domenica 14 agosto 2022

Sguardo sui maggiori testi di critica poliziesca in lingua inglese francese e italiana

 


L’acquisto recente di tre volumi di critica del genere poliziesco, che agognavo possedere da molti anni, mi ha suggerito di scrivere questo articolo, inusuale nel mio blog, sugli studi critici più importanti che riguardano la Crime Fiction.

Comincerò da quello di Douglas Greene. Lo statunitense Doug, Professore Emerito di Storia del periodo Tudor ed Elisabetta I, alla Old Dominion University, è conosciuto non tanto per studi critici di Storia quanto per la Biografia su Carr, The Man Who Explained Miracles, cui si riferisce. E’ una trasformazione del titolo di una fortunata antologia di Carr, The Men Who Explained Miracles, del 1963, che contiene vari racconti incentrati su tre investigatori carriani: il Dottor Fell, Sir Henry Merrivale e il Colonnello March. Il volume di Douglas, pubblicato nel 1995, fu nominato per un Edgar nel 1996 assieme a Savage Art: A Biography of Jim Thompson, di Roberto Polito, che invece lo vinse (tra l’altro un bellissimo studio, molto dettagliato). Altrimenti dettagliatissimo, pieno di notizie e riferimenti a tutta la produzione carriana (compresi i racconti perduti giovanili, che via via vengono rivalutati), il testo di Doug è un must che ogni appassionato di Carr deve avere.

Dopo Doug, ecco Martin Edwards: da uno sfortunato nominato all’Edgar ad uno fortunato. Martin Edwards, affermato scrittore britannico di Mysteries e Thrillers, e curatore della celebre collana di romanzi “British Library Crime Classics”, in cui ha pubblicato molte sue antologie di racconti della GAD, ha provato anche a cimentarsi in studi critici: The Golden Age of Murder dedicato al Detection Club, celebre gruppo di scrittori britannici (fondato nel 1930 da Anthony Berkeley e da Dorothy L. Sayers, Agatha Christie and Freeman Wills Crofts), di cui lui è attualmente presidente, è stato pubblicato nel 2015, e l’anno dopo ha vinto l’Edgar. E’ uno studio, piacevolissimo a leggersi, in cui parla diffusamente del Detection Club e degli scrittori che ne fecero parte, con una aneddotica veramente eccezionale (bellissime anche le foto riprodotte). Martin successivamente a questo Studio critico, ne ha pubblicato uno nel 2017 su Dorothy Sayers, Taking Detective Stories Seriously: The collected crime reviews of Dorothy L. Sayers. In sostanza è un testo che raccoglie le recensioni di Dorothy Sayers approntate per il Sunday Times dal 1933 al 1935, di romanzi polizieschi dell’epoca. L’elenco delle recensioni è introdotto da una superba  introduzione di Martin che chiarisce la natura e il valore delle recensioni, che delineano una sorta di storia del genere per gli anni presi in esame. Sempre del 2017, è  The Story of Classic Crime in 100 Books , pubblicata nella fortunata collana della “British Library Crime Classics” e che tratta una storia letteraria  della narrativa poliziesca della prima metà del XX secolo, soprattutto basata su autori britannici di cui vengono presentati varie storie oculatamente selezionate. Nel 2020 è uscito il suo quarto studio: Howdunit: A Masterclass in Crime Writing by Members of the Detection Club, vincitore dell'H.R.F. Keating Award per il miglior libro biografico/critico relativo alla narrativa poliziesca e nominato agli Edgar Allen Poe e ai Macavity Awards. Si tratta in sostanza di una serie di consigli da parte di storici autori inglesi non solo di mystery ma anche di spy, su come scrivere un buon romanzo poliziesco, che Martin ha selezionato e presentato. Infine nel 2022, recentemente è uscito il suo quinto studio, The Life of Crime: Detecting the History of Mysteries and their Creators, che delinea una storia del genere e degli scrittori conosciuti e sconosciuti che l’hanno interpretata. E’ una sorta di storia molto dettagliata della detective fiction , che a parere mio, è strutturata come la celeberrima S.S. Van Dine School di Mike Grost, e distinta in varie sezioni, che presentano una serie variegata di scrittori accomunati da stessi caratteri. Molto piacevole e accattivante nella presentazione, e estremamente dettagliata. Prevedo che anche quest’opera vincerà importanti riconoscimenti nel settore narrativo poliziesco.

