domenica 4 gennaio 2026

Peter Lovesey: Diario di tenebra ( Upon A Dark Night, 1997) - Trad. Mauro Boncompagni. Il Giallo Mondadori n. 2572 del 1998

 


 

C'era un tempo che bastava che Peter consegnasse un libro alle stampe in patria, e l'anno dopo lo traducevano in Italia. 

Peter Lovesey è morto l'anno scorso, ma già da qualche anno i suoi romanzi nuovi non li traducevano più. L'anno scorso hanno ripresentato un vecchio suo successo, La statua di cera (Waxwork), che vinse nel 1978 il Silver Dagger Award, ed è almeno sul versante dei suoi romanzi già tradotti, che si potrebbe auspicare qualche nuova uscita: stavo giusto parlandone con Mauro qualche giorno fa a proposito del secondo romanzo con Peter Diamond, Peter Diamond e la bambina senza nome (Diamond Solitaire), uscito più di trent'anni fa, e che si potrebbe ripubblicare, ovviamente giusto approvazione dell'Editor.

Il romanzo di oggi, è sempre della sua serie più apprezzata, quella di Peter Diamond, però il romanzo è il quinto in ordine di uscita.

Peter Diamond, che aveva rassegnato le dimissioni alla fine del suo romanzo di esordio, cominciando una carriera di detective privato, è ritornato in Polizia dopo qualche tempo (e qualche romanzo): ora è Sovrintendente e Capo della Squadra Omicidi di Bath. In questa veste deve occuparsi di due delitti, accaduti uno dopo l'altro, apparentemente senza alcun nesso: il suicidio di un anziano agricoltore, suicidatosi con una fucilata soto il mento; e la caduta dal parapetto del tetto di una casa, di una giovane tedesca. 

Il primo viene scoperto dopo una settimana: cadavere in putrefazione, con la testa distrutta dalla fucilata che ha scoperto il cranio e disseminato cervello e ossa (un modo alquanto singolare di suicidarsi), la seconda morte è contemporanea alla scoperta quasi, e avviene durante una grande festa seguita all'occupazione di una casa, da parte degli abitanti del paese, per festeggiare la vincita alla lotteria di quattro inquilini della casa. Anche questa morte, se a prima vista sembra un incidente o un suicidio, ha tuttavia una particolarità: manca una scarpa da ginnastica. La si cerca sul tetto innanzitutto dopo che sul luogo della caduta e anche in altri posti, ma non salta fuori: dove è finita? Sempre che qualcuno non l'abbia presa: la vittima sembra fosse ubriaca, ma poi l'autopsia scopre che era perfettamente in sè e forse aveva bevuto solo una lattina di birra, semmai. Qualcuno l'ha spinta? E perchè?

Le indagini brancolano nel buio.

Insieme a questi due eventi delittuosi, un terzo avvenimento catalizza l'attenzione di Diamond: una certa Rose Black è stata trovata nel parcheggio di un ospedale, ferita, con delle costole incrinate, e soprattutto senza  memoria. Dopo una rapida degenza, non sapendo chi sia (non son stati ritrovati documenti), è stata affidata ad una Assistente sociale, finchè una certa Doreen, che si è spacciata come sua sorellastra, è venuta a rilevarla. Il fatto che salta agli occhi è che tuttavia tutte le cose dette dalla donna si rivelano false: non abita dove sarebbe dovuta abitare, perchè casa e via non esistono, e neanche i riferimenti della famiglia di origine non ci sono. Effetto: Rose è scomparsa. Ora che c'entra Rose con le altre due morti? Nulla. Eppure...   

La prima morte, sembra essere in relazione a certi cimeli sassoni trovati nelle vicinanze, e infatti Diamond scopre che qualcuno aveva scavato precedentemente più volte nella proprietà della vittima, alla ricerca di qualcosa.

Della seconda invece non si capisce nulla, finchè non avviene qualcosa che accende la fatidica lampadinaa Diamond: Hildegarde Henkel, la ragazza tedesca caduta in strada dal tetto di una casa, era ospitata nell'ostello dove pure era stata accolta Rose Black, e a quest'ultuima la prima curiosamente si assomigliava: è possibile che qualcuno pensando di uccidere  Rose abbia ucciso Hildegarde? E per di più il parcheggio dell'ospedale si affaccia sulla statale, che porta alla fattoria del primo suicidio, del contadino Gladstone: è possibile che Rose camminando su quella statale sia stata investita, e provenisse dalla direzione della fattoria? 

