giovedì 31 marzo 2022

Harry S. Keeler : Poker di Re (The Fourth King, 1929) – I Gialli del Secolo N° 36 – Gherardo Casini Editore, 1952

 


 

Harry S. Keeler ha scritto molti romanzi, anzi è conosciuto in America come uno degli scrittori più prolifici. Casini, nel 1952, pubblicò 3 romanzi (seppure in edizioni parecchio tagliate) che, assieme a 2 pubblicati qualche anno fa da Shake, costituiscono il corpo di tutto ciò che di Keeler è stato pubblicato in Italia.

Poker di Re, titolo non corrispondente all’originale americano, che è “The Fourth King”, rimanderebbe ad una partita a poker, cosa che invece, in questo romanzo, non esiste proprio; The Fourth King, invece, risponde ad una trama molto più intrigante. La storia si ambienta a Chicago nel 1929, ma non è , come potrebbe far sembrare il luogo ed il tempo, una storia di gangsters, insomma un hardboiled. No. E’ una storia con trama classica, molto…direi.

Su un settimanale di finanza di Chicago, viene pubblicato una articolo lungo, corredato dalle fotografier di tredici re della finanza. A distanza di poco tempo, tre di essi ricevono un mazzo di carte francesi segnato ciascuno, da cui mancano dei re: dal primo ne manca uno, dal secondo due, dal terzo tre. I re mancanti sono rapportabili direttamente alla morte di coloro a cui il mazzo è stato spedito: uno è morto avvelenato, un altro per annegamento, il terzo per incidente. Nulla fa presagire, tuttavia, che l’origine della morte possa essere altra. Un bel giorno arriva una missiva, corredata da un mazzo di carte francesi segnato, come quelli inviati agli altri tre, ad un ricco industriale di Chicago, tale J. Hamilton Eaves, che però non era stato indicato nei 13. L’industriale, della Compagnia Nazionale Assicurazioni Industriali, sta perorando la vendita di un nuovo apparecchio, detto “dittatografo”, un complesso macchinario a nastro, una specie di telegrafo, che permette di riversare su nastro il dettato di qualcosa, per esempio una lettera commerciale, rendendo più’ spedito e semplice il lavoro di ufficio, ed eliminando la presenza di uno stenografo. Ha acquisito i diritti di vendita della invenzione da un tale Shanks, che però è morto, lasciando erede un fratello malato, incapace di rivaleggiare con l’astuzia dell’industriale. In realtà, diversamente da quello che pensa Shanks, l’invenzione è un bluff, uno specchietto per le allodole, e di questo è convinto sia Eaves sia il suo dipendente, il disegnatore tecnico Fowell, che è per di più addetto alle dimostrazioni del macchinario e che ne conosce i limiti materiali, e che è a sua volta inventore di un certo tipo di disco fonografico, destinato a far fortuna in seguito, ma ancora di scopo ignoto.

Eaves, sempre più preoccupato, in quanto ha ricevuto una lettera minatoria, chiama Fowell e gli prospetta un singolare piano per avere ragione di colui che lo minaccia di morte: chiede al suo dipendente di prendere il suo posto e dia andare a casa sua, mentre lui, Eaves, aspetterà il ricattatore nel suo ufficio, deciso a smascherarlo. La posta in gioco, per cui Fowell accetta, è la restituzione di una certa dichiarazione firmata in cui Fowell si autoaccusa del furto di 5100 dollari in titoli ed azioni, contenuti in una busta chiusa da sigilli di ceralacca, spariti dalla cassaforte a doppia combinazione di Eaves che solo lui, la segretaria ed Eaves stesso conoscono. Eaves non può esser stato perché il furto lo mette nell’impossibilità di portare a termine un progetto che gli avrebbe fruttato ben oltre 5000 dollari, e quindi, pensa Fowell, che sa di non esser stato, non potrebbe che esser stata la segretaria di cui lui è innamorato, la cui madre è stata truffata da Eaves, e che quindi avrebbe ben avuto la ragione di vendicarsi. Tuttavia il piano non va in porto come sarebbe dovuto accadere: infatti, mentre Fowell prende il posto del suo principale a casa sua e passa la notte col figliastro di Eaves. Lui, Eaves viene ucciso. Lo troverà il mattino dopo, proprio Fowell, recatosi in ufficio. Eaves è stato ucciso con un coltello a serramanico. Particolare che avrà la sua importanza, è che la scatola di mentine che aveva lasciato Fowell è quasi del tutto finita e di menta profuma non il ricevitore del telefono sito nell’uffico di Eaves che può ricevere ma non telefonare, quanto un altro apparecchio.