Lasciati Doug e Martin, non si può non citare il più importante studio su Ellery Queen.

Lo firmò nel 1974 Francis M. Nevins, professore alla St. Louis University: Royal Bloodline: Ellery Queen, Author and Detective. Il saggio critico l’anno seguente vinse l’Edgar. Nel saggio, Nevins traccia le linee guida per la comprensione dell’opera queeniana, e quindi vi sono numerosi spoilers delle opere citate. In esso, viene, soprattutto tra i due cugini, data importanza all’ascendenza di Dannay nell’inventare i canovacci delle storie, con tutto ciò che vi si racchiude. Tuttavia l’importanza esagerata data a Dannay, convinse col passare degli anni Nevins, alla luce di studi più accurati sull’opera di Queen, a dare maggiore visibilità all’opera dell’altro cugino Mannay. Perciò, alcuni anni fa, il primo saggio è stato rivisto, arricchito da contributi dello stesso Nevins e da altro materiale, e rieditato in un’altra opera definitiva, Ellery Queen: The Art of Detection.  Va menzionato che Nevins nel 1989 vinse un altro Edgar per un saggio critico pubblicato l’anno prima su Cornell Woolrich: First You Dream, Then You Die. In esso Nevins esplorava l’opera di Woolrich restituendo all’autore la veridicità della sua vita, e eliminando tutto ciò che gli era stato attribuito di leggendario. Non è tuttavia una biografia, come si potrebbe pensare.

Sempre sul versante Ellery Queen, si può registrare un altro importante studio critico: Blood Relations: The Selected Letters of Ellery Queen, 1947-1950, di Joseph Goodrich. Pubblicato nel 2012, è uno studio acuto, sulle tensioni e le relazioni tra i due cugini, attraverso l’analisi di molte lettere che si scambiarono, nel loro periodo di apoteosi, quello in cui videro la  luce capolavori come Cat of Many Tails, Ten Days Wonder e Origin of Evil, di cui esse parlano, narrando anche in certo senso la loro genesi.

Altri saggi importantissimi su autori importanti sono:

innanzitutto i due, uno successivo all’altro di John Curran, su Agatha Christie ( Agatha Christie's Secret Notebooks: Fifty Years of Mysteries in the Making, 2009; e Agatha Christie's Complete Secret Notebooks: Stories and Secrets of Murder in the Making, 2010). In essi Curran delinea la genesi di tutte le opere christiane, partendo dalla scoperta dei famosi settantatre taccuini in cui Agatha Christie riportava annotazioni, progetti per romanzi e drammi teatrali, disegni ritrovati nella biblioteca dell'antica Greenway House, dove Agatha Christie trascorse vent'anni, resi pubblici solo dopo la scomparsa, nel 2004, della figlia Rosalind. Importantissimi per tutti gli appassionati. Il secondo dei due saggi entrò nella cinquina finale degli Edgar, pur non vincendolo. Tuttavia hanno vinto altri importanti riconoscimenti, tra cui il Macavity

Il saggio di David Whittle, Bruce Montgomery/Edmund Crispin: A Life in Music and Books. Pubblicato nel 2007. In esso Whittle delinea su un doppio binario, la vita di Bruce Montgomery, compositore ed organista, e quella di Edmund Crispin, romanziere, e l’analisi delle sue opere. Interessantissimo, anche e soprattutto perché getta una luce sull’opera di un grande romanziere del mystery britannico, di cui si sapeva poco, ed anche sulla sua vita in quanto compositore. Vi sono interviste di persone e amici che lo conobbero, e viene analizzato, alla luce anche dei suoi guai sanitari, osteoporosi e alcolismo, il suo precoce ritiro dalle scene e l’abbandono della scrittura creativa.

