Cosa accadde nel 1963?
Beh, innanzitutto nacqui io. Al lettore
di romanzi polizieschi importerà assai poco, e assai meno importerà
sapere che un mio tris-cugino, Carmine, procugino di mio padre, morì
Monsignore nel maggio di quell’anno e che è stato proclamato Beato dalla
Arcidiocesi di Bari (si sta aspettando l’imprimatur del Vaticano)
qualche anno fa. Ma di più importante in quel lontano 1963 cosa ci fu?
Beh, innanzitutto l’assassinio di John Kennedy a Dallas; e poi la morte
del “Papa buono”, Giovanni XXIII. Al lettore medio di gialli, tutto ciò,
benchè più importante della mia nascita e della morte del Beato di
famiglia, importa relativamente. Importa un po’ più invece la morte di
una certa Frances Louise Davis, perché tempo prima sposatasi con tale
Richard Lockridge, aveva formato una delle coppie più famose (anche
perché marito e moglie) di scrittori di polizieschi.
L’abbiamo detto tempo fa a riguardo di
Kelley Roos, pseudonimo celante due autori, maschio e femmina: negli
anni ’40, il bacino di utenza dei lettori di gialli chiedeva non tanto
più gialli cervellotici, prerogativa tipica di autori maschili, ma
romanzi in cui l’elemento rosa venisse rivalutato. Io credo anche in
relazione al fatto che non solo il particolare momento bellico
richiedeva letture più riposanti e meno impegnate ma anche lo esigeva il
tipo di lettore, che si stava spostando in gran parte sull’elemento
femminile, visto che i maschi partivano volontari per il fronte.
Così
anche i Lockridge esordirono con la coppia famosa di brillanti
investigatori “Mr. e Mrs North”. E devo dire che in quegli anni anche il
cinema sfornava film che a loro volta indirizzavano il pubblico verso
quei riferimenti culturali: ricordo “L’Uomo Ombra” (The Thin Man)
tratto da un lavoro di Chandler, che nel 1934 impose la coppia di
investigatori William Powell e Myrna Loy a Hollywood. E ricordo che
sempre in quegli anni si assiste ad un ammorbidimento delle trame dei
romanzi di Ellery Queen con l’introduzione del personaggio femminile
della cronista Paula Paris (in The Four of Hearts, 1938) presente
anche in qualche racconto ambientato negli anni di Hollywood; e della
sua segretaria Nikki Porter, che appare nel 1943 nelle ultime pagine di There Was An Old Woman,
e fugacemente poi in racconti, in qualche altro romanzo, nei
radiodrammi e soprattutto nei films: a proposito di questi, è evidente
che il successo travolgente di L’uomo Ombra di W. S. Van Dyke
influenzò non solo per qualche anno l’industria della celluloide
americana ma anche l’attività di scrittori versati al genere poliziesco.
Tra questi appunto i Lockridge, che inaugurarono ben tre serie diverse,
con 55 romanzi scritti assieme dal 1936: l’ultimo romanzo scritto
assieme, Quest for the Bogeyman come il precedente The Devious Ones
fu pubblicato nel 1964, un anno dopo la morte di Frances. Tuttavia,
neanche due anni dopo la morte di Frances, Richard Lockridge pensò bene
di risposarsi con tale Hildegarde Dolson, anche lei scrittrice e riprese
a scrivere di buona lena: tuttavia la serie Mr e Mrs North che
era stata creata assieme a Frances, non fu incrementata, mentre lo
furono le altre tre serie (il Capitano Heimrich, Nathan Shapiro, and
Paul Lane ).
Del 1963 è il romanzo L’Indizio lontano (The Distant Clue
,1963), il quattordicesimo dei ventitre romanzi che hanno come
protagonista il Tenente Heimrich. La serie, cominciata nel 1947 col
romanzo Think of Death, aveva avuto tuttavia un prologo
anni prima: infatti il soggetto del Tenente Heimrich, impiegato al
Bureau of Criminal Investigation di New York, era apparso in una delle
prime storie dei North, Murder Out of Turn del 1941; e successivamente era riapparso nel 1946 in un altro romanzo con Mr e Mrs North, Death of a Tall Man.
Nei romanzi più tardi della serie, già a
partire dall’inizio degli anni sessanta, il tenente Heimrich diventa
Capitano, e in questi romanzi compare anche il suo nome, Merton.