 

Fowell sa che Eaves ha chiuso la dichiarazione sua di autocolpevolezza nella cassaforte, la cui combinazione era stata cambiata da Eaves dopo il furto, e quindi è virtualmente inaccessibile a meno che non scassino la cassaforte. Quale sorpresa allora, quando viene rinvenuta nelle tasche del defunto! E resa pubblica dalla polizia. Il suo status di ladro potrebbe tuttavia venir meno, perché la sua bella, per cui lui si è messo nei pasticci, sa tutto, e quindi potrebbe testimoniare alla polizia, che un giorno lei aveva visto, nella stanza di Eaves, dopo la pausa pranzo, un finto operaio dei telefoni armeggiare alla cassaforte: era un pericoloso scassinatore e ladro , che aveva compiuto altri colpi simili. Ma anche stavolta il Fato sembra tirare un altro tiro mancino al povero dipendente: infatti la sua bella, viene trovata annegata. Quando però ha perso oramai ogni speranza, ecco che si materializza davanti proprio la sua ragazza: al posto di essa è morta, anzi, pare sia stata assassinata, la sua amica, fidanzata a sua volta del figliastro di Eaves, Pettibon.

Anche Pettibon cerca di adescare Fowell: in cambio della distruzione della famosa missiva, e del ritiro della accusa di furto, Fowell dovrà cercare di convincere  Shanks della pochezza dell’invenzione al fine di concedergliene l’uso definitivo in cambio di pochi spiccioli. Ma la cosa non sortisce effetto, nonostante Fowell abbia tentato in tutti i modo di convincere il recalcitrante Shanks, e quindi Pettibon non restituisce la missiva. A questo punto Fowell decide di improvvisarsi detective, per venire a capo della faccenda e salvarsi: va a frugare i documenti nell’ufficio del suo principale e scopre un’obbligazione sospetta ed una lettera ad un tale Jeggs inesistente. Proprio la carta sospetta, intestata ad una ditta di strumentazioni chimiche, lo porterà sulla traccia di un ex grande chimico russo trapiantato in America, che nel 1918 stava per vendere, per centomila dollari, la formula stabilizzata dell’idro cianosine, un gas mortale. Ma la fine della guerra aveva interrotto la trattativa e quindi lui, rimasto senza una lira, aveva trovato lavoro come meccanico in un garage, nel quale parcheggiavano le automobili i magnati dell’Industria di Chicago: lì, oramai affetto da paranoia, aveva concepito l’idea di vendicarsi di chi, invece, aveva fatto fortuna, rubando ad altri; ed aveva utilizzato proprio la sua invenzione come arma. Fowell, recatosi alla Morgue, spacciandosi per poliziotto, ha visto gli occhi spalancati della bella amica della sua fidanzata, stranamente uguali a quelli di uno dei tre capitani di industria assassinati. Riuscirà ad incastrare il russo e a farlo arrestare, dopo una furiosa sparatoria, al termine della quale gli si addosserà l’uccisione dei tre, ma non di Eaves, ucciso da persona al di sopra di ogni sospetto, che sarà individuata proprio da Fowell sulla base della presenza di spazi prima di alcune parole su nastro, tutte contenenti una consonante labiale, come se chi le avesse pronunciate avesse avuto problemi a farlo, per effetto probabilmente di un labbro leporino. In più riuscirà anche a liberarsi dall’accusa di furto, messosi d’accordo con Pettibon che per non far emergere il suo lontano passato e i suoi errori di gioventù che lo perseguitano, sarà d’accordo a distruggere la dichiarazione mendace e a far restituire i soldi truffati dal patrigno alla madre di Avery Reardon, la stenografa di cui Fowell è innamorato e di cui chiede la mano.

Ottimo romanzo di Keeler, The Fourth King, rifugge da ogni schematica classificazione: non è per esempio appartenente , come tanti altri romanzi del tempo, alla falsa riga dei romanzi vandiniani, ma persegue una proprio disegno, seppure molto bizzarro. Se vogliamo, l’investigazione è di tipo classico, e il detective non è un esteta, o un riccone annoiato o un poliziotto o uno studioso o un letterato, ma una persona chiunque che s’improvvisa tale per fuggire ad una accusa ingiusta e per di più ad una condanna ingiusta. In certo senso, è molto affine a certi romanzi di Mignon Eberhart, in cui c’è una donzella in pericolo che s’improvvisa detective o per la quale qualcuno entra in azione; anche qui c’è la persona in pericolo, ma è un uomo (Fowell) anche se la donna in pericolo esiste: solo per un attimo, perché quasi subito la morte di Avery si ribalta nella morte di Roslyn Van Etten, l’ereditiera amica di Avery. Ma perché l’assassino avrebbe ucciso la donna? La soluzione la si può ricercare nella natura della trama dei romanzi di Keeler.