Il saggio interessante scritto da Curtis Evans, Masters of the Humdrum Mystery. Pubblicato nel 2012, il saggio analizza le opere di tre grandi romanzieri della GAD: Cecil John Charles Street (alias John Rhode/ Miles Burton), Freeman Will Crofts e Alfred Walter Stewart (J.J. Connington) e in generale la British Detective Novel dal 1920 al 1961. Molto molto interessante, anche e soprattutto per l’analisi dei tre autori a cui nessuno o quasi aveva prima di Curt, prestato attenzione: a ciascuno dei tre autori viene riservata una parte, ma tra esse quella preponderante è la prima, quella dedicata a Rhode, anche e soprattutto per la sterminata produzione dello stesso, che viene analizzata succintamente ma anche con rara acutezza, in quasi 100 pagine. Seguono tre appendici con le tre produzioni complete dei tre scrittori, più un inserto dedicato al contributo di Crofts a The Floting Admiral, 1931; e a  Double Death,1939.

Altro studio saggistico molto accurato, scritto come un omaggio ad una illustre connazionale, è quello di Joanne Drayton su Ngaio Marsh: Ngaio Marsh. Her Life in Crime, pubblicato nel 2008.

Infine non possiamo non citare i due saggi di Jeffrey Marks:

il primo dedicato a Craig Rice (2001),  Who Was That Lady? Craig Rice: Queen of the Screwball Mystery, e il secondo ad Anthony Boucher (2008): Anthony Boucher: A Biobibliography.

Due saggi, molto acuti: il primo nominato agli Edgar, Macavity etc..è uno studio sperimentale su una delle regine della commedia nera, a metà tra Mystery e Hard Boiled, mentre il secondo è uno studio del personaggio Boucher attraverso 4 prospettive diverse: personale, di autore, di editore e di critico.

Sul fronte italiano, citiamo solo uno, ma veramente interessantissimo, esaurito da molti anni, pubblicato da Mondadori nel 1990, di Giuseppe Fiori & Luigi Calcerano: Guida alla lettura di Agatha Christie. Trattasi di saggio straordinariamente interessante, fra l'altro scritto anche assai bene, molto dotto, con osservazioni puntuali e raffronti precisi che delineano un lavoro estremamente approfondito svolto sulle fonti non solo riferite alla Christie ma anche al genere poliziesco in generale, rilevabile in sede di note. Ne esce una prospettiva a tutto tondo, compiuta e affascinante di Agatha Christie.

Tra i saggi che riguardano la storia del genere, sottolineo:

innanzitutto il datato ma importantissimo,  Bloody Murder – From the Detective Story to the Crime Novel: A History (1972) (US title: Mortal Consequences), una cui secomda edizione rivista è uscita nel 1985, una terza edizione rivista nel 1992,  e una quarta nel 1994, di Julian Symmons. La sua importanza in quanto storia del genere dalla metà del diciannovesimo secolo alla fine del secolo ventesimo, va di pari passo alla fluidità del discorso e al porsi come fonte accreditata sia al neofita, che sa poco o nulla delle opere e dei loro autori, sia all’appassionato, sia infine al critico e collezionista, citando anche opere neglette, ma che purtuttavia , secondo il giudizio dell’autore, hanno una certa importanza. Il saggio meritò nel 1973 uno Special Edgar Award.

Poi c’è un curioso ma interessantissimo saggio di Ernest Mandel, il più importante teorico marxista e trotzkista della seconda metà del XX secolo, che analizza la Storia del Genere poliziesco, da una prospettiva marxista e sociale: Delightful Murder: A Social History of the Crime Story. Pubblicato nel 1984, il saggio esamina gran parte della produzione. Non essendo un esperto del genere poliziesco, non è tanto adatto a persone che amino il genere, quanto a chi attraverso la lettura di letteratura di genere voglia assurgere a idee e concetti che riguardano la lotta di classe, la borghesia e il capitalismo, nel romanzo poliziesco.