Così Diamond, assieme all'Ispettore Wigfull a cui ha soffiato il posto, e all'Ispettrice Julie Hargreaves, comincia ad investigare sul passato di Gladstone, su cercatori di antichità, su cimeli sassoni, per riuscire alla fine a dare un nome all'assassino, già fortemente sospettato per il suicidio della tedesca, ed ora ricercato per il rapimento di Rose e la morte di Gladstone, e a fermarlo prima che uccida ancora.

Quello che affascina in questo romanzo è come riesca Lovesey ad imbastire una storia basata su pochi elementi, persino apparentemente slegati: 

c'è la storia avventurosa del tesoro che tutti cercano e nessuno trova, che persino la bella Rose, che si chiama veramente Christine Gladstone, fa balenare a chi vuole ucciderla perchè non lo faccia (e poi veramente trova dietro un camino murato); 

c'è uno degli elementi più tipici del giallo inglese, il ritorno dell'erede, Christine appunto, che viene a sapere dopo la morte della madre dell'identità del padre e torna da lui, per ritrovarlo morto; 

una storia nella tipica provincia inglese, così cara ad Agatha Christie ma anche in tempi recenti all'Ispettore Barnaby; 

e una indagine, che sembrerebbe un procedural perchè sviluppatosi con le indagini della polizia, ma che in realtà si avvale delle intuizioni di Peter Diamond, un anti eroe, un anti poliziotto, che è troppo burbero e stizzoso per fare amicizia con i suoi sottoposti e troppo anticonformista per essere premiato dai suoi superiori, e soprattutto fuori dalle righe: un poliziotto che rifugge come la peste le sedute autoptiche inventandosi mille scuse diverse. 


L'unico fattore che mi sembra un po' azzardato, è aver svelato troppo presto l'identità dell'unico sospettabile per la morte della giovane tedesca "suicida", a meno che non sia stata una cosa voluta: perchè da quel punto in poi, il lettore è portato a chiedersi come l'unico sospettabile, se sia veramente lui, potrebbe inquadrarsi anche nella storia di Rose e del vecchio Gladstone. Oppure se sia stata una ipotesi sballata di Diamond.

Anche se poi si verà che non lo era stata.

Romanzo come al solito molto bello, del grande Lovesey.

P. De Palma 

 

domenica 23 novembre 2025

Dorothy Sayers: Il cadavere senza nome (Whose Body?, 1923) -Trad. Dario Pratesi. Rusconi Libri, Giugno 2025


E' da un po' di tempo che non riesco più a leggere un libro poliziesco, senza metterci del tempo: anni fa, li divoravo i libri, ora ci metto più tempo. Normalmente è un fatto comune alla mia età: più che alla trama, si perde tempo a vedere come il libro sia stato scritto, ci si sofferma sullo stile. Ma nel mio caso, la lentezza è stata dovuta ad altro fattore: che fosse un romanzo della Sayers.  Non sono molto convinto di quello che diceva Edmund Wilson, parlando de Il segreto delle campane, affermando che era" uno dei libri più noiosi che avesse letto", però un fondo di verità c'è: i libri della Sayers sono troppo ridondanti, ci sono tropppi dialoghi, laddove in lavori di altri scrittori, ce ne sono meno. Cioè c'è troppa atmosfera. E in questo suo esordio, "il troppo - mi verrebbe da dire - stroppia". Mi sarebbe piaciuto sapere il giudizio di Wilson a riguardo.

Whose Body?, è del 1923. E' l'esordio di Lord Peter Wimsey, rampollo dell'aristocrazia più esclusiva: secondogenito del Duca Mortimer Winsey e Honoria Lucasta Delagardie, Peter ha un fratello maggiore, Lord Gerald,  ed una sorella, Lady Mary. Ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale con il grado di Maggiore, riportando un trauma nervoso a causa dello scoppio di una granata, e al rientro si è stabilito in un appartamento, assieme al suo attendente in guerra, diventato il suo fedele maggiordomo Bunter, oltre assistente nelle indagini ed esperto di fotografia, tanto da aver trasformato una stanza in un laboratorio fotografico di tutto rispetto. L'amico e spalla nelle varie inchieste di cui è protagonista , è il fedele Ispettore Parker di Scotland Yard. Tutti questi personaggi compaiono in questo primo suo esordio.

Alfred Thipps è un piccolo architetto che si sta occupando della riparazione del tetto di una chiesa, ed è conosciuto dalla madre di Lord Peter. E' lei ad informarlo che l'esterrefatto Thipps ha trovato nella vasca del suo bagno, un cadavere : un uomo completamente nudo, ma con indosso solo un paio di pince-nez. Sarebbe la notizia del giorno, se proprio quella mattina i valletti non avessero denunciato la somparsa di Sir Reuben Levy, un finanziere di origini ebraiche molto noto nella City, allontanatosi da casa sua, nel cuore della notte, completamente nudo.

