domenica 19 maggio 2019

Eric Heath : La casa degli orrori (Murder of a Mystery Writer, 1955) – trad. Antonio Bullotta – I Gialli del Secolo N° 197 del 1955


Eric Heath è uno di quegli autori sconosciuti che ha almeno due meriti per esser maggiormente noti: i suoi libri in prima edizione raggiungono cifre da capogiro (834 dollari la copia), e possiede la fama di uno degli autori più kitsch in assoluto.

Scarsissime le sue fonti autobiografiche (non ne accenna neanche il Maspléde): alcune fonti parlano di una sua nascita nel 1897 e della sua morte nel 1979, ma non c’è alcuna sicurezza. Nient’altro. Solo le sue opere, 4 romanzi: Death Takes a Dive (Hillman-Curl, 1938, hc) [Cornelius Clift, Jr.; Los Angeles, CA]; Murder in the Museum (Hillman-Curl, 1939, hc) [Cornelius Clift, Jr.; California]; Murder of a Mystery Writer (Arcadia, 1955, hc) [Wade Anthony; California]; The Murder Pool (Arcadia, 1954, hc) [Wade Anthony; Los Angeles, CA]. Il che autorizza a pensare che si tratti di pseudonimo.
A togliergli il velo dell’oblio, ci pensò anni fa lo scrittore e critico americano Bill Pronzini, che ne parlò diffusamente, a riguardo del romanzo che tratteremo oggi, Murder of a Mystery Writer (1955), nel suo saggio interessantissimo, Gun in Cheek: An Affectionate Guide to the Worst in Mystery Fiction (Una guida affezionata al peggio nella Mystery Fiction). Pronzini ne parlò come “a writer with talents that can only be described as awesome.”
Murder of a Mystery Writer, potrebbe essere visto come una sorta di auto-plagio se non cambiasse i luoghi e la tipizzazione dei personaggi, lasciando pressochè immutato il plot: infatti sarebbe una versione riscritta di Death Takes a Dive del 1938. In questo primo romanzo, Heath pone l’azione in un party a Beverly Hills (dove i personaggi sono dei tipi hollywoodiani, ma manca il nano), in cui l’azione è narrata da una bella detective femminile, Winnie Preston, mentre la soluzione è affidata al criminologo Copey che ricava l’eterno amore di Winnie. Tutto il resto del plot è lo stesso.
Il Dottor Anthony Wade criminologo, psicologo e detective dilettante sta girando per gli Stati Uniti alla ricerca di un posto calmo e bello dove trovare l’ispirazione per un suo libro, e in questo è accompagnato dalla sua fedele segretaria Penny Lake. Girando per la  Sierra Nevada, s’imbatte in un paesaggio fiabesco: una serie di pini che si stagliano nel cielo, coperti di neve e che fanno da corollario ad lago ovale color zaffiro incastonato tra i monti. Lì vicino si staglia una magione alquanto tetra, la Pensione del Mistero, un albergo che il suo proprietario, tale Antrim Zarzour, ha voluto dotare di un’atmosfera tetra e dedicata al Mistero.  Per di più lui si qualifica come un avido collezionista e lettore di polizieschi, avendo la collezione più grande al mondo di libri gialli.
L’albergo subito si manifesta talmente orrido che Wade e la sua accompagnatrice, deciderebbero di andare via se non fossero trattenuti dalla neve che comincia a cadere: nell’immenso atrio un enorme quadro ad olio raffigura Satana intento a godere dello spettacolo dei dannati che gli si rivolgono da un lago di lava bollente; nel salotto, da un immenso camino in cui brucia un enorme ciocco, un coccodrillo impagliato con le fauci aperte guarda i visitatori, mentre in un angolo troneggia un sarcofago egiziano, il pavimento è ricoperto da tappeti coi simboli dello zodiaco, con un pentacolo e un ariete con la testa umana e dal soffitto pende un enorme candelabro formato da lunghi tentacoli argentei che tengono fermo un cerchio di ottone da cui pendono dei serpenti quasi acciambellati, nelle cui fauci sono presenti le lampadine; le scale che menano alle camere del primo piano sono illuminate da nicchie ad intervalli regolari in cui dei teschi contengono al loro interno delle lampadine; al primo piano un orrido animale a quattro zampe, con la pelle formata da scaglie, una testa in parte umana e bestiale da cui escono delle zanne e in cui si aprono degli occhi di colore del fosforo, corre loro incontro. Penny emette un grido di terrore, ma anch’esso è un trucco: si tratta del gatto di Zarzour opportunamente truccato, dal nome che è tutto un programma, Balzac. Perché un tale nome? Perché “più lo si studia e meno lo si capisce”. Ma le sorprese spaventevoli, per la segretaria non finiscono qui. Entrata nella sua camera da letto enorme, con al centro un mastodontico letto a due piazze, di fronte al quale un quadro raffigura un busto d’uomo con un braccio levato che brandisce un lungo pugnale dalla lama sporca di sangue, nel cui volto sconvolto dalla pazzia due occhi folli sono rivolti ai guanciali (e quindi a chi vi poggi il capo), vede un cantarano che possiede raffigurati, proprio sotto il buco della serratura, due grandi occhi ipnotici dipinti con senso della realtà. Quando apre l’armadio in cui uno specchio è incorniciato da serpenti intagliati, fa un balzo indietro per il terrore: c’è un uomo che punta contro di lei una rivoltella. Anche questo è uno scherzo: si tratta di un fantoccio a dimensione umana, vestito in abito da sera e con una espressione talmente malefica da potersi identificare in un demone. Poco dopo entra Wade e subito dopo, ecco che bussa alla porta un nano con delle spalle ed una testa enormi, dal nome che è tutto un programma “Mascherone” (ma nell’originaria versione inglese si chiama “Gargoyle”), che porta le loro valigie.