Interessantissimo è un saggio critico di Bill Pronzini, grande scrittore di romanzi, versato (come Martin Edwards) alla critica del genere: Son of Gun in Cheek: An Affectionate Guide to More of the "Worst" in Mystery Fiction, è una carrellata di romanzi brutti, improbabili, altamente originali, di autori affermati come Henry S. Keeler o Ed McBain o Joseph Wambaugh e molti altri, di cui vengono esaminati, sviscerati e anche stroncati, lavori non riusciti. Lo stile di Pronzini è sempre godibilissimo, e quindi la lettura è quantomai stimolante. Io per esempio ho ritrovato tra i suoi orrori, un romanzo divertentissimo per la sua trama bizzarra, che recensii anni fa, Murder of a Mystery Writer by Eric Heath (1955). Il saggio è l’evoluzione di un saggio precedente, del 1982, intitolato Gun in Cheek, in cui Pronzini analizzava trame al limite dell’impossibile, caratterizzazioni improbabili e quanto di più futile avesse letto. In Son of Gun in Cheek: An Affectionate Guide to More of the "Worst" in Mystery Fiction non si si trovano solo citati romanzi e racconti, ma anche film di serie B e C, riviste Pulp e tutto quanto fosse agli occhi di Pronzini brutto al massimo grado o inverosimile e pertanto suscettibile di essere citato. Vinse il Premio Macavity nel 1988. C’è poi un altro saggio, che più che saggio, è una Guida a 1001 fra sunti di trame, recensioni, e biografie di autori di romanzi polizieschi e di spionaggio: 1001 Midnights: The Aficionado's Guide to Mystery and Detective Fiction di Bill Pronzini & Marcia Muller, pubblicata nel 1986.

C’è un po’ di tutto, ma condito dall’umorismo e dalla vena dissacrante di Pronzini e sua moglie Marcia Muller, che non è detto consacrino opere affermate, ma affermano il contrario. Una guida quindi per certi versi imprevedibile. Questa vinse il premio Macavity nel 1987.

 

Sui generi, non si può non citare la bibbia delle Camere Chiuse e dei Delitti Impossibili, di Robert Adey. Pubblicata nel 1992 e andata presto esaurita, Locked Room Murders and Other Impossible Crimes: A Comprehensive Bibliography fu un lavoro fondamentale nel suo genere in quanto elencava la maggior parte di romanzi e racconti che nel tempo erano stati incentrati sul genere Camera Chiusa e Delitti impossibili, fornendo di ciascun titolo “la specialità contemplata”.

Dopo la morte di Adey, nel 2018, John Pugmire con la collaborazione della moglie di Adey, ha pubblicato una seconda edizione, riveduta e corretta, in cui ha aggiunto una serie di opere che erano sfuggite alla prima edizione originale, tra cui anche graphic novels, films, Tv series. Ciononostante, sono sfuggiti dei titoli. Io per esempio ne ho individuato uno (e segnalato a Pugmire) di J.J.Connington (In Whose Dim Shadow, 1935), un piccolo capolavoro sconosciuto ai più, che è sfuggito alla sua riedizione.

Su questa stessa sponda, sono anche alcuni studi di Roland Lacourbe

Innanzitutto 99 chambres closes : guide de lecture du crime impossible, pubblicato nel 1991 con la collaborazione di Robert Adey, che propone una selezione di 99 romanzi di Camere Chiuse e Crimini Impossibili per lui imprescindibili, con le 99 soluzioni e anche antologie parecchio meritorie di racconti, affidate a maestri del genere, e i due punti di vista di Adey e di Lacourbe sul genere. E’ molto interessante soprattutto perché propone il punto di vista francofono rispetto a quello anglosassone di Adey, e cita una serie di romanzi altrimenti sconosciuti ai più, ma pubblicati in Francia e Belgio.

E infine 1001 Chambres Closes di Roland Lacourbe, Vincent Bourgeois, Philippe Fooz, Michel Soupart : guide de lecture du crime impossible, pubblicato nel 2013. La guida elenca più di 1100 opere (660 romanzi e 500 racconti) scritti da centinaia di autori di lingua anglosassone, francofona, italiana e giapponese. Rappresenta una sorta di risposta molto allargata all’opera di Adey da parte dell’unico capace di stargli accanto, e forse anche di sorpassarlo, anche e soprattutto per aver pubblicato in francese quasi tutto Carr, compreso Grand Guignol, il lungo racconto che è la base per It Walks By Night, che ora Doug sta per ripubblicare in lingua inglese. A questa enorme antologia, è seguita una seconda parte che ha analizzato cartoons, films e TV series: 1001 Chambres Closes – Annexes, pubblicata  nel 2014.

