domenica 28 luglio 2019

Agatha Christie: Il segreto di Greenshore. Genesi di un capolavoro


Anni fa, John Curran, un celebre studioso di Agatha Christie, ritrovò i famosi taccuini su cui” La regina del Delitto” annotava le genesi e gli sviluppi (e anche gli aborti) delle sue opere.
Innumerevoli sono state le sorprese di cui ci ha dato gli estremi, in due sue opere, una dopo l’altra: prima Agatha Christie’s Secret Notebooks,  2009; poi nel 2011, Agatha Christie’s Murder in the Making. In Italia, nel 2010, la Mondadori ha pubblicato il primo saggio col titolo Quaderni Segreti di Agatha Christie : nell’officina della signora del giallo, e aveva in un primo tempo annunciato la pubblicazione in italiano anche del secondo volume di Curran, progetto poi abortito nel corso degli anni. I due volumi di Curran  erano andati talmente a ruba, che lui  qualche anno fa li ha poi riuniti in uno solo : Agatha Christie’s Complete Secret Notebooks, rimettendolo in vendita.
Le scoperte di Curran sono tali e tante che invito i miei lettori e scoprirle nel saggio conclusivo in inglese. Tuttavia, nel 2011 pubblicai un articolo sul mio blog storico, in merito al primo dei due saggi, quello pubblicato da Mondadori: https://lamortesaleggere.myblog.it/2012/10/09/uno-studio-importantissimo-su-agatha-christie/.
Tra le varie scoperte, forse la più esplosiva è stata quella della riscoperta di un racconto della Christie perduto, un racconto che non figurava nelle varie raccolte di racconti di Poirot: Il Segreto di Greenshore (Hercule Poirot and The Greenshore Folly).
Pubblicato da Mondadori per la prima volta nel 2015, è un’opera ibrida: non è un romanzo né un vero e proprio racconto di poche pagine, ma un lungo racconto o romanzo breve. Questo difetto di fattura, ebbe la sua importanza non da poco nel sortire l’insuccesso dell’opera che fu mal digerita dal magazine che avrebbe dovuto pubblicarla a puntate. E perciò Agatha Christie pensò bene di farne un altro, partendo da questo.
Perché questo accanimento, diremmo noi ? Perché nel novembre del 1954, Edmund Cork della Hughes Massie, agente della Christie, aveva scritto, per conto della sua assistita, al Diocesan Board of Finance di Exeter, comunicando che la Christie avrebbe voluto ammirare una nuova vetrata colorata e istoriata nel coro della “St Mary the Virgin Church di Churston Ferrers, dove la scrittrice andava a messa”, e per questo avrebbe scritto un racconto con i cui proventi si sarebbe realizzata l’opera. Aveva anche scelto artista e disegno, e quindi si era messa all’opera, sortendo però per la lunghezza dello scritto le perplessità degli editori. Il fatto è che le sue opere sovente, pubblicate sui Magazine, erano un formidabile strumento di pubblicità, perché, adorate dal pubblico, potevano essere inframmezzate da reclamé di ogni genere. E per questo venivano tagliate anche corposamente, perché si adattassero ai formati giornalistici (questo tra l’altro spiega il perché tra la prima edizione inglese a puntate e quella in libro per il mercato americano, esistessero così tante differenze, riscontrabili ancor oggi).
Pertanto, il racconto venne ritirato dalla Christie, motivando il tutto che il racconto, per la sua considerevole lunghezza, sarebbe stato un ottimo canovaccio per la realizzazione di un romanzo, mentre il racconto da scrivere ex-novo, pur avendo in comune “La Follia”, avrebbe avuto un titolo diverso (anche per ragioni legali). Così venne appontato un nuovo racconto, con protagonista non più Poirot, ma Miss Marple, Greenshaw’s Folly (La follia di Greenshaw), che poi fu inserito nella raccolta The Adventure of the Christmas Pudding and a Selection of Entrées (L’Avventura del dolce di Natale e altre storie). Mentre il racconto lungo originario, Hercule Poirot and the Greenshore Folly, servì per la realizzazione di Dead man’s Folly nel 1956: La sagra del delitto.
