No, non è un errore.
Molti, apprestandosi a leggere questo articolo, potrebbero pensare ad
un errore, vedendo l’immagine correlata all’articolo. E invece non è
così, per strano che possa essere. Persino Mauro Boncompagni, qualche
giorno fa, pur dichiarandosi non collezionista di Urania, era dubbioso
che su un volumetto Urania si fosse potuto pubblicare un racconto di
Hoch. D’altronde Hoch aveva anche scritto tre romanzi fantascientifici.
Ma questo non è un racconto di tale genere. Eppure è vero che sia stato
collocato su un volume Urania! Anch’io qualche tempo fa non ho creduto
ai miei occhi, quando ho saputo che era contenuto nel numero 992 de I
Capolavori Urania, dal titolo “La ragione dei granchi” di M.Elder. Anzi,
per strano che possa essere, è stata l’unica edizione italiana di
questo famosissimo racconto (non famosissimo in Italia anzi praticamente
sconosciuto, ma famosissimo nei paesi anglosassoni).
Il racconto in questione, tradotto da Vittorio Curtoni, è “La stanza oblunga”. Il racconto originale, The Oblong Room, pubblicato non su EQMM, la rivista su cui furono pubblicati circa 450 racconti di Hoch per oltre trent’anni, ma su The Saint Mystery Magazine, nel luglio del 1967, vinse nell’edizione 1968 dell’Edgar Allan Poe Awards promossa come sempre dal MWA, il premio per The Best Short Story.
Non è una storia fantascientifica, e quindi si potrebbe obbiettare
sulla collocazione. Tuttavia, la soluzione trascende l’umanità, è una
soluzione che direi metafisica, e forse per questo si pensò di
pubblicare il racconto su un volumetto di Urania.
Fatto sta che il racconto di Hoch, diversamente da quello che a prima
vista si potrebbe pensare, non tratta affatto una Camera Chiusa o un
delitto impossibile, ma un delitto punto e basta; semmai è la soluzione
che per quanto sbalorditiva possa essere, è l’unica vera.
Il Capitano Leopold accorre assieme al Sergente Fletcher, chiamato a
risolvere il caso, in una università non meglio precisata: Tom McBern ha
ucciso Ralph Rollings suo compagno di stanza. Frequentavano entrambi il
secondo anno, e che andassero d’accordo è testimoniato dal fatto che
avevano chiesto di continuare a condividere la stessa stanza. Perché
allora Tom ha ucciso Ralph?
Perché che sia stato lui ad ucciderlo non c’è ombra di dubbio: la
vittima è stata trovata uccisa da due pugnalate, nel suo letto, nella
sua stanza, di forma strana, oblunga. Una camera spartana: due letti,
due armadi, due comodini, due scrivanie, due sedie, tutto esattamente
uguale, ed una grande finestra che si affaccia sul panorama:
nient’altro. La stanza è stata trovata chiusa dall’interno, con Tom che è
rimasto quasi un giorno intero, 22 ore, in compagnia del cadavere
dell’amico, senza che dicesse nulla a nessuno. La circostanza
dell’omicidio è stata scoperta solo per l’insistenza di un loro compagno
di corso, tale Bill Smith che insospettito perché i due non si erano
fatti vedere il giorno prima a lezione perché a dire di Tom erano
febbricitanti, e neanche in quel giorno, aveva detto che avrebbe chiesto
aiuto e solo allora Tom aveva aperto la porta, presentandogli la scena
del delitto.
Rimane un mistero per quale motivo Tom abbia ucciso Ralph. Il
Capitano Leopold, che conduce l’interrogatorio, pensa che i due possano
essere venuti in contrasto per una ragazza. In effetti, messo alle
strette, Bill confessa che una che usciva con ambedue c’è: è una tale
Stella Blanting, di vent’anni, come lo è Tom e come lo era Ralph.
Interrogata, Stella rivela che era uscita dapprima con Ralph, ma poi,
non volendo più trattarlo, era uscita qualche volta con Tom. Uscita
assieme non significa che ci aveva fatto sesso. Significa che aveva
voluto conoscerli. Stella rivela che era rimasta spaventata dal primo:
emanava un’aria malvagia, malsana. Tom era diverso, ma era totalmente
soggiogato dal primo.
Leopold vuole vederci chiaro.
Erano omosessuali? No.