Sempre in lingua francofona, tra i più importanti contributi critici, annoveriamo innanzitutto quelli di Thomas Narcejac (che assieme a Pierre Boileau, costituì uno dei più famosi sodalizi della narrativa poliziesca della seconda metà del XX secolo):

Esthétique du roman policier,1947 : Narcejac analizza la letteratura poliziesca soprattutto analizzando quella specifica di Pierre Boileau. Fu proprio questo studio a favorire la conoscenza della controparte e a favorire l’instaurarsi del sodalizio Boilaeu-Narcejac.

Le Roman Policier, 1964 : uno dei migliori contributi al genere. E’ un libro non tanto descrittivo, ma piuttosto è uno critico. Non a casa La coppia di autori individua il meccanismo della Suspence attraverso la relazione biunivoca Lettore – Vittima – Assassino, con tutte le varie sfaccettature.

Une machine a lire : le roman policier, 1975 : Narcejac, esamina il genere poliziesco dalle origini e confrontandolo con numeri campi (Religione, Economia, Politica, Letteratura) dimostra come essa sia diventata così importante rappresentazione del nostro vivere quotidiano.

La Fin d'un Bluff. Essai sur le Roman policier noir américain, 1949 : è un pamphlet di critica, anche piuttosto decisa al genere. Gli valse una polemica col direttore della Série Noir, Marcel Duhamel.

Inoltre, in aggiunta di La double mort de Frédéric Belot, un formidabile romanzo deduttivo di Claude Aveline, venne pubblicato dallo stesso, intellettuale di punta francese della sinistra francese, una Double note sur le roman policier, che scritta da un intellettuale di punta come Aveline, con lo scopo di sdoganare la letteratura poliziesca ritenuta in Francia (ma anche in Italia) un sottogenere letterario, colpì nel segno e fece divenire i romanzi di Aveine dei casi letterari: … “Il n’y pas de romans nobles appartenant aux Belles-Lettres (qui en décide?) et de romans moins nobles parmi lesquels on range selon l’arbitraire habituel romans populaires, d’aventure, romans policiers”. 

Pietro De Palma

venerdì 29 luglio 2022

Nicholas Blake: Quando l'amore uccide (Thou Shell of Death, 1936) - Trad. Giuseppina Caricchio - I Classici del Giallo Mondadori N.449 del 1984

 

 


 

Thou Shell of Death è il secondo romanzo di Nicholas Blake col suo personaggio fisso Nigel Strangeways. Ed è piccolo capolavoro.

Risalente come pubblicazione al 1936, è uno di quei romanzi che rimangono impressi, non solo per la trama, molto melodrammatica, come dice anche il protagonista, ma anche per come fu scritto.

Fergus O’ Brien è stato un asso dell’aviazione inglese durante la guerra, e poi è stato protagonista di imprese tanto mirabolanti quanto temerarie. Ritiratosi a vita privata, un bel giorno comincia ad avere lettere minatore che lo minacciano di morte. Perciò va a finire che viene chiesto dallo zio John Strangeways, Consigliere dell’Alto Commissario di Polizia, a Nigel, di andare ad investigare a casa di Fergus.

Subito con l’aviatore si realizza una intesa, e Nigel da alcune “uscite” dell’uomo, comincia a sospettare che in fondo, qualcosa nelle minacce sia da prendersi con attenzione.

Nove persone sono in casa il 25 dicembre, quando Fergus temendo per la propria vita, comunica a Nigel che invece di dormire nella sua camera, di soppiatto si rifugierà di notte, nella baracca in cui lui lavora ad un progetto segreto, e dove ha alcuni effetti personali. Nigel dovrà sorvegliare che non gli accada nulla, ma proprio quella notte sia lui che Bellamy, il maggiordomo ed ex attendente di Fergus vengono drogati e cadono in un sonno profondo. Quando si sveglia Nigel, Fergus è andato nella baracca ma avvicinandosi ad essa, preceduto dal finanziere Edward Cavendish, uno degli invitati, non percepisce alcuna presenza al di dentro di essa. Fuori nella neve vi è una serie di impronte che vi si dirige. Riusciti ad entrare dentro, vi scoprono il cadavere di Fergus, ucciso da un colpo di pistola.