Ci si chiede subito se il cadavere nella vasca da bagno non sia quello di Levy: una rassomiglianza c'è, ma se l'esame della polizia non tende ad escluderlo, quello che attua Wimsey lo esclude a priori: anche se sembrerebbe appartenente ad un uomo in buono stato di salute, Wimsey appura calli  ai piedi e una pedicure molto essenziale,  che rivelano il fatto che era un tipo che camminava molto, cosa incompatibile con Levy, tipo abituato alla carrozza; e denti guasti e ingialliti dal tabacco, incompatibili con gente abituata ad andare dal dentista. Per di più prima di essere lasciato nudo nella vasca, era stato sbarbato, ma non tanto accuratamente da non lasciare i rimasugli in peli, cosa che Wimsey trova. Un controsenso c'è: se vi sono questi particolari che farebbero pensare ad una persona di assai modeste e trasandate condizioni (anche le orecchie intasate dal cerume), il volto appare sbarbato di fresco e i capelli odorano di lozione. In altre parole, quel cadavere fa parte di una messinscena.  Ma la prova sicura che si tratti di altra persona è data dalla constatazione di qualcosa che qui c'è ma se fosse il cadavere di Levy non dovrebbe esserci: la circoncisione del prepuzio, che viene però lasciata all'intelligenza del lettore. Infatti Parker ad un certo punto dice nella primissima edizione: Sir Reuben is a pious Jew of pious parents, and the chap in the bath obviously isn't

Da qui si snoda tutta una indagine che Wimsey è chiamato a fare, da sua madre, per scagionare dall'accusa di omicidio il povero Thipps, chiamato in causa da Sugg, un ispettore di polizia, che non sa guardare troppo al di là del suo naso. Sugg invero prima di accusare Thipps di omicidio, ha pensato che il cadavere senza nome forse fosse di un senza tetto, magari uno dei cadaveri forniti al St.Luke Hospital, per le dissezioni, dove opera il famoso chirurgo Sir Julius Freke, peraltro amico dei Levy, e  Ma è lo stesso chirurgo, accorso sul luogo del ritrovamento a non riconoscere in esso nessuno dei cadaveri forniti al suo Ospedale. Il morto, è morto per un violento colpo all'altezza della 4^-5^ vertebra. Non si sa se sia stato ucciso oppure se sia morto per incidente, ma se non è stato Thuipps a depositarlo là, e poi perchè, e perchè poi se davvero fosse stato lui avrebbe mai messo in moto un meccanismo capace di farlo incriminare, chi mai è riuscito a depositarlo lì? E come ha fatto? E' entrato dalla porta di casa, trascinandolo fino al bagno, oppure lo ha depositato lì passando dal tetto?  Possibile che qualcuno si sia issato fino al piano della casa dei Thipps dove sta il bagno, portando con sè un cadavere, e lo abbia depositato nella vasca da bagno? Vicino al palazzo, una serie di case e di cortili vari, compresa la mole del St.Luke Hospital. Una ipotesi non meno strampalata di quella secondo cui il necroforo avrebbe portato son sè un cadavere nudo, facendolo passare dalla porta di casa e lo avrebbe trascionato su per le scale sino al bagno. Eppure quel cadavere in quel bagno ci è finito !

Lord Peter si occupa di quel cadavere per capire chi sia, ma nello stesso tempo indaga sulla scomparsa di Sir Reuben, perchè quei due casi, pur lontanissimi hanno un medesimo comune denominatore: Sir Reuben si è allontanato da casa sua lasciando tutti gli abiti a casa, e quindi presumibilmente uscendo nudo, e quel cadavere ignoto nella vasca da bagno, anche quello è nudo. Su questa traccia debolissima, si instaura una indagine a 360° che si appunta su matrimoni falliti, su azioni peruviane comprate da un ignoto compratore (non Sir Levy ma) Mr. Milligan (un suo concorrente finanziere), su Mr. Crimplesham, noto avvocato, possessore del pince-nez trovato sul cadavere della vasca da bagno, e su delle misteriose serie di impronte lasciate da un guanto di gomma usato da un misteriso visitatore, entrato in casa di Sir Reuben la notte della scomaparsa di questi, che indossava i suoi stessi vestiti, e che ha dormito nel suo letto, e quelle lasciate da chi ha depositato il misteriso cadavere nella vasca da bagno di Thipps, che sembrano provenire dal medesimo guanto: in altre parole un misterioso individuo avrebbe portato un cadavere in un appartamento non suo, e fatto sparire un uomo da un altro, indossando poi si suoi vestiti e rientrando in casa di costui indossando gli abiti dell'altro, perchè magari il persdonale di servizio, la cuoca, lo identificasse falasamente come Reubenm e quindi facendo supporre che Reuben a sua volta fosse stato ucciso (lasciando però un misterioso capello rosso). Da queste misteriose impronte e da un misterioso capello rosso, partirà una indagine che porterà ad uno sviluppo finale imprevisto e alla cattura di un diabolico assassino, pazzo criminale.