Intrattenevano una sorta di relazione sadomasochista tipo schiavo-padrone? No.
E allora?
La verità uscirà dalle labbra di Tom, messo alle strette. Una verità
sconvolgente: i due avevano un rapporto mistico, è come se Ralph avesse
avuto una sorta di potere della mente e dello spirito su Tom, ne avesse
soggiogato la volontà, essendo diventato l’altro il suo discepolo e lui
il suo maestro, condividendo una specie di credo religioso.
Ma allora perché Tom ha ucciso Ralph?
La verità lascerà a bocca aperta, e spiegherà il perché dell’attesa e anche della forma della stanza.
A ben donde, Edward Dentiger Hoch vinse l’Edgar per questo racconto: è un vero capolavoro!
Innanzitutto l’incipit:
“Il caso fu competenza di Fletcher sin dall’inizio, ma quando
arrivò la telefonata, il capitano Leopold uscì in auto con lui. Sembrava
una storia già chiusa, con l’unico sospetto letteralmente trovato a
vegliare la vittima, e, in una giornata noiosa, Leopold pensò che fare
un salto all’università potesse essere piacevole.
Lì, lungo il fiume, gli alberi avevano già il colore dell’autunno, e nel
parco, a tratti, il fumo che si alzava dalle foglie che bruciavano
oscurava la strada. Per essere autunno, il giorno era caldo, assolato.
Un giorno poco adatto a un omicidio (pag.134).
Gli alberi che hanno il colore dell’autunno, già fanno presagire
qualcosa: non si è in inverno, una stagione legata al buio e al freddo,
ma in autunno, una stagione che è a metà, che morta l’estate, veglia
l’arrivo dell’inverno. La veglia è il motivo del racconto; e del resto
di veglia si parla chiaramente in questo incipit, quando si dice che il
sospetto era stato trovato a vegliare la vittima.
Perché vegliarla?
E perché la stanza e la sua forma sono importanti? Perché? Lo dice
Tom nella sua confessione al Capitano Leopold, a pag. 142, della
traduzione italiana: “Avete mai riflettuto su questa stanza, sulla
sua forma? Ralph diceva sempre che ricordava un racconto di Poe, La
cassa oblunga. Lo conoscete? La cassa era su una nave, e ovviamente
conteneva un corpo…”. “E questa stanza era la bara di Ralph?”. “Sì”.
La stanza oblunga, rifacendosi al racconto di Poe, ricorderebbe per
Ralph una bara. Loro vivono e dormono in una bara. Quindi la veglia a
cosa può alludere se riferita ad un rapporto mistico, o di esperienza
religiosa?
Il racconto è un crogiuolo di trovate, di allusioni, di citazioni. Ed
è triste. E nello stesso tempo è un altro riferimento ad una realtà,
che in America molte volte ha prodotto le sue vittime: quella delle
sette mistiche, in cui il sacerdote plagia i fedeli, già raccontata in
altri romanzi polizieschi (ricordiamo “Morire d’estasi” di Ngaio Marsh).
L’incedere è lento, come quello di una processione. Solo che alla
fine non c’è la statua del santo o della Vergine, ma un omicidio, non
voluto ma richiesto: un omicidio, il sangue, il prezzo per
qualcos’altro.
E se Ralph lo si vede come una specie di messia per Tom, a cosa mai potrà alludere la veglia accanto al cadavere dell’amico?
Se non avete capito, non vi resta che procurarvi il volumetto Urania
(un’impresa!) e leggerlo. Ringrazio Mauro Catoni, mio caro amico e
collezionista anche di fantascienza, per avermelo messo a disposizione.
Pietro De Palma
Natale è vicino!
Tre settimane ci separano dalla fatidica data, che non è solo religiosa, ma anche mondana, fatta di cene, di partite a carte interminabili, di incontri con parenti e amici, di bambini festanti, di dolciumi e leccornie. E tra l'altro, cosa ci ricorda il Natale, oltre ch ela gioia di stare al calduccio insieme a chi vogliamo e ci vuole bene? I regali !
Questo Blog non vi consiglierà patè o creme di bellezza o altro, ma libri, sani libri.
Tra quelli che voglio consigliare per il prossimo Natale, vi è un Dizionario firmato da Stefano Di Marino: "Guida al Cinema di Spionaggio".
