martedì 17 marzo 2026

Nina Bawden : Chi tiene le fila? (Who Calls the Tune?, 1953) - trad. Francesco Saba Sardi. Collana Il Ciclone, N.6, Cino del Duca Editore, 1959

 


 

 

Per l'autrice di cui parlerò oggi, parafraserò Manzoni: "Nina Bawden, chi fu costei?

A dire il vero, mi tocco il petto e ammetto che non sapevo neanch'io chi fosse, finchè non mi illuminò un giorno il buon Luca Conti, che per me è diventato un certo giorno, l'Igor Longo che avevo perso. Certamente Igor aveva altri porti dove attraccare, era un fissato di Camere Chiuse e Delitti Impossibili, e stravedeva per i francesi, alcuni dei quali non piacciono molto a Luca, però in tante cose sono uguali. E per me sono due persone di riferimento: hanno influito tantissimo su di me, mi hanno aperto prospettive che neanche avrei mai pensato di sondare un tempo. Certo, bisogna anche essere recettivi: uno fornisce un input,  ma poi bisogna recepirlo e svilupparlo. Ecco, io ho recepito e sviluppato taluni input che mi sono stati dati. Tra cui quello su Nina Bawden.

Chi fu costei? Una delle scrittrici britanniche più prolifiche in assoluto, assolutamente ignorata in Italia. Sembra quasi il caso di un'altra autrice britannica, Gladys Mitchell, di cui è stato pubblicato solo un romanzo in Italia, a dispetto dell'enorme sua produzione: L’ospite che non venne a cena

Nina Mary Bawden CBE (19 gennaio 1925 – 22 agosto 2012) è stata una romanziera e scrittrice per ragazzi inglese. È stata finalista al Booker Prize nel 1987 e al Lost Man Booker Prize nel 2010. Ha ricevuto il Golden PEN Award. Nacque nel 1925 a Ilford, nell'Essex, in Inghilterra, con il nome di Nina Mary Mabey. Sua madre era un'insegnante e suo padre un membro dei Royal Marines. Immediatamente dopo la II Guerra Mondiale, conseguì una laurea in Filosofia, Politica ed Economia al Somerville College di Oxford. Fu sposata due volte: la prima volta con Harry Bawden fino al 1954, la seconda nel 1954 con Austen Kark.  Hanno avuto una figlia, Perdita, morta nel marzo 2012. La Bawden rimase  gravemente ferita in un incidente ferroviario in cui perse la vita anche il marito. Nina Bawden morì  a Londra, il 22 agosto 2012. Venne insignita del CBE, la più importante onorificenza britannica (Commandant British Empire) nel 1995. Scrisse 55 romanzi. Di questi, i primi sette sono mystery, gli altri libri per ragazzi.

I mystery sono nell'ordine:  

Who Calls the Tune? (1953)

The Odd Flamingo (1954)

Change Here for Babylon (1955)

The Solitary Child (1956)

Devil by the Sea (1957)

Just Like a Lady (1960)

In Honour Bound (1961).

Il primo, fu tradotto in Italia dalle Edizioni Cino del Duca, con il titolo fedelissimo (un unicum) "Chi tiene le fila?", unico sinora dei romanzi della scrittrice ad essere stati tradotti in Italia. Già per questo meriterebbe menzione. In verità fu condotta un'operazione assai strana, in sede di traduzione, da traduttore ed editore (Luca dice che in ogni traduzione, l'ultima parola ce l'ha sempre l'editore): la protagonista femminile è Venetia nell'edizione originale. In quella italiana, il nome fu cambiato in Perdita. Me ne sono accorto confrontando l'edizione italiana con quella britannica e statunitense (quest'ultima con un titolo diverso: Eyes of Green). Perchè quest'arbitrio? L'unica spiegazione è che si avesse avuto paura che il nome originale ingenerasse della confusione (anche se sarebbe bastato lasciare l'accezione del nome nella forma originale Venetia, invece che nell'italiano Venezia). Nel mondo anglosassone, molte donne sono chiamate con nomi di città italiane (Venetia, Rome, Florence etc..): questo può aver originato la scelta, anche se mi sembra un'operazione di cattivo gusto, perchè al posto di Venetia, la protagonista femminile fu chiamata Perdita, come la figlia d Nina Bawden, avuta dal secondo matrimonio e morta qualche mese prima della madre, nel 2012,  e oltretutto perchè nel romanzo Perdita è un personaggio negativo.