Il romanzo è affascinante, devo dirlo in tutta franchezza, e scritto in maniera sontuosa; i dialoghi sono la cosa più godibile del romanzo e si può dire che siano la base del plot, perchè dai dialoghi si irradia la verità della ricostruzione. Dialoghi + descrizioni = atmosfera. Quindi atmosfera in questo romanzo ve n'è a bizzeffe. Troppa quasi. E la cosa che salta agli occhi è che accanto a cose che hanno indubbiamente un valore nella detection, ve ne sono tantissime che non ne hanno. Mi fa quasi dire che Dorothy Sayers, allungando il brodo della trama, facendo agire e comportarsi in maniera così vezzosamente snob un aristocratico londinese, con le sue fisime e le sue manie, lo ha fatto in maniera voluta, perchè così in un mare di scuiocchezze ma anche di indizi criptici, nasconde quello che poi lo porterà alla soluzione del mistero. 

Manca tuttavia in questo romanzo lo shock della scoperta dell'assassino in un finale convulso, perchè l'assassino lo si scopre quasi trenta pagine prima della fine: è un romanzo degli anni '20, è bene sottolinearlo, non degli anni '30; è un romanzo in cui l'avventura ha ancora un suo peso, in cui la deduzione è massima (e deriva sicuramente da Sherlock Holmes: le impronte digitali, i capelli, le macchie di fango, la forma umana incavata nel letto di Sir Reuben di altezza diversa da lui e misurata da Wimsey) ma l'introspezione psicologica è minima, in cui come in altri casi, la vicenda delittuosa ha la sua fine prima della fine del romanzo e poi segue solo la ricostruzione dei fatti che l'hanno provocata, per mano di Wimsey ma anche sulla base della confessione del suo stesso assassino (in qualche modo rammenta l'epilogo di The Valley of Fear di Conan Doyle o The Murders in Praed Street, di John Rhode). E' un romanzo in cui i luoghi hanno una importanza massima, proprio perchè dal loro raffronto si possono evincere indizi che portano in un'unica direzione.

La traduzione pubblicata da Polillo si basa non sulla primssima edizione del 1923 (rarissima) ma su uan posteriore, e questo ha la sua importanza: e come l'idea alla base del romanzo era stata cambiata in un secondo tempo (inizialmente ad essere ritrovato nudo in una vasca non era un cadavere maschile ma uno femminile di un soggetto grasso), così fu espunta dalla prima edizione tutta una serie di riferimenti e di allusioni antisemite (i critici hanno  molte volte dibattuto sulla natura  dell' antisemitismo nella Sayers, forse solo un suo modo di tratteggiare gli ebrei nell'ambito della società inglese del tempo) che in questa traduzione si notano. Oltre all'affermazione di Parker già citata prima, il termine Jew o Jews compare parecchie volte, se non in senso dispregiativo almeno in uno alquanto curioso, per es. nel terzo capitolo: 

Of course we’re all Jews nowadays, and they wouldn’t have minded so much if he’d pretended to be something else, like that Mr. Simons we met at Mrs. Porchester’s, who always tells everybody that he got his nose in Italy at the Renaissance, and claims to be descended somehow or other from La Bella Simonetta—so foolish, you know, dear—as if anybody believed it; and I’m sure some Jews are very good people

“I agree with you, Mr. Graves—his lordship and me have never held with being narrow-minded—why, yes, my dear, of course it’s a footmark, this is the washstand linoleum. A good Jew can be a good man, that’s what I’ve always said. And regular hours and considerate habits have a great deal to recommend them. Very simple in his tastes, now, Sir Reuben, isn’t he? for such a rich man, I mean.” 

La stessa affermazione di Parker che tratteggia qualcosa che può indirizzare ad un soggetto ebreo, viene in una successiva edizione sostituita da altra espressione che non fa riferimento alla razza ebraica: But as a matter of fact, the man in the bath is no more Sir Reuben Levy than  than Adolf Beck, poor devil, was John Smith" . Tutto ciò probabilmente per non essere tacciati di antisemitismo. 

Sul personaggio di Wimsey si può anche dire qualcos'altro.

Innazitutto, come lui si ponga nei confronti dell'indagine criminale. E' un modo di fare, che parecchi autori britannici hanno usato coi loro personaggii, quasi sempre nei romanzi di esordio o comunque nella prima prodizione: mi ricordo che anche Carr fa dire la stessa cosa con Bencolin.  Lord Peter Wimsey, conversando con Parker, esprime il suo modo di gestire una indagine criminale e il suo modo di approcciarsi ai criminali. 

