsh o di Georgette Heyer o di Agatha Christie, ma estremamente risicato: che si tratti del marito, fedifrago, donnaiolo impenitente, infido; o del fratello, avido di denaro; o della bella e facile Hattie, il passo è breve. Questo perché Anthony Gilbert non fa della psicologia la sua arma vincente ma la tensione, di cui è padrone: utilizza il vecchio trucco dell’ atmosfera (nebbia fitta, sera buia, posti deserti, casa lugubre rischiarata da candele, polvere dappertutto) e lo combina con una storia dai rilievi dark: una moglie depressa, che ha tentato già una volta il suicidio, nelle mani di un marito che sarebbe ben felice se morisse, e che si è affidata per la sua difesa ad un fratello a cui sta a cuore non la felicità della sorella ma i suoi soldi, e che sarebbe ben contento se riuscisse a dimostrare la colpevolezza del cognato; dei sonniferi utilizzati troppo facilmente; delle lettere segrete; la presenza di un’altra donna, che sarebbe ritornata per prendere il suo posto, dichiarata dalla malata a Nora; la morte in circostanze estremamente sospette della donna. E poi tutto quello che viene dopo, con l’infermiera, che nelle intenzioni dell’assassino avrebbe dovuto farsi gli affari propri e che invece, per un articolo giornalistico, viene a trovarsi al centro di un bersaglio ideale. E la corsa contro il tempo per salvarla. Il romanzo ha un grado di tensione abbastanza alto, non perchè si ignori l’identità dell’assassino che è palese, quanto perchè si deve trovare nel più breve tempo possibile l’eroina che sta per essere uccisa in quanto testimone oculare. Però, nel momento in cui l’eroina viene salvata, il romanzo perde mordente, perchè tutti hanno capito chi sia l’assassino.
Il romanzo che è del 1945, ambienta la storia a guerra finita, mentre non lo era ancora: in questo, storia com’è strutturata (il buio, la nebbia, la morte contrapposti alla liberazione della ragazza e all’amore) mi farebbe anche pensare ad un rimando alla guerra che si stava vivendo e che volgeva al termine, ad una rappresentazione di stati di animo contrapposti (paura, terrore – coraggio, serenità).

Inoltre paga secondo me un tributo a tutta una cinematografia che era viva in quegli anni: come non fare un pensiero a film come Suspicion, “Il Sospetto”, del 1941, tratto dal romanzo di Berkeley, Before The Fact, 1932, in cui Cary Grant è sospettato dalla moglie, Joan Fontaine, di volerla avvelenare per impadronirsi dei suoi soldi, che ebbe un clamoroso successo di pubblico? Celebre in quel film l’inquadratura di Cary Grant che sale le scale portando un bicchiere di latte che si sospetta avvelenato, in cui, per concentrare su di esso l’attenzione del pubblico, Hitchcock fece mettere una luce. Del resto anche nel romanzo, è come se l’inquadratura del lettore venisse messa a fuoco sul bicchiere e sui sonniferi posti vicino al capezzale della malata.
Interessante è anche notare come la scrittrice avesse inventato un proprio personaggio principale che non è, come era d’uso in quei tempi, un dandy (Philo Vance), un aristocratico (Lord Wimsey), un poliziotto acculturato (l’ispettore Sir John Appleby di Scotland Yard), il figlio di un ispettore di polizia di New York (Ellery Queen), un Alto Commissario di Polizia newyorkese (Thatcher Colt), ma un avvocatucolo, sempre in bilico tra onestà e disonestà, che utilizza metodi non ortodossi, un po’ come Perry Mason per inchiodare i colpevoli, che a noi assomiglia, ma parecchio, a John J. Malone, avvocato molto amante dell’alcool  e dei sigari e molto poco ricercato nel vestire! Del resto il primo romanzo di Craig Rice con Malone è del 1939, e quindi potrebbe anche essere che sia stato il riferimento ideale per la Malleson.

Infine una nota sull’edizione italiana: pur non essendovi alcun riferimento al traduttore/traduttrice che tradusse il testo, e pur sapendo che, come era prassi ne I Gialli del Secolo, i testi erano alquanto “tagliati”, bisogna dire che il montaggio delle varie parti fu tale che, anche rabberciato, il romanzo mantiene inalterata la tensione e si legge benissimo, in un italiano notevole (erano comunque sessant’anni fa). Il titolo, fa riferimento ad una frase tradotta a pag. 48: “….La porta non dev’essere mai aperta”, che s’intende riferita al fatto che chi si interessa ad un reato compiuto da altra persona, facendone menzione pubblica, finisce per pagarne le conseguenze (ovviamente questo è il pensiero dell’omicida che sta minacciando di morte Nora). Ma potrebbe avere anche altro significato: essere il riferimento alla porta della camera della moribonda che non doveva essere varcata quella notte, a prezzo di pagarne le conseguenze.

Pietro De Palma