 

 

Infatti Keeler, nato nel 1890 come Agatha Christie, negli anni ’30 godeva di una discreta popolarità, ma poi con la guerra e le vicende post conflitto, morendo negli anni ’60 nel più completo oblio, da cui fu riscattato in seguito ad una serie di articoli di Francis Nevins Jr., il critico che sarebbe diventato più famoso dopo la conquista dell’Edgard per la pubblicazione di importanti sudi critici su Ellery Queen.

Il fatto è che Keeler è lo scrittore più strano che sia mai esistito; e anche il più surreale. La sua immaginazione era quanto di più delirante fosse possibile: ne sono esempio i suoi romanzi, in cui l’orrore, la deformità, l’anomalia fisica, la demenza, la coincidenza, il caso, vengono rivalutati nella letteratura poliziesca, che ereditava pour sempre l’esattezza della deduzione matematica sherlockiana. In questo, l’approccio di Keeler è pur sempre una sorta di rivoluzione, di reazione agli schemi prefissati: ne  L’uomo di Saturno”( The Face of the Man from Saturn, 1933) qualcuno ha ucciso un antiquario solo per poter rubargli il volto; Il corpo di una donna scompare durante l’assunzione di un bagno di vapore, e solo la testa e le dita dei piedi, che spuntano dal gabinetto di vapore, rimangono. (The Case of the Transparent Nude, 1958); in The Spectacles of Mr. Cagliostro, 1929,  un testamento costringe un uomo a portare degli orribili occhiali per un anno intero; in  X. Jones of Scotland Yard, 1936, un uomo è assassinato in un campo senza che intorno vi siano le impronte dell’assassino ma solo le sue, e la polizia sospetta che questi sia un nano travestito da bambino. Probabilmente proprio le trame così assurdamente concepite, con elementi demenziali o da baraccone e piene di mostruosità circensi, o di soluzione immaginifiche ma al massimo grado, debbono aver sconcertato le masse, abituate a ben altri romanzi. Il fatto è che le trame di Keeler, così bizzarre, così piene di false piste, false, doppie e triple identità, coincidenze, ben si inserivano nella narrativa e nella società degli anni ’30, spensierata e frivola, che non immaginava gli orrori della guerra di lì a pochi anni. Così gli orrori, le deformità, le pazzie di Keeler (internato in un matrimonio dalla madre, dopo che si era laureato in ingegneria elettronica) ben si inserivano nel contesto. Ma di lì a qualche anno sarebbero stati sorpassati da ben altri orrori, e così la vena di surreale pazzia non sarebbe stata più adattabile ad un mondo cresciuto troppo in fretta e molto più plumbeo.

Le coincidenze erano parte del suo sistema: le trame dei suoi romanzi lasciano ben poco alla descrizione, perché sono dense come mai e piene anzi zeppe di falsi indizi e di tracce che paiono di nessuna utilità ma che invece porteranno alla cattura del colpevole. Anche in questo romanzo c’è quella struttura della trama, che Keeler inventò chiamandola “webwork”, romanzo a ragnatela:  

Si trattava in effetti della cosiddetta “struttura narrativa a ragnatela”, fondata su complessi, involuti e ingegneristici diagrammi che prendevano il posto nei suoi appunti preliminari delle più banalmente schematiche scalette. L’arte di Keeler si sfogò in effetti nell’intrecciare storie inverosimili e apparentemente inesplicabili con altre storie altrettanto inverosimili e apparentemente prive di qualsiasi collegamento con l’ossatura centrale del racconto. La vertiginosa abilità dell’autore stava nell’annodare alla fine tutte le fila della trama per realizzare una fantasmagorica ragnatela di fatti o KoinKidenze, come le soprannominava ironicamente l’autore stesso, in grado di spiegare l’inesplicabile e di stordire di fatti e delucidazioni anche il lettore più pignolo ed esigente. Doppie o triple identità, improbabili agnizioni, sostituzioni di persona multiple la facevano così da padrone, in un singolare e caleidoscopico teatro o fiera dell’assurdo, che aveva alla fin fine lo scopo di realizzare un’ironica e singolarissima comédie humaine” (Prefazione di Igor Longo a Il caso Marceau di Harry S. Keeler – Shake Edizioni, Milano, 2009, pagg. 8-9).