Fresco di stampa, ecco che mi è arrivato questo "malloppone", come lo definirebbe Fabio Lotti: 512 pagine, numerose illustrazioni, recensioni dei singoli film ma anche una guida critica al genere.
E chi meglio di Stefano Di Marino, forse l'autore più prolifico nostrano di Spy ed Action, l'icona vivente di Segretissimo, che ha sostituito nell'immaginario dei lettori nostrani, il suo Professionista a Nick Carter, SAS, OSS 117 e James Bond, può mettere mano ad una guida del genere spionaggio cinematografico ?
Scorrendo le pagine, si nota quella che è la caratteristica peculiare di questo Dizionario: se cercate, un volume con le classiche schede, ognuna per film, questo libro non fa per voi; questo è altresì una Guida, e come tale, associa una dotta trattazione del genere dalle origini ai tempi nostri, passando per i vari sottogeneri (cinema di spionaggio bellico, guerra fredda, scenari geopolitici diversi, cinema di spionaggio contemporaneo) e mischiandolo, meglio associandolo,a quei films che ne abbiano esaltato le caratteristiche, giungendo addirittura a fornire per i neofiti una guida essenziale formata di 10 films fondamentali e 10 libri fondamentali, che a detta dell'autore possano istradare il più riottoso e il più ignorante dei lettori, desideroso altresì di sondare terreni inesplorati.
Volete sapere chi sia Jason Bourne e quali films sono ad oggi ne costituiscano la resa cinematografica, e se vi siano dei spin off della serie? Beh qui trovate tutto, anche se non posso pensare che non ci sia appassionato di cinema che ignori chi sia Jason Bourne , associato a Matt Damon!
E non posso assolutamente pensare che ci sia qualche tipo che non sappia chi sia James Bond e quali attori l'abbiano interpretato. Ma state sicuri che qui c'è tutto! C'è anche George Lazenby, e il suo Al Servizio di Sua Maestà (1969), l'unico 007 che il pubblico non ricorda mai, perchè al tempo fu un parziale flop, ma che valutato oggi, è forse uno dei migliori 007 in assoluto ed è l'unico che si riallacci in maniera stretta allo 007 di Craig, quello dei nostri tempi, per la morte dell'amata di 007 di cui nei film con Sean Connery, Roger Moore, Timothy Dalton e Pierce Brosnan, non vi è proprio traccia.
Non conoscete I cannoni di Navarone? O Funerale a Berlino ? o Il giorno dello sciacallo (non quello con Bruce Willis ma il primo, con Edward Fox)? I tre giorni del condor? o anche Il terzo uomo? Notorius ? L'uomo che sapeva troppo ? Non è possibile!
C'è sempre tuttavia qualcuno che non abbia visto almeno qualcuno di questi films. Ebbene in questa trattazione, ognuno dei soggetti viene trattato, e se il film è tratto da un romanzo, si parla ovviamente prima dell'opera narrativa e poi della sua trasposizione filmica.
Insomma un ottimo Dizionario del genere, e quindi un ottimo regalo se per esempio lo si voglia regalare ad un appassionato di cinema che voglia allargare le proprie conoscenze.
Ma anche semplicemente un modo per sapere di più.
Pietro De Palma
Avevo detto che però questo discorso
vale per romanzi polizieschi di marca anglosassone. Infatti in America,
dove vale il discorso del “self made man”, se vogliamo un principio
democratico per eccellenza (non vale l’origine della famiglia, non vale
il ceto e il censo originari, ma solo la voglia di mettersi in gioco e
di lavorare), il personale di servizio entra in parecchie trame: come
non ricordare il cuoco privato che prepara succulenti manicaretti a Nero
Wolfe e che si trova menzionato in tutti i suoi romanzi? Come non
ricordare il maggiordomo filippino, che si trova menzionato in molti
romanzi di Ellery Queen?
Beh, nel romanzo che mi accingo ad
analizzare, di personale di servizio ce n’è ad ufo; anzi, si potrebbe
dire che questo è il romanzo in cui i domestici non sono soggetti di
cornice, ma hanno una propria valenza nella trama.