In The Distant Clue, proposto in
Italia nel 1965 ne I Gialli Garzanti come “L’indizio lontano” , senza
che vi sia un preambolo o una introduzione in cui si maturano gli
elementi e le portate del dramma (e già questo ci farebbe capire che si
tratta di un romanzo moderno e non già uno dei mitici anni ’30), ecco
che vengono buttati in faccia al lettore i due elementi del dramma: il
professor Wingate, ex docente universitario di Storia ed ora
bibliotecario a tempo perso nella locale biblioteca della città di Van
Brunt, contea Putnam di New York, e Homer Lenox, ex avvocato e
discendente di una delle più antiche famiglie del posto, vengono trovati
uccisi a casa di Lenox: il padrone di casa riverso sul parquet di legno
con accanto una pistola e poi in linea retta, appoggiato al muro, il
cadavere di Wingate, con un foro da proiettile in mezzo agli occhi.
La polizia, nella figura del Capitano
Heimrich, è lì coi suoi uomini a raccogliere testimonianze: a voler
chiudere il caso basterebbe la scena del delitto: due vecchi amici,
uniti da una passione comune, cioè ricercare notizie sulle maggiori e
più antiche famiglie del circondario, per un qualche oscuro motivo, sono
arrivati ad un diverbio violento che è sfociato in un duplice omicidio.
Un capitano superficiale avrebbe così chiuso il caso. Ma Heimrich non
lo è. Il figlio di sua moglie Susan, il dodicenne Michael, che conosceva
il professor Wingate, continua a dire che non può esser stato lui: era
troppo una brava persona e non avrebbe mai premuto il grilletto. E tutte
le altre testimonianze convergono su ciò. Stessa cosa per Lenox, tanto
più che si sa che i due vecchi erano grandi amici. Heimrich comincia a
sospettare che alla base del duplice omicidio ci sia la ricerca che
Lenox stava portando avanti con l’ausilio del suo amico e con
l’assistenza di Enid Vance, fidanzata di suo figlio Scott, che gli
ribatteva le note a macchina; solo che lo sospetta troppo tardi, quando
già qualcuno, ignorando i sigilli della polizia, rovista furiosamente
nello sudio di Wingate e poi nello spiazzo di casa Lenox, di notte,
brucia parecchio materiale tra quello raccolto dal vecchio.
Depistaggio o in effetti traccia reale?
Heimrich prende in seria considerazione la seconda ipotesi. Solo che
parrebbe priva di un qualsiasi fondamento su cui insistere, visto che il
materiale più compromettente è stato distrutto, se un agente di polizia
non trovasse nel bagagliaio dell’auto di Wingate proprio i documenti
più importanti: i Diari del dottor Cornelius Van Brunt (colui che aveva
fondato la città). Che uniti alle pagine del manoscritto salvatosi dalla
furia distruttrice (soprattutto quelle che Enid aveva a casa propria e
che aveva usato per battere a macchine le note che sono state invece
distrutte), forniscono i primi fondamenti su cui basare l’indagine.
Heimrich comincia ad indagare,
interrogare tutti coloro che vicini per luogo e per parentela, potevano
sapere qualcosa: interroga Enid (che qualche mala lingua collega ad una
presunta tresca col vecchio Lenox) che invece è teneramente innamorata
di Scott (figlio di Homer) che fa lo scrittore e che ora si trova ad
ereditare un bel patrimonio. Possibile che i due possano aver ucciso il
vecchio ed il suo amico per denaro? Ma perché anche Wingate? Scott non è
il suo vero figlio, ma solo il figlio che la madre francese aveva avuto
da altro: potrebbe anche aver ucciso il patrigmo ritenendolo
responsabile della morte della madre in un incidente stradale, che
potrebbe esser stato causato da Lenox per uccidere la moglie e Vance, il
padre di Enid, che altre male lingue volevano essere amanti? Questa è
un’ipotesi.
Ma l’altra porta inevitabilmente alla
storia delle famiglie locali: possibile che qualche rampollo di famiglia
abbia qualche segreto che i due inconsapevolmente abbiano tirato fuori?