Infatti vi sono parecchie coincidenze anche in The Fourth King : l’ereditiera americana, fidanzata di pettibon, è amica di Avery; il viaggio di Avery al posto di Roslyn viene annullato per una novità; l’ereditiera prende la macchina del suo patrigno che era stata truccata in maniera che liberasse il gas; l’assassino fa in modo di bloccare il meccanismo con un vecchio chiodo arrugginito, messo vicino al pedale dell’auto; la ragazza pensa che sia un vecchio chiodo e lo butta via riavviano la trappola che scatta e l’uccide; la ragazza morta ha gli stessi occhi spalancati di altra persona; l’etichetta che porta a tutto il concatenarsi degli avvenimenti, che Fowell vede su un mazzo di carte segnato, è proprio presa dalla busta contenente gli assegni e le azioni che Pettibon consegna al russo pagandogli il silenzio, di cui Fowell si ricorda perché conteneva dei suoi disegni; e così via.

I personaggi dei romani di Keeler non sono mai intensamente descritti ma appena accennati: essi infatti non hanno altra natura se non quella meccanica, sono dei fantocci messi lì a giustificare le trame del Fato, tutta quella messe di coincidenze e di fatti causali che determinano l’andamento strano del plot.

Il finale, in linea con gli altri di Keeler, è qualcosa di inatteso: tutti i fili si collegano nella risoluzione dell’enigma. Il morto che era scampato ad una morte, muore di altra, ucciso però non dall’assassino originario ma di altro, che all’ultimo momento, ha incontrato Eaves e ha deciso di ucciderlo; l’indizio delle mentine, porta ad una soluzione ingegnosa, guidata dalla natura del dittatografo e dalla presenza nel testo trovato, cui stava “presumibilmente lavorando Eaves” prima di essere ucciso, di una serie di labiali: cioè, per meglio dire, tutte le parole del testo contengono labiali. Bisogna dire però che ci si aspetta una novità affettiva, perché la cattura del russo pazzo avviene troppo prima la fine del romanzo, così da far presupporre che ci possa essere dell’altro.

Pietro De Palma

lunedì 7 febbraio 2022

Diego Pitea : La stanza delle illusioni, Altrevoci Edizioni, 2021



Nel panorama degli autori di romanzi di genere, Diego Pitea è uno degli ultimi arrivati, che dalle note, leggo  che ha cominciato a scrivere per una sorta di promessa fatta alla madre.

Finalista due volte al Tedeschi, da qualche anno ha cominciato a pubblicare, innanzitutto i suoi due romanzi finalisti, e poi altro.

Non lo conoscevo personalmente. Sapevo che era stato finalista, non ricordavo che lo fosse stato due volte. Però che uno sia finalista una, due o più volte, e non vinca, significa poco, oppure molto. Dopo aver letto il romanzo “La Stanza delle Illusioni”, mi sono capacitato del perché: è un Mystery, direi uno dei pochissimi esempi se non l’unico finora, di fronte alla totalità di thrillers chi più chi meno eredi della grande tradizione giallistica britannica; ed è troppo lungo, impossibile che potesse essere pubblicato sella collana de Il Giallo Mondadori, dove i romanzi difficilmente superano le 300 pagine e non arrivano mai alle 400.

Tuttavia, questo di Pitea è un romanzo singolare, e per me il più bel romanzo che abbia letto sinora nell’ambito del Giallo italiano - senza nulla togliere ad altri, in primis Luceri - che ha tensione, enigmi vari, persino un delitto da Camera Chiusa, e un doppio finale. Però tutti gli altri romanzi, hanno in gran parte caratteristiche comuni che questo non ha: non è un procedural, come tutti o quasi i romanzi italiani, in cui c’è il commissario di turno, perché qui c’è un investigatore privato; non è un thriller, ma un mystery, ambientato in un solo luogo dove avviene il tutto, e del mystery ha la complessità dell’intreccio e il ricorso non a tecniche varie per instaurare o far crescere la tensione, ma solo alla varietà degli avvenimenti che compongono il plot; ricade nella casistica dei romanzi che tengono conto delle regole di Van Dine, perché il colpevole è sempre presente, in quanto è uno dei personaggi fissi del romanzo, e alla fin fine il suo alibi è sottoposto come agli altri ad analisi (francamente quando leggo di romanzi in cui l’assassino sfugge all’esame dell’alibi perché magari ha dato incarico ad un altro di uccidere, mi viene una sorta di orticaria, perché se non bara, però si sottrae al gioco dell’investigazione cui partecipa inconsciamente anche il lettore mentre legge il romanzo).