In sostanza quindi : Hercule Poirot and the Greenshore Folly è la prima versione accorciata di Dead man’s Folly, considerando che ben poche cose cambiano dal racconto al romanzo, mentre Greenshaw’s Folly è un racconto a sé che ha in comune con entrambi gli altri scritti The Folly, La Follia, cioè un’enorme sgraziata villa, che ne diventa il comune denominatore.
Greenshore, Greenshaw..due nominativi falsi ne evocano uno vero. Infatti la casa di villeggiatura dove la Christie passava l'estate era a Greenway, nel sud del Devon. Come racconta Matthew Prichard, uno dei nipoti della Christie nella prefazione a Greenshore, l'ambientazione di Sagra faceva riferimento ad una vera, e quindi anche quelle di Greenshore e Greenshaw, mentre tutto il resto era inventato.
Il racconto con Poirot è una sintesi del plot del romanzo. Comunque sia la trama è nota e la dico in pochi righi: Poirot viene chiamato a Nasse House (cambia solo il luogo della storia) dalla sua amica Ariadne Oliver incaricata di realizzare una Caccia all’assassino. Ariadne è perplessa perché certe cose che sono state cambiate nel suo programma, le hanno dato il presentimento che qualcuno l’abbia usata per uno scopo più sottile: uccidere davvero qualcuno. Lei e Poirot cominciano ad investigare. La Follia è una Villa Monstre, una sorta di sintesi di più stili diversi, sita nella proprietà dei Folliat, un’antica casata decaduta, di cui rimane viva l’ultima discendente, rimasta senza figli, entrambi morti in guerra. La donna, che aveva la tutela di una ragazza povera ma di ottima famiglia, l’ha maritata con un facoltoso proprietario terriero, John Stubbs. La donna è alquanto ingenua e povera di spirito, con uno spirito fanciullesco, quasi. Scompare quando viene annunciato l’arrivo di suo cugino dall’Argentina, che lei definisce malvagio. La scomparsa della donna fa pendant con la scoperta del cadavere che non era quello che era stato previso in origine dal programma della festa: è una ragazza, una boy scout, che è stata davvero strangolata. Aveva raccontato a Poirot poco prima che suo nonno, un vecchio con non tutte le rotelle a posto, le aveva detto di aver visto tempo pima il corpo di una donna nel bosco, che poi era sparito. Le indagini non potano a nulla, finchè Poirot non scopre che il vecchio custode, morto per incidente ma che egli sospetta sia stato ucciso, è proprio lui il nonno della vittima. Da questa ammissione Poirot formula la sua storia, e cattura un assassino spietato e astuto.
Questo il plot in sintesi de La sagra del delitto e di Il segreto di Greenshore.
Il racconto, vergato invece in sostituzione del secondo, pur avendo in comune La Follia, cioè un edificio monstre pacchiano, è completamente diverso. Ed è in sostanza un racconto con delitto impossibile, la cui soluzione se vogliamo è affidata tutta alla genialità della vecchia zitella, scendendo un po’ dal cielo anche se gli indizi ci sono, anche se abbastanza indefiniti.
Raymond West, il nipote di Miss Marple, ed un suo amico Horace Bindler, sono alla ricerca di mostruosità architettoniche. Per quello Raymond porta l’amico architetto a vedere la Follia di Greenshaw, una enorme dimora vittoriana di gusto assai discutibile. Mentre stanno osservandola, essendo anche penetrati in una proprietà non loro, incontrano la vecchia Greenshaw, l’ultima discendente della famiglia che pensa che Horace sia un poliziotto, e poi chissà perché. Mentre  due stanno parlando della villa con lei, la Greenshaw chiede loro di fare da testimoni per la firma del suo testamento: ha pensato di donare tutto alla sua governante, Sig.na Cresswell, così ha il pretesto per non pagarle lo stipendio e per di più assicurandosi così la sua fedeltà sino alla sua morte. Una gran bella pensata! I due appongono la loro firma sul testamento che poi la Greenshaw inserisce in un libro.