C’entra per caso con l’assassinio di Van Brunt perpetrato dalla moglie
morta in carcere, con l’ausilio del figlio anche lui in galera? Oppure
si tratta di altro? C’entrano magari le altre famiglie antiche del luogo
(Mitchie, Vance, Drew, Van Druyten)?
Heimrich interroga tutti a partire dal
vecchio Mitchie II, il cui figlio John Mitchie III è buon conoscente di
Heimrich, ma il vecchio è lì in piscina, e tutti negano che qualcuno
abbia visto il falò acceso di notte a casa Lenox per bruciare i
documenti compromettenti. Le indagini rivolte ad altri attori del dramma
non portano a risultati soddisfacenti. Ed ecco proprio allora che
Heimrich brancola nel buio, un terzo avvenimento spiazza gli inquirenti:
il vecchio Jasper Mears, giardiniere delle famiglie nobili del posto,
viene ritrovato ucciso nella sua baracca, soffocato. Parrebbe un delitto
scollegato, se Heinrich notando nello squallore della casupola, una
cucina nuova di zecca, un televisore enorme ed un frigo ultranuovo, e
poi ritrovando rotoli di banconote nascoste in barattoli, sospetta un
ricatto: possibile che il vecchio sapesse qualcosa? La cosa viene
accertata quando Heimrich si ricorda che il vecchio aveva espresso la
volontà che lui andasse a trovarlo perché aveva da dirgli una cosa molto
importante sui delitti: possibile che pur ricattando una detrminata
persona, dopo gli omicidi, temendo per la propria vita, avesse voluto
rivelare quanto sapeva e per questo fosse stato ucciso?
Heimrich si convince che questa è la
verità. Il vecchio Jasper conosceva tutti gli eredi delle famiglie del
luogo avendo lavorato come tuttofare presso parecchi di essi, e quindi
anche i loro segreti.
L’attività volta ad interrogare Scott ed
Enid da una parte, e altra gente dall’altra continua imperterrita, e
non approderebbe a nulla se un bel giorno non capitasse tra le sue mani
un rapporto di un’agenzia di investigazioni di Londra: Lenox si era
rivolto ad essa per avere riscontri su tale Malcolm Hutton spendendo un
centinaio di sterline. Chi è mai questo Hutton? Quello le cui impronte
sono state ritrovate sulla scena dell’omicidio e classificate di persona
sconosciuta?
Heimrich continua gli interrogamenti che
prendono una direzione quando uno dei testimoni ammette di conoscere
Hutton: Mitchie II, l’unico dei vecchi delle famiglie, afferma che
Hutton era un suo amico, e che insieme erano stati vittima di un grave
incidente in Europa: Hutton era morto e lui per mesi e mesi era stato in
coma.
Se una pista che sembra chiudersi,
un’altra sembra aprirsi : il figliastro di Heimrich, impegnato ad
esercitarsi a baseball, e impegnato soprattutto ad evitare falli di
piede, rivela come il professor Wingate una volta gli aveva chiesto se
mai avesse visto una cosa strana nei piedi degli altri ragazzi del
posto. Un feticista? Le indagini lo escludono. E allora?
Questo indizio lontano porterà Heimrich a formulare una teoria che inchioderà l’assassino alle sue responsabilità.
Romanzo che rivela nello stile asciutto,
secco, venato di tristezza, un grande scrittore, sicuramente fu scritto
quando Frances Louise Lockridge nata Davis non stava più bene: manca
del tutto o quasi la parte femminile rosa, brillante, tipica di
Frances, e invece il romanzo si poggia tutto sull’attività del maschio.
Si tratta di un romanzo poliziesco ben
modellato, che porta ad una serie di piste false e vere, di veri e falsi
sospettati, come in ogni classico mystery che si rispetti: qui non vi è
però il detective che investiga, imprestato anche ad un poliziotto di
turno, ma che esercita comunque la figura di detective (il Lord di Daly
King, Thatcher Colt di Abbot) ma il poliziotto che accumula prove,
interroga i testimoni, li torchia, sguinzaglia i suoi uomini, si affida
ad elementi del controspionaggio per accumulare altri indizi: insomma ci
troviamo dinanzi ad un classico procedural, del tipo portato al massimo
della gloria da Hillary Waugh, ma che qui non è affatto malvagio, anzi.