La Stanza delle Illusioni, è il nome affibbiato alla sua dimora, da Cesare Borghi, un imprenditore, in sostanza un armatore, che lamenta di aver ricevuto una serie di lettere anonime minatorie. Attraverso il suo avvocato, Calli, un personaggio al limite della legalità, convince Richard Dale, uno psicologo di natali inglesi, ma che è italiano e che ha collaborato nel passato a casi di polizia risolti brillantemente, ad occuparsi della cosa, recandosi nella dimora di Borghi, insieme alla moglie Monica. Qui lo incontra e si fa una prima impressione della faccenda, dopo aver scorto in controluce delle parole incise su un block notes. Vuole andare a fondo della cosa, ma nei suoi piani viene in sostanza obbligato a stare nella villa, arroccata come il nido di un’aquila sulla sommità di una montagna, a cui si accede da una sola via di accesso, chiusa successivamente alla venuta dello psicologo, da una imponente nevicata. Nei giorni che passano, incontra tutti gli ospiti: Beatrice, la moglie di Borghi, che pare abbia una relazione con Severo, il factotum del marito; Vanessa, una affascinante ospite, amica di Beatrice dapprima e diventata successivamente l’amante di Borghi; Crescenti, socio di Borghi; Baldi, il medico di Borghi, che coltiva in una apposita piccola serra, una serie di piante di cui lui usa i principi farmaceutici, confezionando delle pillole, tra cui quelle che da al suo assistito per curare uno scompenso cardiaco; Ruggero, il maggiordomo. E man mano che passa il tempo, la tensione si acuisce, e Richard nota una serie di cose ultime, tra cui anche un’avventura notturna sua e della moglie nei corridoi della villa, inseguendo un’ombra che armeggiava con una scala ed una scatola.

Immediatamente dopo questa, c’è un incidente strano che coinvolge Borghi e Crescenti, e subito dopo l’incidente, che potrebbe esser stato un tentativo di omicidio, ecco il delitto: Borghi viene trovato morto nel suo studio, chiuso a chiave dall’interno, con un pugnale Maya piantato nel petto. Si erano sentite grida provenire dalla stanza, la porta d’accesso, con la chiave inserita nella serratura dal di dentro, era stata fracassata con notevole difficoltà, e poi la tragica scoperta.

Dale dovrà ricorrere a tutta la sua esperienza consolidata, e al suo acume, per individuare un diabolico assassino, dopo un altro delitto,  e dopo che i vari sospettabili sono stati di volta in volta eliminati dal novero dei possibili colpevoli; si arriverà ad un doppio finale, e lo stesso Dare si troverà nel mirino dell’assassino.

Romanzo straordinario, pieno, anzi zeppo di enigmi, è indubbiamente un omaggio alla grande tradizione del mystery britannico e statunitense. Varie sono le citazioni, visibili (la filastrocca di Dieci piccoli negretti di Agatha Christie) e celate (vari romanzi di Ellery Queen, tra cui L’Origine del Male e Il Caso dei fratelli Siamesi soprattutto), e citazioni di tanti altri più in generale: la stessa coppia di investigatori marito e moglie si trova svariate volte nella letteratura poliziesca, da Agatha Christie, a Frances e Richard Lockridge, a Kelley Roose, a Ellery Quen per i personaggi di Paula Paris e Nikki Porter; c'è un rimando a Fantasma Party di Carr, chiarissimo per l'incidente del lampadario, e tanti altri. 

La scrittura è molto densa, per nulla lineare, e questo può essere stato vagliato per la vittoria al Tedeschi (la vittoria agli ultimi come mi disse una volta Luceri, è stata data a romanzi con trame e riferimenti non troppo complessi e di nicchia). Non contorta, ma molto complessa, piena di descrizioni, e digressioni, che non facilitano certamente la lettura, rendendola più lenta e meditata (si adatta perfettamente alla natura del romanzo però).

La cosa che più mi ha stupito, favorevolmente s’intende, ma non so se sarebbe apprezzata da altri lettori, è come Pitea sia riuscito a mantenere la tensione alta, inventando sempre nuovi enigmi, pur in assenza di delitto per oltre 190 pagine, e come il delitto base avvenga passate le 200 pagine, quando un romanzo normale volge già al termine: invero questo può essere anche un limite di questo fiume in piena che si svolge per circa 380 pagine, e in cui trovano posto anche marchingegni strani, tra cui il rocchetto di Ruhmkorff (qui la citazione potrebbe essere quella di Brown e della sua Bottiglia di Leida in Uno strano cliente), un vano segreto in cui si trova una cassaforte, celato nella stanza del delitto (ma non c’entra col delitto stesso), cassetti segreti, ricatti, veleni, fino ad un figlio celato alla vista dei più. E tutto avviene in una magione, e i soli momenti in cui qualcosa non avviene lì, accade all’esterno della villa, nella neve. Insomma un ambiente claustrofobico, in cui avvengono tantissime cose diverse.