Zarzour invita Wade a visitare i locali nella cantina dove lui costruisce dispositivi elettronici all’avanguardia. Nell’albergo, Wade e Lake trovano ben presto oltre che un’atmosfera in cui inizialmente faticano a trovare l’ispirazione, nonostante sia stata realizzata proprio allo scopo di suscitarla, anche un’ assortita riunione di scrittori che lì hanno deciso di riunirsi, l’Associazione Scrittori di Libri Gialli, un cenacolo importantissimo a detta di Zarzour che riunisce i maggiori scrittori di romanzi polizieschi e che si riunisce una volta all’anno, e che proprio nella Pensione del Mistero questa volta hanno pensato di riunirsi: di questi, solo sei sono arrivati all’albergo da qualche giorno. Essi sono:  Ferdinand Lang, Otto Oswald, Charles Martenson, Merril Atwell, Arnold Fox, Cora Courtwright. Fin dal loro arrive, cominciano le schermaglie e le punzecchiature: ognuno è inviso agli altri e viceversa gli altri sono odiati da ciascuno, invidiosi e gelosi del proprio successo; di essi però, il più offensivo e il meno diplomatico è Ferdinad Lang. Wade avverte subito una tensione che serpeggia nel gruppo, che detesta Lang; inoltre lo stesso scrittore si è attirato le ire del nano da lui deriso e offeso, e quelle del padrone di casa, giacchè in sua presenza ha fatto ripetutamente la corte alla bellissima moglie Sonia, dal fascino glaciale. Sonia Zarzour e suo marito Antrim, formano una coppia davvero singolare. Tanto lei è di una bellezza superlativa, tanto lui è superlativamente brutto, alto due metri, spaventosamente magro, con un testa grossa e aguzza, con dei sopraccigli che si congiungono e delle labbra inesistenti, e degli zigomi molto sporgenti, sempre vestito di nero, e che si soffia il naso e si deterge il sudore con fazzoletti di seta nera su cui sono disegnati teschi e tibie.
Il pranzo si svolge in una sala dagli arredi macabri: il soffitto è di colore blu-cielo, da cui pende un enorme lampadario, i cui bracci hanno forma di braccia umane le cui mani hanno le dita allargate ad artiglio quasi ad afferrare i capelli dei commensali; il tavolo è rivestito da una tovaglia nera su cui sono ricamati teschi, serpenti, mostri,e in una parte della sala un’ enorme statua di gatto nero fissa le spalle dei commensali. Gli scrittori subito entrano in tema, discutendo del delitto perfetto: c’è chi è a favore (alcuni commensali e il padrone di casa), e chi invece non ritiene che esista. Fatto sta che mentre discutono, ecco che c’è un fatto nuovo: un tale Jorgenson è stato sorpreso dalla bufera di neve che si sta abbattendo sulla magione e sul territorio circostante. Le sue condizioni sono gravi e pertanto Zarzour fa mettere a disposizione uno dei suoi chalets perché possa essere curato: si tratta di un noto disegnatore, diventato celebre perché esegue ritratti di assassini e imputati durante i processi. Subito anche questo accadimento produce sensazione tra i presenti: Oswald e  Martenson lo  odiano, in particolar modo il primo, giacchè anni prima il disegnatore, di cui si era invaghita la sorella di Oswald, l’ha condotta con la sua condotta ad uccidersi. La serata si conclude con Lang che per l’ennesima volta, oltre ad aver sfottuto parecchi dei suoi compagni di riunione, si concede persino di baciare la padrona di casa il che provoca le ire di Zarzour. La notte passa ed un altro giorno arriva, nel cui corso si approfondiscono lo scontro e le rivalità tra gli scrittori, e arrivano le notizie che parlano di uno Jorgenson che sta riprendendosi e che forse si riavrà dall’amnesia nella quale è caduto, finchè nel corso della successiva cena, mentre un improvviso blackout fa piombare la casa nell’oscurità e Zarzour dà immediato ordine ai suoi domestici cinesi di illuminare la sala con enormi candelabri, uno strepito prodotto da grandi pappagalli tenuti in gabbia e posti dietro una tenda, un  rumore soffocato, un tintinnio come di vetro infranto ed un fracasso si odono: un minuto dopo, alla luce dei candelabri, si vede Lang con i suoi lunghi capelli biondi sporcati di vino rovesciatosi sulla tovaglia, accasciato con lo sguardo vitro: qualcuno gli ha sparato alle spalle. Com’è possibile che sia accaduto quando i commensali non si sono mai alzati e nessuno, neppure Zarzour aveva la minima possibilità di farlo? Sia Oswald che Sonia Zarzour gli stavano vicino, ma non hanno visto