Ben presto cominciano le indagini.

Innanzitutto bisogna capire come assassino e vittima siano entrati nella baracca, lasciando una sola serie di impronte che vi si dirigono: anche considerando che la vittima o l’assassino fossero arrivati prima alla baracca, bisognerebbe poi spiegare come l’assassino ne sia uscito. Ci troviamo dinanzi ad un delitto impossibile, né più né meno. Ma Blake non è interessato a focalizzare sull’impossibilità la ragione del romanzo e quindi spiegare come l’assassino sia riuscito a venire fuori, è solo una delle caratteristiche, non la caratteristica, del romanzo. E a rimarcare come per l’autore, l’impossibilità non sia una nota basilare della trama, fa spiegare dal suo protagonista subito come secondo lui possa essere andato.

Vi sono tuttavia delle altre cose interessanti:

Nigel che entra nella baracca per la seconda volta (la prima volta, Fergus era ancora vivo) non trova più una fotografia che campeggiava la prima volta; inoltre le scarpe del morto, che alla prima ricognizione di Bellamy dopo il ritrovamento del cadavere, non c’erano, misteriosamente compaiono. Ma la cosa ancor più ineressante, che si realizza in un secondo tempo, è che in quella baracca, in quella notte santa, non sono entrati solo vittima e assassino, ma anche una terza persona, alla ricerca di un biglietto, che poi viene trovato da Bellamy.

Il ritrovamento del biglietto provocherà l’aggressione a Bellamy con un attizzatoio che lo ferirà seriamente, ma poi ci sarà il secondo delitto, con una modalità alquanto originale: un altro degli ospiti, l’ambiguo Cyril Knott-Sloman, gestore di un night club ed ex militare di stato maggiore, che arrotonda le entrate, esercitando il ricatto, d’accordo con l’amante di Fergus, Lucilla Thrale, viene ucciso nella sua camera da letto col cianuro: l’assassino, sapendo della sua tendenza a rompere le noci con la mandibola, ha segato una, estratto il gheriglio, limato dal di dentro il guscio, incollate le due metà tra di loro e infine praticato un minuscolo forellino per mezzo di una siringa con ago e iniettatovi il cianuro.

Nigel spiegando il primo delitto, indirizza le indagini verso un personaggio. Ma per collegare questo personaggio ad un fantomatico testamento che non si trova, all’aggressione a Bellamy e all’omicidio di Knott-Sloman, ce ne vuole. E allora, siccome le notizie sulla vita di Fergus non ce ne sono, è stata una persona senza passato, Nigel decide di andare in Irlanda, dove viveva John Fear, un suo caro amico di pattuglia, che lui in  volo aveva cercato di proteggere più volte, non potendo evitare purtroppo che venisse ucciso. E proprio dall’entourage di Fear, cioè dalla bambinaia che aveva allevato John e Judith Fear, saprà tutto sulla tragedia che aveva visto protagonisti Judith Fear, Edward Cavendish e Jack Lambert, l’aiuto giardiniere di casa Fear, raccomandato da un Visconte (di cui si diceva fosse il figlio naturale). E quando si accerterà che Jack e Fergus erano la stessa persona, l’ispettore Blount di Scotland Yard crederà di avere gli elementi per accusare Edward di omicidio. E del resto la sua fuga e la sua morte in aereo ne sancirà la sua colpevolezza, e la fine del caso.

Tuttavia, nonostante Edward una parte rilevante nel primo omicidio l’ha avuta, non è stato l’assassino di Fergus, anche se lui aveva paura di esser accusato di ciò, e spetterà a Nigel ricostruire la tragedia di casa Fear, collocare la figura di Edward nella storia, e spiegare la morte di Fergus e quella di Knott-Sloman, inquandrando il vero assassino.

Splendidamente scritto, Thou Shell of Death insieme con The Beast Must Die, può dirsi che formi una coppia di romanzi capolavoro.

