C'era un tempo che bastava che Peter consegnasse un libro alle stampe in patria, e l'anno dopo lo traducevano in Italia.
Peter Lovesey è morto l'anno scorso, ma già da qualche anno i suoi romanzi nuovi non li traducevano più. L'anno scorso hanno ripresentato un vecchio suo successo, La statua di cera (Waxwork), che vinse nel 1978 il Silver Dagger Award, ed è almeno sul versante dei suoi romanzi già tradotti, che si potrebbe auspicare qualche nuova uscita: stavo giusto parlandone con Mauro qualche giorno fa a proposito del secondo romanzo con Peter Diamond, Peter Diamond e la bambina senza nome (Diamond Solitaire), uscito più di trent'anni fa, e che si potrebbe ripubblicare, ovviamente giusto approvazione dell'Editor.
Il romanzo di oggi, è sempre della sua serie più apprezzata, quella di Peter Diamond, però il romanzo è il quinto in ordine di uscita.
Peter Diamond, che aveva rassegnato le dimissioni alla fine del suo romanzo di esordio, cominciando una carriera di detective privato, è ritornato in Polizia dopo qualche tempo (e qualche romanzo): ora è Sovrintendente e Capo della Squadra Omicidi di Bath. In questa veste deve occuparsi di due delitti, accaduti uno dopo l'altro, apparentemente senza alcun nesso: il suicidio di un anziano agricoltore, suicidatosi con una fucilata soto il mento; e la caduta dal parapetto del tetto di una casa, di una giovane tedesca.
Il primo viene scoperto dopo una settimana: cadavere in putrefazione, con la testa distrutta dalla fucilata che ha scoperto il cranio e disseminato cervello e ossa (un modo alquanto singolare di suicidarsi), la seconda morte è contemporanea alla scoperta quasi, e avviene durante una grande festa seguita all'occupazione di una casa, da parte degli abitanti del paese, per festeggiare la vincita alla lotteria di quattro inquilini della casa. Anche questa morte, se a prima vista sembra un incidente o un suicidio, ha tuttavia una particolarità: manca una scarpa da ginnastica. La si cerca sul tetto innanzitutto dopo che sul luogo della caduta e anche in altri posti, ma non salta fuori: dove è finita? Sempre che qualcuno non l'abbia presa: la vittima sembra fosse ubriaca, ma poi l'autopsia scopre che era perfettamente in sè e forse aveva bevuto solo una lattina di birra, semmai. Qualcuno l'ha spinta? E perchè?
Le indagini brancolano nel buio.
Insieme a questi due eventi delittuosi, un terzo avvenimento catalizza l'attenzione di Diamond: una certa Rose Black è stata trovata nel parcheggio di un ospedale, ferita, con delle costole incrinate, e soprattutto senza memoria. Dopo una rapida degenza, non sapendo chi sia (non son stati ritrovati documenti), è stata affidata ad una Assistente sociale, finchè una certa Doreen, che si è spacciata come sua sorellastra, è venuta a rilevarla. Il fatto che salta agli occhi è che tuttavia tutte le cose dette dalla donna si rivelano false: non abita dove sarebbe dovuta abitare, perchè casa e via non esistono, e neanche i riferimenti della famiglia di origine non ci sono. Effetto: Rose è scomparsa. Ora che c'entra Rose con le altre due morti? Nulla. Eppure...
La prima morte, sembra essere in relazione a certi cimeli sassoni trovati nelle vicinanze, e infatti Diamond scopre che qualcuno aveva scavato precedentemente più volte nella proprietà della vittima, alla ricerca di qualcosa.
Della seconda invece non si capisce nulla, finchè non avviene qualcosa che accende la fatidica lampadinaa Diamond: Hildegarde Henkel, la ragazza tedesca caduta in strada dal tetto di una casa, era ospitata nell'ostello dove pure era stata accolta Rose Black, e a quest'ultuima la prima curiosamente si assomigliava: è possibile che qualcuno pensando di uccidere Rose abbia ucciso Hildegarde? E per di più il parcheggio dell'ospedale si affaccia sulla statale, che porta alla fattoria del primo suicidio, del contadino Gladstone: è possibile che Rose camminando su quella statale sia stata investita, e provenisse dalla direzione della fattoria?
Così Diamond, assieme all'Ispettore Wigfull a cui ha soffiato il posto, e all'Ispettrice Julie Hargreaves, comincia ad investigare sul passato di Gladstone, su cercatori di antichità, su cimeli sassoni, per riuscire alla fine a dare un nome all'assassino, già fortemente sospettato per il suicidio della tedesca, ed ora ricercato per il rapimento di Rose e la morte di Gladstone, e a fermarlo prima che uccida ancora.
Quello che affascina in questo romanzo è come riesca Lovesey ad imbastire una storia basata su pochi elementi, persino apparentemente slegati:
c'è la storia avventurosa del tesoro che tutti cercano e nessuno trova, che persino la bella Rose, che si chiama veramente Christine Gladstone, fa balenare a chi vuole ucciderla perchè non lo faccia (e poi veramente trova dietro un camino murato);
c'è uno degli elementi più tipici del giallo inglese, il ritorno dell'erede, Christine appunto, che viene a sapere dopo la morte della madre dell'identità del padre e torna da lui, per ritrovarlo morto;
una storia nella tipica provincia inglese, così cara ad Agatha Christie ma anche in tempi recenti all'Ispettore Barnaby;
e una indagine, che sembrerebbe un procedural perchè sviluppatosi con le indagini della polizia, ma che in realtà si avvale delle intuizioni di Peter Diamond, un anti eroe, un anti poliziotto, che è troppo burbero e stizzoso per fare amicizia con i suoi sottoposti e troppo anticonformista per essere premiato dai suoi superiori, e soprattutto fuori dalle righe: un poliziotto che rifugge come la peste le sedute autoptiche inventandosi mille scuse diverse.
Anche se poi si verà che non lo era stata.
Romanzo come al solito molto bello, del grande Lovesey.
P. De Palma