Raymond torna a casa e racconta tutto a sua moglie, alla nipote di lei Louise Oxley e a sua zia. L’unica cosa che Miss Marple osserva tuttavia è sulla credenza che Bindler fosse un poliziotto. Per quale motivo?
Qualche giorno dopo, ricevono una richiesta da casa Greenshaw: la signora chiede qualcuno per occuparsi  delle sue memorie in diari; Raymond propone la Oxley, e nonostante le sue perplessità perché sa che la signora Greenshaw è alquanto tirchia, apprende che la ragazza è stata non sono assunta ma anche con un contratto molto vantaggioso. Tanto che comincia il suo lavoro l’indomani.
Nei giorni che passano, oltre ad aver parlato con la Sig.ra Greenshaw all’inizio, non vede più nessuno se non la Sig.na Cresswell che alle 11,30 di mattina porta il caffè con i pasticcini, e di sfuggita talora Alfred, il factotum, che è sempre mal digerito dalla Crosswell. Fino a quando accade la tragedia. Dopo che ha ricevuto i pasticcini e il caffè, sporgendosi fuori dalla finestra, vede la sig.ra Greenshaw con l’abito consueto: vestito a fiori e cappello di paglia, intenta a estirpare le erbacce dalle aiuole. Il tempo di vederla lavorare e..qualche minuto dopo, ne sente le urla, e la vede barcollare con infissa una freccia nel collo. Entra in casa e stramazza a terra facendo cadere per terra ad es. il servizio di Sévres.
La sig.na Oxell  vorrebbe andare a prestarle aiuto ma si avvede che la sua stanza è chiusa a chiave e così pure le dice la sig.na Crosswell. Chiamano aiuto e compare un poliziotto imbranato, che non sa cosa fare. Poi dopo un tempo interminabile arrivano un vero ispettore ed un sergente di polizia, che annunciano la morte della signora.
Dalla testimonianza di Louise Oxell, emerge che la signora è stata uccisa con una freccia alle 12,25 e ha pronunciato le parole:  “Colpita... lui mi ha colpita... con una freccia... cercate aiuto”. Quindi..un assassino maschio. Ma i soli maschi sono Alfred, che era al Pub e ci sono molti che lo possono confermare e stessa cosa per il nipote. Per di più Louise e la Cressweell erano chiuse dal di dentro in stanza e la cosa è stata appurata dalla polizia. Morale della favola: c’è la vittima ma dell’assassino nessuna traccia, perché tutti quelli che sarebbero potuti essere l’assassino, hanno degli alibi a prova di bomba. Soprattutto Alfred, che è membro di un club di tiro con l’arco e arciere abilissimo.
Così, Miss Marple per smontarli, deve necessariamente guardare l’omicidio da una diversa prospettiva ed azzardare che chi Louise ha visto barcollare con una freccia non fosse la vera signora Greenshaw, che invece è stata uccisa dopo. E che il poliziotto che Louise aveva visto arrivare sulla scena del delitto, non fosse un vero polizotto ma una comparsa, il complice di qualcuno e magari l’assassino.
Uno però della cerchia dei sospettati.
Miss Marple, elabora una teoria che chiarisce tutti i punti, primo fra tutti l’omicidio impossibile, ricostruisce la vera identità di Alfred, vero erede di Greenshaw al posto della Crosswell (c’è un secondo testamento che invalida il primo), e inchioda gli assassini anche sulla base delle erbacce strappate dalla tizia china sulla aiuola. Colpo di genio.
Racconto assai arguto, con omicidio impossibile, che scaturisce dal tempo, un vero marchio di fabbrica della Christie (come non ricordare Murder under the Sun ?), e che modifica sensibilmente la collocazione temporale degli alibi, fa uso anche di altri escamotage, tipici del giallo british, primi fra tutti gli scambi di persona e il ritorno dell’erede, che qui è doppio: ce né uno dato per vero che non lo è, ed un altro di cui non si sa nulla che è invece quello vero sulla base della rassomiglianza tra il personaggio in questione ed il soggetto di un vecchio quadro nella casa.