Innanzitutto quello che colpisce di questo romanzo è come esso sia stato pensato e strutturato: diversamente dal canonico finale in cui l’investigatore riunisce tutti e consegna l’assassino dopo una ricostruzione degli avvenimenti (alla maniera di Poirot), qui Nigel consegna al lettore e a chi lo assiste, cioè il sovrintendente Breakley e l’Ispettore di Scotland Yard Blount che interviene in un secondo momento, gli elementi e le sue soluzioni, “in itinere”, assieme a folgoranti spaccature psicologiche degli avvenimenti e dei personaggi che li vivono: per esempio spiega la temerarietà di Fergus durante la guerra, prima e dopo la morte di Judith e di John, come una sorte di sfogo e anche il tentativo di morire più volte.

Il lato melodrammatico della vicenda, che in un certo senso rivela la filiazione innanzitutto da Conan Doyle, per come una vicenda del passato, spieghi una del presente, e come l’indagine su di essa porti anche alla individuazione dell’assassino, spiegando una sorta di vendetta postuma, fa da perno all’intera vicenda, che per pathos e struggimenti, è molto vicina ad altri capisaldi della tradizione inglese, come Wutherings Heights di Emily Bronte.

Un altro elemento caratterizzante del romanzo è la scrittura molto forbita, di un accademico oxfordiano, e le frequenti digressioni e citazioni letterarie (presenti anche in opere di altri oxfordiani versati al mystery classico come Innes o Crispin): un esempio (ma ce ne sono molti) è quello presente nella spiegazione finale di Nigel a suo zio e dinanzi al suo professore di un tempo Philip Starling, anche lui personaggio della tragedia. Thou Shell of Death (che poi è il titolo originario, storpiato  in un “Quando l’amore uccide” e che rende bene il melodramma ma non il senso del titolo), sembrerebbe essere legato alla morte di Knott-Sloman (Shell of Death significa guscio di morte e quindi sembrerebbe essere connesso all’arma del secondo delitto): in realtà, è connesso alla citazione di un dramma di Cyril Tourneur The Revenger's Tragedy, più tardi attribuito a Thomas Middleton.

 

Nel capitolo finale, viene spiegata la filiazione della tragedia di Fergus e Judith Fear da quella di Vindice e Castizia:

‘“And now methinks I could e’en
chide myself
For doating on her beauty, though her death
Shall be revenged after no common action.

Tradotto con

Ora mi sembra che potrei anche rimproverarmi d’essere stato infatuato della sua bellezza, benchè la sua morte sarà vendicata con azione ben dissueta.

In sostanza La Tragedia del Vendicatore (The Revenger's Tragedy), ricalca esattamente o quasi la Tragedia di Fergus O’ Brien e Judith Fear. L’assassino l’aveva notato e si era servito di alcune fasi della sua trama, come base dell’azione omicida nella baracca.

In un altro passo tratto dal dramma di Middleton, è spiegato cosa sia lo Shell of Death: non il guscio di (noce) di morte che sembrerebbe a primo acchito, ma il teschio che il protagonista della tragedia ha in mano (quello della sua amante, uccisa dal Duca):

‘“My study’s ornament, thou shell of death,
Once the bright face of my betrothed lady. ...

Ornamento del mio studio, tu guscio della morte, splendente viso un tempo del mio splendente amore.

Da notarsi è come la foto con Judith che era nella baracca e che scompare quando Nigel entra la seconda volta e trova morto Fergus, Fergus la prima volta l’aveva chiamata “L’ornamento del mio studio”. E’ chiara quindi l’assimilazione di Judith alla foto, e al cranio, Shell of Death. E quindi è come se il titolo del romanzo fosse “Tu, Judith Fear”.

Al di  là del parallelismo, che già rivela la passione letteraria dell’autore, Cecil Day Lewis, “Laureate-Poet” in Inghilterra ( massimo riconoscimento per un poeta in Inghilterra), vi sono innumerevoli altri riferimenti letterari presenti nel romanzo:

nel cap.2 , sono riportati due versi da Ancient Mariner di Coleridge:

‘He prayeth best who loveth best.

All things both great and small.