In sostanza Lord Peter "riconosce che per lui è un gioco, che per lui è eccitante iniziare ad occuparsi di un caso ma che poi quando l'indagine si sostanzia nell'accusa di qualcuno che potrebbe essere imprigionato o sentenziato a morte, la sua gioia, il suo gioco cessa, e non vuole neanche più intromettersi perchè per lui questo non è un lavoro (come per Parker) ma una evasione, un gioco. Andando avanti nel discorso, è Parker che rimprovera all'amico, il suo infantile modo di comportarsi. Il delitto di Sir Reunben non è un gioco e quindi lui deve smetterla di presentare tutto come se fosse un gioco di marionette, ma un dramma umano la sui soluzione può essere anche la condanna di qualcuno. L'indagine per trovare un assassino non è uno sport, ma vita reale. la vita non è una partita di pallone" (cap. VII).

“D’you like your job?”

The detective considered the question, and replied:

“Yes—yes, I do. I know it to be useful, and I am fitted to it. I do it quite well—not with inspiration, perhaps, but sufficiently well to take a pride in it. It is full of variety and it forces one to keep up to the mark and not get slack. And there’s a future to it. Yes, I like it. Why?”

“Oh, nothing,” said Peter. “It’s a hobby to me, you see. I took it up when the bottom of things was rather knocked out for me, because it was so damned exciting, and the worst of it is, I enjoy it—up to a point. If it was all on paper I’d enjoy every bit of it. I love the beginning of a job—when one doesn’t know any of the people and it’s just exciting and amusing. But if it comes to really running down a live person and getting him hanged, or even quodded, poor devil, there don’t seem as if there was any excuse for me buttin’ in, since I don’t have to make my livin’ by it. And I feel as if I oughtn’t ever to find it amusin’. But I do.” ....

...“Then why let your vainglorious conceit in your own power of estimating character stand in the way of unmasking the singularly cold-blooded murder of an innocent and lovable man?”

“I know—but I don’t feel I’m playing the game somehow.”

“Look here, Peter,” said the other with some earnestness, “suppose you get this playing-fields-of-Eton complex out of your system once and for all. There doesn’t seem to be much doubt that something unpleasant has happened to Sir Reuben Levy. Call it murder, to strengthen the argument. If Sir Reuben has been murdered, is it a game? and is it fair to treat it as a game?”

“That’s what I’m ashamed of, really,” said Lord Peter. “It is a game to me, to begin with, and I go on cheerfully, and then I suddenly see that somebody is going to be hurt, and I want to get out of it.”

“Yes, yes, I know,” said the detective, “but that’s because you’re thinking about your attitude. You want to be consistent, you want to look pretty, you want to swagger debonairly through a comedy of puppets or else to stalk magnificently through a tragedy of human sorrows and things. But that’s childish. If you’ve any duty to society in the way of finding out the truth about murders, you must do it in any attitude that comes handy. You want to be elegant and detached? That’s all right, if you find the truth out that way, but it hasn’t any value in itself, you know. You want to look dignified and consistent—what’s that got to do with it? You want to hunt down a murderer for the sport of the thing and then shake hands with him and say, ‘Well played—hard luck—you shall have your revenge tomorrow!’ Well, you can’t do it like that. Life’s not a football match. You want to be a sportsman. You can’t be a sportsman. You’re a responsible person.”

“I don’t think you ought to read so much theology,” said Lord Peter. “It has a brutalizing influence.”(chapter VII).

Lord Peter all'inizio della sua avventura di investigatore, è quindi ancora un dilettante, che si improvvisa detective per fuggire la noia e trovare una cura alle sue crisi nervose dovute a stress traumatico da bombardamento. Qui però quello che per lui è un gioco, per altri non lo è. In sostanza la tenzone, il duello che lui intende come inizialmente qualcosa di sportivo, per l'assassino non lo è. L'assassino ha fatto di tutto perchè i due fatti non fossero messi in relazione, il ritrovamento del cadavere sconosciuto e la sparizione di Reuben Levy, e le due situazioni che invece si intrecciano strettamente, metteranno in luce il piano diabolico di un assassinio perfetto o che sarebbe stato concepito per esserlo, ma che si inceppa, perchè l'assassino deposita il cadavere sconosciuto in casa di qualcuno che non sa essere vicino a Lord Peter Wimsey. Un piano calcolato al millesimo, si inceppa. E se vogliamo, è sì un piano diabolico, ma che Thomas De Quicey l'avrebbe definito sicuramente qualcosa di artistico, il cui movente non è altro che un matrimonio fallito: l'assassino avrebbe voluto sposare la moglie di Levy e quindi per anni, giorno per giorno medita vendetta, che si realizza finalmenter un giorno. E siccome per Lord Peter, almeno in questa sua prima grande fatica, l'indagine è stata un'evasione, un gioco, un duello, lui affronta l'assassino in un incontro a due, in cui entrambi sanno che il reciproco sa, eppure mascherano l'incontro come la molla per fare altro. Vi sono vari momenti durante il romanzo in cui i due vengono in contatto, e ce n'è uno in cui lui viene contattato da Parker (che non sa però di avere dinanzi l'assassino): anche in questi casi, l'assassino gioca con loro, un gioco mortale. E nel momento in cui lui rifiuta di fare quello che l'altro vorrebbe che facesse, ecco che tutto finisce, l'incontro finisce, e l'altro viene arrestato prima che possa uccidersi. Lascia però una confessione molto comoda, che lo incastra per sempre, e che se non ci fosse stata, lui, il responsabile, l'avrebbe fatta franca. 