L’indizio lontano è un piccolo gioiello: è un difetto fisico, ma che ha
costretto una tale persona, ad uccidere. E la causa sono stati soldi,
tanti soldi. E come l’indizio è lontano, anche l’assassino lo è, almeno
parrebbe che lo fosse. Devo dire in tutta sincerità, avendo maturato una
certa propensione investigativa, avendone letti molti di romanzi (
tanti, ma tanti!), avendo maturato una certa sensibilità a propender
verso certi indizi invece che verso altri, sono riuscito molto presto ad
indirizzarmi verso la giusta persona, avendo avuto la sensazione che
quello, tra tutti, avrebbe potuto a che fare con l’omicidio dei due
vecchi: una sorta di sensazione, acuita dal fatto che è come se il buon
Lockridge si lasciasse sfuggire qualcosa: nella sua blindatura del
romanzo, si fa sfuggire qualche apprezzamento, qualche frasetta, che un
Carr o un Waugh certamente avrebbero eliminato, e che magari non viene
tenuta nel giusto conto dal lettore occasionale o comunque poco esperto,
ma che quello di lungo corso inquadra nella giusta prospettiva, avendo
come me legittima suspicione.
A patto tuttavia che il romanziere non
l’avesse posta in essere veramente questa strada. Cioè che il suo fine
non fosse stato quello di indicare nelle ultime pagine l’assassino,
avendo già rilevato il movente, ma che invece avesse rivelato in certo
modo l’assassino tenendo nascosto il movente. Anche perché, e questo è
il difetto di questo buon romanzo, sorretto da un’ossatura di tutto
rispetto, e da una tensione costante, i personaggi veramente
sospettabili sono pochi: sono i pochi rimasti delle famiglie: i Van
Druyten, i Mitchie, I Drew, i Lenox. E poi andando a spulciare si
riducono a due in realtà. E quindi gioco forza, si finisce per
sospettare del giusto omicida. Tuttavia il motivo, il movente lo si
ricava solo nelle ultime pagine: è come se lui avesse detto: Ok, il
colpevole è questo, ma perché poi avrà ucciso? Questo è il gioiello, un
indizio così lontano e così privo di importanza, ma che nella giusta
ottica riesce ad inquadrare e spiegare un duplice, triplice omicidio,
che è la vera chicca del romanzo.
Quindi ci troviamo dinanzi ad un un
ottimo precedural che non è tanto un Whodunnit, non è per nulla un
Howdunnit ed che invece è un rarissimo Whydunnit, un poco usato
sottogenere di plot nei mystery, in cui il fine del romanzo è scoprire
il vero motivo per cui una data persona è stata uccisa, che in mezzo ad
altri moventi, indirizza le indagini vero la logica conclusione. Anche
qui ci troviamo dinanzi non ad un omicida efferato, ma davanti a
qualcuno che, spinto dalle necessità un giorno, quando è stato scoperto,
ha dovuto per forza uccidere a meno di non perdere quello che aveva
guadagnato. In fondo quindi è una vittima del destino, una beffa, nata
da un’annotazione del dottor Cornelius Van Brunt, che facendo nascere un
bambino, ne aveva anche sancito una deformità. Una doppia beffa direi,
perché viene spiegata e quindi acquista il valore di prova, da altra
annotazione dello stesso dottore, in un libriccino che l’omicidio non
aveva ritenuto di bruciare o comunque di portare con sé , perché
ignorava che potesse contenere l’indizio che lo avrebbe portato in
galera (e forse anche sulla sedia elettrica). Ecco spiegato il tono
disincantato del romanzo, il velo di tristezza, sicuramente anche
derivato dalle condizioni non ottimali di Frances Lockridge che di lì a
poco sarebbe morta.
L’alano Colonnello che accompagna nelle poche ma fondamentali
inquadrature Michaels, il figliastro di Heimrich, potrebbe essere una
reminiscenza dell’alano presente nel film della Disney 101 Dalmatians
(in Italia, La Carica dei 101), apparso nel 1961.
Mi piace infine di poter puntare l’obiettivo su quello che è il vero
deus ex-machina dell’intera vicenda, che è anche il testimone più
attendibile in assoluto: un ragazzino, Michaels. Una maggiore attenzione
nella letteratura poliziesca di quel periodo ai minori?
Pietro De Palma


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