 

Prega meglio chi ama di più

Tutte le cose, le grandi e le piccole

 

Nel cap.3 sarebbe riportato un altro contributo poetico, ma la traduttrice glissa e non lo riporta:

Nigel, listening, reflected that he was probably hearing the last splendour of an art whose delicate tones could not live long against the ubiquitous bawling of the loudspeaker. He muttered to himself:

‘Who killed Cock Robin?’

‘I,’ said John Reith,

‘Will contribute to a wreath.

I killed Cock Robin.’

Who Killed Cock Robin è una tradizionale filastrocca per bambini. Il verso citato da Nigel è una trasformazione della filastrocca-

Al cap.VIII è riportato il verso:

Non sum qualis eram (..bonae sub regno Cynarae)  che probabilmente è riferito al poeta  Ernest Dowson.

Al cap. XI, Starling riporta il verso Doth the silkworm expend her yellow labours, riportato in italiano “Per te spende il baco da seta le sue gialle fatiche?”. Doth è una forma arcaica per does e quindi manca nel testo inglese che io leggo il punto interrogativo invece del punto. Qui la traduzione italiana va oltre il testo inglese: infatti traduce il verso originario da cui è tratta la citazione del romanzo: Does the silkworm expend her yellow labours For thee?, tratta da The Revenger's Tragedy di Cyril Tourneur (più tardi attribuita a Thomas Mindleton: nel 1936, l’ipotesi dell’attribuzione a Mindleton era stata già avanzata ma non era stata ancora accettata da tutti).

Nel cap. XII, è riportato il verso: Et ego in Arcadia vixi, che è riferito probabilmente al quadro di Poussen.

Nel cap. XIV, Nigel sta inseguendo il presunto assassino a bordo di un’auto meno veloce di quella che sta guidando l’inseguito e quindi deve essere guidata in maniera spericolata. Nigel sobbalza da una parte all’altra dell’abitacolo, soprattutto alle curve della strada e gli viene in mente il serpente, uno degli strumenti musicali che tanto piacevano a Thomas Hardy (autore di Via dalla Pazza Folla), scrittore britannico ottocentesco. La Caricchio fa una sintesi di un periodo più lungo, omettendo dei versi: “..Qualcosa di molto più contorto, uno di questi strumenti fantastici di cui erano pieni i romanzi di Thomas Hardy”. In realtà qui il periodo è: One of those involved brass instruments that Thomas Hardy delighted in: a serpent!
There is a place provided in hell
To sit upon a serpent’s knee,”

“Uno di quegli strumenti (musicali) contorti in ottone che piacevano a Thomas Hardy: un serpente”.

Il seguente distico è tratto da un celebre canto natalizio inglese (che evidentemente la Caricchio non conosceva) A Dialogue Between Dives and Lazarus (un dialogo tra i ricchi possidenti e Lazzaro). In sostanza è la storia di Lazzaro che è un povero che va a bussare alla porta dei ricchi dove si sta tenendo una festa e che viene scacciato. Quando va in Paradiso, gli si dice: There's a place in Heaven prepared for thee,  To sit upon an Angel's knee: “c’è un posto praparato per te in Paradiso, dove sedersi sulle ginocchia degli angeli”. Invece ai ricchi quando muoiono viene detto: There is a place provided in hell To sit upon a serpent’s knee : C’è un posto previsto nell’inferno per sedersi sulle ginocchia di un serpente (mia traduzione).

Infine nell’ultimo capitolo ci sono i riferimenti poetici di cui ho parlato prima.

Ultima cosa da notare è l’evoluzione di Nigel. Mentre in A Question of Proof, che è il suo esordio, Nigel è un tipo strambo che dorme sotto molte coperte e beve continuamente tè, qui nel secondo romanzo appare diverso, più sicuro di sé, meno impacciato e soprattutto meno strambo. Questa sua evoluzione sarà anche quella di Georgia Cavendish, una delle ospiti di O’Brien, che era stato di lei l’amante, una avventuriera che  ha come caratteristiche.. “avere una faccia da scimmia e girare con un pappagallo sulla spalla”, di cui si innamora Nigel, che si evolverà nei romanzi successivi, essendo interprete principale di un romanzo inedito in Italia, The Smiler with the Knife, 1939.

 

Pietro De Palma