In sostanza però anche l'assassino ha visto il suo duello come una sfida sportiva, e come uno sportivo accetterebbe la sconfitta in uno sport con una stretta di mano e un abbraccio, così lui tende la sua mano, la confessione. Che lo farà impiccare. In questo il romanzo si riconosce opera degli anni '20.

Con il suo modo di trattare persone e situazioni, tra lo snob e l'anticonvenzionale, Wimsey si avvicina notevolmente direi, ad un altro personaggio di fiction, creato pressappoco in quegli anni, snob quanto basta: Philo Vance. Tuttavia Philo Vance dall'alto della sua enciclopedica conoscenza, è figlio di Nietzche, e del mito del superuomo, e come tale disprezza il volgo, mentre Wimsey è un Lord, che pur essendo altamente acculturato e versato a numerose conoscenze, pur sembrando un aristocratico  opposto al popolo, ne prende le distanze numerose volte nel romanzo: notevole è il confronto con il fratello maggiore, quando gli chiede l'auto, per esempio. O quando dovendo presentarsi davanti alla Duchessa madre, lui vorrebbe andarvi con i vestiti che ha addosso, mentre Bunter lo convince ( gli impone di) a cambiarsi, in virtù di una microscopica macchiolina di grasso sul tessuto dei pantaloni, causata da uno schizzo di latte, che potrebbe scandalizzare la genitrice.

E il finale è  davvero sopra le righe! Purtuttavia manca il pathos della cattura, presente in tutti i grandi romanzi degli anni '30, e questo è un grave handicap, che toglie molto alla soddisfazione della lettura.

Pietro De Palma 

 

 

 

 


giovedì 7 agosto 2025

Peter Lovesey : La statua di cera (Waxwork, 1978) - Trad. Mauro Boncompagni. I Classici del Giallo Mondadori N. 1493 del 2025

Peter Lovesey, “La statua di cera”, I Classici del Giallo n. 1493, giugno 2025 

 

Dei tre romanzi pubblicati in Italia della serie Cribb, questo è il terzo, in ordine di uscita (il primo da Sonzogno, La Vacanza del Cappellaio Matto, il secondo "Un fantasma per Cribb" e il terzo, questo, da Mondadori) e anche l'ultimo ad essere stato pubblicato da Lovesey, nel lontano 1978. Una serie quindi che per lui era finita, e non avrebbe potuto avere continuazione. E sempre nel 1978, conquistò il Silver Dagger Award (il secondo premio della Crime Writers' Association).

Glielo chiesi anni fa perchè non avesse continuato la serie, ma non rispose. Evidentemente gli interessava poco. Era servita per lanciarlo, ma poi visto che soprattutto con la serie "Peter Diamond", aveva raccolto unanimi consensi ( e vari premi), doveva aver maturato l'intenzione che era quella la serie da continuare.

Che dire di quest'ultimo romanzo con Cribb? Forse il suo romanzo più denso della serie, e il migliore, anche se rispetto ad altri titoli (penso a A Case of Spirits del 1975), con un minor pizzico di estrosità.

Il romanzo verte su un omicidio e su un colpevole che poi si dubita che sia lui.

Howard Cromer è un rinomato fotografo, ed è sposato a Miriam. Miriam si è invaghita  di Cromer e lo ha sposato anni prima. Ma lo studio da fotografo è grande e conosciuto, e Howard ha un assistente, piuttosto bravo Josiah Perceval. Tuttavia Josiah un bel giorno trova delle foto compromettenti di Miriam, che la donna aveva fato quando era giovane: aveva postato completamente nuda, coperta da veli, assieme a due sue amiche, per una iniziativa culturale. Le foto sarebbero dovute poi essere distrutte, ma invece diventano oggetto di ricatto. La conseguenza è sempre quella: il ricattatore ad un certo punto fa una brutta fine. In sostanza viene avvelenato col cianuro, disciolto in una caraffa di Madera.