Pietro De Palma









lunedì 8 luglio 2019

Riflessioni su Paul Halter


Con L’Homme que aimait les nuages, terminano gli Halter storici, quelli del tempo di Igor, quelli che Igor portò in redazione tanti anni fa, e che furono, per politiche editoriali rivelatesi alla fine fallimentari, accantonati, per poi essere rivalutati con l’ultima direzione editoriale. Il male comunque è stato arrecato, Igor non c’è più, e non vedo, se davvero si rivelassero alla fine profetiche le ipotesi del mio amico, come la fortuna degli Halter potrebbe conoscere nuovi allori.
Curiosamente, di pari passo con la defenestrazione di Igor da Mondadori, c’è stata la defenestrazione di Halter da Le Masque, fatto non di secondario interesse, perché da quel momento in poi, Paul si è come fermato, dal punto di vista della creazione di trame e di plot, pubblicando libri con iniziative editoriali personali. 
E' una cosa di cui ho discusso con due dei suoi maggiori estimatori: sia Igor che John Pugmire. Entrambi la pensano alla stessa maniera: non essere più pubblicati da una casa editrice esterna, cioè da qualcuno che ha letto il romanzo e ha deciso di pubblicarlo, è un fatto grave, perchè non essendoci più la richiesta su cosa scrivere, traguardi nuovi, si finisce per adagiarsi sempre sulle stesse cose. Questo non significa che tutto quello venuto dopo le masque sia da buttar via: tutt'altro! Significa solo che prima il genio di Halter è stato maggiormente messo alla prova, con risultati eclatanti che da tempo non si vedono. Il suo genio si è fermato. Ma già nell’ambito della sua produzione letteraria si era notato un certo andamento: man mano che scriveva, è indubbio che i romanzi potseriori non avevano, tranne in raqri casi, la stessa potenza evocativa dei primi. Di questo però ne ho parlato altrove.
Comunque sia, il romanzo in edicola, L’Uomo che amava le nuvole, è anche l’ultimo di quelli di cui mi parlò Paul cinque-sei anni fa. Auspichiamo ovviamente che Mondadori, nella persona del suo editor, acquisti i diritti per altri suoi romanzi. Questo è poi altro problema.
In calce a Il gioco del delitto, di Paul Halter, uscito ad ottobre 2018, in un post del 29 di quel mese, la redazione affermava rivolgendosi ad un certo Daniele:
“…@Daniele
Paul Halter stiamo cercando di recuperarlo “in toto”, anche se non è sempre facile acquisirne i diritti
“.
Al che il sottoscritto, due giorni dopo interveniva e dichiarava:
Esatto, @Piero.
Per forza non è facile acquisirne i diritti: i diritti di Halter non vengono trattati tramite gli agenti, perchè è noto che Paul non ha agenti !!!!