Il romanzo comincia quando Josephine
Galt, la segretaria della Signora Violetta Pine ( una esponente della
ricca borghesia che vive una vita dispendiosa, pur non avendo più
cospicue sostanze che la possano legittimare), entrando della residenza
di New York, trova seduto ad una panchina di marmo nell’atrio della
casa, Horace Worthington, detentore di un grandissimo patrimonio, che è
fidanzato della figlia di Violetta, Jane. Horace tuttavia, che sta
seduto in una posa ben strana, con una mano infilata nella tasca della
giacca ed un altra stretta alla panchina, come se fosse sul punto di
alzarsi, è rigido come una statua: morto stecchito. Ai suoi piedi vi è
una pistola, ed una ferita, come rivela del sangie raggrumato, è nel
mento.
Pur essendo certa della morte del tipo,
la segretaria và a cercare aiuto e lo trova in un medico, in quei
paraggi, il dottor Selby, il quale dopo aver esaminato il cadavere,
prima formula una ipotesi di morte avvenuta almeno sei ore prima, poi ne
formulerà un’altra più sorprendente.
Fatto sta che, sulla base dei primi
rilievi, lì Horace si è ucciso (ma perchè poi l’avrebbe fatto se non
aveva problemi anzi era in procinto di convolare a nozze con uno dei
partiti più antichi e blasonati della zona) oppure lo è stato; e questo,
pone in rilievo gli alibi di coloro che avrebbero potuto utilizzare
quella casa, quindi coloro che liberamente ne potevano disporre:
Violetta Pine e i suoi familiari. Il bello è che apparentemente tutti
sarebbero a parole esclusi dalle indagini della polizia, ma poi, in
realtà, tutti ne sono, in un modo o nell’altro, interessati: il figlio
Arthur, nullatenente ed ubriacone, non si sa cosa abbia fatto di
mattina, tanto che maggiordomo Plymouth e madre gli intimano di deporre
di essere stato sulle colline; Jane, sarebbe in qualche modo coperta
dall’amica Selene Lane, di altra famiglia altolocata, perchè avrebbe
dormito a casa sua e sarebbe stata sempre con lei: Violetta, sarebbe
stata al suo parrucchiere (ma poi perchè sarebbe andata a New York,
quando nella sua città vi è una succursale che questo grande centro di
coiffure? E perchè per di più vi sarebbe andata da sola e con una
macchinetta, quando poi normalmente non guida e lascia l’incombenza
all’autista personale?). Tuttavia la signorina Galt, prima di andare a
chiamare qualcuno, ha trovato, sulle scale che portano dall’atrio al
primo piano, un piccolo diamante, sfuggito a qualcuno, e di cui non fa
menzione alla polizia, consegnandolo poi alla sua padrona.
Tuttavia, qualcuno a casa Pine, non è
convinto delle deposizioni fatte alla polizia. E’ il cameriere personale
di Arthur, Spotwood, che ha trovato nelle tasche del suo padrone, più
sbronzo che mai, una spilla d’oro su cui sono incastonati dei diamanti,
anche se ne manca uno. Di chi sarà mai tale spilla? Spotwood vuole
ricavarne qualcosa, in quanto è furbo e ha compreso che il giovane
nasconde dei segreti che non vorrebbe fossero resi noti, e quindi pensa
al ricatto. Ma poco tempo dopo, in una sera in cui ulula il vento, il
mare si scontra sulla scogliera e piove furiosamente, convocato in un
appuntamento sulla scogliera su cui si affaccia la dimora dei Pine,
viene ucciso.
La casa piomba nel caos. Metà dei
domestici si autolicenziano, e quelli che rimangono, per esempio la
cameriera privata della padrona di casa, Ruth, si sentono male: Ruth
rimane sotto shock e necessita delle cure mediche, presso la casa del
padre, il farmacista di Oldhampton, la città dove avvengono questi
luttuosi avvenimenti.
Oramai, il tenente Valcour è sicuro
della colpevolezza di qualcuno in quella casa, e sia lui, che il
sergente Stirling – che si occupa delle indagini sul posto, in quanto
esse sono fuori della competenza territoriale di New York dove opera
Valcour – pensano che per forza qualcuno della casa debba essere stato, e
in particolar modo chi durante il giorno non lavora, a recarsi a New
York e uccidere Horace.
Horace aveva fatto testamento ed aveva
nominato la fidanzata sua erede universale, cosa che la rende la prima
dei sospettati: potrebbe essere stata lei la proprietaria di quella
spilla: Selene quindi la starebbe coprendo.