Titolo azzeccato la Stanza delle Illusioni, perché non solo rimanda al luogo dove avvengono i fatti della storia, ma anche alle doppie verità e alle continue illusioni a cui il lettore è forzatamente sottoposto. Devo confessare che il modus del delitto l’avevo immaginato subito dopo, ma per una sorta di istinto che nasce dall’aver letto moltissimi romanzi. In questo caso, non so se Pitea vi si sia rifatto idealmente, ma secondo me la citazione è ad un racconto di Chersterton. O ad un romanzo strafamoso, ma di cui non rivelo il titolo, altrimenti farei capire come il delitto sia avvenuto, anche se nel racconto di Chesterton, l'omicida svolge le stesse mansioni che nel romanzo di Pitea.

Romanzo straordinario e bellissimo, che consiglio di leggere a tutti.

Un unicum. Capolavoro italiano

Pietro De Palma

giovedì 20 gennaio 2022

Ellery Queen - Tutti i racconti. Trad. Vari - Baobab Mondadori, 2022, pagg.1272

 

 


 

Dal 18 gennaio 2022, è presente nelle librerie, il Mondadori Baobab che raccoglie tutti gli scritti dei Queen, in forma breve. Vediamo di illustrare il contenuto e chiarire eventuali bugs.

Già negli anni 1983-84, la Mondadori del tempo pensò bene di allestire una serie di volumetti che riunissero una parte significativa della produzione dei due cugini: in sostanza, i romanzi della “meravigliosa decade”, a cui furono aggiunti i volumetti delle collezioni di racconti, pubblicate già dai Queen. In parole povere questa collezione di volumetti era formata da:

 

ROMANZI

La poltrona n. 30 (The Roman Hat Mystery, 1929)

Sorpresa a mezzogiorno (The French Powder Mystery, 1930)

Un paio di scarpe (The Dutch Shoe Mystery, 1931)

L'affare Khalkis (The Greek Coffin Mystery, 1932)

Il mistero delle croci egizie (The Egyptian Cross Mystery, 1932)

Ventimila hanno visto[5] (The American Gun Mystery, 1933)

Il caso dei fratelli siamesi (The Siamese Twin Mystery, 1933)

Il delitto alla rovescia (The Chinese Orange Mystery, 1934)

Il mistero di Capo Spagna (The Spanish Cape Mystery, 1935)

La casa delle metamorfosi (Halfway House, 1936)

 

RACCONTI

 

Le avventure di Ellery Queen (The Adventures of Ellery Queen, 1934)

Le nuove avventure di Ellery Queen (The New Adventures of Ellery Queen, 1940)

Il calendario del delitto (Calendar of Crime, 1952)

Agenzia Investigativa Ellery Queen (Q.B.I. - Queen's Bureau of Investigation, 1955)

Full di Queen (Queen's Full, 1966)

  • La morte di Don Juan (The Death of Don Juan, 1962)
  • L'eredità Wrightsville (The Wrightsville Heirs, 1956)
  • Il caso Carroll (The Case Against Carroll, 1958)
  • E = Delitto (E = Murder, 1960)
  • Fuochi verdi (Diamonds in Paradise, 1954)

Esperimenti deduttivi di Ellery Queen (QED - Queen's Experiments In Detection, 1968)