Al di là della comica risposta (la redazione risponde a me, ancor prima che io formuli il mio pensiero: evidentemente un errore di immissione), io mettevo in chiaro una cosa importantissima che ai più ovviamente è sfuggita, soprattutto a chi beve letteralmente tutto quello che dichiarano sul Blog, fidandosi ad occhi chiusi delle loro affermazioni: i diritti di Halter non vengono trattati tramite gli agenti, perchè è noto che Paul non ha agenti !!!!
Cosa significa? Significa che finchè Igor era parte della Redazione, visti anche i vincoli di amicizia esistenti tra lui e Paul, era lui in definitiva che se ne occupava, contattando Paul e comprando i diritti (cosa che ovviamente faceva Altieri).
I diritti di cosa? Ma di quei volumi che lui stesso (Igor) aveva portato in Redazione. Volumi suoi, in francese. Diritti per cui Halter, aggiungeva Igor, si è sempre dimostrato molto favorevole a non prendere molti denari, essendo disinteressato dal denaro, ed essendo interessato invece alla vendita dei suoi libri.
Infatti aggiungevo sempre il 31 0ttobre:
E di questo se ne occupava Igor. Fin quando c’è stato lui, libri e diritti si sono trattati. E questi due Halter, quello in edicola a novembre e Nuages, sono gli ultimi di cui trattò lui l’acquisizione per Mondadori,”congelati” al tempo di Altieri e riscoperti dopo. Se non aveste scaricato Igor anni fa, ora sarebbe più facile acquisirne altri. E mi si permetta, non è stata una bella cosa, tanto più che Halter e Doherty sono state sue scoperte e li portò lui in Mondadori. Averlo scaricato quando stava male, non è stata proprio una bella cosa, tanto più che la neuroalgodistrofia di cui è affetto è una malattia autoimmune che si nutre di depressione. E Igor è depresso da quando è stato fatto fuori da Mondadori. Nonostante sia attualmente il maggior esperto europeo di letteratura di genere, e uno dei pochi a livello mondiale. E traduce per di più dall’inglese ma anche dal francese. Bah…
Ok. Igor è andato, da molti anni. E per quanto abbia fatto, parlandone con Lippi buonanima e stimolandolo a parlarne con Magagnoli (cosa che lui fece), il suo ritorno in Mondadori è assai problematico per le sue condizioni. Recentemente io e John Pugmire l’abbiamo convinto con successo a ritornare a tradurre (stavolta dall’italiano all’inglese) ma non so se sarà solo la prima di una nuova serie di traduzioni oppure l’unica. Quindi bisogna parlare come se lui non possa più avere un peso.
Però prima c’era lui, che aveva letto già tutti i suoi romanzi, e lo aveva fatto conoscere in Italia, per cui un metro personale lo aveva di valutazione, che metteva a disposizione dell’Editor per gli acquisti dei diritti. Ma ora, come si farà? Questo è il punto:
chi saprà dare consigli su quali romanzi acquistare e quali invece accantonare per il momento?
Chiedere all’autore mi sembrerebbe alquanto infantile, perché per l’autore tutte le sue creazioni sono interessanti. E allora, a chi chiedere? Esperti di letteratura francese nel Giallo Mondadori non ce ne sono, al pari di Igor, dico. Non so.
Al di là di questo, la redazione nell’intervento, pur ammettendo quello che dicevo io, cioè che trattare i diritti non si può fare con agenti perché Halter non ha agenti, aveva affermato che stava trattando per recuperarlo “in toto”. Cosa significa “in toto”? Significa tutti i titoli con Twist, oppure tutti i romanzi di Halter anche senza Twist? Detto così, si propende ovviamente per la seconda ipotesi. Che farebbe ovviamente esultare tutti i fan di Paul, a patto che…
A patto che ovviamente questa intenzione enunciata avesse avuto un seguito.
Ma…
Qualche giorno fa, ho inviato a Paul le immagini delle copertine, per il suo sito, cosa di cui mi ha ringraziato. E tra l’altro mi ha annunciato che il suo ultimo romanzo con Owen Burns è già uscito in Cina e Giappone (e mi ha inviato alcune immagini, sia di suoi libri, che sue personali) ancora prima di uscire in Francia, cosa che significa molto: cioè che ha molti più lettori nell’estremo est asiatico che non in patria, visto il dietrofront che Le Masque ha fatto sul Mystery da parecchi anni, devastando quella testata (così come aveva fatto Altieri con Mondadori). 




Ma quando gli ho chiesto ( e gliel’ho chiesto due volte) se potesse darmi i titoli di altri suoi romanzi di cui nel frattempo la Mondadori avesse acquisito i diritti, Paul non mi ha risposto.
Nulla.
Significa che ad oggi non è stato acquistato nulla.
Significa che quello che ipotizzava Igor su Facebook l’anno scorso, era purtroppo vero: prima che si possa leggere qualcos’altro, dovrà passare del tempo.
Quanto…non si sa.

Pietro De Palma

P.S.
Ecco quello che poi mi ha detto Paul:  
Bonjour Pietro,Vous avez vu juste concernant Mondadori, ils ne sont pas manifestés ces derniers temps. 
Chi conosce il francese...

giovedì 4 luglio 2019

Paul Halter : L'uomo che amava le nuvole (L’Homme que aimait les nuages, 1999) - trad. Angelo Petrella - Il Giallo Mondadori N. 3180 del 2019