nulla ( o dicono di non aver visto). Wade, che oltre che criminologo, psicologo e detective è anche vice-sceriffo onorario, nell’assenza dello sceriffo, bloccato dalla neve, deve condurre le indagini, che subito si dimostrano impervie e ardue per la scarsa collaborazione degli scrittori, e anche per i moventi che quasi tutti avevano nei confronti di Lang. La pistola, di cui non si è sentito lo sparo, dotata quindi di silenziatore, viene scoperta poco tempo dopo nella camera di Gargoyle e sequestratagli , mentre lui viene formalmente accusato prima da Zarzour e poi dallo stesso Wade di essere l’assassino. Ben preso Wade concepisce un originale modo per costringere i presenti a dire la verità o a tradirsi: filmerà con una serie di macchine da presa che egli ha nel proprio rimorchio, i presenti, allo scopo di metterli in difficoltà o di studiare le loro reazioni alle sue domande. Tuttavia, la mattina dopo l’assassinio di Lang, il servo cinese Wong che Zarzour aveva messo di guardia allo Chalet dove riposava Jorgenson, arriva trafelato alla magione informando i presenti che anche il ritrattista è morto, pugnalato: nel sopralluogo, Wade trova sotto la scrivania della camera un misterioso foglietto con degli schizzi raffiguranti delle penne, una tenda e un’aquila, dei simboli indiani. Chi nell’albergo aveva paura che Jorgenson lo riconoscesse come uno degli assassini dche aveva ritratto durante processi celebri? E’ chiaro che uno o più assassini si muovono tra i presenti.
Wade scoprirà la verità dopo aver costretto tutti quanti a rispondere alle domande, inquadrati dalle cineprese, e a simulare un accoltellamento nei riguardi del manichino, per scoprire chi avesse vibrato il colpo dal basso verso l’alto, qual era quello che aveva ucciso Jorgenson; e aver scoperto nella cantina dell’albergo una botola dissimulata nel soffitto, al cui aprire una scala discende, che  permette a Wade di entrare dentro la cavità del gatto nero,  e di guardare, davanti a sé il posto che occupava Lang; mentre Penny scoprirà nella stessa cantina un fischietto ad ultrasuoni.
Inizialmente i sospetti si rifocalizzeranno sul nano in quanto accusato da Zarzour (Gargoyle ammetterà che entrava spesso nel gatto nero per giocare scherzi agli astanti) poi si posteranno su altri personaggi. Del resto Wade dovrà capire se l’assassino sia uno solo o due e in questo caso se abbiano agito in concorso oppure ognuno per fini propri
Romanzo che è un trionfo dell’eccesso, pieno di atmosfera densa e cupa e al tempo stesso ridicola e grottesca (si pensi ai teschi, all’arredamento kitsch, al gatto dal nome Balzac), ha tutta una serie di orpelli e di riferimenti che lo inquadrano come un super romanzo giallo, in cui vengono incanalati mille riferimenti non solo a romanzieri dell’epoca o precedenti, ma anche a fatti e a riferimenti tecnologici e musicali: come non riconoscere in Sonia Zarzour, moglie del cupo Antrim, la Morticia della famiglia Addams che in quegli anni echeggiava nelle TV americane? O in Antrim Zarzour, Lurch, il maggiordomo allampanato con una faccia che rassomiglia a quella della Creatura di Frankenstein, oppure un incrocio come dice Pronzini, tra John Carradine (il Bill di Quentin Tarantino) e Don Rickles? E nella stessa tetra casa degli Addams, la Pensione del Mistero? La casa è piena di apparecchi tecnologici: ci sono dei citofoni che permettono ai presenti di sentire tutto ciò che accade nelle singole stanze del complesso (con un sentore voyeuristico), fischietti ultrasonici che regolano il funzionamento di valvole elettriche o di pistola con silenziatore appositamente predisposta. E vi sono grotteschi arredamenti che rimandano a certi films di Gianni e Pinotto degli anni ’40 o a certe comiche di Stan Laurel e Oliver Hardy (per esempio Oliver the eighth). E come non riconoscere nel dottor Wade un Dr. Fell, un Americano Lord Wimsey, una Miss Marple al maschile, come afferma giustamente Pronzini nel suo saggio : He is a lean Dr. Fell, an American Peter Wimsey, a male Miss Marple—truly, an AD [1]among ADs…Murder of a Mystery Writer (1955) is his finest performance. It is one of those rare books that must be read two or three times to be fully savored and appreciated. On each rereading, new subtleties and nuances reveal themselves, much as is the case with Chandler, Hammett, and other masters” ?