Le caraffe erano state preparate da Miriam, quindi è lecito che si sospetti di lei. Per di più era ricattata dalla vittima, e quindi la donna viene incriminata e aspetta nella prigione di Newgate l'inizio del processo, quando lei decide di autoaccusarsi scrivendo una confessione, in cui si accusa plateealmente di avere avvelenato col cianuro Perceval.

Conseguenza di tutto ciò, è la sua condanna a morte: aspetterà nel braccio della morte di Newgate, di essere impiccata.

Discorso chiuso? No, perchè accade un imprevisto. Su un giornale viene pubblicata una fotografia, in cui viene ritratto anche il marito di Miriam Cromer, in cui si nota chiaramente che al panciotto è attaccata una catenella con una chiave, che è quella della serraura dell'armadietto dove sono conservate le sostanze chimiche, tra cui il cianuro di potassio, usato nel processo di stampa delle foto. Ora una chiave ce l'ha Howard ed una ce l'aveva Perceval: siccome non è possibile che Miriam abbia chiesto a Perceval la chiave perchè Perceval non gliel'avrebbe data, deve essersi servita di quella del marito, che però era lontano da casa essenso andato alla riunione di una associazione di cui fa parte: potrebbe essere accaduto che la donna, prima che lui andasse , gliel'avesse sottratta, ma quella foto scombussola le carte in tavola, perchè dimostra che la donna non può aver avvelenato il Madera, perchè la chiave dell'armadietto dei veleni, non era nella sua disponibilità. E siccome bisogna fugare ogni dubbio prima che la sentenza uccida una innocente, viene incaricato l'Ispettore Jowett di Scotland Yard dirisolvere la faccenda. E siccome lui in sostanza è un incapace, arrivato alla sua posizione sfruttando le capacità di altri, soprattutto Cribb, proprio il sergente viene incaricato di svolgere le indagini. Che porteranno a sviluppi imprevisti, e alla scoperta di un altro assassinio, quello di una delle compagne di scatti erotici di Miriam Cromer, accaduto tempo prima, alla scoperta di amanti imprevedibili e di un piano diabolico, pronto a far incriminare anche Howard, per arrivare al suo fine. 

Ci troviamo dinanzi ad un piccolo capolavoro,in cui Lovesey non fa altro che aggiungere di volta in volta alla trama principale, tutta una serie di piccoli tasselli, che fa dubitare del fatto che Miriam possa o meno aver avvelenato il suo ricattatore, con premeditazione. La premeditazione, nonostante nel suo caso ci fossero attenuanti dovute alla natura del ricatto (ricordiamo che la serie di Cribb si ambienta a Londra durante il periodo vittoriano), prevedeva la condanna a morte certa: Lovesey non fa altro che introdurre dubbi che ciò sia accaduto, e lo fa in maniera sapiente, togliendo e aggiungendo di volta in volta, ad una trama di per sè scarna. In sostanza quello che ne consegue, è un continuo gioco di specchi, in cui Miriam ci viene presentata, a seconda degli indizi e di prove nuove acquisite, come un carnefice o come una vittima anche delle sue compagne di scatti, e in questo gioco a rimpiattino di sospetti, si insinuano anche i comportamenti strani o sospetti del suo avvocato difensore e di suo marito, che ad un certo punto della storia viene indicato come il vero architetto dell'omicidio, prima che si giunga in un finale pirotecnico alla soluzione finale.

La molla su cui Waxwork è stato costruito, è duplice: può esser stato un famoso caso di avvelenamento durante l'Età Vittoriana, il caso di Florence Elizabeth Chandler Maybrick che fu accusata di aver ucciso suo marito James con la stricnina, pur non essendoci prove schiaccianti a suo carico e pur essendosi lei sempre dichiarata innocente (il cognato potrebbe aver falsificato il quadro indiziario, in quanto la morte di James avrebbe lasciato moglie e figli in agiata condizione che invece sarebbe toccata agli eredi se la moglie fosse stata dichiarata colpevole di uxoricidio) e tutto il can can mediatico che ne seguì, causata dalla carta stampata; e poi c'è sicuramente quel procedimento della giustizia anglosassone (anche americana), per cui l'imputato che sia stato giudicato una prima volta e condannato o assolto, non può essere nuovamente processato per lo stesso caso sulla base delle stesse prove (principio processuale del  Ne bis in idem).