L’Homme que aimait les nuages, è il 21° romanzo di Halter dal suo inizio, e il 14° con Alan Twist, il suo più celebre personaggio. E come molti altri con Twist, propone un delitto impossibile.
Il romanzo si apre con la coppia Twist/Hurst che dibatte sull’assenza di qualche caso stuzzicante, se non fosse per lo strano racconto che Twist ha sentito la sera prima da un giovanotto che ha conosciuto, circa le strane proprietà divinatorie di una ragazza, che, come accaduto altre volte, ha divinato su qualcosa, e in questo caso, sulla morte imminente di un conoscente del giovane, che a ragione è preoccupato.
Il giovane, un giornalista, Mark Reeder, ha una strana passione: è innamorato delle nuvole, che segue di territorio in territorio. Stavolta è capitato a Pickering, dove ha fatto la conoscenza di un certo Cherles Trent, che, al Cigno Nero, l’osteria nella quale è solto essere notato, gli racconta una strana storia: quella di una ragazza, Stella, che, orfana di madre prima e poi di padre, vive con la sua madrina, una violinista.
Stella ha dei poteri tutti suoi:
ha il potere di rendersi invisibile, scomparire davanti a dei testimoni: addirittura la polizia, che aveva circondato il boschetto dove lei suole ripararsi, per mettere fine alle storie si presunte sparizioni, non era riuscita a capire come potesse sparire, giacchè davanti a tutti gli agenti, era sparita: ovvio che poi, gli agenti fossero stati derisi;
ha il potere di divinare, non cose accadute nel passato, ma cose che accadranno: premonizioni;
e ha infine il potere di materializzare monete d’oro da un ammasso di rocce.
Va a finire che Mark conosce Stella, che sembra una fanciulla eterea, tanto da evaporare in un alito di vento, e se ne innamora, ricambiato. E come accade, vuol sapere di più sul suo conto: è lei, che con le sue monete d’oro, ad essere la principale benefattrice della chiesa del villaggio; a Joseph Wilder, un pescatore divenuto amico di Mark, aveva un giorno predetto una pesca miracolosa, e così era avvenuto. Le premonizioni accadono in un modo tutto singolare: nel boschetto, quando si alza il vento, le foglie della quercia, vibrando, trasmettono parole alla ragazza, come nel santuario di Dordona in Grecia.
La ragazza è ancora innamorata del ricordo del padre, morto tempo prima, suicidatosi quando gli affari erano cominciati ad andare male, e aveva venduto persino il vecchio maniero nel quale viveva con la figlia Stella, dopo la morte della madre. Per un tozzo di pane, la sua casa e tutti i suoi ricordi, erano stati acquistati da un certo Usher, un eremita misantropo che nessuno al paese può sopportare, che vive ramingo e solitario nel suo castello. Stella aveva previsto la morte del padre, prevedendo il giorno del suicidio.
Usher è odiato anche dalla ragazza. Pare che ci abbia pure provato con lei.
Per di più conserva maniacalmente le foto della madre di Stella, alla quale pare che fosse legato prima dell’apparire di John Deverell, il padre di Stella.
Twist e Hurst appaiono in scena quando viene vaticinata dalla ragazza la morte del pescatore amico di Mark. Ma prima che muoia lui,  è già morto Charles Trent. E nel giorno prefissato morirà Joseph Wilder. In tutti e due i casi si dice che l’assassino sia stato il vento, che soffia impetuoso sulla scogliera e nei pressi del castello, e che ha provocato la morte di tanti anche nel passato di Pickering. Ma ora pare che la chiaroveggente abbia avuto anche un altro messaggio dall’al di là, in cui si annuncia la morte dopo tre giorni di Usher. Quindi tutti vanno a trovare Usher per metterlo al corrente e vedere di impedire che anche lui muoia: prima Reeder, che non si chiama così ma Reeve ed è legato al passato di Usher, poi Hurst e altri poliziotti.
Ma il giorno fatidico, Usher davanti agli attoniti poliziotti, prima viene strappato da qualcosa di invisibile, e poi precipita dalla scogliera.
A quel punto Twist, spiega la meccanica dei delitti ed inchioda l’assassino, rivelando anche la macchinazione dei falsi annunci divinatori e della produzione di oro.