A Gargoyle è collegato anche un giudizio vecchio stampo che voleva i nani, degli esseri oltre che deformi anche con tare cerebrali. Questo giudizio Heath lo fà esprimere a Cora, che attribuisce la responsabilità dell’assassinio di Lang al nano in quanto affetto da cretinismo e domanda agli altri se sappiano qualcosa in merito alla possibilità che un individuo affetto da cretinismo possa veder  meglio degli altri al buio. “Cora is particularly pithy in her condemnation: “Does anybody know whether cretinism causes people to see better in the dark than normally built people?”. Di questo tuttavia il Dottor Anthony non è sicuro, in quanto pensa che l’origine del delitto risiede in altro: “Dr. Anthony isn’t so sure of Gargoyle’s guilt, though. As he confides to Penny later, “I’m inclined to think that there is a much deeper psychological basis for this crime than a dwarf committing murder to avenge a personal insult.”
Come non ricordare che vi è un Pappagallo brasiliano, un nano dal nome Gargoyle, dei servitori cinesi, 6 scrittori di Mystery (6 è un numero che ricorre in parecchi romanzi di quegli anni: non sarà mica perché 6 è il numero del male, e 666 è il numero della Bestia dell’Apocalisse di San Giovanni?). E ancora, come non ricordare che Heath allude persino al meccanismo queeniano del messaggio del morente, il Dying Message, nella rappresentazione di simboli pellerossa nel foglietto trovato per terra sotto la scrivania nello chalet? I possibili assassini si sprecano: Martenson e Otwald possibili assassini di Jorgenson, Sonia che avrebbe ucciso Lang per far ricadere la colpa su Antrim o Antrim che avrebbe ucciso Lang per dimostrare la possibilità di un delitto perfetto o anche per vendicare il suo onore facendo cadere la colpa sul nano, o il nano stesso desideroso di vendicarsi per lo sgarbo subito, o Atwell e Fox offesi da Lang che meditano vendetta, e uno di loro qualunque che è un assassino in incognito e che deve uccidere Jorgenson per evitare di essere da lui riconosciuto; e la stessa Copra Courtwright, che prima che venga ucciso Lang, con le sue frecciate velenose indirizzate agli astanti è indicata come la più probabile vittima o anche assassina: “I don’t know whether that is a compliment or an intimation that I am a murderess at heart,” chortled Cora. “And yet you may have something there, Zarzour. I will give my friend, Lang . . . a thought to mull over. Could it be true, Lang, that every good mystery writer is giving vent to a repressed desire to Commit murder—or to put it more plainly, is every mystery writer a killer at heart? If he had not turned to writing mystery fiction, would he have developed into a gangster?”
C’è persino un ricordo della bomba atomica, di sopraffino cattivo gusto, quando l’omicida scoperto, sfida il Dottor Wade a scoprire quale veleno abbia assunto, tale da provocare un pallore cadaverico, la perdita dei capelli, ed una tosse convulsa fino alla morte e Wade dopo l’autopsia rivela che l’omicida si è ucciso assumendo fosforo irradiato, bombardato con uranio, morendo allo stesso modo dei giapponesi di Hiroshima.
E c’è a completare il tutto, il fatto che l’omicida di Lang, si fosse sottoposto ad una plastica facciale, per cambiare i connotati, essendo fuggito da un manicomio criminale, in quanto ossessionato dall’idea fissa di concepire e mettere in pratica un delitto perfetto. Anche di questo, nei films degli anni ’40, c’è ampia traccia (Dark Passage di Delmer Daves con H. Bogart, per esempio).
Insomma il kitsch del kitsch, in un romanzo che è rimasto unico a ricordare un autore sconosciuto o quasi, dall’immaginazione molto fervida e nel tempo stesso molto allusiva.

Pietro De Palma

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