Il protagonista Paul è stato convocato da Perdita (Venetia) a casa sua. Paul e Venetia sono amici sin da bambini. E Paul era amico di Venetia, quando una bomba le portò via una gamba. Amico è troppo poco: Paul era innamorato di Venetia, bellissima ed invalida. E Venetia era stata anche lei innamorata di Paul. Però pur essendo innamorati, erano finiti a sposare persone diverse: Paul sposa Betty, Venetia sposa Harry. Due matrimoni finiti male. Betty chiede il divorzio a Paul, Harry e Venetia, dopo i primi tempi si allontanano sempre più. In verità Harry una grande porcata l'ha fatta a Venetia: la prima notte di nozze, invece di consumare, Harry aveva dato un bacio in fronte alla moglie ed era andato a dormire in altra stanza, perchè non sarebbe riuscito a "scoparla" essendo lei priva di una gamba.

Per Venetia, donna passionale e bellissima, l'affronto si tramuta in una frattura insanabile e lei comincia a fare incetta di amanti e a cornificare in lungo e in largo Harry. Che tuttavia a sua volta comincia ad amoreggiare con la cognata, Brigid, separatasi dal marito violento Tony.

Intanto intorno a Natale, qualcuno ha cercato di avvelenare il figlioletto di Brigid, Sebastian: almeno è il bambino che parla di avvelenamento, però non può essere tutta una fandonia perchè intanto Rolando, il cane vecchio e puzzolente di Sebastian, muore dopo aver mangiato il contenuto della scodella destinata a Sebastian.

Quindi quando Paul va a trovare Venetia, è accaduto tutto questo, e l'atmosfera che trova è malsana, corrotta. In fin dei conti è andato a trovare Venetia di cui è stato innamorato anni prima e che è rimasta una sua amica, e si aspetterebbe come tutti di poterle parlare: invece la trova che amoreggia con Tom Ausburg, un ex medico inglese che durante la guerra era in Austria, e aveva collaborato con i nazisti. Tom a sua volta sta in casa, guardato a vista da quella che è stata presentata come sua figlia, Sophie, e che invece è stata la sua amante. E intanto, fuori fa freddo. Nevica.

Ricapitoliamo perchè la trama è complicata. Venetia ha amato Paul, è sposata ad Harry che non ama, e amoreggia con Ausburg, mentre questi è ospitato presso di lei assieme alla sua amante. In sostanza, il lettore viene coinvolto da un'atmosfera strana, palpitanmte e nello stesso tempo malsana che ruota attorno a Venetia, una donna bellissima, fatale eppure anche immorale: Paul capisce subito che sia Harry che Tom soffrono per Venetia, perchè vorrebbero sottrarsi alla sua influenza, ma non ci riescono. Anzi Venetia ha tempo prima accolto in casa sua la cognata, che ha sempre detestato, solo perchè si è accorta del segreto amore che la lega ad Harry e quindi vuole giocare con loro, metterli in difficoltà.

A tutto questo si aggiunge che c'è un assassino che ha cercato di uccidere il bambino e non si capisce perchè. Poco dopo accade la tragedia. Dopo che Paul e Venetia si sono visti, lei scompare: sarà trovata in una scarpata, morta congelata. Solo che Tom non crede alla sua morte accidentale: da ex medico si è accorto che il colorito rossastro della pelle della vittima, può significare un avvelenamento da monossido di carbonio, quindi un omicidio.

Ricapitoliamo; un assassino ha tentato di uccidere a Natale Sebastian, ed ora un assassino ha ucciso Venetia. Subito dopo scompare Tom. Tutti lo cercano e alla fine lo trovano impiccato in una baita: suicidio o omicidio? Questo nel romanzo non viene accertato. Diciamo che Tom paga il peso delle corna che ha messo a Sophie. Ma non è finita: Sebastian, rimane di nuovo avvelenato. Questa volta il bambino ha bevuto un po' del cognac contenuto nella fiaschetta sul comodino di Paul, in cui era stato messo del Cloralio: c'erano due fiaschette, una di Venetia e una di Paul entrambe piene di cognac e identiche, che anni prima Paul aveva riempito di ottimo cognac. Quella di Paul presentava un graffio e quella si aspetterebbe che fosse, Paul quando prende la sua fiaschetta per darla alla polizia in modo che analizzino il contenuto, ed invece il graffio non lo trova, mentre la sua con il graffio la trova dove sarebbe dovuta stare la fiaschetta di Venetia, cioè in una sua cappelliera. In sostanza, uno scambio di fiaschette: in sostanza, Venetia aveva cercato di avvelenare Paul.

Una trama intricatissima, in cui non si vede soluzione, cioè chi possa aver avvelenato Venetia, che a sua volta aveva cercato di avvelenare Paul ed era finita per avvelenare Sebastian, finchè non viene arrestato Harry con l'accusa di aver incontrato la notte dell'omicidio Venetia, dopo l'incontro con Paul, e di averla uccisa. Del resto quando muore una moglie per assassinio, il primo ad essere sospettato è sempre il consorte. Sophie potrebbe ora scagionare Harry, dicendo di Tom, perchè Tom e Venetia quella notte si sarebbero dovuti incontrare in una stanza sopra il garage, ma non lo fa perchè lei era riuscita, gelosa di Tom, ad evitare che si incontrasse con la sua amante, finendo a letto con lui. Harry quindi in mancanza di altri sviluppi viene accusato di omicidio premeditato, arrestato ed è in attesa del processo.