Il Milionario Assassinato ed altri racconti, 1984

A scansare ogni possibile equivoco, sottolineo che era completa, anzi troppo. Dico troppo, perché nell’ultimo volumetto vennero inseriti due racconti che in realtà non erano dei Queen: probabilmente, siccome il volumetto che ne sarebbe uscito sarebbe stato troppo esiguo, Gian Franco Orsi pensò bene di rimpinguarli, inserendo due “novalizations” di radiodrammi, e li fece tradurre a Gianni Montanari, che al tempo stava ritraducendo alcuni romanzi dei Queen : L’avventura del Milionario Assassinato e L’Avventura del Club dell’Ultimo Uomo. Il fatto interessante, che in parte sapevo ma che mi è stato spiegato nella sua interezza da Mauro Boncompagni, a firma del quale è una postfazione veramente interessante (lasciando perdere il chiacchiericcio di Lucarelli che non dice assolutamente nulla e che è buono solo a far fermare il lettore che non ha mai letto nulla dei Queen e magari nessun mystery  e funziona come un specchietto per le allodole), è che quelle “novelizations” non erano dei Queen (cioè non erano state neppure riconosciute come autorizzate da loro, come era avvenuto per i cosiddetti romanzi apocrifi). Luca Conti poi mi ha parlato di un’ipotesi, abbastanza accreditata dalla critica internazionale e dagli studi esistenti (ovviamente in lingua inglese), che autore delle due novelizations, potesse essere James Holding, un autore specializzato in racconti, e facente parte della scuderia dei Queen (in sostanza quegli autori che traducevano, interpretavano, e creavano scritti riconducibili ai Queen senza esserlo). Le due opere risalgono al 1941; nel caso dell’Avventura del Club dell’Ultimo Uomo, si rifa ad un radiodramma del 1939. Il mio amico Luca Conti, traduttore e critico, mi ha peraltro fatto soffermare sul fatto che Holding in una intervista rilasciata quando era ancora in vita (morì nel 1996) avesse dichiarato che gran parte del materiale ascritto ai Queen, dal 1958 in poi, anno della pubblicazione di Colpo di Grazia, era stato scritto da lui, e anche prima (e ciò si riferirebbe alle novelizations e forse anche a qualcos'altro).



 

Quindi il volumetto “Il Milionario Assassinato”, comprendeva due novelizations tratte da radiodrammi queeniani, assolutamente non dei Queen (probabilmente di James Holding), e una serie di racconti spuri, pubblicati su riviste, ma non EQMM. In questo la pubblicazione della Mondadori del tempo precorse addirittura l’edizione americana del 1985 (The Best of Ellery Queen)  che conteneva gli stessi racconti.

All’uopo riporto tutta la successione dei racconti riportata in quell’edizione (è tratta dalla pagina dedicata a Queen del sito Genovalibri che invito tutti a visitare per apprendere molto anche su molti altri scrittori in quanto ne riporta bibliografie storiche e su collane di libri gialli in Italia: http://www.genovalibri.it/queen/coll_racc.htm )

 

Aprile 1984 – n°1 Le avventure di Ellery Queen (pagg.300)
01 - L'avventura del viaggiatore africano
02 - L'avventura dell'acrobata impiccata
o3 - L'avventura dell'un penny nero
04 - L'avventura della signora barbuta
05 - L'avventura dei tre zoppi
06 - L'avventura dell'innamorato invisibile
07 - L'avventura del portasigarette di tek
08 - L'avventura del cane a due teste
09 - L'avventura dell'orologio sotto campana di vetro
10 - L'avventura dei sette gatti neri
11 - L'avventura del tea-party da pazzi

Maggio 1984 - n°2 Le nuove avventure di Ellery Queen (pagg. 288)
12 - La lampada di Dio
13 - L'avventura della caccia al tesoro
14 - L'avventura del drago cavo
15 - L'avventura nella casa delle tenebre
16 - L'avventura del ritratto che sanguina
17 - L'avventura della finale di baseball
18 - L'avventura del buono a nulla
19 - L'avventura del soprabito rubato
20 - L'avventura del cavallo di Troia

Giugno 1984 – n°3 Il calendario del delitto (pagg.286)
21 - L'avventura del club interno
22 - L'avventura del mezzo decacent del presidente
23 - L'avventura delle idi di Michael Magoon
24 - L'avventura dei dadi dell'imperatore
25 - L'avventura della tromba di Gettysburg
26 - L'avventura del matrimonio di giugno
27 - L'avventura dell'angelo caduto
28 - L'avventura della cruna dell'ago
29 - L'avventura dell'ABC
30 - L'avventura del gatto morto
31 - L'avventura della bottiglia della verità
32 - L'avventura della bambola del delfino

Luglio 1984 – n°4 Agenzia Investigativa di Ellery Queen (pagg. 192)
33 - La paura della signora Alfredo
34 - Una questione di secondi
35 - Le tre vedove
36 - I fratelli Mayfield
37 - Una zolletta di zucchero
38 - Dollari che scottano
39 - Tagliato, tagliato, tagliato!
40 - Una questione d'onore
41 - L'accusato
42 - Il mago del dollaro
43 - L'oro dell'avaro
44 - Palla di neve
45 - La strega di Times Square
46 - Giochi d'azzardo
47 - GI story
48 - Il libro nero
49 - E' scomparso un bambino