Anche Arthur è sospetto, perchè non sa o comunque non vuole dire, dove abbia passato la mattinata.
E infine la signora Pine, che è sospetta
oltre che per il suo viaggetto segreto a New York: il dottor Selby,
sulla base di numerosi libri di medicina presenti nella biblioteca della
dimora, sospetta di lei: secondo lui, avrebbe potuto sapere della
eventualità che il midollo allungato, leso irreparabilmente con una
morte violenta, abbia determinato una rigidità cadaverica
pronunciatissima, come quella che si verifica normalmente almeno sei ore
dopo la morte, e che si è verificata nel caso di Worthington.
Il dottor Selby, innamorato di Jane e
ricambiato, vorrebbe che la fidanza ta si barricasse in casa, tanto più
che lei, imbeccata da lui, afferma di voler rifiutare l’eredità di
Worthington, causando l’ostilità della madre che quei soldi li agogna
eccome, e per essi ha consegnato la figlia al pretendente, solo per
assicurare al figlio imbelle una vita di comodi.
Sarà Arthur il perno della vicenda e su
di lui Valcour giocherà la sua partita, scoprendo i suoi segreti, e
inchiodando alle sue responsabilità, in un drammatico finale, l’omicida ,
che il giovane inconsciamente ha coperto sino a quel momento. Dopo aver
tentato di uccidere Valcour propinandogli del latte avvelenato,
l’omicida per non finire sulla sedia elettrica, a sua volta si
avvelenerà mortalmente .
Penultimo romanzo della serie incentrata sul tenente Valcour, cominciatata nel 1929 con Murder by the Clock, Crime of Violence
(1938) rinuncia a quelle atmosfere rarefatte e marine cui alcuni suoi
romanzi ci hanno abituato. E’ come se King seguisse due strade ben
distinte: la prima è quella dei delitti in ambienti definiti, chiusi,
che si svolgono in ambienti in cui si muovono esponenti della
jet-society o della ricca borghesia; la seconda, quella delle sue
ambientazioni marine, a bordo di velieri, yacht e quant’altro. Tuttavia
non deve credersi che i filoni si approssimino a obiettivi diversi: il
delitto è proprio sempre delle classi medio alte, e gli spazi in cui
avvengono sono sempre estremamente delimitati. Anzi, nel caso dei casi a
bordo di navi, qualcuno ha parlato persino di una comunanza di
situazioni afferenti al sottogenere delle Camere Chiuse (anche se in
termini stretti non lo sono) perchè la nave è circondata in ogni
direzione dal mare: è come una casa circondata dalla neve: nessuno può
scappare in mare senza che non lo si veda.
Tuttavia, se proprio vogliamo essere
sinceri, non è che questo romanzo sia proprio lontano dal tema del mare:
infatti la casa sorge sulla spiaggia e il mare è spesso citato della
trama. Alcuni hanno posto in rilievo come questo romanzo anticipi i
racconti scritti nell’estrema stagione creativa di King, ambientati
sulle spiagge della Florida.
Caratterizzato dalla presenza, tra i
personaggi di rilievo, di camerieri, maggiordomi, cameriere, ex
governanti, il romanzo non tradisce le aspettative e presenta, come
nella migliore tradizione del romanzo poliziesco (Rufus King segue
pedissequamente le Regole di Van Dine), un assassino assolutamente fuori
della norma e assolutamente inaspettato, che però è lì ed è presente
fin dalle prime pagine: King non imbroglia mai il lettore e l’assassino è
sempre presente, è uno dei personaggi della storia.
Mike Grost eccepisce sulla scelta dell’assassino da parte di Rufus King: per lui si tratta di “an implausible and poorly clued choice of killer”.
Il giudizio di Mike, che è assolutamente legittimo, è tuttavia da
mettere in relazione con l’ambientazione di solito utilizzata nei
romanzi del tempo: egli non tiene conto di molti aspetti, tra cui
soprattutto che questo è un romanzo limite, un romanzo unico, in cui
tutti, ma proprio tutti, le persone che operano all’interno della casa
sono sospettabili.