Sophie rimasta sola, vorrebbe mettersi assieme a Paul che ne è invaghito, ma lui non è del tutto convinto, anche se lei non solo lo ama ma anche prova compassione. E mentre avvengono queste altre schermaglie tra lei e Paul e Paul e la sua ex moglie Betty, ecco un nuovo sviluppo dal passato: Caroline, sorellastra di Venetia, era morta in una fossa causata da una bomba: incidente o assassinio? Paul, nella casa avita di Caroline, Brigit e Venetia, ricorda quei momenti ed arriva ad una sua conclusione.  E il tutto si avviluppa al processo di Harry, alle indagini del poliziotto Winkler, e a ricordi di Paul, fino alla conclusione tragica, che cita un romanzo della Christie.

Romanzo indimenticabile questo della Bawden, scritto in prima persona: comincia come un mystery, continua come un noir sempre più cupo, e alla fine, con l'individuazione dell'omicida, cita un  romanzo della Christie. 

Del Noir ha delle caratteristiche peculiari: un' atmosfera fortemente plumbea che sin dal primo istante gira vorticosamente attorno a Venetia, carnefice dei suoi amanti e nel tempo stesso vittima, che si capisce subito che sarà l'anima negativa del romanzo: del resto è lei la Femmina Fatale. Il detective è un personaggio assolutamente poco appariscente, anche se acuto. Non è l'eroe però: eroi sono invece Harry, nella sua vita assolutamente senza avvenire, Sophie, una Mantenuta piena di amore e pietà ma anche gelosia, e Paul, anche lui amante sfortunato, capitato per caso in un vortice senza respiro, che condiziona tutto e tutti, e porta a riesumare anche vecchi ricordi amari. Eroina è anche Brigit, che fino al secondo avvelenamento di Sebastian è un personaggio assolutamente scialbo, per poi invece dotarsi di un'anima e di rimorsi che la inquadrano finalmente non solo come amante ma anche madre preoccupata per il figlio. La cosa curiosa è che i 4 eroi, cioè le quatto figure su cui la trama gira inesorabilmente, posono incarnare anche la parte dell'omicida.

La scrittura e lo stile sono raffinatissimi: le descrizioni psicologiche e le atmosfere molto dense, traboccanti di dolore e di odio, pian piano creano una giungla di sensazioni e di sentimenti contrastanti, che disorientano il lettore che fino a venti pagine dalla fine non capisce chi possa essere l'omicida. E del resto il romanzo della Bawden non è tanto un classico whodunnit, quando un dramma familiare, che presenta sempre diversi angoli di prospettiva e sempre diversi riscontri sui personaggi del dramma: in sostanza il solo a non venire interessato è il ragazzino Sebastian che è invece per due volta una possibile vittima, mentre tutti gli altri hanno ottimi motivi e quindi un movente per essere inquisiti di omicidio: Tom, Harry, Brigit, Sophie e persino Paul: gelosia, odio, umiliazioni varie.

Il finale pur essendo la degna conclusione di un romanzo spettacolare, ha delle connotazioni quasi psicanalitiche: l'assassino, comincia a comportarsi in maniera paranoica, secondo un comportamento assolutamente irrazionale, che in teoria dovrebbe comportare il sospetto di Winkler, ma che in realtà non è altro che il peso della colpa unito alla volontà inconscia di essere scoperto, per liberarsi finalmente dal fardello che porta addosso, che non è rimorso, ma tutto quello che Venetia gli aveva riversato addosso. 

In sostanza il romanzo è un noir di rara potenza, e se non noir, almeno un romanzo "nero", zeppo di atmosfera, e di continui sviluppi fuorvianti. L'unico neo, non molto sviluppato, riguarda la morte di Tom, che non viene neanche inquadrato all'atto del suicidio, come un possibile omicida sopraffatto dal rimorso: a meno che in una prima stesura non fosse tale e poi fosse stato rimpiazzato da uno sviluppo ancora più complicato.

Un romanzo indimenticabile, che mi ha ricordato, per la presenza persistente di dramma e melanconia, il primo romanzo di Lovesey con Diamond, The Lost Detective, e  Le Sang des Artrides di Pierre Magnan.

Andrebbe sicuramente riproposto in Italia.

Un'ultima cosa: la traduzione pur essendo di quasi settant'anni fa, è fedelissima al testo originale ed è fatta straordinariamente bene, in un italiano, per nulla datato, ma invece assolutamente moderno. 

Pietro De Palma 

 

 

 

 

 

 

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