Il romanzo ha tante piccole altre cose per essere ricordato: in linguaggio tecnico, diremmo che la vicenda dell'omicidio ha un plot principale e dei subplots, direi almeno tre. Un subplot è quello relativo alle condizioni delle classi inferiori, nell'ambito del discorso generale sulla società inglese: in cui si inserisce bene la vita carceraria della prigione di Newgate, con il peso dato alle secondine, nel braccio femminile, ma a cui non sfugge neanche il buon Augustus Cribb, che in tanti anni di onorato servizio, non riesce ad avanzare di grado, e non arriva alla posizione di Ispettore che gli garantirebbe (anche alla moglie), un'esistenza più agiata. In questo Lovesey fa argutamente una critica che non è stanto al sistema, quanto alla natura umana, rapportandola idealmente a ciò che accade ogni giorno: cioè che gente che se si guardasse al merito non dovrebbe occupare determinate posizioni di potere, e che invece accade ciò perchè si è abili ad adulare al momento giusto e ad allisciare i potenti di turno, stando zitti e non dicendo in pubblico le cose che non vanno.

Un altro subplot è di natura più sottilmente psicologica: è ciò che è accaduto anni prima, quando Miriam e le sue amiche sono state convinte a posare nude e a fotografarle in determinate pose è stato Howard Cromer. Normalmente quando si capisce di aver sbagliato, si chiede che le foto siano distrutte, che siano consegnate a chi ha posato, che i rapporti tra chi ha fotografato e chi è stato l'oggetto della fotografia, si guastino. Invece, nel caso tra Howard e Miriam (e in parte anche con le altre), c'era stata la gioia di aver posato nuda per lui, di aver condiviso l'intimità, nonostante loro fossero ragazze giovanissime e lui fosse già un uomo (con tutto ciò che si sarebbe potuto sussurrare a riguardo). E' un modo per disarticolare i rapporti di convenienza e di buone manietre che dovevano esistere tra ragazze di buona famiglia molto giovani ed il mondo circostante. Lovesey qui sottilmente ( accade soprattutto nel finale) fa fare a Miriam una sorta di confessione, quando dichiara il suo amore per il suo avvocato difensore (conosciuto molti anni prima, quando faceva parte di una società che organizzava conferenze lettararie, e nel cui ambito era nata l'iniziativa delle foto osè) e dichiara di non aver mai amato suo marito, sposato solo per un capriccio giovanile, anche se sempre da lui protetta. Nell'ambito proprio di quiesto strano rapporto non di amore, ma di adulazione, che si trasforma poi anche in protezione per la propria posizione sociale, nasce il piano per salvare Miriam, che è un piano articolato, che vede almeno due persone compiere determinate azioni, che poi Cribb riconoscerà nella loro giusta prospettiva. 

Il terzo subplot è quello che dà il titolo al libro: è relativo alle vicende di James Berry, il boia di stato (che viene contattato in quanto Madame Trudeau, la padrona del Museo delle Cere, ha pensato di dedicargli una statua, accanto a quella della condannata, Miriam Cromer), e di come egli, interessatosi alla vicenda processuale della Cromer, per mettere pace alla sua coscienza, voglia capire se sia innocente o colpevole.

Tutta la vicenda, dico solo questo, potrebbe ad un certo punto condurre al riconoscimento certo dell'innocenza di Miriam, se non venisse scoperto un precedente caso, relativo alla morte di una delle amiche di Miriam, giovane morta mentre era incinta . Proprio questa morte, e quelloche rivela la terza delel amiche compagne di scatti erotici, Lottie Piper, che fa l'attrice di teatro, getta un'ombra sinistra su tutto ciò che Cribb ha scoperto, e allora comincia Cribb a sospettare un'altra verità, più subdola, in cui si inserisce proprio Howard, che a quel punto viene addirittura ricercato per omicidio. Chi sarà l'omicida? Sarà stata Miriam, ad avvelenare la caraffa di vino (ma quando e come)? Oppure è stata la pedina consenziente di un piano elaborato assieme ad Howard  il cui fine era farla franca pur avendo eliminato chi poteva nuocere alla reputazione di entrambi, marito e moglie? Oppure Miriam ha protetto sin dal principio Howard, autoaccusandosi di un omicidio che non avrebbe potuto aver commesso, per via della chiave, sperando nell'assoluzione a seguito di indagine post-giudiziale che avesse voluto evitare di impiccare un'innocente, dopo che un amico avesse portato all'attenzione dell'autorità quella foto rivelatrice riportata da un giornale? E chi ha ucciso Judith, l'indagine sulla cui morte in un primo tempo era stata chiusa con il verdetto, incidente? E perchè? 

La soluzione di Cribb mette tutte le tessere al loro posto, in questo fenomenale romanzo.

Pietro De Palma