Mi vien da dire che man mano che Paul Halter ha pubblicato romanzi, la materia narrativa è divenuta meno densa, più fumosa ed impalpabile. In certo senso il vento è la metafora della carriera letteraria di Paul: man mano passa il tempo,  l’inventiva e la fantasia via via son venuti meno, e al posto di quelle trame così bizzarre e terrorifiche, e ancor più…macabre, che caratterizzavano i primi romanzi (La mort vous invite, La Quatriéme Porte, La septième hypothèse, Le diable de Dartmoor, A 139 pas de la mort, L'image trouble, Le Brouillard Rouge, Le Chambre du fou) se ne sono sostituite altre più vaporose, più leggere, da fiaba (Le cri de la sirène, Meurtre dans un manoir anglais, L'homme qui aimait les nuages).
Lo stile è sempre quello di Halter: sa come evocare una certa atmosfera, a seconda dei plot essa è sviluppata in vari modi, ma sempre in modo da generare in chi legge, almeno per un attimo, la compartecipazione alle vicende, per quanto inverosimili esse possano essere. A differenza di Carr, però, queste atmosfere tendono a sparire, perché le storie sono sempre più impalpabili, con il prosieguo delle pagine, mentre in Carr, nei Carr fino agli anni ’40, le atmosfere sono pesanti e grevi, e permangono tali sino alla fine del romanzo. Forse anche per questo motivo, nei Carter Dickson con Merrivale, Carr sentì il bisogno di sgravarle dalla loro stessa materica densità, inserendo delle battute dissacranti, quando non addirittura delle macchiette (come in Patience per esempio).
Anche in questo romanzo notiamo due caratteristiche peculiari di Halter:
la prima è il ricordo dell’infanzia, che è un po’ il suo marchio di fabbrica, ancor più delle camere chiuse, perché ricorre in tutta la storia della sua narrativa: il ricordo di una infanzia perduta, e come nel caso di Stella, la volontà del padre di crearle intorno un mondo pieno di fascino e magia, tanto da farle dimenticare la morte della madre;
la seconda è il soggetto di cui conosciamo una certa identità all’inizio del romanzo, ma che viene poi ribaltata in un’altra, quella vera, tenuta celata per varie ragioni. Questa è una classica caratteristica halteriana, presente in molti romanzi e che ricorre anche qui. Qui però è presente anche un’altra peculiarità, che potremmo definire una sorta di variazione della prima: il cosiddetto “ritorno dell’erede”, una delle caratteristiche del giallo all’inglese: nell’ambito di un certo parco di soggetti, uno può non essere lui, cioè il nominativo che ha dato può non essere quello vero, perché lo collegherebbe ad una certa situazione che vuole tenere celata, quella di una eredità che in qualche nome reclama. Questa è una caratteristica certamente del giallo “British” ma non di quello francese: è evidente quindi che Halter lo abbia ereditato da qualche autore britannico che ha molto amato, cioè Agatha Christie.
L’evento impossibile, cioè l’azione del vento prevista con largo anticipo e poi verificatasi puntualmente, il vento visto come un soggetto attivo, dotato di intelligenza e volontà, tanto da strappare Usher al poliziotto che lo vuole trattenere, è risolto con grande intelligenza e in maniera abbastanza plausibile, tenuto conto che Halter spesso, per risolvere rompicapi assurdi che egli stesso ha creato, finisce talora per arrampicarsi sugli specchi e far perdere alla sue soluzioni di plausibilità, come per es. in Cri. Però è anche da tener presente che spesso in Halter, in una serie di omicidi accomunati tutti da una stessa caratteristica, bisogna stare attenti a non attribuire all’evento base A tutte le morti B, perché potrebbe essa essere una sola e gli altri, solo un modo per distogliere l’attenzione: anche in questo caso, il riferimento è ad Agatha Christie (ved. Per es. ABC Murders).
Buon romanzo, anche più lungo del solito, che si legge bene, e riserva la grande trovata di Usher che non è Usher, ma… Io che avevo scoperto che un certo personaggio poteva non essere lui, sono stato tuttavia sorpreso dalla scoperta della verità, condotta assai bene, che lascia letteralmente di stucco.

Pietro De Palma