Anche qui, la tensione viene sviluppata,
come in altri romanzi, con i vecchi procedimenti ed escamotages degli
scrittori degli anni ’20, ossia gli eventi naturali: la bufera di
pioggia, la notte, il vento che ulula; la differenza tra il il buio
presente all’esterno della casa di sera, ed il buio procurato dal fatto
che chissà perchè qualcuno ha manipolato le lampadine, etc. etc. E anche
qui c’è il ricorso a quelle motivazioni, a quei moventi segreti di cui
Agatha Christie ha fatto ampio ricorso nei suoi romanzi: matrimoni
segreti, segreti inconfessabili, gravidanze nascoste, che nella società
degli anni ’20 e ’30 costituivano uno scandalo, in quella odierna
farebbero ridere (o quasi).
Devo dire in tutta sincerità che il
romanzo mi è molto piaciuto, proprio per come Rufus King riesce con i
tratti più evidenti della sua arte narrativa, ad instaurare il sospetto
(questo il suo marchio di fabbrica più originale) tra tutti i
personaggi o quasi, perchè scoprire il colpevole costituisce sempre uno
shock, e qui lo è più degli altri: si può senz’altro attribuirgli la
paternità del secondo omicidio, ma il perchè abbia ucciso Horace è
spiegato solo nelle ultime pagine. E prima che l’ipotesi finale sia
stata sciorinata, altre ipotesi altrettanto plausbili sono state
concepite e rese evidenti, così da disorientare il lettore, anche il più
attento. I sospetti sono tanti. Si arriva persino ad inserirvi il
dottor Selby: per quale motivo si accanisce con pervicacia nei confronti
di Violetta Pine, attribuendole la possibilità dell’omicidio di Horace,
sulla base dell’esistenza in casa di testi di medicina che descrivono
proprio quello che si è verificato nella realtà? Potrebbe farlo anche
per togliersi lui dal novero dei sospetti: e se infatti si trovasse lì
fuori dalla casa non per caso ma perchè ne era uscito poco prima? E se
l’assassina è la governante che ha simulato di trovare la vittima ed
invece l’ha assassinata (ma per quale motivo?) ? E se invece è stato
Arthur ? E’ il solo di cui non si sappia cosa abbia fatto durante la
mattinata. E se invece sono state Jane o Selene? Si sarebbero coperte a
vicenda! E se invece è stato il maggiordomo Plymouth, erede delle
tradizioni della casa? E se invece è stata Violette, di cui non ci si
spiega la vacatio segreta a New York?
Fatto sta che i sospetti sono tutti, e
questa volta riguardano anche il personale di servizio: si arriva
persino a sospettare di Ruth (la cameriera personale di Violetta), di
Belting (il cameriere di Casa Pine), di Plymouth, l’irreprensibile
maggiordomo.
Ma il dubbio principale è uno solo.
Emerso inaspettatamente nelle prime
pagine, rimarrà per tutta la durata del romanzo, e quando sarà stato
risolto, si riuscirà a scorgere meglio l’uscita del tunnel: di chi è il
brillante trovato sulle scale della casa?
La soluzione è totalmente spiazzante e
risolve tutti gli interrogativi, e ci consegna un assassino
assolutamente inaspettato, scaltro, che ha ucciso non premiditando
l’azione, ma come extrema ratio, e comunque sia ha saputo raggirare i
presenti e soprattutto Arthur, con abilità consumata.
Il romanzo possiede delle affinità con
altri romanzi dello stesso autore. Pur non esistendo qui qualsiasi
riferimento slavato a personaggi gay (più di uno, tra cui il
sottoscritto, ipotizza che King fosse gay), tuttavia alcuni tratti
possono farci intravedere tale caratteristica:
il modo come King descriva la decadenza
di Arthur (attribuita anche a diversi altri personaggi in altri romanzi)
anche attraverso la descrizione del suo abbigliamento e di come esso si
discosti, da quello del periodo, usato prevalentemente dai rampolli
delle famiglie della media borghesia americana;
il modo come egli descriva i personaggi
maschili (per esempio il dottor Selby) palestrati e muscolosi, quasi
fossero i perfetti esemplari maschili dei college americani.
Anche il subplot incentrato sulla causa
di morte, pur essenso assolutamente originale, ha delle affinità con i
subplots delle storie che King scriverà basandole sui casi medici del
dottor Colin Star.
Infine un’altra affinità con altri romanzi è data dall’esistenza di hidden relationship (abbiamo detto caratteristica anche di altri romanzieri come Agatha Christie).
Un affascinante romanzo, in ultima analisi.
Pietro De Palma