Agosto 1984 – n°5 Full di Queen (pagg. 206)
50 - La morte di Don Juan
51 - E = Delitto
52 - L'eredità Wringhtsville
53 - Fuochi verdi
54 - Il caso Carroll

Settembre 1984 – n°6 Esperimenti deduttivi di Ellery Queen (pagg. 236)
55 - Parola d'ordine: mum
56 - A scuola con Ellery Queen
57 - Sosta vietata
58 - Problemi di alloggio
59 - I miracoli accadono
60 - La sposa solitaria
61 - Mistero alla Biblioteca del Congresso
62 - Il sosia
63 - La lettera rotta
64 - Un mezzo indizio
65 - Vigilia di nozze
66 - L'ultimo a morire
67 - Il patto
68 - Il club dell'enigma
69 - In mancanza del presidente
70 - L'indizio di Abramo Lincoln

Ottobre 1984 - n°7 Il milionario assassinato (pagg. 192)
71 - L'avventura del milionario assassinato
72 - L'avventura del Club dell'ultimo uomo
73 - Il movente
74 - Lo zio d'Australia
75 - Anniversario di nozze
76 - I tre studenti
77 - Un tipo "strano"
78 - L'avventura del truffatore onesto

Da questo elenco completo di racconti, mancava solo il racconto tradotto da Boncompagni My Queer Dean, che in origine faceva parte della raccolta Esperimenti deduttivi di Ellery Queen, che dalla prima edizione fu espunto, e che è stato inserito nella Edizione Baobab in libreria. Annoto un altro particolare: in una antologia di spionaggio della Mondadori, 1981, fu inserito il racconto di spionaggio MIX C di Ellery Queen, che parrebbe non essere presente nell’edizione Baobab. In realtà non è così, perché alcuni racconti ebbero un doppio titolo, e questo racconto è uno di questi. Infatti ne ha un altro Dead Ringer, in originale e compare col titolo Il sosia in Esperimenti deduttivi di Ellery Queen.

A tale James Holding peraltro si ascrive molta parte dei racconti apocrifi queeniani e romanzi, pubblicati con la ragione sociale Ellery Queen Jr, che peraltro i Queen autorizzarono. E molto probabilmente si occupò anche di alcune novalizations da films:

Ellery Queen e il mistero dell'attico (The Penthouse Mystery, 1941), adattamento letterario del film Ellery Queen's Penthouse Mystery del 1941

Ellery e la salma inquieta (Ellery Queen, Master Detective oppure The Vanishing Corpse, 1941), adattamento letterario del film Ellery Queen, Master Detective del 1940

Ellery e il delitto perfetto (The Perfect Crime, 1942), adattamento letterario del film Ellery Queen and the Perfect Crime del 1941

Mauro Boncompagni mi ha detto che, in sede di editazione dei racconti, si è voluto pubblicare solo quello autenticamente dei Queen ( o almeno riconosciuto tale) e pertanto le due novelizations presenti nel volume del 1984, sono state espunte. Ecco il perché di tanti dubbi.

Certo, però, che al posto di tante chiacchiere contenutevi, si sarebbe potuto meglio spiegare i vari passaggi, che nel libro sono ignorati e che si trovano qui spiegati.

Però una cosa francamente non troverebbe risposta, ed è l’inserimento di Radiodrammi, quelli contenuti nel volume Le falene assassinate ed altri delitti, volume peraltro pubblicato già alcune volte, sia come Supergiallo sia come Oscar. Lo scrivente, riporta qui l’asserzione di Mauro Boncompagni, che non avrebbe voluto aggiungerli ai racconti, ma si è trovato contro la decisione di Forte, che ha voluto un volume che comprendesse tutti i racconti e radiodrammi pubblicati in Italia, e che avrebbe dovuto essere intitolato quindi “Tutti i racconti (e i radiodrammi pubblicati in Italia)”, almeno.

Come si vede la materia, avrebbe abbisognato di una presentazione appropriata, che invece non si trova, anche la postfazione è comunque interessante. 

Pietro De Palma

P.S.

Il volume Baobab Mondadori quindi è molto interessante. Io però suggerisco a chi può, di reperire tutti i volumetti degli anni 1983-84, perchè in essi, come introduzione (e che introduzione!) fu pubblicato, interamente tradotto in italiano, il piccolo saggio di Nevins Jr. Royal Bloodline Ellery Queen Author and Detective, 1974, fondamentale per poter capire talune problematiche queeniane, mai più ristampato.